La Compagnia della Pietà della nazione fiorentina. Committenze, solidarietà e carità verso membri e maestranze «di qualunque istato e condizione»

Julia Vicioso

Abstract


Il saggio si propone di esaminare la relazione tra i fiorentini e gli altri gruppi di forestieri stabilitisi a Roma, attratti dalle molte opportunità offerte dalla città del papa. La comunità fiorentina si organizzò per la prima volta nel 1448 in una confraternita di assistenza detta Compagnia della Pietà. I membri di questa grande comunità ruotavano attivamente intorno alla confraternita e ai luoghi dove si incontravano settimanalmente per soddisfare le loro esigenze spirituali e sociali, stabilendo e consolidando relazioni che avevano per obiettivo il bene comune, la mutua assistenza, i reciproci vantaggi economici e il prestigio fiorentino. La confraternita si è dunque impegnata ad aiutare i malati e i poveri di provenienza toscana e a difendere gli interessi commerciali e sociali, promuovendo la ‘fiorentinità’ attraverso l’esaltazione delle loro tradizioni di grandeur sociale, politica e culturale. La compagnia si è poi progressivamente orientata a promuovere e a sponsorizzare la costruzione di una chiesa nazionale che testimoniasse del prestigio fiorentino, rifacendosi al simbolo principale di Firenze: la cupola di S. Maria del Fiore. Il risultato finale non fu realizzato da artisti fiorentini come Antonio da Sangallo il giovane e Michelangelo Buonarroti, autori – tra altri artisti fiorentini – di splendidi progetti, ma da ‘stranieri’ come Giacomo della Porta, Carlo Maderno e Francesco Borromini. Tre architetti non fiorentini, dunque, al fine di poter disporre degli stessi architetti impegnati nella costruzione della basilica di S. Pietro, il più grande cantiere europeo di sempre, e continuare così ad alimentare l’idea di grandeur fiorentina, senza più alcun riguardo per la nazionalità degli artisti come era accaduto inizialmente.


Parole chiave


Confraternita, Nazione fiorentina, Roma

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