Personale e subpersonale: una visione dialettica

Mario De Caro, Massimo Marraffa

Abstract


In questo scritto descriviamo una forte tensione fra le scienze cognitive e la psicologia del senso comune. Da un lato alcuni scienziati cognitivi ridimensionano drasticamente l’introspezione, e con ciò sollevano un dubbio radicale sulla concezione ordinaria di noi stessi in quanto agenti coscienti: fatta eccezione per i dati percettivi, non si danno stati mentali coscienti. Dall’altro lato, l’etica ingenua – ricostruita dalla experimental philosophy– guarda alla coscienza come alla base fondamentale per attribuire responsabilità: l’agente è responsabile di un’azione se questa rispecchia una sua deliberazione cosciente. 

Dopo aver esposto questo dissidio, caldeggeremo l’adozione di una posizione intermedia tra il filosofo tradizionale, che continua ad attribuire un primato alla coscienza nell’azione a dispetto dei dati che emergono dalle scienze della mente, e lo scienziato (o il filosofo orientato empiricamente) che rivendica in modo eccessivamente unilaterale l’epifenomenismo per gli stati mentali coscienti. Un esempio di questa posizione intermedia può essere ricavato da alcune recenti riflessioni di Levy (2014) e Carruthers (2015), che mostrano come la neuroscienza cognitiva piuttosto che condurre all’epifenomenismo della coscienza, consente di articolare a grana più fine la dialettica fra elaborazione inconscia e riflessione cosciente.


Parole chiave


elaborazione inconscia; epifenomenismo della coscienza; filosofia sperimentale della libertà e della responsabilità; riflessione cosciente; spazio di lavoro globale neuronale; teoria dell’autoconoscenza basata sull’accesso sensoriale e sull’interpretazion

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