B@belonline vol. 4 Europa e Messia. Paure e speranze del XX secolo in eredità

B@belonline vol. 4 Europa e Messia. Paure e speranze del XX secolo in eredità
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: maggio 2008
Pagine: 404
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Abstract

Rivista online di Filosofia

Contributi

Introduzione

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/1

Presentazione. Messia ieri e oggi

Patrizia Cipolletta 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/2

Introduzione a “Vom Messias”. L’appello dei “Logosler”

Patrizia Cipolletta 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/3

Una pagina dal diario del nostro tempo

Richard Kroner 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/4

Ssolowjów

Friedrich Steppuhn 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/5

Al di là del sublime. Hermann Cohen sulla virtù messianica della pace

Pierfrancesco Fiorato 

Il saggio solleva la questione del rapporto tra Hermann Cohen e l'antisemitismo. Come è stato sottolineato da Helmut Holzhey, Cohen ha saputo «innalzare il confronto con l'antisemitismo, per lui così opprimente sul piano personale, a un livello filsoofico», senza piegare per questo la filosofia alla logica angusta dell'apologia: una volta riconosciuto nell'antisemitismo il tentativo di «squalificare moralmente l'ebraismo», la lotta contro di esso è diventata invece per lui costitutiva del proprio lavoro filosofico quale «vaglio critico dell'elemento religioso sulla base di parametri razionali».

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/6

Spirito e rivoluzione in Gustav Landauer

Gianfranco Ragona 

Nel periodo del primo impegno politico, Landauer aveva risolutamente osteggiato il carattere determinista e scientista del socialismo dominante in Germania, opponendovi un'etica fondata sulla prefigurazione del fine ultimo – la società anarchica – in termini di passione e desiderio e sulla coerente individuazione dei mezzi adatti al fine. Differenziandosi dal socialismo scientifico, soprattutto nella forma veicolata dalle correnti ortodosse del marxismo tedesco, egli non pensava alla "città ideale" quale esito necessario dello sviluppo capitalistico; credeva infatti che la sua realizzazione dipendesse dall'intervento attivo degli uomini nella storia. Su queste basi, nel 1907, pubblicò il volume La rivoluzione, in cui, affrontando il problema della transizione con piglio eterodosso, esprimeva in prospettiva libertaria il clima culturale dell'epoca.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/7

Il messianismo in Martin Buber tra profezia e apocalittica

Paolo Piccolella 

Trattare il tema messianico nella riflessione di Martin Buber significa considerare questo pensatore ebreo di lingua e cultura tedesca indirizzando lo sguardo in una duplice direzione: in senso "diacronico", da un lato, ovvero tenendo presente le diverse fasi dell'opera e del pensiero del filofoso in relazione al periodo giovanile e alla sua maturità; in senso "sincronico", dall'altro, ovvero considerando lo specifico significato del messianismo a seconda che si analizzi un testo di esegesi biblica, di filosofia, un saggio sul Chassidismo o anche una delle numerosissime lettere dell'epistolario. In questo secondo caso, infatti, testi redatti nello stesso periodo forniscono sfumature diverse del medesimo tema messianico.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/8

Anima e stato. Heidelberg 1910

Micaela Latini 

Oltre alla rinascita dell'interesse per l'ebraismo e per il cattolicesimo delle origini, si affermava in Germania e nella Heidelberg d'inizio secolo la ricerca di una prospettiva diversa dall'individualismo europeo, e dal neokantismo fino a quel momento imperante e rappresentato da Emil Lask, Heinrich Rickert, Wilhelm Windelband e altri. Il Weber-Kreis viene ricordato come uno dei centri nevralgici del cosiddetto "romanticismo anticapitalistico" d'inizio secolo. Esso si configura come un laboratorio sperimentale che unisce all'utopia romantico-rivoluzionaria la riscoperta dell'ebraismo primordiale. L'articolo si occupa inoltre della figura di Lukács, del suo spiccato interesse per la letteratura, e dell'utopismo estremo formulato da Ernst Bloch.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/9

Il giovane Lukács e il “Manoscritto-Dostoevskij”

Elio Matassi 

Gli anni di Heidelberg (1912-1915) rappresentano nella formazione culturale di György Lukács un momento centrale e decisivo. A Heidelberg Lukács entra in contatto con Max Weber e la sua cerchia animata da una comune, seppur vaga, ispirazione romantica.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/10

Tempo e lavoro nel messianismo di Ernst Bloch

Patrizia Cipolletta 

La tesi di fondo sostenuta nel presente articolo è che il pensiero di Bloch non abbia subito variazioni fondamentali e che egli non abbia mai rinnegato le intenzioni teoriche espresse prima del 1911-1912. Oggi che la sua opera viene studiata nei piccoli dettagli si pensa che il suo pensiero abbia subito delle grosse trasformazioni, passando da una iniziale fase mistico-gnostica a una fase più prettamente vicina alla pratica comunista e marxista. Eppure quel "colore" messianico, che il suo pensiero acquisisce nel periodo giovanile, rimane costante.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/11

Conoscenza e temporalità messianica in Walter Benjamin

Tamara Tagliacozzo 

Il Passagen-Werk, la grande opera di cui abbiamo un'amplissima raccolta di materiali, appunti e citazioni, a cui Benjamin lavora dalla fine degli anni Venti alla sua morte, contiene l'abbozzo di una teoria della conoscenza dell'oggetto storico. La conoscenza come redenzione del passato, nell'oggetto storico, avviene in un momento di arresto dell'accadere, in una dimensione temporale messianica, in un "adesso" della conoscibilità in cui un'immagine del passato diventa leggibile.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/12

Le delusioni del messianico in Gershom Scholem. Fedeltà mediante il rinnegamento

Gianfranco Bonola 

Il quartogenito di Arthur Scholem, tipografo in Berlino, che ricevette il nome germanico di Gerhard, pare non abbia goduto di quella preadolescenza spensierata in cui si leggevano libri di pirati, di pellerossa, di banditi. Non è quindi dal Winnetou di Karl May che può avere appreso una tecnica che ha poi esercitato spesso, in scritti e interviste: l'arte di cancellare accuratamente le proprie tracce. Amici di lunga data, discepoli e interpreti sono stati concordi nel percepire che nella figura e nell'opera del grande studioso di mistica ebraica persisteva un aspetto taciuto, anzi volutamente dissimulato. I primi hanno anche dovuto sperimentare con quale sapiente scaltrezza Scholem abbia eluso le loro domande, offerto solo mezze risposte alle curiosità, reagendo con stizza a quanti pretendevano di avere svelato l'arcano. Nelle mani degli interpreti, affinché vi esercitino la loro acribia, accanto all'opera è quindi rimasto anche il materiale prodotto dalle sue strategie di occultamento. Volendo affrontare un tema come il messianismo, centrale nell'opera di Scholem, neppure chi scrive potrà esimersi dall'interpretare le sue reticenze.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/13

L’avvento del “Führer”. Il “Reich” dello Spirito e il messianismo politico nazista

Gabriele Guerra 

Il contributo analizza il lavoro del politologo austriaco Eric Voegelin con lo scopo di approfondire una tendenza relativamente nuova negli studi sul fenomeno politico del nazionalsocialismo. Tale tendenza vede l'applicazione a tale fenomeno di schemi e concetti propri del lessico religioso. Voegelin parla infatti nei suoi lavori di «religione politica».

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/14

Jacob Taubes. Il Messia e l’opera

Elettra Stimilli 

L'articolo tenta di delineare quale sia l'essenza del messianismo per Jacob Taubes. Per Taubes il messianismo è la figura di una contingenza che non cerca argini, non pone freni alla sua condizione incerta, ma fa della crisi l'epicentro della sua stessa esistenza. Da questo punto di vista, anche l'assenza di un'opera all'interno della sua riflessione appare illuminata da una luce differente. Si tratta forse di qualcosa che ha intimamente a che fare con l'idea paolina di una "giustificazione per fede" e non "attraverso le opere".

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/15

Messianisme et utopie dans la pensée juive europeenne entre le deux guerres

Michael Löwy 

A partire dalla distinzione ormai divenuta classica di Karl Mannheim fra l'ideologia, che mira a conservare l'ordine esistente, e le utopie rivoluzionarie, il saggio sottolinea che il desiderio di cambiare la realtà è alimentato dal connubio di due motivi di chiara eredità ebraica: la discriminazione sociale e la tradizione profetica e messianica. Nell'Europa dell'Est e dell'Ovest moltissimi pensatori di origine ebraica si schierano, infatti, tra le file rivoluzionarie, sia nazionalistiche che internazionalistiche, sia sioniste che marxiste. In tutte le attività risuona l'interese per l'opera messianica secolarizzata. Ne sono esempio le riflessioni di Martin Buber e Erich Fromm.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/16

From the Redemptive to the Non Redemptive Apocalypse in 20th Century German Thought

Anson Rabinbach 

Interpretando i movimenti apocalittici del XX secolo, si evidenziano tre diverse mentalità: 1) una violenza ideologica con le stesse caratteristiche del millenarismo cristiano medioevale; 2) una sopportazione delle situazioni catastrofiche nella speranza di un'epoca migliore; 3) un desiderio di conoscenze non comuni, che porta a costituire gruppi elitari. Generalizzando si pensa che tutti i vari movimenti apocalittici siano frutto di una subcultura razionale. La mentalità apocalittica ha sempre avuto fasi in cui era molto attiva e fasi in cui non lo era. Nella Germania del XX secolo sono fiorite diverse dottrine e correnti di intellettuali legate a movimenti apocalittici.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/17

Messianismo senza Messia?

Gerardo Cunico 

Nei primi decenni del secolo XIX vien coniato il termine "messianismo" e nasce il messianismo filosofico. L'inizio del secolo XX vede la ripresa del filone messianico nel pensiero di matrice ebraica, da Cohen a Bloch a Benjamin. Indagando proprio questi autori, l'articolo mette in luce il significato apparentemente paradossale di un messianismo senza Messia.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/18

Il messianismo nella storia del cristianesimo. Aspetti e problemi

Giovanni Filoramo 

Se si scorre l'ampia bibliografia relativa al messianismo e ai messianismi nella storia del cristianesimo, si è colpiti da una duplice constatazione. Per un verso, sotto questa etichetta di comodo è possibile ritrovare fenomeni molto eterogenei, che uno sguardo dall'alto fatica a ricondurre nello stesso campo concettuale. Per un altro, lavori che si occupano da un punto di vista storico del messianismo cristiano sul lungo periodo sono pressoché assenti: a differenza di quanto è successo per il messianismo ebraico, manca a tutt'oggi una vera e propria storia del messianismo cristiano. Se queste due affermazioni sono esatte, ne consegue una domanda inevitabile, che fa da sfondo alle considerazioni che seguono: come mai, nonostante una tale abbondanza di libri sul messianismo cristiano, non esiste una sua storia?

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/19

L’inatteso. Messianismo senza profezia

Giacomo Marramao 

Al centro dell'articolo appare il concetto benjaminiano di storia, da questi ricostruito nei termini di un "materialismo messianico" o "messianismo senza attesa". Una tale concezione della storia spezza la cattiva infinità futurologica del tempo vuoto e omogeneo del progresso, e fa ruotare l'asse dell'esperienza dall'immagine della fine-dei-tempi alla rappresentazione pratico-attiva del tempo-della-fine.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/20

Von Lichtern un Schatten. Das ambivalente Erbe Rav Avraham Yitzchak HaCohen Kook (1865-1935)

Frederek Musall 

Sebbene sia morto più di dieci anni prima della nascita vera e propria dello Stato di Israele, il rabbino capo ashkenazita di Israele Rav Avraham Yitzchak HaCohen Kook (1865-1935) viene annoverato tra le personalità preminenti e più influenti, benché più discutibili, dello storia dello Stato israeliano. Per il rabbino Kook, il cui insegnamento filosofico-religioso si basa soprattutto su interpretazioni della cabala luriana, la cosiddetta Balfour Declaration del 1917 – che prende in considerazione per gli ebrei un luogo per la nazione-patria – segna «l'inizio della redenzione», che non doveva tuttavia limitarsi a Israele, ma doveva riferirsi a tutta l'umanità. Dopo la morte di Kook il suo insegnamento fu attualizzato in realtà storico-politiche (come la Shoa, la nascita dello Stato israeliano, la guerra dei sei giorni) e nella nuova esenziale interpretazione di suo figlio Rav Tzvi Yehuda HaCohen Kook (1891-1982) guida spirituale del movimento religioso radicale, che rompe con la visione universalistica del padre per sostituirvi un messianismo particolare, storicamente orientato, tale da trovare nella fondazione dello Stato la sua affermazione storica.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/21

Genealogia del tempo e immagini della storia

Vincenzo Vitiello 

Nel presente saggio si analizza il concetto di tempo sull'ipotesi di una sua natura stratificata e adottando il punto di vista della filosofia ermeneutica. L'ermeneutica dell'attualità fa valere l'aspetto positivo della relatività e della storicità dell'esperienza del mondo, e ribalta il giudizio negativo sul tempo presente come età di crisi dei fondamenti della scienza e dei valori della morale e della politica.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/22

Sull’eredità di Hannah Arendt. Nota a margine di “L’eredità di Hannah Arendt. A cento anni dalla nascita”

Vanna Gessa Kurotschka 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/23

Das „Gespräch“ der Religionen und der Messianismus. Margarete Susman und Ernst Bloch

Anna Czajka 

Lo studio presenta le tappe principali del colloquio avvenuto tra due personaggi importanti per la cultura del '900: Margarete Susman (1872-1966), poetessa, filosofa della cultura e delle religioni, e Ernst Bloch (1885-1977), filosofo, futuro auture di una delle opere più importanti del secolo scorso, Il principio speranza (1959).

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/24

L’alternativa cristiana di Max Josef Metzger al “messianismo” del “Terzo Reich”. «Iesu, oportet te regnare!»

Lubomir Žak 

Che l'azione politica del Führer avesse a che fare con l'elaborazione di una visione del mondo simil-messianica, dal sentire teurgico, è stato segnalato da molti sin dalla pubblicazione, nel 1925, del Mein Kampf e, nel 1930, del "catechismo nazionalsocialista" di Alfred Rosenberg, Der Mythus des 20. Jahrhunderts. Tra gli uomini e le donne del mondo della scienza, della cultura e della religione seriamente preoccupati per le conseguenze provocate nella società tedesca dalla rapida e ampia diffusione di questi due saggi, va annoverto anche Max Josef Metzger (1874-1944), intellettuale e sacerdote cattolico, uno dei fondatori del movimento pacifista cristiano e dell'ecumenico cattolico.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/25

È rappresentabile Gesù Cristo? L’“Andrej Rublëv” di Andrej Tarkovskij

Massimo Nardin 

La rappresentazione della vita di Gesù Cristo è entrata nel repertorio cinematografico sin dai primordi e costituisce un filo rosso con il quale molti grandi registi si sono voluti confrontare: dalle brevi scene della prima epoca del muto arriviamo sino al controverso The Passion of the Christ di Mel Gibson, passando attraverso le esperienze di maestri del calibro di Luis Buñuel, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli, Martin Scorsese. Ognuno di questi registi ha "messo in scena" Gesù Cristo, delineato le sue fattezze, immaginato quelle di coloro che lo incontrarono e l'ambiente storico-culturale nel quale vissero i protagonisti di quel tempo.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/26

Preti su piccolo e grande schermo. La modernità della “figura Christi”

Federico Pontiggia 

Il contesto socioculturale della contemporaneità presenta delle criticità rispetto alle figure di autorità messe decisamente in mora e sostituite da opinion makers del mondo dell'effimero. Di questo processo di depotenziamento ed erosione delle figure di autorità non è esule la figura del prete di cui i media, sia fiction che cinema, si sono ampiamente interessati.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/27

“Che accade, quando giunge il Messia?” Hans Blumenberg e Walter Benjamin

Dario Gentili 

L'articolo passa attraverso alcune delle figure più importanti appartenenti all'orizzione del messianismo, Blumenberg, Benjamin, Kafka, nel tentativo di comprendere quali dovranno essere gli effetti immediatamente percepibili nell'avvento del Messia.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/28

Ernst Bloch e la teologia politica. Prassi, mito ed escatologia

Cinzia Romagnoli 

L'articolo si concentra su uno scritto pubblicato da Bloch nel 1935, Eredità del nostro tempo. In questo testo che dipinge la Germania nel passaggio dalla Repubblica di Weimar al Terzo Reich di Hitler, Bloch mostra come in quegli anni dovette avvenire una trasformazione dell'irrazionale in teologia (politica) rivoluzionaria. Il testo testimonia di un cambiamento di rotta, sul piano sia teorico sia politico, di Bloch, il quale aderiva definitivamente al marxismo.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/29

Nota sul tema del “marginale” (“Nebenbei”) nella filosofia di Ernst Bloch

Vincenzo Scaloni 

Il tema del "marginale" (Nebenbei) che accomuna Bloch ad altri autori come Adorno e Kracauer, non va sviluppato a livello meramente contemplativo e conoscitivo. Il marginale infatti deve essere piegato al fini del processo dialettico rivoluzionario. In questa nota vengono forniti degli esempi su come il marginale ha sollecitato Bloch a definire meglio l'orizzonte filosofico dell'utopia concreta e della prassi tesa a realizzarla.

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/30

N. Boccara, “David Hume et le bon usage des passions”, L’Harmattan, Paris 2006

Federico Sollazzo 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/31

M. De Caro, E. Spinelli (a cura di), “Scetticismo. Una vicenda filosofica”, Carocci, Roma 2007

Giovanna Musilli 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/32

T. Dorandi, “Nell’officina dei classici. Come lavoravano gli autori antichi”, Carocci, Roma 2007

Francesco Verde 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/33

M. Fimiani, “Erotica e retorica. Foucault e la lotta per il riconoscimento”, Ombre Corte, Verona 2007

Rossella Bonito Oliva 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/34

Di causalità si può parlare in molti modi (Roma, 20-21 settembre 2007)

Francesca Ervas 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/35

Il tema del riconoscimento a 200 anni dalla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel (Roma, 27-29 settembre 2007)

Francesca Iannelli 

DOI: 10.13134/2531-8624/4-2008/36

Nella stessa collana