La presenza degli artisti nordici a Roma (1530-1630). Alcune osservazioni su costanti e variabili

Giovanna Sapori

Abstract


È possibile  esaminare i dati sugli artisti nordici forniti da documenti e fonti anche per mettere in rilievo costanti e variabili nella  vita e nell’attività a Roma. La biografia di Spranger esemplifica le difficoltà di ricerca del lavoro; i documenti sulla bottega di  Santvoort un apice dell’uso di dare alloggio in cambio di lavoro; quelli sulla vita sociale  di Francesco da Castello o Bril un aspetto del processo di integrazione e nello stesso tempo della importanza del legame fra connazionali. La necessità di imparare a dipingere ad affresco è un esempio  dei tanti  ostacoli e difficoltà che limitano il tempo di soggiorno degli artisti  stranieri. Pochi fanno fortuna e restano  a Roma. Rispetto a  questa situazione il caso di Rubens è una eccezione. Ugualmente esso è indicativo per il tema dell’incontro fra cultura nordica e italiana.  La   piccola cerchia di scienziati, umanisti e artisti, di cui Rubens fa parte, si presenta a Roma nel primo Seicento come  il risultato più vitale  della ricerca di dialogo e di sperimentazione tra nord e sud.


Parole chiave


Europa, Cinquecento, Seicento, Pittori, Roma

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