Il mare come spazio politico, privato e letterario nelle poetesse del Rinascimento

A cura di:  Giulia Lanciotti, Serena Mauriello
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: Marzo 2026
Pagine: 118
ISBN: 979-12-5977-573-3
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Abstract

Il volume Il mare come spazio politico, privato e letterario nelle poetesse del Rinascimento italiano è un prodotto della ricerca Prin 2022 PoetRi: Poetesse del Rinascimento e ha l’obiettivo di far emergere la pluralità dei significati legati al topos marino nel corpus letterario preso in esame nella ricerca, che include i testi poetici prodotti da donne nel Cinquecento e nei primi decenni del Seicento. Gli interventi si articolano in tre principali aree di indagine. Il mare è stato indagato innanzitutto come spazio politico e teatro in cui prende forma la storia, ma anche come specchio della dimensione privata autoriale e infine in qualità di topos letterario, da confrontare con una tradizione letteraria plurisecolare. 

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Il volume Il mare come spazio politico, privato e letterario nelle poetesse del Rinascimento italiano è un prodotto della ricerca Prin 2022 PoetRi: Poetesse del Rinascimento e ha l’obiettivo di far emergere la pluralità dei significati legati al topos marino nel corpus letterario preso in esame nella ricerca, che include i testi poetici prodotti da donne nel Cinquecento e nei primi decenni del Seicento. Gli interventi si articolano in tre principali aree di indagine. Il mare è stato indagato innanzitutto come spazio politico e teatro in cui prende forma la storia, ma anche come specchio della dimensione privata autoriale e infine in qualità di topos letterario, da confrontare con una tradizione letteraria plurisecolare. 

This volume is a product of the Prin 2022 research PoetRi. Female poetry of the Renaissance, and aims to highlight the plurality of meanings linked to the marine topos in the literary corpus examined in the research, which includes poetic texts produced by women in the sixteenth century and the first decades of the seventeenth century. The essays recollected aim to highlight the plurality of meanings associated with the maritime topos within the PoetRi literary corpus, which includes poetic texts by women from the 16th to the early decades of the 17th century. The contributions refer to three main areas of inquiry. First, the sea is examined as a political space and a stage where history takes shape; second, as a mirror of the authorial private dimension; and finally, as a literary topos, a motif that fosters engagement with a centuries-long literary tradition.

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This volume is a product of the Prin 2022 research PoetRi. Female poetry of the Renaissance, and aims to highlight the plurality of meanings linked to the marine topos in the literary corpus examined in the research, which includes poetic texts produced by women in the sixteenth century and the first decades of the seventeenth century. The essays recollected aim to highlight the plurality of meanings associated with the maritime topos within the PoetRi literary corpus, which includes poetic texts by women from the 16th to the early decades of the 17th century. The contributions refer to three main areas of inquiry. First, the sea is examined as a political space and a stage where history takes shape; second, as a mirror of the authorial private dimension; and finally, as a literary topos, a motif that fosters engagement with a centuries-long literary tradition.

Contributi

Premessa

Luca Marcozzi 

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/1

Introduzione

Giulia Lanciotti  Serena Mauriello 

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/2

Il mare crociato: politica e poetica di Veronica Gambara

Serena Mauriello 

A partire da un approfondimento storiografico, il contributo conduce una duplice lettura dell’epistolario di Veronica Gambara e della corona di sonetti da lei rivolta a Carlo V in occasione delle crociate. Nella serie di liriche, centrale è il motivo del mare, inteso come spazio strategico e simbolico della custodia maris. L’indagine pone in evidenza una profonda continuità tra l’esercizio politico e la scrittura poetica di Veronica Gambara.

Starting from a historiographical investigation, this contribution offers a dual reading of Veronica Gambara’s correspondence and of the crown of sonnets she addressed to Charles V on the occasion of the crusades. In this sequence of lyrics, the motif of the sea is central, understood as a strategic and symbolic space of custodia maris. The analysis highlights a deep continuity between Veronica Gambara’s political activity and her poetic writing.

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/3

Un mare burrascoso. Le fonti dell’episodio della tempesta marina nella Scanderbeide di Margherita Sarrocchi

Angelo Chiarelli 

Il contributo analizza il topos della tempesta marina nel XIX canto della Scanderbeide di Margherita Sarrocchi, collocandolo nel quadro della rielaborazione seicentesca dell’epica eroica e nel dialogo con la tradizione classica e tassiana. Dopo aver inquadrato l’esperienza poetica di Sarrocchi all’interno delle tensioni innovative dell’epos moderno, lo studio si concentra sull’episodio della burrasca come momento strutturalmente decisivo del poema, unico vero espediente dilatorio dell’azione e principale manifestazione delle forze del male. Attraverso l’analisi della figura del mago Zabadeo e del rituale che genera la tempesta, il saggio mette in luce lo scarto rispetto alla Gerusalemme liberata, evidenziando l’attenuazione della dialettica Inferno/Cielo e l’assenza della tradizionale maga incantatrice. Particolare attenzione è riservata alla descrizione del paesaggio marino, al contrasto tra idillio aurorale e caos tempestoso, e al riuso di modelli omerici, virgiliani e ovidiani, rielaborati in chiave lirica e narrativa. L’episodio si configura così come nodo simbolico e strutturale del poema, confermando la centralità del motivo equoreo e del Mediterraneo orientale nella compatta architettura narrativa della Scanderbeide The paper examines the topos of the sea storm in Canto XIX of Margherita Sarrocchi’s Scanderbeide.

It situates the episode within the seventeenth-century reworking of heroic epic and within its dialogue with the classical and Tasso-inspired tradition. After outlining Sarrocchi’s poetic experience in the context of the innovative tensions of early modern epic, the study focuses on the storm episode as a structurally decisive moment in the poem. It functions as the only true device for delaying the action and as the main manifestation of hostile forces. Through the analysis of the figure of the magician Zabadeo and of the ritual that generates the storm, the essay highlights Sarrocchi’s divergence from Gerusalemme liberata. It emphasizes the weakening of the Inferno/Heaven dialectic and the absence of the traditional enchantress figure. Particular attention is given to the description of the seascape, to the contrast between auroral idyll and tempestuous chaos, and to the reuse of Homeric, Virgilian, and Ovidian models, reworked in a lyrical and narrative key. The episode thus emerges as a symbolic and structural node of the poem. It confirms the central role of the maritime motif and of the eastern Mediterranean within the compact narrative architecture of the Scanderbeide.

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/4

Tra Terra Santa e sacri confini: spazio spiritualità e potere nelle lettere di Paolo III a Vittoria Colonna

Katie N. Sparrow 

Attraverso lo studio della corrispondenza tra Vittoria Colonna e papa Paolo III, si mettono in luce le dinamiche di negoziazione dello spazio sacro e della pratica devozionale in un contesto di profonda trasformazione spirituale. L’analisi dei privilegi papali evidenzia una gestione consapevole dei confini tra vita religiosa e autorità istituzionale. Il mancato pellegrinaggio in Terra Santa viene rielaborato nei testi poetici di Colonna come un cammino interiore, segnato da intensità meditativa che trasforma assenza fisica in presenza spirituale.

Initially focusing on the correspondence between Vittoria Colonna and Pope Paul III, this article highlights the negotiation of sacred space and devotional practice within a broader context of spiritual transformation. An analysis of papal privileges reveals a deliberate engagement with the boundaries between religious life and institutional authority. Colonna’s unrealized pilgrimage to the Holy Land, permission for which is granted by the pope in the correspondence, is reimagined in her poetry as an interior journey that transforms physical absence into spiritual presence.

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/5

Vittoria Colonna e lo scoglio ischitano

Giulia Lanciotti 

Il contributo esamina l’epistola in terza rima Excelso mio Signor, questa ti scrivo composta da Vittoria Colonna durante la prigionia di Ferrante d’Avalos, catturato assieme al padre della poetessa dopo la disfatta di Ravenna (1512). Al centro dell’epistola campeggia la visione di una tempesta che si abbatte su Ischia, fosco presagio di quanto sta per accadere agli affetti di Colonna. Lo «scoglio» (così viene nominato il castello ischitano) è luogo di angosciosa attesa, ma anche spazio che si deforma seguendo tale angoscia: è questo un fenomeno che si ripete in altri componimenti dell’autrice, dove l’isola è volta per volta amata e odiata, accompagnando lunghi tratti della vita della poetessa. A partire da queste tracce l’intervento intende analizzare il rapporto con Ischia di Vittoria Colonna, quale specchio di diverse esperienze e sensazioni osservabili nella sua produzione poetica.

The essay examines the poem in tercets Excelso mio Signor, questa ti scrivo written by Vittoria Colonna during the imprisonment of Ferrante d’Avalos, captured along with her father after the defeat at Ravenna (1512). At the center of the epistle stands the vision of a storm striking Ischia, a grim omen of what is about to happen to Colonna’s loved ones. The “rock” — as the Ischia castle is called in her poems — thus becomes a place of anguished waiting, but also a space that deforms in accordance with that anguish. This is a recurring phenomenon in other Colonna’s poems, where the island is loved and hated in turn, and accompanying long stretches of her life. Based on these traces, this study aims to analyze Vittoria Colonna’s relationship with Ischia, as a mirror of the various experiences and emotions present in her poetic works.

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/6

Le poetesse del Cinquecento e la metafora della navigazione

Veronica Andreani 

Nell’immaginario letterario, la metafora nautica è una delle più feconde. Il viaggio per mare, in particolare, è da più autori utilizzato come rappresentazione della vita, dell’esperienza amorosa, della scrittura stessa. A partire dalla prevalente caratterizzazione amorosa della metafora, il contributo intende tracciare una panoramica delle varie declinazioni di questo luogo retorico nelle poetesse del Cinquecento. L’obiettivo dell’indagine è fornire una prima campionatura della presenza del topos ed evidenziare la dialettica fra ricezione del modello petrarchesco e personale reinterpretazione dell’immagine da parte delle autrici.

In literary imagination, the nautical metaphor is one of the most fertile. Many authors, in particular, have used sea travel, as a representation of life, of romantic experience, and of writing itself. Starting from the predominantly amorous characterization of the metaphor, this contribution aims to provide an overview of the various expressions of this rhetorical motif in sixteenth-century women poets. The objective of the study is to offer an initial sampling of the presence of the topos and to highlight the dialectic between the reception of the Petrarchan model and the personal reinterpretation of the image by the authors.

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/7

Un viaggio nel mare, un viaggio nella memoria: Mentre la nave mia, lungi dal porto di Vittoria Colonna

Matteo Petriccione 

La canzone Mentre la nave mia, lungi dal porto di Vittoria Colonna si configura come un confronto tra la memoria letteraria e la biografia della poetessa, secondo un modello petrarchesco, contaminando l’elencatio degli exempla trionfali e l’andamento lirico dei Fragmenta. Tale sovrapposizione si sviluppa chiaramente ordinando i personaggi secondo un grado di somiglianza sempre maggiore delle loro storie con la biografia di Colonna. Tuttavia a sostanziare metaforicamente e a fornire unità al componimento è l’immagine del mare, che funge da sfondo mnemonico e meditativo, ma anche da elemento narrativo ricorrente nella canzone. L’intervento in tal senso si propone di indagare le strategie retoriche e le fonti della canzone di Colonna, evidenziando il legame tra la parola, l’immagine e la memoria nella meditazione amorosa che occupa la canzone, legame che anticipa la stagione delle Rime spirituali.

The poem Mentre la nave mia, lungi dal porto by Vittoria Colonna takes the form of a confrontation between literary memory and the poetess’ biography, following a clearly Petrarchan model, contaminating the elencatio of the triumphal exempla and the lyrical structure of the Fragmenta. This overlap is clearly developed by ordering the characters according to an increasing degree of resemblance of their stories to Colonna’s biography. At the same time the image of the sea, which serves as a mnemonic and meditative backdrop but also as a recurring narrative element in the poem, provides unity to the composition. The paper in this sense aims to investigate the rhetorical strategies and sources of Colonna’s poem, highlighting the link between word, image and memory in the amorous meditation that occupies the composition, a link that anticipates the season of the Rime spirituali.

DOI: 10.13134/979-12-5977-573-3/8

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