Sergei Prokofiev. “Classical Simphony I”, op. 25. Trascrizione per piccola orchestra (11 elementi)

Autore:  Matteo Rubini
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: giugno 2026
Pagine: 108
ISBN: 9790900111920
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Abstract

Composta tra il 1916 e il 1917, la Sinfonia “Classica” costituisce il manifesto neoclassico di Prokof’ev: un omaggio consapevole ai modelli di Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart, rielaborati attraverso una scrittura moderna, ironica e di estrema nitidezza formale. La presente trascrizione per piccolo ensemble interviene sull’organico mediante una sensibile contrazione della componente dei fiati: la partitura non prevede l’impiego delle trombe né del secondo corno, così come vengono meno i raddoppi dei legni. Il lavoro di adattamento si fonda su una ridefinizione delle gerarchie timbriche e delle funzioni interne, con l’obiettivo di preservare la trasparenza del disegno formale, la brillantezza ritmica e l’equilibrio tra fiati e archi. Ne risulta una scrittura più essenziale e scoperta nella quale ogni linea acquisisce un rilievo solistico. La componente virtuosistica, già implicita nella scrittura prokof’eviana, emerge così con particolare evidenza, offrendo una lettura che, pur nella riduzione, conserva intatta la vivacità stilistica e l’equilibrio formale dell’originale.

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Composta tra il 1916 e il 1917, la Sinfonia “Classica” costituisce il manifesto neoclassico di Prokof’ev: un omaggio consapevole ai modelli di Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart, rielaborati attraverso una scrittura moderna, ironica e di estrema nitidezza formale. La presente trascrizione per piccolo ensemble interviene sull’organico mediante una sensibile contrazione della componente dei fiati: la partitura non prevede l’impiego delle trombe né del secondo corno, così come vengono meno i raddoppi dei legni. Il lavoro di adattamento si fonda su una ridefinizione delle gerarchie timbriche e delle funzioni interne, con l’obiettivo di preservare la trasparenza del disegno formale, la brillantezza ritmica e l’equilibrio tra fiati e archi. Ne risulta una scrittura più essenziale e scoperta nella quale ogni linea acquisisce un rilievo solistico. La componente virtuosistica, già implicita nella scrittura prokof’eviana, emerge così con particolare evidenza, offrendo una lettura che, pur nella riduzione, conserva intatta la vivacità stilistica e l’equilibrio formale dell’originale.

Composed between 1916 and 1917, the “Classical” Symphony stands as Prokofiev’s neoclassical manifesto: a conscious homage to the models of Joseph Haydn and Wolfgang Amadeus Mozart, reinterpreted through a modern, ironic, and formally incisive musical language. This arrangement for small ensemble operates through a substantial reduction of the wind section: the score dispenses with trumpets and the second horn, while also omitting the doubling of the woodwinds. The adaptation is grounded in a redefinition of timbral hierarchies and internal functions, aiming to preserve the transparency of the formal design, rhythmic brilliance, and the balance between winds and strings. The resulting texture is leaner and more exposed, in which each line assumes a distinctly soloistic role. The virtuosic dimension, already inherent in Prokofiev’s writing, thus emerges with particular clarity, offering an interpretation that, despite the reduction, retains the stylistic vitality and formal equilibrium of the original.

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Composed between 1916 and 1917, the “Classical” Symphony stands as Prokofiev’s neoclassical manifesto: a conscious homage to the models of Joseph Haydn and Wolfgang Amadeus Mozart, reinterpreted through a modern, ironic, and formally incisive musical language. This arrangement for small ensemble operates through a substantial reduction of the wind section: the score dispenses with trumpets and the second horn, while also omitting the doubling of the woodwinds. The adaptation is grounded in a redefinition of timbral hierarchies and internal functions, aiming to preserve the transparency of the formal design, rhythmic brilliance, and the balance between winds and strings. The resulting texture is leaner and more exposed, in which each line assumes a distinctly soloistic role. The virtuosic dimension, already inherent in Prokofiev’s writing, thus emerges with particular clarity, offering an interpretation that, despite the reduction, retains the stylistic vitality and formal equilibrium of the original.

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