B@belonline vol. 5 Pensare il bíos

B@belonline vol. 5 Pensare il bíos
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: novembre 2008
Pagine: 385
n° downloads ad oggi: 86

Abstract

Rivista online di Filosofia

Contributi

Introduzione

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/1

Presentazione. Alle radici del bíos

Maria Teresa Pansera 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/2

L’uomo come essere vivente

Helmuth Plessner 

L'analisi contenuta in questo scritto di Plessner, contrariamente a quanto si possa credere, non riguarda dati di fatto anatomici, fisiologici o paleontologici, non riguarda cioè quei dati di fatto che inseriscono il fenomeno umano nel mondo fisico, ma le caratteristiche che danno all'uomo la possibilità di distinguersi da tale mondo e di considerarsi, di fronte a esso, un essere spirituale.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/3

L’animale abortito e l’autogenesi del soggetto

Peter Sloterdijk 

Il modo in cui gli uomini vengono al mondo contiene probabilmente la migliore chiave d'interpretazione del problema del nulla. Se pensiamo che il termine «nulla» sia qualcosa di più di una semplice scusa per la ciarlataneria, esso ci mostra allora che per l'uomo non è sufficiente nascere per venire al mondo. La nascita fisica dell'uomo è il contrario della sua venuta al mondo, è un cadere fuori da tutto ciò che è "conosciuto", è un cadere nell'inquietante, un trovarsi esposto a una situazione spaventosa.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/4

Immaginazione e sperimentazione. Due casi emblematici: Bolk e Simondon

Rossella Bonito Oliva 

Il saggio esamina due prospettive teoriche all'interno di un campo disciplinare che collega la biologia all'antropologia. La prima prospettiva è quella di Bolk, il quale parte dal corpo per spiegare i fenomeni più alti delle prestazioni umane. Tale prospettiva inverte quella dell'evoluzionismo imperante: non si va dalla scimmia all'uomo, dal punto più basso a quello più alto, ma dall'uomo al bambino, dalla fine all'inizio. Il bambino è l'antenato dell'uomo evoluto. La seconda prospettiva è di Simondon, il quale predilige una teoria ontogenetica della natura che gli consente di sottolineare la continuità della vita a discapito di una scansione puntuale dell'individuazione.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/5

Natura e vita nel pensiero di Max Scheler

Franco Bosio 

In questo saggio si riscopre la centralità della figura di Max Scheler nell'ambito della rinascita di una filosofia della natura che si liberi dalle pastoie dell'arida e sterile epistemologia, e dal suo metodologismo. Una filosofia della natura di tal genere potrebbe riaprire le porte a una feconda collaborazione e a un dialogo fruttuoso tra scienziati e filosofi, e restituire alla loro ricerca una dignità e un valore di cui si sono perse le tracce.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/6

Sloterdijk e l’umanesimo. Tra antropologia e filosofia

Anna Calligaris 

Per Sloterdijk bisognerebbe riscrivere una storia dell'umanità dal punto di vista paleoantropologico, a partire dalla tecnica dei mezzi duri, dalla tecnica della pietra, come prima tappa di un percorso che porta dall'animale all'uomo, tappa che Heidegger avrebbe risolutamente ignorato, e che per Sloterdijk invece è primaria. Solo a partire da questa si può passare, in un secondo momento, alla costruzione di spazi abitativi, alla teoria, al linguaggio, al pensiero e alla costruzione di spazi in incubazione del sociale.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/7

Zur Kompatibilität von Biologie und Menschenwürde Theoriestrategien der Philosophischen Anthropologie

Joachim Fischer 

In questo testo l'autore vuole sottolineare il ruolo strategico dell'antropologia filosofica in una situazione di crisi e di destabilizzazione dell'essere umano causata dalla biologia evoluzionistica, che spostò l'attenzione dall'umanesimo e dal razionalismo cartesiano alla funzionalità dei processi di vita e di sopravvivenza, il cui filo conduttore era rappresentato dalla continuità tra uomo e animale. Infatti l'antropologia filosofica è in grado di rispondere alla sfida del darwinismo senza seguire l'alternativa del creazionismo da un lato e del culturalismo dall'altro.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/8

L’antropologia eretica di Günther Anders. Contingenza dell’umano ed eclissi del senso

Micaela Latini 

Quando, nel 1979, dopo quasi un quarto di secolo di silenzio, Günther Anders decide di raccogliere nel secondo volume di Die Antiquiertheit des Menschen alcuni tra i suoi scritti più significativi, si accorge che la sua intera produzione filosofica non è stata altro che una continua variazione su uno stesso tema. La questione teorica che da sempre ha impegnato la sua ricerca è il configurarsi del rapporto tra uomo e mondo.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/9

Hans Jonas e il “fenomeno della vita”. Prolegomeni per un’ontologia della rappresentabilità

Paolo Nepi 

In questo contributo ci si sofferma in modo particolare sulla seconda fase dell'itinerario speculativo di Jonas, per verificare le prospettive che il suo pensiero dischiude sul piano di quella che, in termini hegeliani, si potrebbe definire una filosofia della natura, e che egli situa ovviamente in un contesto speculativo diverso dai presupposti romantici della filosofia idealistica.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/10

Natura e cultura in Arnold Gehlen

Maria Teresa Pansera 

Il presente lavoro è uno studio sul concetto di uomo in Arnold Gehlen. Per Gehlen l'uomo appare organicamente carente, caratterizzato da primitivismi, mancanza di adattamenti, assenza di specializzazioni. Considerato dal punto di vista morfologico all'interno del mondo animale egli rappresenta, per così dire, un «problema biologico particolare». Privo di strumenti e armi naturali, sprovvisto di rivestimento pilifero, incompiuto nella sua dotazione anatomico-funzionale, rappresenta, per così dire, un monstrum biologico.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/11

Ambiente e organismo. Plessner, Gehlen e il pensiero biologico di von Uexküll

Vallori Rasini 

Von Uexküll rappresenta un ottimo esempio di impegno teoretico volto a ricavare dalla ricerca filosofica elementi di stimolo e di continuità con il lavoro scientifico e si distingue soprattutto per avere insistito sulla necessità di ripensare i termini della considerazione del mondo prendendo le mosse dall'osservazione delle peculiarità dell'organismo vivente. Le posizioni teoriche di von Uexküll sono messe a confronto, nel saggio, con le letture che vi sono state date da Plessner e Gehlen.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/12

L’eredità della scimmia

Giacomo Scarpelli 

Il tema principale del presente contributo sono le riflessioni di Charles Darwin sull'uomo, di cui si è dimostrato attento osservatore e studioso. Gli sforzi di Darwin furono tesi nel complesso a mantenere una continuità tra l'uomo e il resto del mondo vivente. Infatti, uno dei punti fermi delle sue ricerche è costituito dalla convinzione che non sussiste una differenza fondamentale tra le facoltà mentali dell'uomo e dei mammiferi superiori, dal momento che anche questi ultimi possiedono in varia misura la capacità di ragionare, seppur ancora legata all'istinto.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/13

La specificità dell’umano nella storia delle neuroscienze

Guido Cimino 

Alla domanda radicale sull'uomo, così come è stata riproposta dalla contemporanea antropologia filosofica, mi sembra siano state date, nel corso della storia del pensiero occidentale, due ordini di risposte peraltro intrecciate tra loro. Da un lato, c'è stato il tentativo di identificare e distinguere l'essere umano per ciò che è in grado di compiere, per le sue attività e le sue opere, per la sua capacità. Dall'altro lato, c'è stato lo sforzo di comprendere la funzione specifica e differenziale attraverso la quale l'uomo, diversamente dagli animali, è in grado di progettare e realizzare il mondo artificiale in cui vive e di agire sulla natura e sulla società.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/14

“Corpo io sono e anima”. Michel Foucault e la politica del “bíos”

Chiara Di Marco 

Michel Foucault, a partire dagli anni '70, occupandosi dei temi del bio-potere e della bio-politica, compie un passaggio fondamentale dall'archeologia alla genealogia, dall'ontologia formale della verità ad un'ontologia storico-critica che ha il suo fulcro nell'Aufklärung kantiana.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/15

Ha senso parlare di basi biologiche della morale?

Mauro Dorato 

Ogni volta che si accosta la morale umana all'evoluzione biologica, appaiono alla mente spettri ideologici che non sono ancora del tutto svaniti ai giorni nostri. Primo fra tutti quello del cosiddetto "darwinismo sociale", una concezione che esalta una sfrenata competizione tra esseri umani e nazioni a scapito della cooperazione, e che giustifica politiche economiche prive di solidarietà in nome del diritto del più forte. Ma nell'evoluzionismo non esiste solo l'elemento competitivo, e la natura ci offre anche casi di cooperazione e di simbiosi tra specie.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/16

Aggressività tra natura e cultura. Dalla filosofia alla ricerca empirica (e viceversa)

Mauro Fornaro 

Il neologismo «aggressività» nelle principali lingue europee non è testimoniato prima di fine '800 e ha trovato ampia fortuna in psicologia e in etologia nel corso del '900; ma i problemi che esso veicola hanno una storia coeva alla nascita e allo sviluppo della filosofia, laddove essa affronta la questione del male, della violenza, del conflitto e usa espressioni quali ira, prepotenza, oppressione, volontà di potenza, autoaffermazione e altre ancora. Non solo: le grandi soluzioni alternative, che sono state prospettate nelle discipline "empiriche" che si occupano di aggressività, sono in sostanza le stesse già avanzate nella tradizione filosofica.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/17

I neuroni specchio. Alcuni antecedenti

Federica Giardini 

Mirror Neurons: Towards a Neural Correlate of Intersubjectivity è il titolo della relazione che viene presentata nel 2000 al convegno «Tucson 2000» e che rielabora ricerche dell'équipe di Giacomo Rizzolatti condotte a partire dagli anni Ottanta. Il testo stabilisce un passaggio tra i risultati empirici delle ricerche neurologiche e un quadro che eccede le neuroscienze e che, sotto il successivo titolo di «speculazioni», si offre a una discussione tra diversi approcci e preoccupazioni disciplinari. A distanza di un decennio l'eco di questa scoperta si è diffusa al punto da contare su una letteratura, filosofica in particolare, decisamente nutrita.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/18

Il cervello musicale di Mozart. Musica e neuroscienze

Elio Matassi 

Questo breve intervento parte dalle seguente questione: qual è la motivazione centrale per la quale sussiste una sostanziale consonanza tra Darwin e il romanticismo più radicale, rappresentato da Johann Wilhelm Ritter, circa l'origine e la funzione prioritaria della musica rispetto al linguaggio verbale? Anche per Darwin, infatti, la produzione di suoni avrebbe preceduto e causato l'apparizione del linguaggio.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/19

Théorie des signaux coûteux, esthétique et art

Jean-Marie Schaeffer 

L'articolo mette in primo luogo in rilievo un'analogia tra la relazione estetica tra gli esseri umani e le abitudini dell'uccello-giardiniere, che corteggia la femmina sollecitanto il suo apprezzamento attraverso la creazione di un nido vistoso e l'esecuzione di una sorta di parata, fatta di danze e canti, davanti ad esso. Verranno date inoltre delle risposte alle obiezioni che vedono in questa analogia il rischio e i limiti di un riduzionismo radicale, affermando che si tratta di un approccio unicamente descrittivo. Per sviluppare la nostra tesi ci avvarremo della teoria, nata all'interno della biologia evolutiva, dei «segnali costosi»: si tratta di quei segnali che, paragonati a produzioni totalmente utilitaristiche, comportano un'eccedenza di costo rispetto ai principi economici che regolano le attività quotidiane, e all'interno dei quali si possono far rientrare sia le pratiche artistiche sia il comportamento di alcuni animali.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/20

Scrittura e vita. L’autobiografia di Janet Frame

Francesca Borruso 

Janet Frame scrive la propria autobiografia tra il 1982 e il 1985, quando è ormai un'autrice nota e i suoi romanzi e racconti sono tradotti in molte lingue. A quasi sessant'anni di età decide di ripercorre la sua storia di vita, dall'infanzia all'età adulta, mossa dal desiderio che caratterizza gran parte dei racconti autobiografici, ossia ricostruire le immagini delle rappresentazioni sociali di sé, dei desideri inevasi, delle possibilità irrealizzate, delle conquiste interiori non sempre consapevoli. E lo fa in modo puntiglioso, accurato, analitico, da antropologa della propria interiorità che si intrattiene con questa per scoprirla e interrogarla.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/21

Scrittura di paesaggi. Mireille Calle-Gruber lettrice di Assia Djebar

Laura Percoco 

Nel saggio L'amour-dans-la-langue-adverse. Assia Djebar et la question de la littérature francophone Mireille Calle-Gruber si confronta con il problema scottante della ricostruzione dell'identità dopo la decolonizzazione: come dalla relazione con l'Altro ritornare a sé. I due poli sono da una parte l'identità precedente alla colonizzazione, ora tragicamente e irrimediabilmente perduta e alla quale non si può tornare, dall'altra quella dello straniero colonizzatore. Questi sono i due estremi tra i quali muoversi nella ricostruzione di un'identità che non può essere né la stessa di prima, né quella dello straniero.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/22

Il pettegolezzo. Curiosità Immagine Coesione sociale

Isabella Poggi  Silvia Brunelli  Sissy Violini 

A tutti sarà capitato di ascoltare pettegolezzi su adulteri, presunte omosessualità, difetti innominabili e altre notizie ghiotte di vario tipo. In questo lavoro tratteremo del pettegolezzo: una pratica quotidiana che è possibile riscontrare in ogni cultura, a noi vicina o lontana nel tempo e nello spazio. Ma che cos'è il pettegolezzo? Che funzioni ha questo meccanismo comunicativo, solo in apparenza facilmente identificabile?

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/23

Ortega y Gasset e Pierre Bourdieu. Immagini letterarie e condizione umana

Fabrizia Abbate 

La lettura che Ortega y Gasset dà dell'opera del Don Chisciotte di Cervantes è emblema di tutta la sua filosofia, poiché questa ruota intorno al concetto di «circostanza», al primato indiscusso dell'appartenenza terrena dell'uomo e dunque della sua dimensione storica e mondana. Il sociologo francese Pierre Bourdieu compie un'operazione simile con i personaggi di un altro grande romanzo, L'educazione sentimentale di Gustav Flaubert. Bourdieu si fa guidare dal maestro della letteratura francese Flaubert per spiegare e chiarire la sua nozione di «campo».

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/24

Persone e cloni. A partire dalla bio-logica di Derrida

Tommaso Ariemma 

Un utile punto di partenza per analizzare filosoficamente la questione della clonazione è dato dalla bio-logica di Derrida, e in particolare da alcune sue recenti riflessioni circa la natura del clone. La posizione di Derrida è certamente un antidoto contro la psicosi collettiva riguardo ai possibili scenari biotecnologici. Per contrastare, o per depotenziare la prospettiva terrificante della clonazione, Derrida sposta la questione dal piano strettamente empirico, o contingente, a quello trascendentale, ossia dal piano storico a quello dell'a priori. Una clonazione, in generale, per Derrida, è sempre esistita, è la condizione di ogni esperienza.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/25

La dimensione bio-estetica in Herbert Marcuse

Mario Lucio Genghini 

L'opera di Herbert Marcuse può essere pensata come un'"erotica" critica, che nel faticoso articolarsi, trova il suo centro teoretico nella dimensione estetica, che potremmo definire anche bio-estetica. L'intento di questo saggio è di mostrare come il pensatore francofortese tenti di far emergere ne L'uomo a una dimensione una coappartenenza fra il momento estetico-critico e quello sensibile-istintuale.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/26

Elogio di Babele. La parola dell’incontro in Gadamer, Ricœr, Panikkar

Giuseppe D’Acunto 

Gadamer, Ricœr e Panikkar offrono tre interpretazioni della mitica Torre di Babele. Per Gadamer è possibile ricavare dal racconto biblico il compito della filosofia nella nostra epoca, ossia quello di aprire nella molteplicità delle lingue lo spazio libero dell'essere-l'uno-con-l'altro. Ricœr interpreta l'episodio della Torre come una cifra dello stato di fatto del linguaggio, del suo regime di pluralità, il cui aspetto fondamentale sarebbe la dispersione. Panikkar, in ultimo, lo intepreta alla luce del fenomeno dell'interculturalità e della fondamentale natura pluralistica dell'umanità.

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/27

S. Ciurlia, “Ermeneutica e politica. L’interpretazione come modello di razionalità”, Il Prato, Saonara 2007

Antonio Quarta 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/28

G. Costanzo, “Ágnes Heller: costruire il bene. Una teoria etico-politica della giustizia”, Edizioni Studium, Roma 2007

Chiara Panetta 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/29

G. Marini, “La filosofia cosmopolitica di Kant”, Laterza, Roma 2008

Davide Maggiore 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/30

G. Marramao, “La passione del presente. Breve lessico della modernità-mondo”, Bollati Boringhieri, Torino 2008

Dario Gentili 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/31

V. Rasini, “L’essere umano. Percorsi dell’antropologia filosofica contemporanea”, Carocci, Roma 2008

Simonetta Madussi 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/32

Paul Ricœr. L’eredità di un maestro (Cagliari, 22 ottobre 2007)

Vanna Gessa Kurotschka 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/33

L’impossibile poetica della volontà e l’orizzonte di una riflessione senza assoluto. Un filo conduttore nel pensiero di Paul Ricœr

Gabriella Baptist 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/34

Paul Ricœr filosofo della complessità

Anna Maria Nieddu 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/35

I generi della scrittura filosofica (Montecompatri, 6-7 settembre 2007)

Anna Stoppa 

DOI: 10.13134/2531-8624/5-2008/36

Nella stessa collana