Islands as crossroads. Reimagining mobilities in the Mediterranean

A cura di:  Giovanna Di Matteo
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2025
Pagine: 214
ISBN: 979-12-5977-569-6
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Abstract

Negli ultimi due decenni, gli studi insulari hanno subito una svolta spaziale e legata alla mobilità, portando gli studiosi a concentrarsi sulla tracciatura di reti, mobilità relazionali multiple e interconnesse, assemblaggi insulari e movimenti. In mezzo alle continue trasformazioni sociali, economiche e ambientali, le isole offrono un punto di osservazione privilegiato da cui esaminare l'interazione tra mobilità e immobilità – forze che plasmano la vita quotidiana, passata, presente e futura. Questo volume cerca di esplorare come queste dinamiche si svolgano nei contesti insulari muovendosi prevalentemente entro le coste del Mar Mediterraneo. I contributi, spaziando attraverso diversi periodi storici, prospettive disciplinari e approcci metodologici, mettono collettivamente in discussione gli immaginari statici dell'insularità, rivelando invece reti arcipelagiche di connessione, circolazione e controllo.

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Negli ultimi due decenni, gli studi insulari hanno subito una svolta spaziale e legata alla mobilità, portando gli studiosi a concentrarsi sulla tracciatura di reti, mobilità relazionali multiple e interconnesse, assemblaggi insulari e movimenti. In mezzo alle continue trasformazioni sociali, economiche e ambientali, le isole offrono un punto di osservazione privilegiato da cui esaminare l'interazione tra mobilità e immobilità – forze che plasmano la vita quotidiana, passata, presente e futura. Questo volume cerca di esplorare come queste dinamiche si svolgano nei contesti insulari muovendosi prevalentemente entro le coste del Mar Mediterraneo. I contributi, spaziando attraverso diversi periodi storici, prospettive disciplinari e approcci metodologici, mettono collettivamente in discussione gli immaginari statici dell'insularità, rivelando invece reti arcipelagiche di connessione, circolazione e controllo.

Over the past two decades, island studies have undergone a spatial and mobility turn, leading scholars to focus on the tracing of networks, multiple and interconnected relational mobilities, island assemblages, and movements. Amid ongoing social, economic, and environmental transformations, islands offer a vantage point from which to examine the interplay between mobility and immobility – forces that shape everyday life, past, present, and future. This volume seeks to explore how these dynamics unfold across island contexts moving predominantly within the coasts of the Mediterranean Sea. The contributions, moving across different historical periods, disciplinary perspectives, and methodological approaches, collectively question the static imaginaries of insularity, revealing instead archipelagic networks of connection, circulation, and control.

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Over the past two decades, island studies have undergone a spatial and mobility turn, leading scholars to focus on the tracing of networks, multiple and interconnected relational mobilities, island assemblages, and movements. Amid ongoing social, economic, and environmental transformations, islands offer a vantage point from which to examine the interplay between mobility and immobility – forces that shape everyday life, past, present, and future. This volume seeks to explore how these dynamics unfold across island contexts moving predominantly within the coasts of the Mediterranean Sea. The contributions, moving across different historical periods, disciplinary perspectives, and methodological approaches, collectively question the static imaginaries of insularity, revealing instead archipelagic networks of connection, circulation, and control.

Contributi

Introduction: islands and (im)mobilites

Giovanna Di Matteo 

Liquid islands: Mobility and Territoriality in the Mediterranean. The socio-Ecological system of the Fishermen of the island of Ponza (XIX-XX centuries)

Arturo Gallia 

The history of fishing in the Mediterranean between the 18th and 20th centuries reveals the trajectory of complex socio-ecological systems of considerable interest. Through the case study of the community of Ponza, the image of islands as static ecosystems is deconstructed to show how Ponza fishermen developed an economic model based on mobility and the creation of outposts, which evolved into the creation of an ‘archipelago’ of permanent settlements throughout the Tyrrhenian Sea. The analysis aims to reconstruct this system: from its foundation in the Bourbon era, to its 19th-century heyday supported by dense social networks, to its gradual decline in the 20th century, triggered by the convergence of technological innovation, environmental pressure on fish stocks and the emergence of tourism. The legacy of this centuries-old maritime vocation remains deeply imprinted on the landscape, social structure and cultural identity of the island, testifying to the ability of coastal communities to build territories and project their influence far beyond their physical boundaries.

La storia della pesca nel Mediterraneo tra il XVIII e il XX secolo rivela la traiettoria di complessi sistemi socio-ecologici di notevole interesse. Attraverso il caso studio della comunità di Ponza, l’immagine delle isole come ecosistemi statici viene decostruita per mostrare come i pescatori di Ponza abbiano sviluppato un modello economico basato sulla mobilità e sulla creazione di avamposti, che si è evoluto nella creazione di un ‘arcipelago’ di insediamenti permanenti in tutto il Mar Tirreno. L’analisi mira a ricostruire questo sistema: dalla sua fondazione nell’era borbonica, al suo apice nel XIX secolo sostenuto da fitte reti sociali, fino al suo graduale declino nel XX secolo, innescato dalla convergenza di innovazione tecnologica, pressione ambientale sugli stock ittici e l’emergere del turismo. L’eredità di questa vocazione marittima secolare rimane profondamente impressa nel paesaggio, nella struttura sociale e nell’identità culturale dell’isola, a testimonianza della capacità delle comunità costiere di costruire territori e proiettare la loro influenza ben oltre i propri confini fisici.

Italian small islands’ timespace: routines, rhythm and everyday geographies. A spiral temporality

Stefano Malatesta 

Over the last decade, Italian small islands have been the subject of constant political attentions. This body of policies, ranging from European-level measures to national strategies and plans, has shaped a ‘developmental’ vision for the future of small islands. This vision is based on infrastructure development, connectivity, tourism growth and circular economies. However, much less attention has been paid to the rhythm of social life in these places. Drawing on field notes, particularly in the Aeolian archipelago, this essay shows how the categories of temporality, inspired by Lefebvre’s studies, can inform a more comprehensive political vision for the future of small Italian islands.

Nell’ultimo decennio le piccole isole italiane sono state oggetto di costante attenzione politica. Questo corpus politico, dalla scala europea fino alle strategie e ai piani nazionali, ha contribuito all’affermazione di un’idea sviluppista del futuro delle piccole isole. O meglio, di un futuro fondato su sviluppo infrastrutturale, connettività, crescita del turismo ed economia circolare. Molta meno attenzione è stata prestata al ritmo della vita sociale in questi luoghi. Partendo da alcune note di campo (soprattutto nell’arcipelago delle Eolie), il contributo mostra come le categorie fondamentali della temporalità, in una prospettiva ispirata agli studi di Lefebvre, possano contribuire a costruire una visione politica più completa sul futuro delle piccole isole italiane.

Islands on the move: exploring climate-related (im)mobilities in the Mediterranean region and small islands

Beatrice Ruggieri 

The global climate crisis is reshaping human mobility patterns, leading to a diverse array of responses, from migration to displacement and adaptation in place through planned relocations. However, while research on climate (im)mobility has broadened beyond linear narratives, it remains geographically narrow. So far, for instance, the Mediterranean has received limited attention. Mediterranean small islands, in particular, with their distinct ecosystems, economies, and cultural heritage, face mounting climate risks that demand urgent focus, especially regarding the exploration of how environmental change intersects with human (im)mobility. I address this topic by first reviewing current adaptation strategies in small islands and SIDS – with an emphasis on human (im)mobility and policy advances – and then assessing the lessons learned for Mediterranean small islands to identify research gaps, policy limits, and future directions.

La crisi climatica globale ridisegna la mobilità umana, generando una molteplicità di risposte: dalla migrazione allo spostamento forzato, fino all’adattamento in loco tramite reinsediamenti pianificati. Pur avendo ampliato i suoi orizzonti di conoscenza, la ricerca sulla mobilità climatica resta geograficamente confinata. Nonostante sia uno hotspot climatico, ad esempio, il Mediterraneo ha ricevuto finora scarso risalto. In particolare, le piccole isole del Mediterraneo, contraddistinte da ecosistemi, economie e patrimoni culturali singolari, sono esposte a rischi climatici sempre più pressanti che richiedono un’attenzione urgente, soprattutto per indagare le dinamiche di interazione tra i cambiamenti ambientali e (im)mobilità umana. In questo capitolo affronto questo tema: prima di tutto analizzando le strategie di adattamento in atto nelle piccole isole e nei SIDS – con un focus sulla mobilità umana e sul progresso politico-normativo – e in seguito valutando le lezioni emerse per le piccole isole mediterranee, al fine di identificare gap di ricerca, limiti politici e direzioni future.

Scoasse Islands. The ordinary case of the “waste islands”

Luca Bonardi 

The article focuses on the theme of the recurring and composite geographical relationship between islands and ‘waste’. An endless geographic literature is centred on these two words and their conceptual derivations; on the other hand, the relationships triggered by their encounter appear, outside the theme of complex waste management in the island context, as little explored terrain. Here we will consider both islands in the strict sense – the destination of organic and inorganic waste from production and consumption systems, but also as spaces dedicated to total institutions – and in metaphorical meaning (floating waste islands, heat islands, ecological islands). Through a series of examples relating to micro-islands, I propose an initial taxonomy of the recurring situations that sees entire islands or considerable portions of them, frequently created or enlarged on purpose, destined to ‘host’ waste, sometimes with singular, physical and historical overlaps or juxtapositions.

Il contributo indaga il tema della ricorrente e composita relazione geografica tra isole e ‘rifiuti’. Presi singolarmente, i due termini e loro derivazioni concettuali sono al centro di una sterminata letteratura geografica; per contro, le relazioni che si innescano dal loro incontro appaiono, fuori dal tema della complessa gestione dei rifiuti in ambito insulare, come un terreno poco esplorato. In questa sede si considereranno sia le isole in senso stretto – destinazione degli scarti organici e inorganici dei sistemi di produzione e consumo, ma anche nella loro funzione di spazi dedicati alle istituzioni totali – sia gli utilizzi metaforici del termine (le isole di rifiuti galleggianti, le isole di calore, le isole ecologiche). Attraverso una serie di esempi relativi agli spazi microinsulari viene proposta una prima lettura e classificazione della ricorrente realtà che vede intere isole o considerevoli porzioni di esse, di frequente create o ampliate appositamente, destinate a ‘ospitare’ i rifiuti, talora con singolari sovrapposizioni o giustapposizioni fisiche e storiche.

«Geographical objects, symbolic subjects». islands and ships as spaces of (im)mobility

Giovanna Di Matteo 

Islands have historically served as spaces of exclusion for marginalized groups. Today, they also function as migrant detention zones, becoming critical border spaces. In the Mediterranean, islands such as Lampedusa play a central role in the EU’s migration management. The Covid-19 pandemic outbreak accelerated and transformed some of the processes involving migration policies. In April 2020, Italy began using cruise ships and ferries as ‘quarantine ships’ for migrants. Scholars interpret these ships as tools of border externalization and bio-political control, yet often overlook the spatial symbolism of the ships themselves and their overlap with the island spaces. Both islands and ships share defined, isolating boundaries and can serve as places of confinement, movement, or escape. This paper explores the material and metaphorical parallels between islands and ships as devices of migration control. Drawing on past and current research, media, institutional reports, and humanitarian accounts, it examines how these spaces function within broader systems of exclusion and border governance.

Le isole sono state storicamente spazi di esclusione per i gruppi emarginati. Oggi funzionano anche come zone di detenzione dei migranti, diventando spazi critici di confine. Nel Mediterraneo, isole come Lampedusa svolgono un ruolo centrale nella gestione della migrazione da parte dell’UE. L’epidemia di Covid-19 ha accelerato e trasformato alcuni dei processi che coinvolgono le politiche migratorie, tanto che nell’aprile 2020, l’Italia ha iniziato a utilizzare le navi da crociera e i traghetti come navi da quarantena per i migranti. Diverse ricerche hanno interpretato l’uso di queste navi come strumenti di esternalizzazione dei confini e di controllo biopolitico, trascurando il simbolismo spaziale delle navi stesse e la loro sovrapposizione con gli spazi insulari. Sia le isole che le navi condividono la natura di spazi ‘naturalmente’ definiti e confinabili e possono servire come luoghi di confinamento, passaggio o fuga. Questo lavoro esplora i parallelismi materiali e metaforici tra isole e navi come strumenti di controllo della migrazione. Attingendo a ricerche passate e attuali, ai media, ai rapporti istituzionali e ai resoconti umanitari, esamina come questi spazi funzionino all’interno di sistemi più ampi di esclusione e di governance dei confini.

Polyphonic Lesvos. inside and beyond the prison-island

Alice Dalmasso  Arianna Tozzi Paviotti  Davide Marchesi  Luca Daminelli 

Back in 2015, Lesvos (Greece) started making headlines. First, for the disproportionate number of landings of refugees; later, for the inhumane conditions in the Moria camp, until it burned down in September 2020. Over the last ten years, thousands of international volunteers and researchers arrived on the island, partially transforming its social and economic landscape and binding Lesvos’ image with the European «reception crisis». But Lesvos is not just that. Along its history, different flows of people, driven by diverse narratives, crossed and inhabited it. In this article, we present different perceptions of the island, exploring what kind of encounters arise – or do not – from these premises.

Nel 2015, Lesbo (Grecia) ha iniziato a fare notizia. Inizialmente, per lo sproporzionato numero di sbarchi di rifugiati; poi, per le condizioni disumane nel campo di Moria, fino all’incendio che lo ha distrutto nel settembre 2020. Negli ultimi dieci anni, migliaia di volontari e ricercatori internazionali sono arrivati sull’isola, trasformando in parte il panorama sociale ed economico e legando la sua immagine alla «crisi dell’accoglienza» europea. Ma Lesbo non è solo questo. Nel corso della sua storia, diversi flussi di persone, spinti da immaginari differenti, l’hanno attraversata e abitata. In questo articolo, presentiamo diverse percezioni dell’isola, esplorando quali incontri sono possibili – o meno – a partire da queste premesse.

Small islands at the centre of the sovereign projects: carceral historical geographies of Asinara and Capraia

Marco Nocente 

This article examines the geohistory and political role of the islands of Capraia and Asinara. By exploring their functions in deportation, punishment, and exclusion, the study demonstrates how these islands were reterritorialized to serve state agendas. Through the lens of carceral geography, the islands are analysed as laboratories of experimentation and exception. Finally, these territories are situated within various carceral archipelagos, reflecting how systems of imprisonment evolved over different historical periods, intertwined with colonialism, war, nation-state building, and political agendas.

Questo articolo analizza la geostoria e il ruolo delle isole di Capraia e dell’Asinara. Esplorando le loro funzioni di deportazione, punizione ed esclusione, lo studio dimostra come queste isole siano state riterritorializzate a servizio dei progetti dello Stato. Attraverso la lente della geografia carceraria, le isole vengono analizzate come laboratori di sperimentazione ed eccezione. Infine, questi territori sono situati all’interno degli svariati arcipelaghi carcerari, che riflettono come i sistemi di detenzione si siano evoluti in diversi periodi storici, intrecciandosi con il colonialismo, la guerra, la costruzione dello Stato nazione e le agende politiche.

Being among and between: Ecologies in Motion in the Kerkena Archipelago

Francesca Goletti 

The article explores the Kerkennah archipelago, off the coast of Tunisia, as a critical space from which to rethink the relationships between ecology, borders, and migration in the Mediterranean. Through an ethnographic and situated approach, the text interrogates the fractures produced by the externalization of European border policies and the predatory economies that shape life on the islands. The relationship between date palms and the island’s inhabitants becomes a starting point for reflecting on responsibility, transformation, and interconnection. The islands, as nodes in a global archipelago, emerge as a collective subject, oscillating between geographic marginality and political centrality.

L’articolo esplora l’arcipelago di Kerkennah, al largo della costa tunisina, come uno spazio critico da cui ripensare le relazioni tra ecologia, frontiere e migrazioni nel Mediterraneo. Attraverso un approccio etnografico e situato, il testo indaga le fratture prodotte dall’esternalizzazione delle politiche di frontiera europee e dalle economie predatorie che modellano la vita sulle isole. Il rapporto tra le palme da dattero e gli abitanti dell’arcipelago diventa un punto di partenza per riflettere su responsabilità, trasformazione e interconnessione. Le isole, come nodi di un arcipelago globale, emergono come un soggetto collettivo, in bilico tra marginalità geografica e centralità politica.

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