La finanza della cultura – La spesa, il finanziamento e la tassazione

La finanza della cultura - La spesa, il finanziamento e la tassazione
Autore:  Gaetana Trupiano
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: luglio 2015
Pagine: 190
ISBN: 978-88-97524-37-3
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Abstract

Il volume affronta il tema rilevante della finanza della cultura: finanziamento, spesa ed agevolazioni tributarie, in un contesto teorico, oltre che nell’esame della realtà italiane e europea.
Vengono, pertanto, analizzate le fonti di finanziamento delle attività culturali sia da parte del settore pubblico che del settore privato con un’attenzione specifica al no profit. Alcuni dati riguardano l’evoluzione in Italia.
Sempre per l’Italia importa esaminare i flussi finanziari pubblici nel settore della cultura a livello regionale. Nonostante un interesse proclamato, si rileva che in presenza di un patrimonio artistico rilevante, la spesa per la attività culturali, in percentuale del PIL, è tra le più basse dei Paesi europei.
Significativo il lavoro nel quale, sulla base di una indagine sulle elargizioni volontarie alla cultura in Italia e sull’analisi degli incentivi tributari per i contribuenti Irpef, si giunge alla conclusione dell’inconsistenza quantitativa delle donazioni. Importanti le riflessioni sul significato del dono.
Il tema delle sponsorizzazioni culturali viene esaminato da un punto di vista giuridico. Interessante l’analisi di due casi noti quali le sponsorizzazioni aziendali del Colosseo e degli scavi archeologici di Ercolano. Il partenariato tra imprese e pubbliche amministrazioni, nonostante alcune carenze, costituisce uno strumento idoneo alla valorizzazione culturale.
Il settore del contemporaneo rappresenta un campo di interesse specifico che richiede una promozione particolare. Il Piano per l’arte contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo vuole incentivare la conoscenza di questo ambito artistico, le esposizioni mirate e le acquisizioni. Le risorse del Piano sono state utilizzate in prevalenza per la realizzazione del Museo MAXXI di Roma.
Il finanziamento delle attività culturali viene visto nei legami tra sfera giuridico-politica, economica e culturale. Per la loro frequente impossibilità a stare sul mercato, tenuto conto delle loro caratteristiche strutturali, le attività culturali hanno bisogno di finanziamenti esterni, pubblici e privati.
L’ultima parte del volume si occupa di temi di natura europea. Si tratta dell’esame della politica culturale dell’Unione europea attraverso i Fondi strutturali e i programmi specifici quali Europa creativa che ha rivisto gli strumenti precedenti.
Viene esaminato anche l’utilizzo dei fondi europei per la cultura in Italia per i programmi a gestione indiretta in alcune Regioni significative: Lazio, Sicilia e Toscana. Nelle prime due Regioni si rilevano lacune in termini di efficienza. Per i finanziamenti a gestione diretta la situazione è certamente migliore.
Attente e approfondite sono le analisi sulla finanza della cultura in Gran Bretagna e Francia, Paesi che presentano caratteristiche specifiche ed originali.

Contributi

Introduzione alla finanza della cultura

Gaetana Trupiano 

Il lavoro si occupa dei temi relativi alla finanza della cultura: finanziamento, spesa e agevolazioni tributarie.Nell’analisi del rapporto pubblico/privato nel finanziamento delle attività culturali si discute di integrazione tra le diverse fonti finanziarie per le produzioni miste, tenuto conto delle difficoltà della finanza pubblica, dell’ampiezza del patrimonio culturale italiano e di una modifica delle convinzioni correnti.Vengono esaminate  le fonti di finanziamento pubblico diretto (contributi) e quelle indirette (agevolazioni tributarie). Il settore privato si distingue in privato commerciale e no profit culturale. Il finanziamento privato comprende le donazioni, le sponsorizzazioni aziendali, la vendita di beni e servizi. Utile la presentazione di dati sul finanziamento della cultura in Italia. Sono illustrati i recenti provvedimenti relativi alla culturaLa cultura è, comunque, un bene essenziale per lo sviluppo economico e sociale e un diritto per l’individuo.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/1

I flussi finanziari pubblici nel settore della cultura e dei servizi ricreativi a livello regionale

Mariella Volpe

L’intervento sintetizza i risultati dell’Edizione 2013 delle Monografie regionali CPT di finanza pubblica ( L’Italia secondo i Conti Pubblici Territoriali - I flussi finanziari pubblici nel settore Cultura e Servizi Ricreativi), costituita da 19 volumi.

La ricerca  evidenzia come la cultura sia tradizionalmente un asse strategico nelle dichiarazioni degli amministratori e dei politici, centrali e locali, e, al tempo stesso, il primo oggetto di taglio di risorse in tutte le fasi di restrizione della finanza pubblica. Se si assumono i dati relativi alla spesa pubblica nel settore e le sue articolazioni come indicatori delle scelte effettivamente rivelate, lo strabismo tra intenzioni programmatiche e risultati effettivi appare in tutta la sua rilevanza. In Italia, a fronte dello straordinario patrimonio artistico e della ricchissima eredità culturale disponibile, l’incidenza percentuale sul PIL della spesa per attività culturali e ricreative è la più bassa dei 27 paesi che compongono l’Unione Europea; anche la quota di spesa delle famiglie italiane destinata a ricreazione e cultura, pari al 7,3 per cento nel 2011, è inferiore alla media europea. L’Italia risulta inoltre il paese che, in termini relativi, ha ridotto in misura maggiore la spesa in questo comparto, scendendo su posizioni molto inferiori ad altri paesi caratterizzati anch’essi da squilibri di finanza pubblica. Peraltro, le politiche di contrazione della spesa pubblica hanno pesato nella cultura più che in altri comparti: pochi altri settori vedono, infatti, nel corso degli anni duemila, una riduzione del proprio peso relativo sul totale della spesa del Settore Pubblico Allargato paragonabile a quello della cultura.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/2

Il dono della cultura

Elina De Simone
Amedeo Di Maio

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di indagare la consistenza delle elargizioni volontarie alla cultura in Italia, mediante un’analisi descrittiva dei principali incentivi tributari per i contribuenti Irpef in Italia nel periodo 2001-2012. Successivamente, si tenterà di spiegare l’inconsistenza quantitativa delle donazioni da persone fisiche sulla base di una letteratura multidisciplinare sul significato di dono e processo di scambio. Le riflessioni finali metteranno in evidenza come il sostegno da parte dei privati sia strettamente legato al ruolo dello Stato in quel settore, dal momento che la donazione sembra aver il ruolo di supplire ad un’offerta di beni e servizi pubblici che appare inadeguata. In tal senso, la preferenza che i donatori mostrano nei confronti di altri settori di intervento quali salute e povertà  rivela la necessità di promuovere la cultura come bene comune e relazionale al fine di stimolare l’elemento di reciprocità che è alla base della donazione.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/3

Le sponsorizzazioni culturali come forma di partenariato pubblico/privato

Manuela Veronelli

L’articolo esamina il tema delle sponsorizzazioni culturali, delineando, innanzi tutto, il quadro giuridico che caratterizza questo istituto, e le sue differenze con il tema delle erogazioni liberali; in secondo luogo, esso descrive le differenti procedure previste nel Codice Appalti per l’affidamento alle imprese di detti contratti da parte delle pubbliche amministrazioni. A tal fine, l’Autore analizza due casi particolarmente noti in Italia: la sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo da parte della multinazionale Tod’s Spa e quelli per gli scavi archeologici di Ercolano da parte della British Institute. L’obiettivo della disamina è quello di evidenziare che, nonostante l’utilizzo del contratto di sponsorizzazione presenti alcuni inconvenienti (in termini di normative di riferimento e assenza di agevolazioni e incentivi fiscali), esso costituisce uno strumento idoneo a realizzare, modelli di partenariato tra imprese e pubbliche amministrazioni più complesse, finalizzate ad una maggiore tutela e valorizzazione dei beni culturali del nostro Paese.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/4

Le risorse per il settore del contemporaneo, verso le politiche di rete

Maria Grazia Bellisario

Negli ultimi anni il settore del contemporaneo ha sofferto di una politica pubblica incostante che non ha favorito una crescita coordinata dell’offerta culturale sia in termini organizzativi, sia di dotazione di finanziamenti pubblici. Le potenzialità nell’impatto comunicativo delle espressioni artistiche contemporanee hanno reso evidente al settore pubblico l’esigenza di fare del contemporaneo un ambito di promozione specifica, pur marcando le necessarie distanze con le dinamiche del mercato dell’arte e con i rischi di favorire discrezionalmente gli autori. Per il MiBACT, il Servizio architettura e arte contemporanee, ha seguito e promosso numerose attività che hanno consentito al settore di gettare le basi per le politiche che oggi vedono una specifica Direzione Generale dedicata al settore a fronte della fase riorganizzativa avviata a fine 2014. Il Piano per l’arte contemporanea resta il principale strumento finanziario per l’acquisizione di opere d’arte al patrimonio pubblico nonostante la progressiva diminuzione nel tempo di tali risorse. La ricerca “ I Luoghi del Contemporaneo” curata dal MiBACT nel 2012 è risultato uno strumento importante per valutare la consistenza e l’offerta di strutture museali e luoghi dedicati al settore e, di fatto, costituisce l’ossatura di riferimento della costituenda Rete del Contemporaneo,promossa con il contributo delle Regioni e delle principali istituzioni di settore, tra cui l’AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea). La Rete vuole costituire terreno comune per le politiche culturali di settore e una piattaforma di condivisione e di scambio di programmi e ricerche. Dal quadro delineato emerge che anche per il settore del contemporaneo occorre rafforzare processi di sviluppo integrato per assicurare quella relazione equilibrata tra bisogni sociali, attività economiche e conservazione delle componenti fisiche, culturali e naturali del territorio e fare della qualità una concreta opportunità per lo sviluppo economico.  Il rilancio dell’attenzione alla cultura contemporanea e al turismo sostenibile deve essere sostenuto da un costante processo di collaborazione tra le istituzioni territoriali e centrali e da un’efficace partecipazione della comunità sociale.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/5

Il finanziamento delle attività culturali in un sistema sociale ‘tripartito’

Pier Luigi Belvisi

Gran parte delle attività culturali non è dotata di autonomia finanziaria, con i ricavi da vendita del servizio che coprono solo una quota, spesso modesta, dei costi di produzione. Ciò rende necessario un apporto finanziario esterno strutturale e permanente nella forma di sussidi pubblici, donazioni, ecc. La teoria economia individua una serie di motivazioni per il finanziamento del settore culturale, e analizza i vari strumenti e sistemi istituzionali utilizzati per attuarlo. Una questione rilevante è quella dell’allocazione dei fondi tra attività e istituzioni culturali diverse, e l’espressione delle preferenze riguardo a tale allocazione.Lo schema del sistema sociale tripartito, più volte ripreso nei suoi scritti da T. Padoa-Schioppa, può fornire utili indicazioni sia riguardo alle motivazioni del finanziamento delle attività culturali che alle forme che esso può assumere. Tale approccio individua nel sistema sociale tre sfere di attività tra loro autonome e interdipendenti (giuridico-politica, economica e culturale). In base a questa analisi,  la sfera culturale fornisce agli altri due settori input rilevanti, che rendono necessario, e non opzionale, il suo finanziamento. Riguardo alle forme di finanziamento, emerge l’opportunità che il settore culturale sviluppi al suo interno la capacità di orientare l’allocazione di fondi e risorse tra le sue diverse attività e istituzioni. Ciò anche a favore delle nuove iniziative culturali e degli artisti emergenti.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/6

Recenti sviluppi della politica culturale dell’Unione Europea

Gaetana Trupiano

L’Unione europea, UE, interviene a favore della cultura attraverso alcuni programmi, tenuto conto che la cultura svolge anche effetti economici a favore dello sviluppo e dell’occupazione, incentivando le industrie culturali. In Europa il settore culturale rappresenta più del 4,5% del PIL, il 4% circa dell’occupazione con 8,5 milioni di occupati. Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale europeo sono l’obiettivo del finanziamenti dell’UE attraverso diverse tipologie quali i Fondi strutturali per gli interventi a favore della cultura e il programma Europa creativa che ha rivisto i precedenti Programmi Cultura, Media, specifico per l’audiovisivo, e le linee di bilancio per il finanziamento dei progetti pilota. Il lavoro ripercorre l’opera dei Fondi strutturali e le modifiche intervenute a partire dalla programmazione 2000-2006; esamina anche i Programmi cultura dal 2000-2006 e il Programma Media. Si sofferma, quindi, sul programma Europa creativa che presenta una dotazione finanziaria superiore a quella dei programmi culturali precedenti, garantendo una maggiore attenzione al settore culturale.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/7

L’utilizzo dei fondi europei per la cultura in Italia

Valerio Lo Mauro

Il presente studio si concentra sui finanziamenti comunitari a gestione indiretta, cioè i fondi strutturali, e diretta, in particolare il programma Cultura, nella programmazione appena conclusa, quella 2007-2013, con un occhio di riguardo all’esperienza maturata nel nostro paese. Per quel che riguarda la programmazione a gestione indiretta sono stati analizzati tre casi specifici (Regione Lazio, Regione Sicilia e Regione Toscana), delineandone gli elementi critici e problematici (Lazio e Sicilia), ma anche le best practices (Toscana) che possono essere prese in considerazione per poter implementare una strategia culturale più efficace ed efficiente nella programmazione vigente, quella 2014-2020. Per quel che riguarda, invece, i finanziamenti comunitari a gestione diretta (il programma Cultura 2007-2013), l’attenzione maggiore è stata posta su un caso specifico di grande interesse: quello che ha visto come capofila il Comune di Tarquinia.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/8

La finanza della cultura in Gran Bretagna

Daniela Macrì 

L’analisi del contesto britannico, incentrato su uno stretto rapporto tra le istituzioni artistico culturali e le strategie di finanziamento, è di particolare interesse per il confronto con le politiche culturali italiane ed europee in genere, impostate su significative erogazioni di sussidio pubblico. Quel che distingue il Regno Unito dalle altre realtà europee è uno storico approccio paritario tra il finanziamento pubblico e quello privato alle arti e alla cultura. Il sistema anglosassone di finanziamento alla cultura può essere considerato come l’applicazione per eccellenza del principio dell’arm’s lenght. Nello specifico, è presente in Gran Bretagna una rete intermedia di istituzioni pubbliche non governative (non departmental public bodies, NDPDs) incaricate di gestire e assegnare quasi il 95%  dei fondi ministeriali, trasferiti alle 44 agenzie intermedie, che, in modo autonomo, distribuiscono le sovvenzioni alle istituzioni culturali. Le istituzioni culturali inglesi, registrate come charities, ovvero enti non profit, godono di un’estrema autonomia decisionale. La natura ibrida delle numerose fonti di ricavo per le organizzazioni culturali britanniche, crea un quadro caratterizzato da una grande dinamicità economico-finanziaria e da un’alta capacità di differenziare  la provenienza dei fondi per la cultura. In questo senso, preponderante è il ruolo giocato da Arts&Business, una  piattaforma comunicazionale che negli anni ha promosso l’instaurarsi di proficui modelli di partnership tra pubblico e privato. Sono tre i canali di finanziamento privato: Business investiment, Trust and Foundations, e Individual Giving. Il sistema di finanziamento alla cultura in Gran Bretagna ha individuato con successo una valida alternativa al finanziamento quasi esclusivamente pubblico praticato nel resto di Europa.

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/9

La finanza della cultura in Francia

Niccolò Ramondelli 

DOI: 10.13134/978-88-97524-37-3/10

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