La finanza della cultura in Gran Bretagna

Daniela Macrì

Abstract


L’analisi del contesto britannico, incentrato su uno stretto rapporto tra le istituzioni artistico culturali e le strategie di finanziamento, è di particolare interesse per il confronto con le politiche culturali italiane ed europee in genere, impostate su significative erogazioni di sussidio pubblico.

Quel che distingue il Regno Unito dalle altre realtà europee è uno storico approccio paritario tra il finanziamento pubblico e quello privato alle arti e alla cultura.

Il sistema anglosassone di finanziamento alla cultura può essere considerato come l’applicazione per eccellenza del principio dell’arm’s lenght. Nello specifico, è presente in Gran Bretagna una rete intermedia di istituzioni pubbliche non governative (non departmental public bodies, NDPDs) incaricate di gestire e assegnare quasi il 95%  dei fondi ministeriali, trasferiti alle 44 agenzie intermedie, che, in modo autonomo, distribuiscono le sovvenzioni alle istituzioni culturali.

Le istituzioni culturali inglesi, registrate come charities, ovvero enti non profit, godono di un’estrema autonomia decisionale. La natura ibrida delle numerose fonti di ricavo per le organizzazioni culturali britanniche, crea un quadro caratterizzato da una grande dinamicità economico-finanziaria e da un’alta capacità di differenziare  la provenienza dei fondi per la cultura.

In questo senso, preponderante è il ruolo giocato da Arts&Business, una  piattaforma comunicazionale che negli anni ha promosso l’instaurarsi di proficui modelli di partnership tra pubblico e privato. Sono tre i canali di finanziamento privato: Business investimentTrust and Foundations, e Individual Giving.

Il sistema di finanziamento alla cultura in Gran Bretagna ha individuato con successo una valida alternativa al finanziamento quasi esclusivamente pubblico praticato nel resto di Europa.


Full Text

PDF

Refback

  • Non ci sono refbacks, per ora.