Giulio Cesare Castello. Scritti sulla rivista «Cinema» 1948-1954

A cura di:  Matteo Santandrea
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: ottobre 2026
Pagine: 923
ISBN: 979-12-5977-670-9
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Abstract

Negli anni della ricostruzione culturale italiana, la rivista «Cinema» si impone come uno dei principali laboratori della nuova critica cinematografica. È in questo contesto che si collocano gli articoli di Giulio Cesare Castello qui raccolti, figura esemplare di intellettuale ‘di rivista’ impegnato in una costante attività di mediazione tra il grande pubblico e l’arte cinematografica.
Attraverso queste pagine, Castello, critico tra i più lucidi della sua generazione, misura il cinema italiano e internazionale del dopoguerra con uno sguardo autonomo, poco incline tanto alle letture ideologiche quanto all’impressionismo. La sua attenzione si concentra sui procedimenti del film – regia, ritmo, uso del colore, costruzione delle scene, sfruttamento del paesaggio – intesi come il luogo in cui il significato prende forma. Ne deriva un approccio che evita schemi precostituiti e si definisce di volta in volta a contatto con le opere, spaziando tra generi, formati e contesti diversi: dal documentario al cinema d’animazione, dal cortometraggio alla produzione industriale, fino all’osservazione dei festival e delle dinamiche della circolazione internazionale.
Più che offrire un repertorio di giudizi, questi scritti, apparsi sul quindicinale tra il 1948 e il 1954, restituiscono un modo di guardare: una critica capace di entrare nel testo filmico senza sovrapporgli griglie esterne e di far emergere, con precisione, le tensioni che lo percorrono.
Ripubblicare oggi gli articoli di Castello su «Cinema» significa insomma tornare a un metodo colto ma non accademico, sorvegliato ma non sterile, aperto alla varietà dei linguaggi.

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Negli anni della ricostruzione culturale italiana, la rivista «Cinema» si impone come uno dei principali laboratori della nuova critica cinematografica. È in questo contesto che si collocano gli articoli di Giulio Cesare Castello qui raccolti, figura esemplare di intellettuale ‘di rivista’ impegnato in una costante attività di mediazione tra il grande pubblico e l’arte cinematografica.
Attraverso queste pagine, Castello, critico tra i più lucidi della sua generazione, misura il cinema italiano e internazionale del dopoguerra con uno sguardo autonomo, poco incline tanto alle letture ideologiche quanto all’impressionismo. La sua attenzione si concentra sui procedimenti del film – regia, ritmo, uso del colore, costruzione delle scene, sfruttamento del paesaggio – intesi come il luogo in cui il significato prende forma. Ne deriva un approccio che evita schemi precostituiti e si definisce di volta in volta a contatto con le opere, spaziando tra generi, formati e contesti diversi: dal documentario al cinema d’animazione, dal cortometraggio alla produzione industriale, fino all’osservazione dei festival e delle dinamiche della circolazione internazionale.
Più che offrire un repertorio di giudizi, questi scritti, apparsi sul quindicinale tra il 1948 e il 1954, restituiscono un modo di guardare: una critica capace di entrare nel testo filmico senza sovrapporgli griglie esterne e di far emergere, con precisione, le tensioni che lo percorrono.
Ripubblicare oggi gli articoli di Castello su «Cinema» significa insomma tornare a un metodo colto ma non accademico, sorvegliato ma non sterile, aperto alla varietà dei linguaggi.

During the years of Italy’s postwar cultural reconstruction, the journal «Cinema» emerged as one of the leading laboratories of a new form of film criticism. It was within this context that Giulio Cesare Castello published the articles collected in this volume, establishing himself as an exemplary journal-based intellectual engaged in a constant effort to mediate between the general public and the art of cinema.
In these pages, Castello, one of the most perceptive critics of his generation, assesses postwar Italian and international cinema from an independent perspective, resistant both to ideological readings and to impressionistic criticism. His attention focuses on the expressive procedures of film – direction, rhythm, the use of colour, scene construction, and the treatment of landscape – understood as the means through which meaning takes shape. The resulting approach avoids predetermined frameworks and is defined anew through direct engagement with individual works, ranging across different genres, formats, and contexts: from documentary to animation, from short films to industrial production, as well as film festivals and the dynamics of international circulation.
Rather than offering a catalogue of critical judgements, these writings, published in the fortnightly journal between 1948 and 1954, convey a way of seeing: a form of criticism capable of engaging closely with the filmic text without imposing external frameworks upon it, and of bringing out with precision the tensions that run through it.
Republishing Castello’s articles for «Cinema» today thus means returning to a method that is learned but not academic, rigorous but not sterile, and open to the diversity of film languages.

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During the years of Italy’s postwar cultural reconstruction, the journal «Cinema» emerged as one of the leading laboratories of a new form of film criticism. It was within this context that Giulio Cesare Castello published the articles collected in this volume, establishing himself as an exemplary journal-based intellectual engaged in a constant effort to mediate between the general public and the art of cinema.
In these pages, Castello, one of the most perceptive critics of his generation, assesses postwar Italian and international cinema from an independent perspective, resistant both to ideological readings and to impressionistic criticism. His attention focuses on the expressive procedures of film – direction, rhythm, the use of colour, scene construction, and the treatment of landscape – understood as the means through which meaning takes shape. The resulting approach avoids predetermined frameworks and is defined anew through direct engagement with individual works, ranging across different genres, formats, and contexts: from documentary to animation, from short films to industrial production, as well as film festivals and the dynamics of international circulation.
Rather than offering a catalogue of critical judgements, these writings, published in the fortnightly journal between 1948 and 1954, convey a way of seeing: a form of criticism capable of engaging closely with the filmic text without imposing external frameworks upon it, and of bringing out with precision the tensions that run through it.
Republishing Castello’s articles for «Cinema» today thus means returning to a method that is learned but not academic, rigorous but not sterile, and open to the diversity of film languages.

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