Jean-Jacques Rousseau e il linguaggio delle passioni

Francesco Boccolari

Abstract


Nel secondo capitolo del Saggio sull’origine delle lingue, Rousseau afferma che «la prima invenzione della parola non deriva dai bisogni ma dalle passioni». Il seguente articolo esamina i principali argomenti alla base di questa tesi. Vi si mostra come Rousseau, partendo dalle riflessioni di Condillac sull’origine del linguaggio, giunga a degli esiti da un lato radicalmente dissimili rispetto a quelli dell’abate e amico, dall’altro strettamente convergenti con alcune delle considerazioni che, nel XX secolo, John L. Austin farà in merito alla dimensione «illocutoria» della significazione linguistica. Si sosterrà infatti che, per Rousseau, la funzione delle più antiche parole non fu essenzialmente quella di riprodurre le idee degli oggetti al fine di segnalarne la presenza. Fu invece quella di realizzare una varietà di atti ‘passionali’, caratterizzati dal fatto di essere costituiti dalla loro stessa espressione parlata. Si metterà altresì in evidenza come l’esecuzione originaria di tali ‘atti linguistici’ corrisponda, agli occhi di Rousseau, alle prime pratiche istituzionali e forme di socializzazione umana.


Parole chiave


Rousseau, Condillac, Linguaggio, Passioni, Voce, Forza illocutoria, John L. Austin

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