EvoMedio. Rivista interdisciplinare di Studi Medievali – II/2025

Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: gennaio 2026
Pagine: 237
ISBN: 3035-4544
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Abstract

EvoMedio. Rivista interdisciplinare di Studi Medievali vuole caratterizzarsi come un prodotto innovativo nel pur ricco panorama editoriale scientifico della medievistica, puntando ad un profilo multidisciplinare. La Rivista adotta una visione ampia e inclusiva del Medioevo, sia dal punto di vista cronologico che geografico, esplorandolo attraverso una varietà di prospettive disciplinari: Archeologia, Architettura, Epigrafia, Geografia, Numismatica, Paleografia, Papirologia, Storia, Storia dell’Arte, Storia della Letteratura, Storia della Medicina, e molte altre, incluse quelle non strettamente umanistiche, finalizzate alla conoscenza e allo studio di questo periodo storico. In quest’ottica, la Rivista si propone anche di promuovere e favorire la convergenza di studi provenienti da diversi ambiti disciplinari: attraverso fascicoli monografici o sezioni tematiche, EvoMedio ambisce a stimolare il dialogo interdisciplinare su specifici argomenti, offrendo un contributo significativo alla comprensione complessiva del Medioevo.

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EvoMedio. Rivista interdisciplinare di Studi Medievali vuole caratterizzarsi come un prodotto innovativo nel pur ricco panorama editoriale scientifico della medievistica, puntando ad un profilo multidisciplinare. La Rivista adotta una visione ampia e inclusiva del Medioevo, sia dal punto di vista cronologico che geografico, esplorandolo attraverso una varietà di prospettive disciplinari: Archeologia, Architettura, Epigrafia, Geografia, Numismatica, Paleografia, Papirologia, Storia, Storia dell’Arte, Storia della Letteratura, Storia della Medicina, e molte altre, incluse quelle non strettamente umanistiche, finalizzate alla conoscenza e allo studio di questo periodo storico. In quest’ottica, la Rivista si propone anche di promuovere e favorire la convergenza di studi provenienti da diversi ambiti disciplinari: attraverso fascicoli monografici o sezioni tematiche, EvoMedio ambisce a stimolare il dialogo interdisciplinare su specifici argomenti, offrendo un contributo significativo alla comprensione complessiva del Medioevo.

EvoMedio. Rivista interdisciplinare di Studi Medievali aims to position itself as an innovative product within the already rich scholarly publishing landscape of medieval studies, adopting a multidisciplinary profile. The Journal embraces a broad and inclusive vision of the Middle Ages, both chronologically and geographically, exploring the period through a wide range of disciplinary perspectives: Archaeology, Architecture, Epigraphy, Geography, Numismatics, Paleography, Papyrology, History, Art History, Literary History, History of Medicine, and many others, including non-humanistic fields, provided they contribute to the knowledge and study of this historical period.
In this perspective, the Journal also aims to promote and foster the convergence of studies from diverse disciplinary fields. Through monographic issues or thematic sections, EvoMedio seeks to stimulate interdisciplinary dialogue on specific topics, offering a significant contribution to the comprehensive understanding of the Middle Ages.

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EvoMedio. Rivista interdisciplinare di Studi Medievali aims to position itself as an innovative product within the already rich scholarly publishing landscape of medieval studies, adopting a multidisciplinary profile. The Journal embraces a broad and inclusive vision of the Middle Ages, both chronologically and geographically, exploring the period through a wide range of disciplinary perspectives: Archaeology, Architecture, Epigraphy, Geography, Numismatics, Paleography, Papyrology, History, Art History, Literary History, History of Medicine, and many others, including non-humanistic fields, provided they contribute to the knowledge and study of this historical period.
In this perspective, the Journal also aims to promote and foster the convergence of studies from diverse disciplinary fields. Through monographic issues or thematic sections, EvoMedio seeks to stimulate interdisciplinary dialogue on specific topics, offering a significant contribution to the comprehensive understanding of the Middle Ages.

Contributi

Storia di una città

Vito Loré Valeria Beolchini 

Questo articolo discute il libro di Paolo Delogu, Roma all’inizio del Medioevo, esaminandone la struttura, le ipotesi principali, il metodo e il rapporto con fonti tipologicamente diverse: documentazione scritta, archeologia, architettura, pittura.

This paper discusses Paolo Delogu, Roma all’inizio del Medioevo, examining its structure, its main hypotheses, its method, and its relationship with different types of sources: written records, archaeology, architecture, and painting.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/1

I giuramenti di Mazzano. La popolazione di un castello del Lazio nel XIV secolo

Riccardo Santangeli Valenzani 

Partendo da due documenti relativi al giuramento di vassallaggio reso dagli abitanti di Mazzano (attuale Mazzano Romano – RM) agli abati del Monastero di S. Gregorio al Celio negli anni 1327 e 1344, che riportano l’elenco completo delle persone che prestarono il giuramento, si tenta di ricostruire le dinamiche demografiche di un castello laziale nella prima metà del XIV secolo.

By analysing two documents reporting the oath of vassalage sworn by the inhabitants of Mazzano (present-day Mazzano Romano – RM) to the abbots of the Monastery of S. Gregorio al Celio in the years 1327 and 1344, which contain the complete list of individuals who took the oath, an attempt is made to reconstruct the demographic dynamics of a castle in the 14th century Latium.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/2

La domusculta Galeria Aurelia e il suo centro gestionale: una nuova proposta di localizzazione

Angelo Bucci 

Questo lavoro vuole richiamare l’attenzione su un tema che recentemente è tornato a far dialogare gli studiosi, quello delle domuscultae, ovvero le grandi aziende agricole a gestione diretta fondate dai papi nell’VIII secolo nella Campagna Romana. Il contributo nasce dall’esigenza di mettere insieme nuovi dati, a volte inediti, riguardanti Galeria Aurelia, così da fare chiarezza su alcuni problemi interpretativi relativi all’individuazione del centro gestionale della domusculta e degli insediamenti da essa dipendenti.

This contribution was born with the aim of drawing attention to a theme that has recently returned to the discussion of scholars, that of the domuscultae. That is, the large directly managed agricultural companies founded by the popes in the 8th century in the Roman countryside. This contribution was born from the need to put together new data, sometimes unpublished, regarding Galeria Aurelia, to clarify some interpretative issues relating to the identification of the administrative centre of the domusculta and its dependent settlements.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/3

Suggestioni perdute: “bacini” d’importazione dalla chiesa tuscolana di Sant’Agata?

Jacopo Russo 

In questo contributo saranno presi in esame alcuni frammenti ceramici rinvenuti durante una delle prime campagne di scavo effettuate nel sito di Tusculum (Monteporzio Catone, Roma) in cui l’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma-CSIC conduce un progetto archeologico dal 1994. La riorganizzazione e l’aggiornamento del catalogo ceramico tuscolano realizzato recentemente ha reso infatti possibile valorizzare e osservare sotto una diversa luce un gruppo numericamente limitato ma particolarmente interessante di ceramiche di importazione, rinvenuto presso la chiesa di S. Agata ubicata sul promontorio extraurbano meridionale del sito. La provenienza di questi pezzi da stratigrafie pertinenti la distruzione di una struttura in alzato interpretata come campanile induce a riflettere sul possibile uso come “bacini” e, più in generale, sul valore che tali oggetti potevano avere al tempo. Solo una suggestione?

In this paper, we will examine some ceramic fragments found during one of the first excava tion campaigns carried out at the site of Tusculum (Monteporzio Catone, Rome), where the Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma-CSIC has been conducting an archaeological project since 1994. The recent reorganization and updating of the Tusculan ceramic catalogue has in fact made it possible to enhance and observe in a different light a numerically limited but particularly interesting group of imported ceramics, found near the church of S. Agata located on the southern extra-urban promontory of the site. The provenance of these pieces which, according to the excavation documentation, were found in stratigraphies pertaining to the destruction of an elevated structure interpreted as a bell tower, leads us to reflect on their possible use as “bacini” and, more generally, on the value that such objects could have had at the time. Just a suggestion?

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/4

Legature bizantine in smalto cloisonné tra sopravvivenze e testimonianze: spunti dalle fonti scritte

Giorgia Cotroneo 

Gli esemplari oggi rimasti di legature librarie bizantine decorate in oro e smalti, come le coperte dei codici Lat. I, 101, Lat. I, 100 e Lat. III, 111 della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, o quella dell'Evangeliario greco ms. X.IV.I della Biblioteca degli Intronati di Siena, sono solo una piccola parte della più vasta produzione mediobizantina. Testimonianza in tal senso ce ne danno le fonti letterarie, come la Diataxis di Michele Attaliate (1077) in cui compare la descrizione di una legatura, perduta, ornata con smalti cloisonné. Allo stesso tempo grazie alle fonti scritte veniamo a conoscenza del fatto che esistevano almeno due locuzioni per riferirsi allo smalto: una sembra riguardare l’oggetto smaltato (presente principalmente nei testi letterari), l’altra invece potrebbe far riferimento specificatamente alla tecnica del cloisonné (rintracciabile nei trattati tecnici).

The surviving examples of Byzantine book bindings decorated with gold and enamels, such as the bindings of the codices Lat. I, 101, Lat. I, 100, and Lat. III, 111 in the Biblioteca Nazionale Marciana in Venice, or the book binding of the Gospel ms. X.IV.I in the Biblioteca degli Intronati in Siena, are just a small part of the broader Middle Byzantine production. Literary sources, such as the Diataxis of Michael Attaleiates, which describes a lost binding decorated with cloisonné enamels, provide evidence of this. At the same time, thanks to written sources, we learn that there were at least two terms used to refer to enamel: one seems to refer to the enamelled object (mainly found in literary texts), while the other might specifically refer to the cloisonné technique (found in technical treatises).

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/5

Il mosaico di san Sebastiano nella basilica di San Pietro in Vincoli. Un’opera di VII secolo?

Federico Brusadin 

La basilica esquilina di San Pietro in Vincoli ospita, nel terzo altare della navata sinistra, un pannello musivo raffigurate san Sebastiano. L’opera è comunemente datata al 680 e messa in relazione alla peste che in quell’anno colpì le città di Roma e di Pavia. Sebbene tale cronologia trovi le proprie basi storiche in una tradizione testuale di età moderna, da tempo destituita da ogni fondamento, gli studiosi hanno comunque ritenuto opportuno attribuire il mosaico al VII secolo, in virtù di taluni confronti stilistici. Partendo da simili presupposti, il presente studio ha riesaminato criticamente la datazione dell’immagine musiva di san Sebastiano analizzandone i caratteri iconografici e tecnico-stili stici, incrociandoli poi con le tracce della venerazione del santo e con la storia della basilica romana in epoca medievale. Sulla base delle evidenze raccolte si ipotizza, quindi, l’estraneità del mosaico rispetto la sua storica datazione fissata al VII secolo, a vantaggio di una nuova cronologia entro la seconda metà dell’XI.

The Esquiline Basilica of San Pietro in Vincoli houses, in the third altar of the left nave, a mosaic panel depicting Saint Sebastian. The work is commonly dated to 680 and related to the plague that in that year hit the cities of Rome and Pavia. Although this chronology finds its historical basis in a textual tradition of the modern age, which has long been devoid of any foundation, scholars have nevertheless considered it appropriate to attribute the mosaic to the seventh century, by virtue of certain stylistic comparisons. Starting from similar assumptions, the present study has critically reviewed the dating of the mosaic image of Saint Sebastian by analyzing its iconographic and technical-stylistics, then crossing them with the traces of the saint and with the history of the Roman Basilica in medieval times. Based on the evidence gathered, it is therefore assumed that the mosaic was foreign to its hi storical date set at the 7th century, in favor of a new chronology within the second half of the 11th.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/6

Casus Simonis. La caduta di un eretico impressa sulla mappa di Roma (1469)

Manuela Viscontini 

Il saggio indaga la persistenza del toponimo Casus Simonis nella pianta di Roma miniata da Pietro del Massaio nel 1469, come indizio di una memoria agiografica e topografica stratificata nel cuore dell’Urbe. A partire da questo unicum cartografico, l’indagine ricostruisce la fortuna del luogo della “caduta di Simon Mago”, lungo la Via Sacra, dove la leggenda apocrifa collocava la sconfitta del mago ad opera della preghiera congiunta di Pietro e Paolo. Attraverso testi patristici, apocrifi e medievali, il contributo mostra come il racconto del volo e della rovina di Simone abbia cristianizzato il paesaggio romano, generando una vera “etero-topografia” – una realtà aumentata della fede che sovrappone la memoria cristiana alle rovine imperiali. La ricerca segue poi la traccia litica dei silices Sacrae Viae, reliquie della preghiera apostolica e della caduta del mago, fino alla loro trasposizione figurativa in mosaici, affreschi e miniature tra VIII e XIV secolo. L’analisi iconografica evidenzia due modelli principali – la torre lignea e quella marmorea – come allegorie visive dell’orgoglio e della caduta. Il Casus Simonis si rivela così una capsula di memoria dove miracolo e topografia si saldano, testimoniando la prima appropriazione cristiana del Foro romano.

The essay examines the persistence of the toponym Casus Simonis – “the fall of Simon Magus”– on Pietro del Massaio’s 1469 map of Rome as evidence of a layered hagiographic and topographic memory embedded in the city’s core. Starting from this unique artographic detail, the study traces the cultic and narrative afterlife of the magician’s fall along the Via Sacra, where apocryphal tradition located his defeat through the joint prayer of Peter and Paul. Drawing on patristic, apocryphal, and medieval sources, it argues that the legend of Simon’s flight and downfall contributed to a Christian “hetero-topography,” an augmented reality of faith superimposed upon the imperial ruins of Rome. The inquiry follows the lithic relics (silices Sacrae Viae) linked to both the apostles’ kneeling and the magician’s fall, and their translation into visual cycles – mosaics, frescoes, and manuscripts – between the 8th and 14th centuries. Iconographic analysis identifies two dominant models – the wooden and the stone tower – as complementary metaphors of pride and ruin. Ultimately, the Casus Simonis emerges as a capsule of memory where miracle and topography converge, marking the first Christian re-signification of the Roman Forum.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/7

Il decus urbano a Ravenna tra Tarda Antichità e Alto Medioevo. Una rilettura del Liber pontificalis di Agnello

Alessandro Currenti 

Questo contribuito intende proporre una rilettura del Liber pontificalis di Agnello Ravennate alla luce del concetto tardoantico di ornatus et decus, messo in evidenza alla fine degli anni Novanta da Yan Thomas e ripreso in anni recenti dagli studi di Dario Internullo. Attraverso l’analisi degli interventi edilizi e decorativi promossi da varie autorità (imperiale, regia, vescovile) o da privati ricordati nel Liber pontificalis, e integrando i dati con quelli ricavabili da altre fonti (materiali e scritte), è possibile ricostruire l’andamento dell’ornatus a Ravenna tra il V e il VIII secolo, periodo in cui la città ebbe un ruolo fondamentale nel panorama politico della penisola italiana. Agnello, presbitero e ‘sovrintendente’ al decoro, testimonia che, dopo la crescita tardoantica, l’ornatus ravennate intraprese nei secoli altomedievali un lento declino fino all’epoca carolingia; in più, nonostante il declino della città e le spoliazioni dei monumenti, attuate in particolare da parte di Carlo Magno, nel IX secolo sembra esser sopravvissuta una coscienza nei confronti del decus urbano. Nelle appendici è proposta una raccolta di tutti gli interventi di costruzione, decorazione e restauro di edifici e della committenza di oggetti preziosi per le chiese di Ravenna.

This contribution aims to propose a rereading of Agnellus of Ravenna’s Liber pontificalis considering the late antique concept of ornatus et decus, highlighted in the 1990s by Yan Thomas and taken up in recent years by the studies of Dario Internullo. Through the analysis of the building and decorative works promoted by various authorities (imperial, royal, episcopal) or by private mentioned in the Liber pontificalis, and by integrating the data with the obtained from other sources (material and written), it is possible to reconstruct the development of ornatus in Ravenna between the 5th and the 8th centuries, a period in which the city played a fundamental role in the political landscape of the Italian peninsula. Agnellus, presbyter and ‘superintendent’ of decorum, testified that, after its late antique growth, Ravenna’s ornatus underwent a slow decline in the early Middle Ages until the Carolingian period; furthermore, despite the decline of the city and the spoliation of monuments, carried out particularly by Charlemagne, a consciousness to urban decus survives in the 9th century. A collection of all the construction, decoration and restoration of buildings and patronage of precious objects for the churches of Ravenna is proposed in the appendices.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/8

Acque, terre e principi: il lago Patria e i gualdi della Liburia (X-XII secolo)

Valerio De Angelis 

Questo contributo analizza le politiche di gestione dei beni fiscali in un’area umida, il lago di Patria, presso Napoli, attraverso un dossier di documenti capuani, di epoca longobarda e normanna. L’attenzione è rivolta in particolare alla redistribuzione delle rendite fiscali, alla regolamentazione nell’accesso alle risorse ittiche e alla loro commercializzazione. L’analisi generale si propone di spiegare anche l’eccezionale sopravvivenza di due gualdi longobardi limitrofi, il gualdo Patriense e il gualdo di Casa Genzana, attraverso una riflessione storico-ecologica del territorio in cui essi ed il lago insistevano.

This contribution analyses the policies for managing fiscal assets in a wetland area, Lake Patria, near Naples, through a dossier of Capuan documents from the Lombard and Norman periods. Particular attention is paid to the redistribution of tax revenues, the regulation of access to fish resources and their commercialization. The general analysis also aims to explain the exceptional survival of two adjacent Lombard gualdi, the gualdo Patriense and the gualdo Casa Genzana, through a historical-ecological reflection on the territory in which they and the lake were located.

DOI: 10.13134/3035-4544/2-2025/9

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