Abstract

Il volume indaga il testamento quale figura paradigmatica della capacità del diritto romano di tradurre la volontà individuale in precetto normativo, configurandolo come autentica lex privata idonea a produrre effetti non soltanto patrimoniali, ma anche simbolici, sociali e relazionali. L’atto di ultima volontà emerge così come spazio privilegiato di tensione tra autonomia del soggetto e controllo dell’ordinamento, tra libertà dispositiva e vincoli etici, familiari e comunitari, in una dialettica che attraversa l’intera tradizione giuridica occidentale. Movendo dall’esperienza romana classica, i contributi raccolti esplorano le condizioni di validità e di efficacia della voluntas testatoris, le sue forme di manifestazione e di interpretazione, il rapporto tra voluntas e scriptum, nonché le figure della diseredazione, della destinazione patrimoniale, della capacità di testare e della tutela processuale della volontà del de cuius. Il testamento è così restituito nella sua natura di dispositivo normativo complesso, nel quale si intrecciano tecnica giuridica, prassi sociale e costruzione simbolica della memoria e dell’identità del singolo. L’opera adotta consapevolmente la problematicità come metodo, rinunciando a una sistemazione dogmatica esaustiva in favore di un percorso di ricerca che valorizza il confronto tra fonti giuridiche, letterarie ed epigrafiche, e che apre il dialogo con le categorie del diritto contemporaneo. In tal modo, il volume si propone di rinnovare la riflessione sulla volontà negoziale mortis causa come categoria strutturale del pensiero giuridico, mostrando come il diritto romano continui a offrire strumenti concettuali decisivi per comprendere la funzione normativa della volontà e i suoi limiti.

This volume investigates the testament as a paradigmatic expression of Roman law’s capacity to transform individual will into normative command, conceiving it as a genuine lex privata capable of producing not only patrimonial but also symbolic, social, and relational effects. The last will thus emerges as a privileged site of tension between personal autonomy and collective control, between dispositive freedom and ethical, familial, and civic constraints, within a dialectic that runs through the entire Western legal tradition. Starting from the classical Roman experience, the contributions examine the conditions of validity and effectiveness of the voluntas testatoris, its modes of expression and interpretation, the relationship between voluntas and scriptum, as well as issues such as disinheritance, patrimonial allocation, testamentary capacity, and the procedural protection of the deceased’s will. The testament is thereby restored to its character as a complex normative device, in which legal technique, social practice, and the symbolic construction of memory and identity intersect. Rejecting an exhaustive systematic account, the volume consciously adopts problematization as its method, favoring a research trajectory grounded in close engagement with legal, literary, and epigraphic sources and open to dialogue with contemporary legal categories. In doing so, it renews the reflection on mortis causa volition as a structural category of legal thought and highlights the enduring contribution of Roman law to understanding how individual will becomes rule.