Ceci c’est la pipe: come si racconta l’assedio di Leningrado

Duccio Colombo

Abstract


L’assegnazione del premio Nobel a Svetlana Aleksievič è stata interpretata da più parti come un atto di canonizzazione della letteratura non-fiction, e spesso come una prova della caduta definitiva delle barriere tra letteratura e giornalismo. Aleksievič ha però alle spalle, nella letteratura sovietica, una tradizione che, se non è definitivamente codificata, risale però probabilmente fino agli anni Trenta e, soprattutto a partire dal dopoguerra, presenta una consistenza niente affatto trascurabile. L’analisi comparata di un testo del maestro dichiarato di Aleksievič, Ales’ Adamovič, la Blokadnaja kniga (scritta a quattro mani con Daniil Granin) e della più canonica delle opere letterarie sullo stesso tema, il romanzo-fiume Blokada di Aleksandr Čakovskij, offre abbondanti elementi di riflessione sul differente statuto dei due generi e sulle rispettive possibilità di restituire la realtà e tramandare la memoria storica.

La questione, destinata a rimanere aperta, è se Aleksievič sia quindi un frutto tardivo della civiltà letteraria sovietica o piuttosto l’esito di una corrente sotterranea che, nella situazione post-sovietica, si scopre la più adatta ad occupare il centro della scena. 


Parole chiave


Svetlana Aleksievič; Ales’ Adamovič; Aleksandr Čakovskij; Letteratura non-fiction; Assedio di Leningrado

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