Il giurista intellettuale e il regime

Italo Birocchi

Abstract


Il saggio indaga la relazione tra il fascismo e i giuristi sotto un duplice profilo: A) la formazione di una cultura autoritaria dello Stato, sintesi di ordine e di un potere da cui si originavano tutti i diritti compresi quelli individuali; B) l’affermazione del giurista come un intellettuale specializzato che, nel volgere della crisi dello Stato liberale, guardava ai modelli europei adattandoli originalmente alle condizioni della società di massa, implementando nel contempo il mito della nazione. Nonostante i percorsi individuali e gli orientamenti originari fossero variegati, andò tuttavia emergendo la figura di un giurista che affermava la centralità dello Stato etico, espressione di un articolato e complesso organismo che permeava tutte le branche del diritto (orientamento anti-individualistico). Non solo la giovane generazione di giuristi postrisorgimentali ma anche la maggioranza dei giuristi liberali appoggiarono il fascismo nelle sue istanze di ordine e di riaffermazione della sovranità dello Stato. Si ricordano i numerosi giuristi che si iscrissero al pnf sin dalla prima ora e si sottolinea il decisivo contributo che, nel contesto del formalismo tecnico e di una visione fortemente gerarchica e organicista, essi diedero per la costruzione dello Stato totalitario.

Parole chiave


Rapporto fascismo - giuristi; autoritarismo; anti-individualismo; costruzione dello stato totalitario

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