Alfredo Rocco e il fascino dello Stato totale

Giovanni Chiodi

Abstract


Il saggio analizza gli scritti del periodo nazionalista di Alfredo Rocco che hanno segnato tappe essenziali del suo pensiero fino all’adesione al fascismo. In questi contributi si riscontra la matrice delle successive riforme realizzate nella veste di Guardasigilli del periodo fascista. Rocco dotò il nazionalismo di una dottrina, che consentì al movimento di assumere un’identità precisa nel contesto italiano. Il filo conduttore è la critica dell’individualismo, sia del liberalismo sia del socialismo, entrambi condannati in ogni dimensione in quanto ritenuti incompatibili con  uno Stato forte. L’obiettivo di Rocco era il superamento dello Stato liberale, la sua “trasformazione” in uno Stato nuovo, sindacale e corporativo, uno Stato totalitario capace di assorbire i nuovi soggetti sociali e fondato sul primato dell’esecutivo. Questo programma si coglie già in alcuni scritti del 1914, ma emerge in modo più netto nel dopoguerra, fino a confluire nella prolusione padovana del 1920. La sua risposta anti-liberale alla “crisi dello Stato”  fu accolta dal fascismo anche perché si presentava come l’esito di una strategia di lungo periodo e perché egli era in grado, per la sua forte preparazione giuridica, di realizzarla. Nella figura di Rocco, il giurista e l’uomo politico sono in stretta connessione: il diritto non è separato dalla politica.

Parole chiave


Alfredo Rocco; nazionalismo; corporativismo; totalitarismo; fascismo

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