Il conflitto delle fedeltà. Arturo Carlo Jemolo e il fascismo

Carlo Fantappiè

Abstract


Non è facile ricostruire il pensiero ideologico di A.C. Jemolo (1891-1981). Tra il 1912 e il 1914 assume posizioni nazionaliste e reazionarie in opposizione alle idee socialiste e massoniche. Alla vigilia della prima guerra mondiale aderisce a “Italia nostra”, un gruppo di intellettuali neutralisti. L’esperienza della guerra e l’incontro con Ernesto Buonaiuti provocano il suo distacco dal nazionalismo. In un primo momento respinge decisamente il fascismo come movimento sovvertitore dello Stato ma, dopo che esso si è consolidato, Jemolo è obbligato a scegliere una  linea di condotta che difenda i suoi princìpi. Tra il 1927 e il 1938 loda la figura di Mussolini e la sua politica ecclesiastica in diversi scritti. Dopo la caduta del regime, Jemolo reinterpreta il suo atteggiamento verso il fascismo come un “conflitto di fedeltà” tra lo Stato e il dovere d’ufficio, tra la propria etica e la coscienza cristiana. Nel 1947 la sua riflessione sfocia nella critica al formalismo giuridico e nell'affermazione dei limiti della funzione del giurista nella società.

Parole chiave


Nazionalismo; neutralismo; fascismo e politica ecclesiastica; fascismo ed etica cristiana; critica al formalismo giuridico

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