B@belonline vol. 8 Paul Ricœur: Narrative Identity Between Hermeneutics and Psychoanalysis/Paul Ricœur: L’identità narrativa tra ermeneutica e psicoanalisi

Edited by:  Giuseppe Martini, Vinicio Busacchi
Editor: RomaTrE-Press
Publication date: november 2021
Pages: 432
ISBN: 2531-8624
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Abstract

The volume analyzes, with the contributions of the major national and international scholars on the subject, a precise theme in the polymorphic work of the great philosopher of the 20th century Paul Ricœur: The narrative identity between hermeneutics and psychoanalysis. The emergence of this relationship and mutual attention of philosophers and psychoanalysts to the Ricœurian texts and their real mit-denken between hermeneutics and psychoanalysis, is remarkable. A central theme is the attention to the question of the psychoanalytic self, of subject and of identity, in order to understand the narrative itself, that is, the telling of the subject in a pathological situation.

 

Contributes

Editoriale

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/1

Introduzione. L’identità narrativa tra ermeneutica e psicoanalisi

Giuseppe Martini  Vinicio Busacchi 

Nell’introdurre il volume di Babel dedicato a l’identità narrativa tra ermeneutica e psicoanalisi e i relativi contributi, i curatori evidenziano i nessi nell’opera di Ricœur tra la questione dell’identità e la questione del soggetto, nonché tra narrazione e identità personale. Viene poi brevemente ricordato lo sviluppo della narrazione in campo psicoanalitico dagli anni Ottanta in poi e il viraggio che a tale riflessione possono imprimere i contributi di Ricœur. In particolare viene valorizzato il rapporto tra la narrazione, l’intraducibile e la traduzione. Infine gli autori accennano ad altre questioni molto attuali in ambito psicoanalitico a cui la riflessione di Ricœur ha fornito un contributo fondamentale: il rapporto tra verità e relativismo, lo statuto del Sé, il ruolo dell’immagine.

Introducing the volume of Babel dedicated to the narrative identity between hermeneutics and psychoanalysis and the related contributions, the editors highlight the links in Ricœur’s work between the question of identity and the question of the subject, as well as between narrative and personal identity. The development of narrative in the psychoanalytic field from the 1980s onwards and the change that Ricœur’s contributions can give to this reflection are then briefly recalled. In particular, the relationship between the narrative, the untranslatable and the translation is enhanced. Finally, the authors mention other topical issues in the psychoanalytic field to which Ricœur’s reflection has provided a fundamental contribution: the relationship between truth and relativism, the status of the self, the role of the image.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/2

L’espace de la fantaisie. Prolégomènes à une approche de l’expérience analytique à partir du concept ricœurien d’identité narrative.

Jean-Luc Amalric 

Questo articolo pone la questione di sapere se in qualche misura la teoria dell’identità narrativa di Ricœur, letta alla luce della sua filosofia dell’immaginazione, sia suscettibile di rinnovare in profondità la nostra comprensione dell’esperienza analitica. Per farlo, tenta di ritracciare sinteticamente le grandi linee dell’interpretazione del Phantasieren freudiano che ci propone Ricœur, dopo l’Essai sur Freud fino agli ultimi articoli sulla psicoanalisi pubblicati in Ecrits et Conférences 1. L’articolo mostra a) come la questione dell’immaginazione produttiva sia al cuore dell’interpretazione ricœuriana della psicoanalisi; b) come essa guidi la sua critica dell’interpretazione linguistica dell’inconscio formulata da Lacan e c) come essa conduca a una lettura della fantasia freudiana in una prospettiva fortemente innovatrice di una semiotica non linguistica dell’immagine attenta alla singolarità dell’esperienza analitica e capace di proiettare una nuova chiarificazione sulla dimensione narrativa.

This article raises the question whether to some extent Ricœur’s theory of narrative identity, read in the light of his philosophy of the imagination, is likely to renew in depth our understanding of analytic experience. In order to do so, it attempts to synthetically retrace the main lines of the interpretation of the Freudian Phantasieren that Ricœur proposes to us, after his Essai sur Freud up to the last articles on psychoanalysis published in Ecrits et Conférences 1. The article shows (a) how the question of productive imagination lies at the heart of Ricœur’s interpretation of psychoanalysis; (b) how it guides his critique of the linguistic interpretation of the unconscious formulated by Lacan and (c) how it leads to a reading of Freudian fantasy in a strongly innovative perspective of a non-linguistic semiotics of the image, attentive to the singularity of analytic experience and capable of projecting a new clarification on the narrative dimension.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/3

L’arco dell’identità e Paul Ricœur

Carla Canullo 

Così come per l’interpretazione Ricœur ha parlato di “arco ermeneutico” – che tiene insieme i termini che Dilthey aveva separato, ossia spiegare e comprendere – allo stesso modo si può leggere l’arco dell’identità che il filosofo francese ha tracciato fin da Le volontaire et l’involontaire introducendo per la prima volta l’espressione del cogito brisé, cogito infranto. A partire da questo concetto Ricœur ha tracciato l’arco dell’identità, di cui ha progressivamente mostrato la complessità, fino alla celebre formulazione dell’identità narrativa, nella quale si sintetizza il cuore di un soggetto che non è autoposizione ma (un) “chi” vivente di cui l’identità narrativa svolge la dimensione temporale. Un’altra forma, non ricœuriana, è l’identità oikologica, ossia l’identità di chi “è” e si scopre dimorando “davanti a” – davanti a un Tu, davanti al mondo, alla religione, alla cultura o davanti a un altro “chi”. Con ciò l’arco dell’identità si arricchisce: da singola tensione in serie di archi che, insieme, svolgono l’arcata che rilancia l’identità verso le nuove forme che l’esperienza potrà assegnarle.

Just as Ricœur spoke of a “hermeneutic arch” for interpretation – which holds together the terms that Dilthey had separated, namely explaining and understanding - in the same way one can read the arch of identity that the French philosopher has traced since Le volontaire et l’involontaire, introducing for the first time the expression of cogito brisé, broken cogito. Starting from this concept, Ricœur traced the arc of identity, the complexity of which he progressively showed, up to the famous formulation of narrative identity, in which the heart of a subject is synthesised, which is not a self-position but (a) living “who” of which narrative identity plays the temporal dimension. Another form, which is not Ricœurian, is the oikological identity, i.e. the identity of one who “is” and discovers himself by dwelling "in front of" - in front of a You, in front of the world, religion, culture or in front of another "who". In this way, the arc of identity is enriched: from a single tension into a series of arcs which, together, develop the arc that relaunches identity towards the new forms that experience may assign to it.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/4

Tra Edipo ed Antigone. Archeologia del soggetto e apertura narrativa del sé secondo Paul Ricœur

Marco Casucci 

Il saggio si propone di indagare l’evoluzione del simbolo tragico nel pensiero di Ricœur tra Edipo e Antigone. La prevalenza dell’Edipo tiranno, in particolare nel primo periodo della riflessione ricœuriana, orientata verso una critica dell’interpretazione freudiana, è bilanciata da una riscoperta del “tragico dell’azione” di Antigone come è ben esposto nell’Interludio di Sé stesso come Altro. D’altra parte, nell’ultima opera di Ricœur, Il corso del riconoscimento, la figura di Edipo, così come è narrata nell’ultima tragedia sofoclea, l’Edipo Colono, risorge come prototipo del riconoscimento di sé. Così, le figure tragiche di Edipo e Antigone sono vissute dal pensiero ricœuriano in tempi e a livelli diversi, riflettendo la sua evoluzione attraverso le diverse età di Ricœur stesso, mostrando la connessione tra il tema della tragedia e la dimensione narrativa del sé.

The essay aims at investigating the evolution of the tragic symbol in Ricœur’s thought between Oedipus and Antigone. The prevalence of the Oedipus Tyrannos, particularly in the first period of the ricœurian reflection, oriented towards a critique of the Freudian interpretation, is balanced by a rediscovery of the Antigone’s “tragic of action” as it is well exposed in the Interlude of Oneself as Another. On the other hand, in the last Ricœur’s work, The Course of Recognition, the figure of Oedipus, as it is narrated in the last Sophoclean tragedy, the Oedipus Coloneus, rises again as a prototype of self-recognition. Thus, the tragic figures of Oedipus and Antigone are experienced by the ricœurian thought in different times and at different levels, reflecting its evolution through the different ages of Ricœur himself, showing the connection between the topic of tragedy and the narrative dimension of the self.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/5

Costruire ponti per ri-narrare identità di uomini e di città

Giovanna Costanzo 

L’identità narrativa è forse il concetto più noto dell’investigazione ricœuriana attraverso cui dar conto delle aporie di una soggettività vissuta e incarnata e di una alterità difficilmente comprensibile. Nella dialettica fra medesimezza e ipseità, fra soggettività e alterità, fra attività e passività, la narrazione offre una opportunità per cucire gli strappi fra sé e sé e fra le tante relazioni che ci costituiscono. Narrare per sedare tensioni e per sciogliere incomprensioni, ‘costruire testi’ per trovare nelle parole ‘scritte’ come nelle parole ‘dette’ suggerimenti e soluzioni poetiche alle tante problematiche che affliggono i popoli. Scrivere storie che è possibile ‘leggere’ come racconti di fatiche ma anche di rinascite. Ecco perché Ricœur tenta un innesto interessante fra narrazione e architettura, fra le identità di un popolo e le fisionomie di città. Riuscire a leggere le città come testi significa ‘vedere’ lo spazio cittadino come metafora di una identità complessa, in cui la diversità compromette e altera lo statuto stesso del soggetto, che spesso necessita di dirsi e di narrarsi per non smarrirsi del tutto.

Narrative identity is perhaps the most well-known concept of Ricœuran investigation. In the dialectic between subjectivity and otherness, between activity and passivity, the narrative offers an opportunity to sew the tears between self and the many relationships that constitute us. Narrating to quell tensions and to resolve misunderstandings, ‘build texts’ to find in the ‘written’ words as in the ‘said’ words poetic suggestions and solutions to the many problems afflicting peoples. Writing stories that you can ‘read’ as stories of fatigue but also rebirth. So Ricœur tries an interesting connection between narration and architecture, between the identities of a people and the features of a city. Being able to read cities as texts means ‘seeing’ the space of the city understood as a metaphor of a complex identity, in which diversity compromises and alters the very status of the subject, which often needs to be said and narrated so as not to get lost completely.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/6

Narrare più saggiamente. Un supplemento prosaico alla poetica dell’identità narrativa di Ricœur

Brian Gregor 

Questo saggio esamina l’analisi di Ricœur sull’identità narrative e pone la domanda pratica su come si dia il raccontare bene le nostre storie – e il raccontare bene noi stessi. Ricœur considera buona una narrazione che libera dalla morsa del narcisismo e sostiene che la letteratura offra modelli per raccontare le nostre storie in modo non narcisistico. Sviluppo questa intuizione sul prosaico attingendo alla teoria di Gary Saul Morson, che mostra come la letteratura possa formare migliori abitudini di auto-narrazione addestrandoci a prestare attenzione ai piccoli dettagli contingenti della vita quotidiana. Illustro questo punto con la lettura di Anna Karenina da parte di Morson, il capolavoro della narrativa prosaica di Tolstoj. Questo supplemento prosaico alla ricognizione di Ricœur sull’identità narrativa può mostrarci come potrebbe apparire narrare noi stessi in modo più saggio.

This essay examines Ricœur’s account of narrative identity and asks the practical question of what it looks like to tell our stories – and narrate our selves – well.  Ricœur sees good self-narration as freeing us from the grip of narcissism, and argues that literature offers models for telling our stories in a non-narcissistic way.  I develop this insight by drawing on Gary Saul Morson’s theory of prosaics, which shows how literature can form better habits of self-narration by training us to attend to the small, contingent details of everyday life.  I illustrate this point with Morson’s reading of Anna Karenina, Tolstoj’s masterpiece of prosaic fiction. This prosaic supplement to Ricœur’s account of narrative identity can show us what it might look like to narrate ourselves more wisely.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/7

Entre dette et pardon ou la force liberatrice du recit

Fernanda Henriques 

Il presente studio, guidato dal tema del perdono, si propone di articolare questo problema con quello del debito, al fine di evidenziare l’importanza della narrazione nel processo di liberazione dei ricordi traumatici e delle “malattie” della memoria – che, pesando sul presente, finiscono per bloccare la vita degli individui e dei popoli.

Being guided by the theme of forgiveness, this paper aims to articulate this problem with that of debt, in order to highlight the importance of storytelling in the process of liberating traumatic memories and memory’s ‘illnesses’ which, weighting on the present, ends up blocking the existence of individuals and peoples.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/8

Identidad personal e identidad narrativa. La aportación de Ricœur a la cuestióm de la identidad

Marcelino Agís Villaverde 

In questo lavoro analizziamo il contributo di Paul Ricœur alla questione dell’identità, tema affrontato da numerosi autori dalle origini della filosofia occidentale ai giorni nostri. L’originalità degli approcci Ricœuriani sta nel presentare l’identità personale come il frutto di un’identità narrativa che costruiamo per trovare il senso della nostra vita. Siamo, come ha affermato Ricœur, una storia in cerca di un narratore. Descriviamo qui l’itinerario seguito dal filosofo francese nell’affrontare questo argomento in diverse sue opere.

We analyze in this work the Paul Ricœur’s contribution to the question of identity, a subject treated by numerous authors from the origins of Western philosophy to the present time. The originality of Ricœurian approaches lies in presenting personal identity as the result of a narrative identity that we construct to find the sense of our life. We are, as Ricœur affirmed, a story in search of a narrator. We describe here the itinerary followed by the French philosopher in dealing with this matter in several of his works.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/9

La psicoanalisi ontologica ovvero «Che cosa vuoi essere da grande?»

Thomas H. Ogden 

L’autore discute le differenze tra quella che chiama psicoanalisi epistemologica (avente a che fare con il conoscere e il comprendere), di cui Freud e Klein sono i maggiori esponenti, e la psicoanalisi ontologica (avente a che fare con l’essere e il divenire), di cui Winnicott e Bion sono i principali fautori. Winnicott sposta il centro della psicoanalisi dal significato simbolico del gioco all’esperienza del giocare; Bion sposta l’attenzione dal significato simbolico dei sogni all’esperienza del sognare in tutte le sue forme. La psicoanalisi epistemologica riguarda principalmente il lavoro per giungere alla comprensione del significato inconscio; al contrario, l’obiettivo della psicoanalisi ontologica è quello di consentire al paziente l’esperienza di scoprire in maniera creativa il significato per se stesso e, in quello stato dell’essere, divenire vitale in modo più compiuto.

The Author discusses the differences between what he calls epistemological psychoanalysis (having to do with knowing and understanding), of which Freud and Klein are the main exponents, and ontological psychoanalysis (having to do with being and becoming), of which Winnicott and Bion are the main proponents. Winnicott shifts the focus of psychoanalysis from the symbolic meaning of play to the experience of playing; Bion shifts the focus from the symbolic meaning of dreams to the experience of dreaming in all its forms. Epistemological psychoanalysis is primarily concerned with working toward an understanding of unconscious meaning; in contrast, the goal of ontological psychoanalysis is to allow the patient the experience of creatively discovering meaning for him or herself and, in that state of being, becoming more fully vital.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/10

A proposito di Thomas H. Ogden e della psicoanalisi ontologica

Giuseppe Martini 

Analisi di alcuni punti centrali del pensiero di Ogden in generale ritenuto di particolare rilievo non solo per gli psicoanalisti, ma anche per i filosofi e, segnatamente, per un confronto tra ermeneutica e psicoanalisi che tenga conto delle recenti e radicali trasformazioni di tale disciplina sia su di un versante teorico che clinico.

Analysis of some central points of Ogden’s thought in generally considered of special relevance not only for psychoanalysts, but also for philosophers and, in particular, for a comparison between hermeneutics and psychoanalysis that takes into account the recent and radical transformations of this discipline both on a theoretical and clinical level.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/11

Ontologia e corpo-mente in psicoanalisi. Una nota sulla psicanalisi ontologica di Thomas H. Ogden

Riccardo Lombardi 

L’autore esplora la correlazione tra una cosiddetta Psicoanalisi ontologica e un vertice psicoanalitico centrato sulla relazione corpo-mente. Thomas H. Ogden ha recentemente riconosciuto una specifica attenzione alla dimensione dell’essere nell’opera di autori come Winnicott e Bion. Questa prospettiva è un’evoluzione più recente rispetto alla classica attenzione ai conflitti legati alla dimensione relazionale: un’evoluzione che risponde alle esigenze elaborative dei pazienti attuali. In questo lavoro l’autore approfondisce concordanze e differenze rispetto alla proposta di Ogden.

The author explores the link between ontological psychoanalysis and a psychoanalytic vertex focused on the Body-Mind relationship. Thomas H. Ogden recently recognized the importance of Winnicott’s and Bion’s intuitions on the importance of Being. This focus is an evolution of the more classical view centered on relational conflicts and is consistent with contemporary patients’ most essential needs. In this paper the author explores points of agreements and differentiations with Ogden’s proposals.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/12

Paul Ricœur: Hermeneia. Racconto dell’esperienza ed esperienza del racconto

Luigi Aversa 

Il saggio mette in luce il rapporto fondamentale tra il filosofo Paul Ricœur e la teoria psicoanalitica, evidenziando come il dato esperienziale sia al centro della ‘psicologia del profondo’ così come della filosofia. L’hermeneia, intesa non solo come interpretazione linguistica ma nella sua funzione esplicativa, ‘svelando’ ri-vela, in un tempo lungo, l’esperienza, che oltre a essere vissuta viene anche raccontata. Questo tempo, il tempo del racconto, dove tutto merita di essere raccontato, è il luogo in cui l’esperienza psicoanalitica e quella filosofica di Paul Ricœur si incontrano.

The essay points out the fundamental relationship between the philosopher Paul Ricœur and the psychoanalytic theory, highlighting how the experiential datum is a central point of the ‘depth psychology’ as well as of philosophy. Hermeneia, it is not only a linguistic interpretation but, with its explanatory function, ‘revealing’, it re-reveals, over a long time, the experience, which in addition to being lived is also told. This time, the narrative time, where everything deserves to be told, is where the psychoanalytic experience and Paul Ricœur philosophical experience meet.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/13

Prima della narrazione e oltre: a partire da tre scritti ‘minori’ di Paul Ricœur

Francesco Barale 

L’impatto col tragico e la riflessione sulla fragilità umana sono, assieme al rinnovato ed esplicito interesse per la psicoanalisi, elementi importanti in quella evoluzione che negli ultimi due decenni volge lo sguardo di Ricœur sempre più decisamente all’ante-predicativo, a ciò che è prima e anche oltre ogni narrazione. Evoluzione che culminerà nella La memoria, la storia, l’oblio e nel tema della traduzione. In questo scritto si richiama l’attenzione sull’aspetto esemplare e sul particolare interesse che in questo tragitto rivestono tre piccoli scritti, ricchi di riferimenti e temi psicoanalitici e psichiatrici, che sono poco noti e che, per le ragioni indicate nel testo, non hanno potuto trovare collocazione nemmeno nell’estensione italiana della raccolta Attorno alla psicoanalisi (edizione ampliata di Autour de la psychanalyse).

Impact with tragic and reflection about human fragility, as well as a fresh and explicit concern for psychoanalysis, are important elements in the evolution that in the last two decades took Ricœur’s look increasingly towards the pre-predicative – that which is before, and beyond, all narrative. An evolution that will culminate in Memory, History, Forgetting and in the theme of translation. This work draws attention to the model character and the major role embodied in this route by three little and lesser-known texts, rich in psychoanalytic and psychiatric themes and references, which – for reasons detailed in the text – could not find a place even in Attorno alla psicoanalisi collection (expanded edition of Autour de la psychanalyse).

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/14

Ebefrenie e schizofrenie: casi clinici e figure letterarie

Filippo Ferro 

Vita e racconto della medesima interagiscono strettamente nel costruire l’identità. In parallelo le storie dei casi della psicopatologia e le narrazioni della letteratura rappresentano immagini speculari nel descrivere la realtà e le visioni del mondo. Così nella cultura tedesca figure cliniche come l’ebefrenia di Kahlbaum ed Hecker, e quindi le schizofrenie di Bleuler e Binswanger, trovano consonanze precise, e illuminazioni inquietanti, se paragonate ai personaggi di Theodor Fontane e poi a quelli eternati da Thomas Mann e Franz Kafka.

Life and story interact closely in building identity. In parallel, the case histories of psychopathology and the narratives of literature represent mirror images in describing reality and worldviews. Thus in German culture clinical figures such as the hebephrenia of Kahlbaum and Hecker, and therefore the schizophrenias of Bleuler and Binswanger, find precise consonances, and disturbing illuminations, if compared to the characters of Theodor Fontane and then to those eternalized by Thomas Mann and Franz Kafka.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/15

Identità narrativa e melanconia

Sophie Galabru 

Il nostro obiettivo è vedere come la melanconia costituisca un disturbo notevole dell’identità narrativa: il paziente può ancora raccontare la propria storia di vita, o anche scriverla, ma non può costruire una narrazione in senso ricœuriano, né può capire se stesso secondo un’identità dinamica. Con l’aiuto della letteratura freudiana e di tre narrazioni malinconiche scelte, saremo in grado di inserire la teoria ricœuriana dell’identità narrativa in una prospettiva problematica.     

Our aim is to see how melancholia is a remarkable disorder of narrative identity: the patient can still tell her or his life story, or even write it, but she or he cannot construct a narrative in the ricœurian sense, nor can she or he understand herself or himself according to a dynamic identity. With the help of Freudian literature and three selected melancholic narratives, we will be able to put the Ricœurian theory of narrative identity into a problematic perspective.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/16

Penser le processus de remembrance à partir de la conception narrative de l’identité chez Paul Ricœur : le rôle des voix tierces et des ressources symboliques dans l’Ecriture ou la vie de Jorge Semprun

Muriel Katz-Gilbert 

Rintracciare il passato traumatico dopo un disastro sociale non è semplice. Ciò presuppone uno specifico processo di raccoglimento che mobiliti una narrazione per definizione polifonica, cioè a più voci. Kaës avanza la nozione di ‘ricordo’ per qualificare il fatto di ricollegare tra loro pezzi, brandelli, frammenti sparsi del tessuto della memoria. Ma quali sono le molle narrative e più ampiamente discorsive di una simile operazione? E quali sono, da un lato, le questioni etiche e morali, e dall’altro, le questioni legate all’identificazione? Cercheremo di identificare l’utilità di una concezione narrativa dell’identità personale per far luce su queste questioni che affronteremo analizzando in dettaglio un estratto de L’Ecriture ou la vie di Jorge Semprun. La storia, infatti, dà un posto singolare a una canzone che, per lo sconvolgimento degli scenari narcisistici in cui è preso l’autore, creerà momentaneamente un effetto di rottura inaspettato nella storia.

Tracing the traumatic past after a social disaster is not straightforward. This supposes a specific recollection process which mobilizes a narrative by definition polyphonic, in other words with several voices. Kaës advances the notion of ‘remembrance’ to qualify the fact of reconnecting between them pieces, shreds, scattered fragments of the memory tissue. But what are the narrative and more broadly discursive springs of such an operation? And what are the ethical and moral issues on the one hand but also at the identification level on the other? We will seek to identify the usefulness of a narrative conception of personal identity to shed light on these questions which we will address by analyzing in detail an extract from L’Ecriture ou la vie from Jorge Semprun. The story indeed gives a singular place to a song which, by the upheaval of the narcissistic contracts in which the author is caught, will momentarily create an unexpected breaking effect in the story.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/17

Medicina narrativa e identità personale

Massimiliano Marinelli 

La medicina narrativa come  una pratica comunicativa che orienta la cura verso la persona e si è segnalato che, per aver a che fare con la persona e non intrattenersi nel sicuro territorio dell’ente malattia,  ci si debba avventurare nella dimensione della prospettiva di chi si ha di fronte, ponendo il mondo abituale del paziente e l’ordine di senso che in lui si costituisce all’interno della relazione di cura. Si ritiene che sotto la cifra dell’identità narrativa,  che mostra la dinamicità dell’identità personale, l’intreccio tra i racconti e la riconfigurazione del sé,  sia possibile indicare delle modalità di relazione intersoggettiva nelle quali  la narrazione  è in grado di orientare la cura verso la persona. Attraverso la narrazione  è possibile manifestare  il senso di quel qualcosa che la persona, che è  stata messa tra parentesi dall’apparato diagnostico, vorrebbe dire al medico e che rimane nascosto rispetto al discorso sull’ente. Rimuovendo questa sorta di epochè, il processo diagnostico e terapeutico incentrato sull’ente è ricompreso nella dialettica tra spiegazione  e comprensione, nel territorio  antropologico della ricerca di una concordanza sul piano di cura.

Narrative Medicine is a communicative practice that directs care towards the person. In order to deal with the person and not entertain oneself in the safe territory of the sick body, it is necessary to place oneself in the dimension and perspective of those in front of you, placing the patient’s usual world and his order of meaning within the care relationship. It is believed that under the figure of the narrative identity it is possible to indicate the modalities of intersubjective relationship, in which the narrative is able to orient the care towards the person; in fact, narrative identity shows the dynamism of personal identity, the intertwining of stories and the reconfiguration of the self. Through the narration it is possible to express the sense of what the person, put aside by the diagnostic apparatus, would like to say to the doctor and which remains hidden from the discourse on the body. By removing this sort of epochè, the diagnostic and therapeutic process centered on the entity is included in the dialectic between explanation and understanding, in the anthropological territory of the search for a concordance on the plan of care.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/18

Identità narrativa e identità traduttiva: due possibili paradigmi per la psicoanalisi?

Giuseppe Martini  Vinicio Busacchi 

Gli autori affrontano la questione della narrazione e dell’identità narrativa a partire dall’opera di Paul Ricœur, per approdare a una illustrazione delle modalità di ricezione e di applicazione della narrazione in ambito psicoanalitico. A questo punto, la riflessione, modificando un po’ la sua rotta, procede verso una valorizzazione del terzo paradigma dell’ermeneutica ricœuriana: la traduzione, di cui vengono colti i possibili punti di forza sia su un piano filosofico, che psicoanalitico. Viene così proposto un confronto tra l’atto dell’interpretare, del narrare e del tradurre in psicoanalisi.

The Authors discuss the question of narration and narrative identity starting from the work of Paul Ricœur and illustrate the reception and the application of narration in the psychoanalytic field. Their reflection proceeds towards an enhancement of the third paradigm of Ricœurian hermeneutics: the translation, of which the Autors discuss the possible strengths in a philosophical and psychoanalytic field. A comparison is thus proposed between the interpretation, narration and translation, always referred to psychoanalysis.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/19

Verità: Gesù e Ponzio Pilato. Presentazione

Alfredo Cinti 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/20

Verità: Gesù e Ponzio Pilato

Paul Ricoeur 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/21

Per ricordare Jean-Luc Nancy

Claudia Dovolich 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/22

Antropologia ed esperienza religiosa

Angela Ales Bello 

Nel testo commento il libro di Massimo De Angelis su Nietzsche e mi fermo su due punti fondamentali: sull’antropologia del pensatore tedesco messa in relazione con l’antropologia filosofico-fenomenologica di Husserl e sulla questione dell’Übermensch. Rispetto alla prima è interessante notare che in entrambi i pensatori è presente il riferimento alla psiche e allo spirito umano. Riguardo alla seconda, l’oltrepassamento dell’umano proposto da Nietzsche è la spia della sua inquietudine religiosa; infatti, non riuscendo a trovare un pieno riempimento in Dio, lo cerca nella dimensione umana rimanendone, in fondo, insoddisfatto. Ciò dimostra che alla domanda che dà il titolo al libro bisogna rispondere affermativamente: proprio le tensioni presenti nella speculazione nietzschiana dimostrano che Dio serve.   

The paper contains my comment of Massimo De Angelis book’s on Nietzsche, in particular regarding two main points: his anthropology in relationship with Husserl’s philosophical-phenomenological anthropology and the question of Übermensch. It is interesting to note that regarding the first one in both thinkers one can find a reflection on psyche and spirit, regarding the second one Nietzsche’s attempt to reach something that is ‘beyond’ the human shows his religious tension. Not being able to arrive at God he tries to divinize the human, but at last he is not satisfied with it. For this reason one must answer affirmatively to the question that one finds in the book’s title: Need we God? 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/23

Nietzsche e la vita eterna nel nostro sé

Massimo De Angelis 

L’affermazione fondamentale di Nietzsche non è ‘Dio è morto’ ma ‘Noi abbiamo ucciso Dio’. L’onnipotenza che abbiamo attribuito alla nostra ragione lo ha ucciso. È quanto abbiamo fatto non solo nell’epoca moderna ma già a partire dal Medioevo. Il corpo a corpo di Nietzsche col cristianesimo è in realtà una critica radicale all’intera civiltà occidentale e al suo razionalismo. Al posto dell’onnipotente soggetto pensante Nietzsche individua nel Sé il  più autentico centro di ricerca della verità. Questo Sé ‘integrale’ è capace anche di liberare Dio dalla gabbia che gli abbiamo imposto. Se Nietzsche demolisce il vecchio Dio egli scopre un nuovo spazio del divino nel profondo dell’uomo. Il Dio che è in noi.

Nietzsche’s essential statement is not “God is dead” but  “We have killed God”. The almightiness we awarded to our reason has killed Him. We acted this way not only in the modern age but in fact since the middle age. Nietzsche’s struggle hand to hand with Christian heritage is nothing else that a radical criticism of both the whole western civilization and her rationalism. At the place of the almighty thinking subject Nietzsche puts the self as the one that can at the best seek the truth. This ‘integral’ self is also able to set God free from the cage we laid on Him. Nietzsche destroys the old God and at the same time he discovers a new divinity’s space in the human depth. The ‘God inside us’.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/24

Esperienza, fede e ragione nel Nietzsche ‘religioso’

Leonardo Messinese 

L’intento di questa riflessione è di mettere in evidenza alcune parole chiave e alcune linee portanti del libro di Massimo de Angelis. In tal modo si perviene a dare giustificazione della tesi interpretativa che guida questo breve saggio, la quale sottolinea come De Angelis, attraverso una personale e appassionata letttura delle opere di Nietzsche e passando in rassegna le diverse fasi della di lui produzione filosofica, giunga ad offrire una presentazione in chiave “religiosa” del pensiero nietzscheano. Nella conclusione si discute la tesi accolta anche da De Angelis, che nel pensiero contemporaneo è prevalente, secondo la quale non sarebbe possibile un trascendimento dell’esperienza sulla base della ‘pura ragione’.

The intent of this reflection is to highlight some key words and some main lines of Massimo de Angelis’ book. In such a way it is possible to justify the interpretative thesis that guides this short essay, which underlines how De Angelis, through a personal and passionate reading of Nietzsche’s works and by reviewing the different phases of his philosophical production, comes to offer a presentation of Nietzsche’s thought in a ‘religious’ key. In the conclusion, I synthetically discuss the thesis accepted also by De Angelis, which is prevalent in contemporary thought, according to which it would not be possible to transcend experience on the basis of ‘pure reason’.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/25

Una rilettura della vicenda nietzscheana

Mario Tronti 

Nel testo Serve ancora Dio? di Massimo De Angeli si attraversa l’opera di Nietzsche mediante l’attraversamento di un’esistenza. Eloquente il sottotitolo: La via di Nietzsche oltre il nichilismo. Tutta intera la parabola di un pensiero viene ricostruita, capitolo per capitolo, anzi movimento per movimento, seguendo l’arco anche drammatico di una vita. Un’impresa non facile. E il discorso è scandito nominando i passaggi attraverso i classici movimenti del linguaggio musicale.

In Massimo De Angelis’ book Is God still useful? we go through the work of Nietzsche going through his own existence. And the subtitle sounds clear: Nietzsche’s way beyond nichilism. The whole path of a thought is reconstructed, chapter by chapter, better movement by movement. De Angelis follows the course, even dramatic of a life. Not an easy job, infact. And the speech is scanned by pointing out the different passages with the movements of musical language.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/26

Maria Zambrano fra permanenza e cambiamento

Angela Ales Bello 

Vari gli argomenti affrontati, iniziando dal tema della vita, segue l’importanza dell’educazione, in particolare il rapporto tra antropologia ed educazione e, all’interno dell’antropologia, irrompe il tema della nascita, che la pensatrice lega strettamente al tempo, allo sviluppo dell’essere umano che ha bisogno di essere orientato, perciò, fondamentale è la funzione dei maestri nel processo educativo e nella formazione umana. Quasi naturalmente si passa alla  connessione fra educazione e politica. Importante il confronto con Edith Stein, che affronta gli stessi temi. Tuttavia, loro approccio è diverso: uno stile “spagnolo” nella Zambrano e uno stile “ebraico tedesco” nella Stein. La riflessione della Stein tende più verso l’introversione, quella della Zambrano è una finestra spalancata, un’estroversione.

Many arguments are examined in this text: the themes of life, of education, of anthropology and the most important one: that one of birth. According to Maria Zambrano the role of the masters is essential in the development of the human being, in order to live in the society and to take a position regarding the political activity. For this reason it is possible to establish a comparison between Maria Zambrano and Edith Stein, notwithstanding their diversity in relationship with the Spanish style of the first one and the German style of the second.  

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/27

L’etica fenomenologica di Edith Stein

Mariéle Wulf 

Il testo, a partire dal volume di Nicoletta Ghigi, L’etica fenomenologica di Edith Stein, esamina il concetto  della responsabilità che include l’analisi della struttura della persona e l’analisi della motivazione. In particolare delinea la formazione della responsabilità e offre uno spunto per stimolare la buona decisione: la grazia di Dio, specialmente visibile nella causalità dell’incontro interiore con Dio. Si sviluppa la nozione di “formazione” (Bildung) e un’etica di formazione.  Importante l’analisi della struttura motivazionale, dell’anima  sviluppata nell’antropologia della Stein che giunge a una ultima dimensione. Il nucleo è lo scaturigine che si trova nella profondità dell’anima. Crescere verso la parte più profonda dell’io è la più grande sfida etica e da ultimo la più feconda.

The text, based on Nicoletta Ghigi's book, Edith Stein's Phenomenological Ethics, examines the concept of responsibility, which includes an analysis of the structure of the person and an analysis of motivation. In particular, it outlines the formation of responsibility and offers a source to stimulate good decision-making: God's grace, especially visible in the causality of the inner encounter with God. It develops the notion of "formation" (Bildung) and an ethics of formation.  Important is the analysis of the motivational structure, of the soul developed in Stein's anthropology, which arrives at a final dimension: The nucleus is the source that lies in the depths of the soul. Growing towards the deepest part of the self is the greatest ethical challenge and finally the most fruitful.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/28

Raccontare un virus selvaggio. Covid-19, New Wild e realismo multispecie

Isabella Pinto 

Al crocevia tra la filosofia dello storytelling, la filosofia della scienza e l'antropologia, la sfida di questo articolo è quella di elaborare nuovi strumenti critici e creativi, utili di fronte all'emergere del virus selvaggio COVID-19, un fenomeno globale che possiamo inscrivere all'interno delle ecologie ferali, che sono collegate all'Antropocene, al Capitalocene, e al Plantationocene, e che mostrano la presenza del nuovo selvaggio, concetto proposto da Anna L. Tsing. Per mappare questo fenomeno, l'articolo analizza gli strumenti dell'antropologia multispecifica, e mettendoli in relazione con alcune pratiche narrative innovative che immaginano altrimenti l'unheimlich di Freud. Collegato anche con il lavoro di Donna Haraway, si delinea il 'Realismo multispecie', una cassetta degli attrezzi necessaria per raccontare gli intrecci tra le storie della catastrofe e le storie del ctuluceno, come dimostrano le storie multispecie dell'alga aliena tossica, Planktothrix Rubescens, recentemente apparsa nel lago di Vico e nel lago di Bolsena (Italia).

At the crossroads between the storytelling philosophy,  philosophy of science and anthropology, the challenge of this article is to elaborate new critic and creative tools, useful in the face of the emergence of the wild virus COVID-19, a global phenomenon that we can inscribe within the feral ecologies, that are connected to the Anthropocene, the Capitalocene, and the Plantationocene, and showing the presence of the new wild, concept proposed by Anna L. Tsing. To map this phenomenon, the article analyzes the tools of multispecies anthropology, and by relating them with some innovative narrative practices that imaging otherwise the Freud’s unheimlich. Connected also with the Donna Haraway’s work, the ‘Multispecies Realism’ is outlined, a toolbox necessary to tell the entanglements between the stories of the catastrophe and the stories of the Chthulucene, such as demonstrates the multispecies stories of the toxic alien alga, Planktothrix Rubescens, recently appeared in Lake Vico and Lake Bolsena (Italy).

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/29

Tempo e follia nell’Enrico IV di Marco Bellocchio

Luisa Bonanni 

Nel film tratto dall'Enrico IV di Pirandello, Marco Bellocchio mostra come il punto centrale di questa commedia non sia tanto la follia, quanto il tempo, quel tempo che la follia stessa permette di attraversare e rivivere senza vincoli. Il Matto che finge di essere Enrico IV, infatti, cerca apparentemente di dare la giusta sequenza alla sua vita immaginaria, ma continua consapevolmente ad andare avanti e indietro nelle proprie vicende, sfruttando il fatto che nell'invenzione - a differenza della realtà - il tempo è reversibile. La componente speculativa presente nell'Enrico IV viene così esplicitata da Bellocchio con la forza del mezzo espressivo che utilizza, un mezzo le cui potenzialità Pirandello ha saputo valutare solo in modo limitato.

In the movie based on Pirandello’s Henry IV, Marco Bellocchio shows how the central point of this play is not so much madness, but rather time, that time which madness itself allows to go through and relive without constraints. The Madman who pretends to be Henry IV, in fact, apparently tries to give the right sequence to his imaginary life, but he consciously continues to go back and forth in his own events, taking advantage of the fact that in invention – unlike in reality – time is reversible. The speculative component present in Henry IV is thus made explicit by Bellocchio with the strength of the expressive medium he uses, a medium whose potentialities Pirandello was able to evaluate only in a limited way.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/30

Rendere eterno l’istante: misticismo e realismo nel Velázquez di María Zambrano e José Ortega Y Gasset

Veronica Tartabini 

Miguel de Unamuno con la sua poetica del Cristo situato a El Prado e Foucault con la sua analisi filosofica delle Meninas, sono due prospettive che hanno cercato di affrontare la raggiunta utopia dell'arte di Diego Rodríguez de Silva e Velázquez, ma non furono le uniche. Parliamo di nessun luogo perché nelle sue pennellate dedicate a temi sia laici che religiosi, possiamo percepire ciò che solo un raffinato esponente della paradossale essenza culturale della Spagna poteva raggiungere: rendere eterno l'attimo riconoscendo il valore mistico della realtà, la sacralità che attendono circostanze quotidiane apparentemente insignificanti. María Zambrano e José Ortega y Gasset, con gli strumenti del pensiero spagnolo, hanno saputo decifrare questo enigma che incarna la spiritualità del realismo spagnolo. Nella Madrid degli Asburgo convergono il dubbio metodico cartesiano e l'imperfezione della realtà umana e barocca di Caravaggio.

Miguel de Unamuno with his poetics of the Christ located in El Prado and Foucault with his philosophical analysis of the Meninas, are two perspectives that tried to address the achieved utopia of the art of Diego Rodríguez de Silva and Velázquez, but they were not the only ones. We speak of no-place because in his brushstrokes dedicated to both secular and religious themes, we can perceive what only a refined exponent of the paradoxical cultural essence of Spain could achieve: to make the moment eternal by recognizing the mystical value of reality, the sacredness that seemingly insignificant everyday circumstances await. María Zambrano and José Ortega y Gasset, with the tools of Spanish thought, were able to decipher this enigma that embodies the spirituality of Spanish realism. In the Madrid of the Habsburgs, the Cartesian methodical doubt and the imperfection of Caravaggio’s human and baroque reality converge.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/31

Kant nella riflessione psichiatrica sulla schizofrenia

Marco Costantini 

Il contributo ripercorre i momenti più significativi di un dibattito che ha visto studiosi di diverse aree disciplinari riflettere sulla schizofrenia, in particolare sul sintomo dell'inserzione del pensiero, con gli strumenti concettuali della filosofia teoretica di Kant. Nel corso di questo report, vengono evidenziati alcuni aspetti problematici delle interpretazioni della Critica della ragion pura promosse nel dibattito in questione. L'ultima parte del contributo presenta alcune considerazioni sul rapporto tra filosofia critica e follia.

This contribution retraces the most significant moments of a debate that has seen researchers from different disciplinary areas reflect on schizophrenia, in particular on the symptom of thought insertion, with the conceptual tools of Kant’s theoretical philosophy. In the course of this report, some problematic aspects of the interpretations of the Critique of Pure Reason promoted in the aforementioned debate are highlighted. The last part of the contribution presents some considerations on the relationship between critical philosophy and madness.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/32

Nostalgia. Suggestioni derridiane

Beatrice Spatola 

Nel panorama culturale attuale l’Italian Theory sembra aver preso il posto della French Teory, la biopolitica sembra aver rimpiazzato la sovranità, la vita avrebbe rimpiazzato la morte. In realtà seguendo Derrida e la sua decostruzione non è così; la sovranità è qualcosa di ineliminabile, di archioriginario e di irriducibilmente nostalgico. È una sovranità nostalgica che nell’unica forma praticabile, quella della democrazia ragionevole, scopre la sua vulnerabilità nell’attesa dell’altro.

In the current cultural landscape, Italian theory seems to have replaced French theory, biopolitics seems to have replaced sovereignty, life is said to have replaced death. In reality, following Derrida and his deconstruction, this is not the case; sovereignty is something ineliminable, arch-original and irreducibly nostalgic. It is a nostalgic sovereignty that in the only viable form, the one of reasonable democracy, discovers its vulnerability in the expectation of the other.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/33

La narrazione necessaria. Il metodo biografico come percorso catartico

Simona Gasparetti 

Il saggio mette in evidenza le tracce narrative nel cammino verso il Sé che ogni singolo uomo e che tutta l’umanità nella sua storia ha seguito. Tracce verbali, ma anche tracce espresse in immagini. Seguire le tracce permette di aprire uno sguardo all’altro del mondo. L’ascolto di una storia è un modo per suscitare stupore e per il reincanto dell’ascoltatore. Il saggio espone poi un caso particolare dell’uso dell’autobiografia nelle Medical Humanities.

The essay highlights the narrative traces in the path to the Self that each individual man and all humanity in its history has followed. Verbal traces, but also traces expressed in images. Following the traces opens up a glimpse into the other side of the world. Listening to a story is a way of arousing amazement and of re-enchantment in the listener. The essay then sets out a particular case of the use of autobiography in the Medical Humanities.

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/34

Presentazione

Francesca Gambetti 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/35

Attorno alla psicoanalisi di Paul Ricœur

Alessandro Grispini 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/36

Giovanna Costanzo, “Giuseppe e i suoi fratelli”. Per un’etica della fratellanza fra utopia e riscatto

Mariafilomena Anzalone 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/37

Marina Galletti, Il mostro bicefalo. Percorsi nell’eterologia di Georges Bataille

Francesco Benedetti 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/38

Jacqueline Risset, Proust in progress: 1971-2015 (a cura di) Marina Galletti e Sara Svolacchia

Daniele Garritano 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/39

Vinicio Busacchi, Angiola Iapoce, Önay Sözer (a cura di), L’inconscio a più voci. Percorsi multidisciplinari, tra psicoanalisi, ermeneutica, fenomenologia

Chiara Lovecchio 

DOI: 10.13134/2531-8624/8-2021/40

Vinicio Busacchi, Giuseppe Martini, L’identità in questione. Saggio di psicoanalisi ed ermeneutica

Angela Monica Recupero 

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Edited by: Francesca Brezzi, Francesca Gambetti, Maria Teresa Pansera