Diritto internazionale e valori umanitari

A cura di:  Antonietta Di Blase, Giulio Bartolini, Mirko Sossai
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: aprile 2019
Pagine: 310
ISBN: 978-88-32136-25-8
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Abstract

Il volume raccoglie contributi relativi alla tutela dei diritti umani e dei valori fondamentali nel Diritto internazionale e dell’Unione europea, esaminati partendo da diverse prospettive e in contesti diversi: regolamentazione dei rapporti privati transnazionali, immigrazione e inclusione sociale, repressione dei crimini internazionali, tutela dei diritti fondamentali nei conflitti armati. Essi traggono spunto dalle tematiche oggetto della produzione scientifica di Paolo Benvenuti, Professore emerito dell’Università di Roma Tre, e della sua attività finalizzata alla sensibilizzazione e diffusione della conoscenza del diritto internazionale e umanitario, anche in ambito extra-accademico.

Contributi

Omaggio a Paolo Benvenuti

Edoardo Greppi

La costituzionalizzazione dell’ordine pubblico internazionale

Francesco Salerno

Nella giurisprudenza italiana più recente la nozione di ordine pubblico viene agganciata ai principi fondamentali della Costituzione, se del caso integrati con norme e principi di diritto internazionale ed europeo. Non rilevano indicazioni contenute in leggi dello Stato, a meno che si tratti di disposizioni che rappresentino la sola possibile materializzazione di principi costituzionali. Questa soluzione determina una effettiva equiparazione tra lex fori e diritto straniero, così allargando l’apertura dell’ordinamento italiano verso leggi, sentenze o altri atti pubblici di ordinamenti estranei. L’equiparazione si estende anche alle norme di diritto internazionale privato rendendo maggiormente coerenti talune soluzioni normative già presenti nella legge italiana di diritto internazionale privato ovvero prospettando alcune soluzioni interpretative assolutamente innovative.

Procreazione medicalmente assistita: ordine pubblico internazionale ed interesse preminente del minore al riconoscimento della filiazione

Antonietta Di Blase

La possibilità di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita è limitata nell’ordinamento italiano, nonostante le eccezioni che si ricavano dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. Oggetto del presente lavoro è il riconoscimento dello status di figlio del bambino nato all’estero mediante tecniche riproduttive non consentite in Italia. In base al diritto internazionale privato italiano, la filiazione è stabilita sulla base della legge nazionale del bambino o di uno dei genitori: il riconoscimento ai sensi della legge straniera richiamata, non può essere contrastato invocando quale limite di ordine pubblico la necessità di bloccare il fenomeno dell’aggiramento delle restrizioni imposte dalla legge italiana oppure il fine di preservare le caratteristiche tradizionali della famiglia. La prevalenza dell’interesse del minore al riconoscimento della filiazione non può essere ostacolata nemmeno dalla disciplina sulle unioni civili.

La protezione umanitaria fra limiti tecnici e giuridici all’espulsione e integrazione socio-familiare degli stranieri irregolari

Giandonato Caggiano

L’articolo riflette sulle origini e le ragioni della protezione umanitaria. In primo luogo, evidenzia la difficoltà di distinzione fra le due fattispecie della protezione sussidiaria (armonizzata a livello dell’Unione) e della protezione umanitaria, in riferimento anche al rapporto fra diritto internazionale umanitario e protezione sussidiaria. In secondo luogo, approfondisce le cause e le conseguenze dell’eventuale inamovibilità dello straniero irregolare, dal territorio dello Stato di accoglienza; in particolare, lo status di fatto o di diritto dello straniero “rimpatriando ma non rimpatriabile”. In terzo luogo, discute il nucleo delle prestazioni essenziali che lo Stato di accoglienza deve garantire allo straniero. Infine, richiama la questione del regime comunitario dei visti umanitari per uscire dal Paese di origine e richiedere la protezione internazionale.

Terrorismo e clausole di esclusione nella giurisprudenza della Corte di giustizia

Claudia Morviducci

Il presente lavoro esamina le modalità di applicazione delle clausole di esclusione dallo status di rifugiato contenute nella direttiva 2011/95 dell’Unione europea, con particolare riferimento alle persone accusate di attività riconducibili al terrorismo. La giurisprudenza in materia non si presenta univoca, oscillando tra le opposte esigenze di garantire la sicurezza - particolarmente avvertite dopo gli attentati sul suolo europeo - e quella di tutelare i diritti dell’uomo, rispettando anche gli obblighi dettati dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e da altri Trattati internazionali.  Un contributo importante è quello della Corte di giustizia dell’Unione europea, orientata nel senso della necessità di una verifica circa il concreto comportamento del soggetto.

Il diritto delle persone con disabilità a una vita indipendente e all’inclusione sociale

Giuseppe Palmisano

Lo scritto esamina origine, contenuti, finalità e implicazioni del diritto a una vita indipendente e all’inclusione sociale, sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (art. 19), ponendo soprattutto in luce l’originalità e la peculiarità del diritto, inteso quale oggetto di una norma internazionale pattizia a tutela di un diritto “sociale” della persona.

Oltre al significato essenziale del diritto a una vita indipendente, vengono approfondite le misure la cui adozione risulta necessaria alla piena attuazione del diritto da parte dello Stato, riguardanti la libera scelta della residenza e la progressiva “deistituzionalizzazione”, i servizi di sostegno personalizzati, nonché l’accessibilità dei servizi sociali generali. Vengono altresì evidenziati i problemi principali che si riscontrano nell’attuazione di tali misure, alla luce della prima prassi applicativa del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità. 

Il contributo della giurisprudenza del Tribunale penale per la ex Iugoslavia all’interpretazione della nozione di genocidio, in particolare alla luce dei casi Karadžić e Mladić.

Flavia Lattanzi

Il 24 marzo 2016 e il 22 novembre 2017 sono state rispettivamente rese in prima istanza le due sentenze nei casi Karadžić, ex-Presidente della Repubblica serba di B-E e Mladić, Capo di stato maggiore dell’esercito della Repubblica al tempo dei crimini allegati nell’atto di accusa. Entrambi gli accusati sono stati condannati per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi per tutto il territorio della B-E e per il genocidio commesso nell’area di Srebrenica, enclave sotto protezione delle Nazioni Unite (c.d. safe areas). L’Autrice svolge un’analisi della sentenza Karadžić, con qualche accenno a - e comparazione con - la sentenza Mladić. Il suo intento è quello di mostrare come il Tribunale penale per la ex Iugoslavia abbia, con queste sentenze, dato un contributo decisivo a chiarire la nozione di distruzione totale o parziale di un gruppo come tale quale elemento costitutivo del genocidio.

Giustizia penale internazionale e Consiglio di sicurezza: tabù o istituzionalizzazione?

Giuseppe Nesi

La giustizia penale internazionale contemporanea si è sviluppata negli ultimi venticinque anni prendendo le mosse dal Consiglio di sicurezza, con la creazione dei Tribunali penali internazionali ad hoc e la stipula di accordi che promuovevano o riconoscevano l’esistenza di Tribunali internazionali o internazionalmente assistiti, fino all’istituzione della Corte penale internazionale. La profonda crisi che oggi attraversa la giustizia penale internazionale ha numerose e diverse ragioni; essa è guardata con sospetto anche in Consiglio di sicurezza.

Ciononostante, è proprio dall’interno del Consiglio che di recente provengono segnali per una sua possibile rivitalizzazione come uno degli strumenti per il mantenimento della pace e sicurezza internazionali.

Il caso Regeni: alcuni profili di diritto internazionale.

Riccardo Pisillo Mazzeschi

Il caso Regeni viene esaminato sotto il profilo degli strumenti che il diritto internazionale può offrire ai fini dell’accertamento della responsabilità per le gravi violazioni dei diritti fondamentali, nel caso di specie il divieto di atti di tortura e di privazione del diritto alla vita.

La (fallita) proposta di un “Meeting of States on International Humanitarian Law”

Giulio Bartolini

Lo scritto analizza, in chiave critica, i meccanismi volti all’attuazione del diritto internazionale umanitario esistenti nell’ambito di questo sistema, e quelli che si sono progressivamente sviluppati all’esterno di esso, allo scopo di identificare le carenze e difficoltà nel funzionamento dei meccanismi attualmente previsti. Gli Stati parti alle Convenzioni di Ginevra, sulla base del lavoro svolto come facilitatori dalla Confederazione Elvetica e dal Comitato internazionale della Croce Rossa, hanno sviluppato una serie di incontri per creare un nuovo meccanismo, ovvero il “Meeting of States on International Humanitarian Law”, demandato a svolgere una serie di funzioni rilevanti per facilitare l’attuazione del diritto internazionale umanitario. La proposta della sua istituzione, discussa nel corso della trentaduesima Conferenza internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa tenutasi nel 2015, non è stata approvata a causa dei contrasti sorti fra gli Stati. Anche le successive consultazioni, conclusesi nel dicembre 2018, hanno evidenziato l’impossibilità di giungere ad un accordo in materia.

La protezione dei beni culturali nei conflitti armati.Un formidabile incubatore concettuale

Rosario Sapienza

Il contributo mira ad evidenziare come la disciplina della protezione dei beni culturali nel diritto internazionale dei conflitti armati funzioni come un vero e proprio “incubatore concettuale” capace di generare nuove idee e istituti giuridici. Ci si sofferma sulla responsabilità degli individui autori di atti di danneggiamento o distruzione dei beni culturali, per mostrare come tale nozione emerga all’interno del diritto internazionale dei conflitti armati per poi assumere più generale rilevanza e influenzare gli esiti normativi anche al livello degli ordinamenti interni.

Enrico Catellani: un internazionalista al Comando supremo durante la Grande Guerra

Mirko Sossai

In anni recenti si è manifestato un rinnovato interesse nei confronti della tragica vicenda umana nonché del contributo intellettuale di un grande e per lungo tempo dimenticato internazionalista: Enrico Catellani. Professore all’Università di Padova, la “capitale al fronte” durante la Grande Guerra, servì come esperto di diritto bellico al Comando supremo: a distanza di un secolo da quegli eventi, è interessante soffermarsi sulla posizione di Catellani rispetto allo jus in bello, a partire dal suo pamphlet sulle violazioni del diritto di guerra pubblicato nel 1917.

Sparare sulla Croce Rossa: la prassi di attacchi deliberati contro gli ospedali nel conflitto siriano

Luisa Vierucci

Gli attacchi agli edifici che svolgono funzioni sanitarie si sono moltiplicati, soprattutto nei conflitti armati non-internazionali. In Siria la caratteristica principale degli attacchi sferrati contro gli ospedali è la loro natura deliberata. Nel diritto internazionale umanitario l’ospedale è un bene civile specialmente protetto: rispetto e protezione sono dovuti in ogni circostanza, a meno che essi non siano usati per commettere atti che arrecano danno al nemico. Rimane tuttavia problematico che la tutela speciale accordata agli ospedali in base al diritto umanitario trovi solo un parziale riscontro nelle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale relative ai crimini di guerra.

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