La storia e il caso. Il tichismo postmoderno di Richard Rorty

Rosa Maria Calcaterra

Abstract


La centralità della categoria temporale del futuro e la preminenza della «conversazione umana» sono gli aspetti basilari della versione rortiana del pensiero democratico americano e della filosofia pragmatista. Nel rinnovare gli assunti di base del migliorismo statunitense, Rorty chiama in causa le consonanza tra il pragmatismo e le istanze anti-fondazionaliste provenienti dall’Europa, in vista di un ripensamento radicale della pratica filosofica. Essa va intesa non più alla stregua di una ricerca dei fondamenti ultimi della realtà ma piuttosto come un impegno edificante basato sul criterio della «Social Hope». In questo quadro, animato dall’intenzione di promuovere una filosofia come critica della cultura, emergono i fattori cruciali dell’etnocentrismo rortiano: il concetto di «final vocabulary» e quello di «ironia». Il pendant etico dell’ironia è rappresentato dal sentimento di solidarietà, vitale interferenza della sfera affettiva e di quella logico-argomentativa. Non si tratta mai semplicemente di saper cogliere la sofferenza dell’altro, ma sempre anche di saper comprendere le sue ragioni. Un intreccio indistricabile, quello tra fattori logici e fattori affettivi, che si ritrova in Peirce, autore poco amato da Rorty. A partire da questo tema si può proporre un confronto tra i due filosofi per ripensare al complesso rapporto tra l’anti-essenzialismo e la definizione di criteri di conoscenza e verità sufficientemente giustificati dall’esperienza della realtà così come dalla cooperazione comunicativa.


Parole chiave


Filosofia americana; Richard Rorty; pragmatismo; tichismo; Charles Sanders Peirce

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