I flussi finanziari pubblici nel settore della cultura e dei servizi ricreativi a livello regionale

Mariella Volpe

Abstract


L’intervento sintetizza i risultati dell’Edizione 2013 delle Monografie regionali CPT di finanza pubblica ( L’Italia secondo i Conti Pubblici Territoriali - I flussi finanziari pubblici nel settore Cultura e Servizi Ricreativi), costituita da 19 volumi.

La ricerca  evidenzia come la cultura sia tradizionalmente un asse strategico nelle dichiarazioni degli amministratori e dei politici, centrali e locali, e, al tempo stesso, il primo oggetto di taglio di risorse in tutte le fasi di restrizione della finanza pubblica. Se si assumono i dati relativi alla spesa pubblica nel settore e le sue articolazioni come indicatori delle scelte effettivamente rivelate, lo strabismo tra intenzioni programmatiche e risultati effettivi appare in tutta la sua rilevanza. In Italia, a fronte dello straordinario patrimonio artistico e della ricchissima eredità culturale disponibile, l’incidenza percentuale sul PIL della spesa per attività culturali e ricreative è la più bassa dei 27 paesi che compongono l’Unione Europea; anche la quota di spesa delle famiglie italiane destinata a ricreazione e cultura, pari al 7,3 per cento nel 2011, è inferiore alla media europea. L’Italia risulta inoltre il paese che, in termini relativi, ha ridotto in misura maggiore la spesa in questo comparto, scendendo su posizioni molto inferiori ad altri paesi caratterizzati anch’essi da squilibri di finanza pubblica. Peraltro, le politiche di contrazione della spesa pubblica hanno pesato nella cultura più che in altri comparti: pochi altri settori vedono, infatti, nel corso degli anni duemila, una riduzione del proprio peso relativo sul totale della spesa del Settore Pubblico Allargato paragonabile a quello della cultura.


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