B@belonline vol. 8 Paul Ricœur: Narrative Identity Between Hermeneutics and Psychoanalysis/Paul Ricœur: L’identità narrativa tra ermeneutica e psicoanalisi

Edited by:  Giuseppe Martini, Vinicio Busacchi
Editor: RomaTrE-Press
Publication date: november 2021
Pages: 432
ISBN: 2531-8624
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Abstract

The volume analyzes, with the contributions of the major national and international scholars on the subject, a precise theme in the polymorphic work of the great philosopher of the 20th century Paul Ricœur: The narrative identity between hermeneutics and psychoanalysis. The emergence of this relationship and mutual attention of philosophers and psychoanalysts to the Ricœurian texts and their real mit-denken between hermeneutics and psychoanalysis, is remarkable. A central theme is the attention to the question of the psychoanalytic self, of subject and of identity, in order to understand the narrative itself, that is, the telling of the subject in a pathological situation.

 

Contributes

Editoriale

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/1

Introduzione. L’identità narrativa tra ermeneutica e psicoanalisi

Giuseppe Martini  Vinicio Busacchi 

Nell’introdurre il volume di Babel dedicato a l’identità narrativa tra ermeneutica e psicoanalisi e i relativi contributi, i curatori evidenziano i nessi nell’opera di Ricœur tra la questione dell’identità e la questione del soggetto, nonché tra narrazione e identità personale. Viene poi brevemente ricordato lo sviluppo della narrazione in campo psicoanalitico dagli anni Ottanta in poi e il viraggio che a tale riflessione possono imprimere i contributi di Ricœur. In particolare viene valorizzato il rapporto tra la narrazione, l’intraducibile e la traduzione. Infine gli autori accennano ad altre questioni molto attuali in ambito psicoanalitico a cui la riflessione di Ricœur ha fornito un contributo fondamentale: il rapporto tra verità e relativismo, lo statuto del Sé, il ruolo dell’immagine.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/2

L’espace de la fantaisie. Prolégomènes à une approche de l’expérience analytique à partir du concept ricœurien d’identité narrative.

Jean-Luc Amalric 

Questo articolo pone la questione di sapere se in qualche misura la teoria dell’identità narrativa di Ricœur, letta alla luce della sua filosofia dell’immaginazione, sia suscettibile di rinnovare in profondità la nostra comprensione dell’esperienza analitica. Per farlo, tenta di ritracciare sinteticamente le grandi linee dell’interpretazione del Phantasieren freudiano che ci propone Ricœur, dopo l’Essai sur Freud fino agli ultimi articoli sulla psicoanalisi pubblicati in Ecrits et Conférences 1. L’articolo mostra a) come la questione dell’immaginazione produttiva sia al cuore dell’interpretazione ricœuriana della psicoanalisi; b) come essa guidi la sua critica dell’interpretazione linguistica dell’inconscio formulata da Lacan e c) come essa conduca a una lettura della fantasia freudiana in una prospettiva fortemente innovatrice di una semiotica non linguistica dell’immagine attenta alla singolarità dell’esperienza analitica e capace di proiettare una nuova chiarificazione sulla dimensione narrativa.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/3

L’arco dell’identità e Paul Ricœur

Carla Canullo 

Così come per l’interpretazione Ricœur ha parlato di “arco ermeneutico” – che tiene insieme i termini che Dilthey aveva separato, ossia spiegare e comprendere – allo stesso modo si può leggere l’arco dell’identità che il filosofo francese ha tracciato fin da Le volontaire et l’involontaire introducendo per la prima volta l’espressione del cogito brisé, cogito infranto. A partire da questo concetto Ricœur ha tracciato l’arco dell’identità, di cui ha progressivamente mostrato la complessità, fino alla celebre formulazione dell’identità narrativa, nella quale si sintetizza il cuore di un soggetto che non è autoposizione ma (un) “chi” vivente di cui l’identità narrativa svolge la dimensione temporale. Un’altra forma, non ricœuriana, è l’identità oikologica, ossia l’identità di chi “è” e si scopre dimorando “davanti a” – davanti a un Tu, davanti al mondo, alla religione, alla cultura o davanti a un altro “chi”. Con ciò l’arco dell’identità si arricchisce: da singola tensione in serie di archi che, insieme, svolgono l’arcata che rilancia l’identità verso le nuove forme che l’esperienza potrà assegnarle.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/4

Tra Edipo ed Antigone. Archeologia del soggetto e apertura narrativa del sé secondo Paul Ricœur

Marco Casucci 

Il saggio si propone di indagare l’evoluzione del simbolo tragico nel pensiero di Ricœur tra Edipo e Antigone. La prevalenza dell’Edipo tiranno, in particolare nel primo periodo della riflessione ricœuriana, orientata verso una critica dell’interpretazione freudiana, è bilanciata da una riscoperta del “tragico dell’azione” di Antigone come è ben esposto nell’Interludio di Sé stesso come Altro. D’altra parte, nell’ultima opera di Ricœur, Il corso del riconoscimento, la figura di Edipo, così come è narrata nell’ultima tragedia sofoclea, l’Edipo Colono, risorge come prototipo del riconoscimento di sé. Così, le figure tragiche di Edipo e Antigone sono vissute dal pensiero ricœuriano in tempi e a livelli diversi, riflettendo la sua evoluzione attraverso le diverse età di Ricœur stesso, mostrando la connessione tra il tema della tragedia e la dimensione narrativa del sé.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/5

Costruire ponti per ri-narrare identità di uomini e di città

Giovanna Costanzo 

L’identità narrativa è forse il concetto più noto dell’investigazione ricœuriana attraverso cui dar conto delle aporie di una soggettività vissuta e incarnata e di una alterità difficilmente comprensibile. Nella dialettica fra medesimezza e ipseità, fra soggettività e alterità, fra attività e passività, la narrazione offre una opportunità per cucire gli strappi fra sé e sé e fra le tante relazioni che ci costituiscono. Narrare per sedare tensioni e per sciogliere incomprensioni, ‘costruire testi’ per trovare nelle parole ‘scritte’ come nelle parole ‘dette’ suggerimenti e soluzioni poetiche alle tante problematiche che affliggono i popoli. Scrivere storie che è possibile ‘leggere’ come racconti di fatiche ma anche di rinascite. Ecco perché Ricœur tenta un innesto interessante fra narrazione e architettura, fra le identità di un popolo e le fisionomie di città. Riuscire a leggere le città come testi significa ‘vedere’ lo spazio cittadino come metafora di una identità complessa, in cui la diversità compromette e altera lo statuto stesso del soggetto, che spesso necessita di dirsi e di narrarsi per non smarrirsi del tutto.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/6

Narrare più saggiamente. Un supplemento prosaico alla poetica dell’identità narrativa di Ricœur

Brian Gregor 

Questo saggio esamina l’analisi di Ricœur sull’identità narrative e pone la domanda pratica su come si dia il raccontare bene le nostre storie – e il raccontare bene noi stessi. Ricœur considera buona una narrazione che libera dalla morsa del narcisismo e sostiene che la letteratura offra modelli per raccontare le nostre storie in modo non narcisistico. Sviluppo questa intuizione sul prosaico attingendo alla teoria di Gary Saul Morson, che mostra come la letteratura possa formare migliori abitudini di auto-narrazione addestrandoci a prestare attenzione ai piccoli dettagli contingenti della vita quotidiana. Illustro questo punto con la lettura di Anna Karenina da parte di Morson, il capolavoro della narrativa prosaica di Tolstoj. Questo supplemento prosaico alla ricognizione di Ricœur sull’identità narrativa può mostrarci come potrebbe apparire narrare noi stessi in modo più saggio.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/7

Entre dette et pardon ou la force liberatrice du recit

Fernanda Henriques 

Il presente studio, guidato dal tema del perdono, si propone di articolare questo problema con quello del debito, al fine di evidenziare l’importanza della narrazione nel processo di liberazione dei ricordi traumatici e delle “malattie” della memoria – che, pesando sul presente, finiscono per bloccare la vita degli individui e dei popoli.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/8

Identidad personal e identidad narrativa. La aportación de Ricœur a la cuestióm de la identidad

Marcelino Agís Villaverde 

In questo lavoro analizziamo il contributo di Paul Ricœur alla questione dell’identità, tema affrontato da numerosi autori dalle origini della filosofia occidentale ai giorni nostri. L’originalità degli approcci Ricœuriani sta nel presentare l’identità personale come il frutto di un’identità narrativa che costruiamo per trovare il senso della nostra vita. Siamo, come ha affermato Ricœur, una storia in cerca di un narratore. Descriviamo qui l’itinerario seguito dal filosofo francese nell’affrontare questo argomento in diverse sue opere.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/9

La psicoanalisi ontologica ovvero «Che cosa vuoi essere da grande?»

Thomas H. Ogden 

L’autore discute le differenze tra quella che chiama psicoanalisi epistemologica (avente a che fare con il conoscere e il comprendere), di cui Freud e Klein sono i maggiori esponenti, e la psicoanalisi ontologica (avente a che fare con l’essere e il divenire), di cui Winnicott e Bion sono i principali fautori. Winnicott sposta il centro della psicoanalisi dal significato simbolico del gioco all’esperienza del giocare; Bion sposta l’attenzione dal significato simbolico dei sogni all’esperienza del sognare in tutte le sue forme. La psicoanalisi epistemologica riguarda principalmente il lavoro per giungere alla comprensione del significato inconscio; al contrario, l’obiettivo della psicoanalisi ontologica è quello di consentire al paziente l’esperienza di scoprire in maniera creativa il significato per se stesso e, in quello stato dell’essere, divenire vitale in modo più compiuto.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/10

A proposito di Thomas H. Ogden e della psicoanalisi ontologica

Giuseppe Martini 

Analisi di alcuni punti centrali del pensiero di Ogden in generale ritenuto di particolare rilievo non solo per gli psicoanalisti, ma anche per i filosofi e, segnatamente, per un confronto tra ermeneutica e psicoanalisi che tenga conto delle recenti e radicali trasformazioni di tale disciplina sia su di un versante teorico che clinico.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/11

Ontologia e corpo-mente in psicoanalisi. Una nota sulla psicanalisi ontologica di Thomas H. Ogden

Riccardo Lombardi 

L’autore esplora la correlazione tra una cosiddetta Psicoanalisi ontologica e un vertice psicoanalitico centrato sulla relazione corpo-mente. Thomas H. Ogden ha recentemente riconosciuto una specifica attenzione alla dimensione dell’essere nell’opera di autori come Winnicott e Bion. Questa prospettiva è un’evoluzione più recente rispetto alla classica attenzione ai conflitti legati alla dimensione relazionale: un’evoluzione che risponde alle esigenze elaborative dei pazienti attuali. In questo lavoro l’autore approfondisce concordanze e differenze rispetto alla proposta di Ogden.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/12

Paul Ricœur: Hermeneia. Racconto dell’esperienza ed esperienza del racconto

Luigi Aversa 

Il saggio mette in luce il rapporto fondamentale tra il filosofo Paul Ricœur e la teoria psicoanalitica, evidenziando come il dato esperienziale sia al centro della ‘psicologia del profondo’ così come della filosofia. L’hermeneia, intesa non solo come interpretazione linguistica ma nella sua funzione esplicativa, ‘svelando’ ri-vela, in un tempo lungo, l’esperienza, che oltre a essere vissuta viene anche raccontata. Questo tempo, il tempo del racconto, dove tutto merita di essere raccontato, è il luogo in cui l’esperienza psicoanalitica e quella filosofica di Paul Ricœur si incontrano.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/13

Prima della narrazione e oltre: a partire da tre scritti ‘minori’ di Paul Ricœur

Francesco Barale 

L’impatto col tragico e la riflessione sulla fragilità umana sono, assieme al rinnovato ed esplicito interesse per la psicoanalisi, elementi importanti in quella evoluzione che negli ultimi due decenni volge lo sguardo di Ricœur sempre più decisamente all’ante-predicativo, a ciò che è prima e anche oltre ogni narrazione. Evoluzione che culminerà nella La memoria, la storia, l’oblio e nel tema della traduzione. In questo scritto si richiama l’attenzione sull’aspetto esemplare e sul particolare interesse che in questo tragitto rivestono tre piccoli scritti, ricchi di riferimenti e temi psicoanalitici e psichiatrici, che sono poco noti e che, per le ragioni indicate nel testo, non hanno potuto trovare collocazione nemmeno nell’estensione italiana della raccolta Attorno alla psicoanalisi (edizione ampliata di Autour de la psychanalyse).

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/14

Ebefrenie e schizofrenie: casi clinici e figure letterarie

Filippo Ferro 

Vita e racconto della medesima interagiscono strettamente nel costruire l’identità. In parallelo le storie dei casi della psicopatologia e le narrazioni della letteratura rappresentano immagini speculari nel descrivere la realtà e le visioni del mondo. Così nella cultura tedesca figure cliniche come l’ebefrenia di Kahlbaum ed Hecker, e quindi le schizofrenie di Bleuler e Binswanger, trovano consonanze precise, e illuminazioni inquietanti, se paragonate ai personaggi di Theodor Fontane e poi a quelli eternati da Thomas Mann e Franz Kafka.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/15

Identità narrativa e melanconia

Sophie Galabru 

Il nostro obiettivo è vedere come la melanconia costituisca un disturbo notevole dell’identità narrativa: il paziente può ancora raccontare la propria storia di vita, o anche scriverla, ma non può costruire una narrazione in senso ricœuriano, né può capire se stesso secondo un’identità dinamica. Con l’aiuto della letteratura freudiana e di tre narrazioni malinconiche scelte, saremo in grado di inserire la teoria ricœuriana dell’identità narrativa in una prospettiva problematica.      

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/16

Penser le processus de remembrance à partir de la conception narrative de l’identité chez Paul Ricœur : le rôle des voix tierces et des ressources symboliques dans l’Ecriture ou la vie de Jorge Semprun

Muriel Katz-Gilbert 

Rintracciare il passato traumatico dopo un disastro sociale non è semplice. Ciò presuppone uno specifico processo di raccoglimento che mobiliti una narrazione per definizione polifonica, cioè a più voci. Kaës avanza la nozione di ‘ricordo’ per qualificare il fatto di ricollegare tra loro pezzi, brandelli, frammenti sparsi del tessuto della memoria. Ma quali sono le molle narrative e più ampiamente discorsive di una simile operazione? E quali sono, da un lato, le questioni etiche e morali, e dall’altro, le questioni legate all’identificazione? Cercheremo di identificare l’utilità di una concezione narrativa dell’identità personale per far luce su queste questioni che affronteremo analizzando in dettaglio un estratto de L’Ecriture ou la vie di Jorge Semprun. La storia, infatti, dà un posto singolare a una canzone che, per lo sconvolgimento degli scenari narcisistici in cui è preso l’autore, creerà momentaneamente un effetto di rottura inaspettato nella storia.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/17

Medicina narrativa e identità personale

Massimiliano Marinelli 

La medicina narrativa come  una pratica comunicativa che orienta la cura verso la persona e si è segnalato che, per aver a che fare con la persona e non intrattenersi nel sicuro territorio dell’ente malattia,  ci si debba avventurare nella dimensione della prospettiva di chi si ha di fronte, ponendo il mondo abituale del paziente e l’ordine di senso che in lui si costituisce all’interno della relazione di cura. Si ritiene che sotto la cifra dell’identità narrativa,  che mostra la dinamicità dell’identità personale, l’intreccio tra i racconti e la riconfigurazione del sé,  sia possibile indicare delle modalità di relazione intersoggettiva nelle quali  la narrazione  è in grado di orientare la cura verso la persona. Attraverso la narrazione  è possibile manifestare  il senso di quel qualcosa che la persona, che è  stata messa tra parentesi dall’apparato diagnostico, vorrebbe dire al medico e che rimane nascosto rispetto al discorso sull’ente. Rimuovendo questa sorta di epochè, il processo diagnostico e terapeutico incentrato sull’ente è ricompreso nella dialettica tra spiegazione  e comprensione, nel territorio  antropologico della ricerca di una concordanza sul piano di cura.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/18

Identità narrativa e identità traduttiva: due possibili paradigmi per la psicoanalisi?

Giuseppe Martini  Vinicio Busacchi 

Gli autori affrontano la questione della narrazione e dell’identità narrativa a partire dall’opera di Paul Ricœur, per approdare a una illustrazione delle modalità di ricezione e di applicazione della narrazione in ambito psicoanalitico. A questo punto, la riflessione, modificando un po’ la sua rotta, procede verso una valorizzazione del terzo paradigma dell’ermeneutica ricœuriana: la traduzione, di cui vengono colti i possibili punti di forza sia su un piano filosofico, che psicoanalitico. Viene così proposto un confronto tra l’atto dell’interpretare, del narrare e del tradurre in psicoanalisi.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/19

Verità: Gesù e Ponzio Pilato. Presentazione

Alfredo Cinti 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/20

Verità: Gesù e Ponzio Pilato

Paul Ricoeur 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/21

Per ricordare Jean-Luc Nancy

Claudia Dovolich 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/22

Antropologia ed esperienza religiosa

Angela Ales Bello 

Nel testo commento il libro di Massimo De Angelis su Nietzsche e mi fermo su due punti fondamentali: sull’antropologia del pensatore tedesco messa in relazione con l’antropologia filosofico-fenomenologica di Husserl e sulla questione dell’Übermensch. Rispetto alla prima è interessante notare che in entrambi i pensatori è presente il riferimento alla psiche e allo spirito umano. Riguardo alla seconda, l’oltrepassamento dell’umano proposto da Nietzsche è la spia della sua inquietudine religiosa; infatti, non riuscendo a trovare un pieno riempimento in Dio, lo cerca nella dimensione umana rimanendone, in fondo, insoddisfatto. Ciò dimostra che alla domanda che dà il titolo al libro bisogna rispondere affermativamente: proprio le tensioni presenti nella speculazione nietzschiana dimostrano che Dio serve.   

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/23

Nietzsche e la vita eterna nel nostro sé

Massimo De Angelis 

L’affermazione fondamentale di Nietzsche non è ‘Dio è morto’ ma ‘Noi abbiamo ucciso Dio’. L’onnipotenza che abbiamo attribuito alla nostra ragione lo ha ucciso. È quanto abbiamo fatto non solo nell’epoca moderna ma già a partire dal Medioevo. Il corpo a corpo di Nietzsche col cristianesimo è in realtà una critica radicale all’intera civiltà occidentale e al suo razionalismo. Al posto dell’onnipotente soggetto pensante Nietzsche individua nel Sé il  più autentico centro di ricerca della verità. Questo Sé ‘integrale’ è capace anche di liberare Dio dalla gabbia che gli abbiamo imposto. Se Nietzsche demolisce il vecchio Dio egli scopre un nuovo spazio del divino nel profondo dell’uomo. Il Dio che è in noi.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/24

Esperienza, fede e ragione nel Nietzsche ‘religioso’

Leonardo Messinese 

L’intento di questa riflessione è di mettere in evidenza alcune parole chiave e alcune linee portanti del libro di Massimo de Angelis. In tal modo si perviene a dare giustificazione della tesi interpretativa che guida questo breve saggio, la quale sottolinea come De Angelis, attraverso una personale e appassionata letttura delle opere di Nietzsche e passando in rassegna le diverse fasi della di lui produzione filosofica, giunga ad offrire una presentazione in chiave “religiosa” del pensiero nietzscheano. Nella conclusione si discute la tesi accolta anche da De Angelis, che nel pensiero contemporaneo è prevalente, secondo la quale non sarebbe possibile un trascendimento dell’esperienza sulla base della ‘pura ragione’.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/25

Una rilettura della vicenda nietzscheana

Mario Tronti 

Nel testo Serve ancora Dio? di Massimo De Angeli si attraversa l’opera di Nietzsche mediante l’attraversamento di un’esistenza. Eloquente il sottotitolo: La via di Nietzsche oltre il nichilismo. Tutta intera la parabola di un pensiero viene ricostruita, capitolo per capitolo, anzi movimento per movimento, seguendo l’arco anche drammatico di una vita. Un’impresa non facile. E il discorso è scandito nominando i passaggi attraverso i classici movimenti del linguaggio musicale.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/26

Maria Zambrano fra permanenza e cambiamento

Angela Ales Bello 

Vari gli argomenti affrontati, iniziando dal tema della vita, segue l’importanza dell’educazione, in particolare il rapporto tra antropologia ed educazione e, all’interno dell’antropologia, irrompe il tema della nascita, che la pensatrice lega strettamente al tempo, allo sviluppo dell’essere umano che ha bisogno di essere orientato, perciò, fondamentale è la funzione dei maestri nel processo educativo e nella formazione umana. Quasi naturalmente si passa alla  connessione fra educazione e politica. Importante il confronto con Edith Stein, che affronta gli stessi temi. Tuttavia, loro approccio è diverso: uno stile “spagnolo” nella Zambrano e uno stile “ebraico tedesco” nella Stein. La riflessione della Stein tende più verso l’introversione, quella della Zambrano è una finestra spalancata, un’estroversione.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/27

L’etica fenomenologica di Edith Stein

Mariéle Wulf 

Il testo, a partire dal volume di Nicoletta Ghigi, L’etica fenomenologica di Edith Stein, esamina il concetto  della responsabilità che include l’analisi della struttura della persona e l’analisi della motivazione. In particolare delinea la formazione della responsabilità e offre uno spunto per stimolare la buona decisione: la grazia di Dio, specialmente visibile nella causalità dell’incontro interiore con Dio. Si sviluppa la nozione di “formazione” (Bildung) e un’etica di formazione.  Importante l’analisi della struttura motivazionale, dell’anima  sviluppata nell’antropologia della Stein che giunge a una ultima dimensione. Il nucleo è lo scaturigine che si trova nella profondità dell’anima. Crescere verso la parte più profonda dell’io è la più grande sfida etica e da ultimo la più feconda.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/28

Raccontare un virus selvaggio. Covid-19, New Wild e realismo multispecie

Isabella Pinto 

Al crocevia tra la filosofia dello storytelling, la filosofia della scienza e l'antropologia, la sfida di questo articolo è quella di elaborare nuovi strumenti critici e creativi, utili di fronte all'emergere del virus selvaggio COVID-19, un fenomeno globale che possiamo inscrivere all'interno delle ecologie ferali, che sono collegate all'Antropocene, al Capitalocene, e al Plantationocene, e che mostrano la presenza del nuovo selvaggio, concetto proposto da Anna L. Tsing. Per mappare questo fenomeno, l'articolo analizza gli strumenti dell'antropologia multispecifica, e mettendoli in relazione con alcune pratiche narrative innovative che immaginano altrimenti l'unheimlich di Freud. Collegato anche con il lavoro di Donna Haraway, si delinea il 'Realismo multispecie', una cassetta degli attrezzi necessaria per raccontare gli intrecci tra le storie della catastrofe e le storie del ctuluceno, come dimostrano le storie multispecie dell'alga aliena tossica, Planktothrix Rubescens, recentemente apparsa nel lago di Vico e nel lago di Bolsena (Italia).

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/29

Tempo e follia nell’Enrico IV di Marco Bellocchio

Luisa Bonanni 

Nel film tratto dall'Enrico IV di Pirandello, Marco Bellocchio mostra come il punto centrale di questa commedia non sia tanto la follia, quanto il tempo, quel tempo che la follia stessa permette di attraversare e rivivere senza vincoli. Il Matto che finge di essere Enrico IV, infatti, cerca apparentemente di dare la giusta sequenza alla sua vita immaginaria, ma continua consapevolmente ad andare avanti e indietro nelle proprie vicende, sfruttando il fatto che nell'invenzione - a differenza della realtà - il tempo è reversibile. La componente speculativa presente nell'Enrico IV viene così esplicitata da Bellocchio con la forza del mezzo espressivo che utilizza, un mezzo le cui potenzialità Pirandello ha saputo valutare solo in modo limitato.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/30

Rendere eterno l’istante: misticismo e realismo nel Velázquez di María Zambrano e José Ortega Y Gasset

Veronica Tartabini 

Miguel de Unamuno con la sua poetica del Cristo situato a El Prado e Foucault con la sua analisi filosofica delle Meninas, sono due prospettive che hanno cercato di affrontare la raggiunta utopia dell'arte di Diego Rodríguez de Silva e Velázquez, ma non furono le uniche. Parliamo di nessun luogo perché nelle sue pennellate dedicate a temi sia laici che religiosi, possiamo percepire ciò che solo un raffinato esponente della paradossale essenza culturale della Spagna poteva raggiungere: rendere eterno l'attimo riconoscendo il valore mistico della realtà, la sacralità che attendono circostanze quotidiane apparentemente insignificanti. María Zambrano e José Ortega y Gasset, con gli strumenti del pensiero spagnolo, hanno saputo decifrare questo enigma che incarna la spiritualità del realismo spagnolo. Nella Madrid degli Asburgo convergono il dubbio metodico cartesiano e l'imperfezione della realtà umana e barocca di Caravaggio.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/31

Kant nella riflessione psichiatrica sulla schizofrenia

Marco Costantini 

Il contributo ripercorre i momenti più significativi di un dibattito che ha visto studiosi di diverse aree disciplinari riflettere sulla schizofrenia, in particolare sul sintomo dell'inserzione del pensiero, con gli strumenti concettuali della filosofia teoretica di Kant. Nel corso di questo report, vengono evidenziati alcuni aspetti problematici delle interpretazioni della Critica della ragion pura promosse nel dibattito in questione. L'ultima parte del contributo presenta alcune considerazioni sul rapporto tra filosofia critica e follia.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/32

Nostalgia. Suggestioni derridiane

Beatrice Spatola 

Nel panorama culturale attuale l’Italian Theory sembra aver preso il posto della French Teory, la biopolitica sembra aver rimpiazzato la sovranità, la vita avrebbe rimpiazzato la morte. In realtà seguendo Derrida e la sua decostruzione non è così; la sovranità è qualcosa di ineliminabile, di archioriginario e di irriducibilmente nostalgico. È una sovranità nostalgica che nell’unica forma praticabile, quella della democrazia ragionevole, scopre la sua vulnerabilità nell’attesa dell’altro.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/33

La narrazione necessaria. Il metodo biografico come percorso catartico

Simona Gasparetti 

Il saggio mette in evidenza le tracce narrative nel cammino verso il Sé che ogni singolo uomo e che tutta l’umanità nella sua storia ha seguito. Tracce verbali, ma anche tracce espresse in immagini. Seguire le tracce permette di aprire uno sguardo all’altro del mondo. L’ascolto di una storia è un modo per suscitare stupore e per il reincanto dell’ascoltatore. Il saggio espone poi un caso particolare dell’uso dell’autobiografia nelle Medical Humanities.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/34

Presentazione

Francesca Gambetti 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/35

Attorno alla psicoanalisi di Paul Ricœur

Alessandro Grispini 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/36

Giovanna Costanzo, “Giuseppe e i suoi fratelli”. Per un’etica della fratellanza fra utopia e riscatto

Mariafilomena Anzalone 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/37

Marina Galletti, Il mostro bicefalo. Percorsi nell’eterologia di Georges Bataille

Francesco Benedetti 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/38

Jacqueline Risset, Proust in progress: 1971-2015 (a cura di) Marina Galletti e Sara Svolacchia

Daniele Garritano 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/39

Vinicio Busacchi, Angiola Iapoce, Önay Sözer (a cura di), L’inconscio a più voci. Percorsi multidisciplinari, tra psicoanalisi, ermeneutica, fenomenologia

Chiara Lovecchio 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/40

Vinicio Busacchi, Giuseppe Martini, L’identità in questione. Saggio di psicoanalisi ed ermeneutica

Angela Monica Recupero 

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