Il Mistico. Wittgenstein tra logica ed esperienza

Stefano Oliva

Abstract


Il presente contributo intende soffermarsi sulla categoria di Mistico, utilizzata da Wittgenstein in alcune delle proposizioni conclusive del Tractatus logico-philosophicus. Per comprendere approfonditamente l’orizzonte problematico dischiuso dall’uso di questo termine, si proporrà la lettura di alcuni passi dei Quaderni 1914-1916. Il Mistico si specificherà come sentimento di insoddisfazione verso le risposte date dalla scienza e come impulso (Trieb) a oltrepassare l’ambito della fattualità in direzione di una considerazione valoriale, vale a dire di una visione etico-estetica. Attraverso la lettura della Conferenza sull’etica si affronteranno poi tre esperienze in cui, secondo Wittgenstein, è possibile l’enunciazione di un ‘giudizio di valore assoluto’. Queste tre tonalità emotive (meraviglia per l’esistenza del mondo, assoluta sicurezza, assoluto senso di colpa), segnate da una specifica logica dell’esperienza (necessità del legame tra sentimento e costrutto logico-linguistico), permetteranno di interpretare il Mistico come una paradossale esperienza della logica (sentimento del linguaggio). La caratterizzazione delle espressioni mistiche come gesti, insensati secondo la teoria del Tractatus ma ammissibili come testimonianza di una tendenza dell’animo umano, segnerà infine il passaggio alle tematiche trattate da Wittgenstein nella sua riflessione matura.


Parole chiave


Mistico, Wittgenstein, sentimento, logica, gesto

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