Il fiele dopo il miele (e il pugnale). Aretino contra Giberti

Paolo Procaccioli

Abstract


Il contributo ha come oggetto una lettera-invettiva scritta da Pietro Aretino contro Gian Matteo Giberti, il vescovo di Verona che nelle vesti di datario pontificio è stato a lungo considerato mandante dell’attentato di cui lo scrittore fu vittima nel luglio 1525 e che lo costrinse alla fuga da Roma. La lettera, tuttora inedita, è datata 8 ottobre 1534 e rappresenta il punto apicale di un rapporto che a seconda delle stagioni appare improntato ora a deferenza ora invece a una contrapposizione piena. Il testo, che si dà in appendice, è analizzato nella sua tessitura argomentativa e valutato alla luce del particolare contesto politico che lo ha prodotto ma che ne ha sconsigliato subito la diffusione. L’episodio è l’occasione di una lettura che svincola il rapporto Aretino-Giberti dalla prospettiva personale e moralistica nella quale è stato sempre confinato per ricondurlo alle dinamiche politiche – di politica prima romana e poi veneziana e internazionale – nelle quali erano coinvolti tanto il prelato quanto lo scrittore.


Parole chiave


Pietro Aretino; Gian Matteo Giberti; attentato; epistolografia

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