Temi e argomenti. Omaggio a Lunella Mereu

A cura di:  Edoardo Lombardi Vallauri, Valentina Piunno e Anna Pompei
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2025
Pagine: 308
ISBN: 979-12-5977-529-0
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Abstract

Il volume costituisce un omaggio alla professoressa Lunella Mereu da parte di studiosi incontrati durante il suo percorso di ricerca: dai colleghi con cui ha condiviso approcci e quadri teorici, agli amici che ha incontrato nei diversi ruoli svolti nella sua vita accademica, ai giovani che ha sostenuto in molte forme durante la sua carriera. Il volume comprende contributi scritti in italiano e in inglese, che toccano tematiche care alla Festeggiata e riflettono l’evoluzione dei suoi interessi di ricerca: dalla comparazione, soprattutto tipologica e più latamente interlinguistica, alla distribuzione dell’informazione, specialmente nella sua relazione con la prosodia; dall’interfaccia sintassi/semantica, cui si legano gli studi sulla struttura argomentale, al continuum sintassi-lessico, cui si collegano le diverse riflessioni sugli elementi lessicalmente vuoti, nonché il tema della lessicalizzazione; fino a recenti sviluppi della linguistica, come la corpus linguistics e la linguistica computazionale.

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Il volume costituisce un omaggio alla professoressa Lunella Mereu da parte di studiosi incontrati durante il suo percorso di ricerca: dai colleghi con cui ha condiviso approcci e quadri teorici, agli amici che ha incontrato nei diversi ruoli svolti nella sua vita accademica, ai giovani che ha sostenuto in molte forme durante la sua carriera. Il volume comprende contributi scritti in italiano e in inglese, che toccano tematiche care alla Festeggiata e riflettono l’evoluzione dei suoi interessi di ricerca: dalla comparazione, soprattutto tipologica e più latamente interlinguistica, alla distribuzione dell’informazione, specialmente nella sua relazione con la prosodia; dall’interfaccia sintassi/semantica, cui si legano gli studi sulla struttura argomentale, al continuum sintassi-lessico, cui si collegano le diverse riflessioni sugli elementi lessicalmente vuoti, nonché il tema della lessicalizzazione; fino a recenti sviluppi della linguistica, come la corpus linguistics e la linguistica computazionale.

This volume is a tribute to Professor Lunella Mereu by scholars she encountered throughout her research life: from colleagues with whom she shared approaches and theoretical frameworks, to friends she met in her various academic roles, to young people she supported in many ways during her career. The volume includes contributions in Italian and English that address topics that are dear to Lunella Mereu and reflect the evolution of her research interests. Topics range from typological and interlinguistic comparisons to information structure, particularly in relation to prosody, from the syntax-semantics interface (which links to the studies on argument structure), and the syntax-lexicon continuum (which is connected to the various reflections on lexically empty elements as well as the notion of lexicalization), up to recent developments in linguistics, such as corpus and computational linguistics.7

Contributi

The External Possessor Construction in Old Persian

Maria Carmela Benvenuto 

Nel contributo sono presentati e discussi i dati sull’espressione del possessore esterno in persiano antico. L’unico esempio attestato di questa co­struzione presenta un verbo di privazione con le parti del corpo in accusativo e il genitivo come argomento extra nucleare con la funzione speciale di pos­sessore esterno. L’articolo dimostra che i verbi privativi in persiano antico, nel contesto non marcato della comune frase ditransitiva con il Maleficiario come secondo argomento, sono normalmente costruiti con il doppio accusativo dell’oggetto sottratto e della persona deprivata dell’oggetto. In un contesto marcato con una chiara implicazione di possesso inalienabile i verbi privativi possono prendere il genitivo come argomento extra nucleare con la funzione di Possessore esterno.

This paper focuses on the expression of the External Possessor in Old Per­sian. It will be shown that in Old Persian there is a construction that specifically en­codes the possession relation of External Possessors. The single piece of evidence attested in Old Persian corpus construes the situation where the body parts in the accusative are directly affected by the event expressed by the verb, and the clause-level genitive is an extra-argument with a special function of External Possessor. More­over, the analysis shows that depriving verbs in Old Persian take the genitive preferably when the thing that is stolen from someone is an inalienable possession, while a dou­ble accusative construction is preferred in a context of ditransitive construal.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/1

Applicazioni della teoria della valenza alla lessicografia dell’italiano

Patrizia Cordin 

La rappresentazione delle strutture argomentative dei verbi ha ricevuto scarsa attenzione nella lessicografia della lingua italiana. Si distinguono due importanti eccezioni: il DISC-Dizionario italiano monolingue Sabatini Coletti e il WIV-Wörterbuch der italienischen Verben, dedicato ai verbi italiani, e provvisto di una sezione per la loro traduzione in tedesco. Gli obiettivi e gli approcci alla teoria della valenza adottati nei due dizionari sono illustrati in questo contributo attraverso l'analisi di due frequenti verba dicendi, 'dire' e 'parlare'.

The representation of the argument structures of verbs has received little attention in the lexicography of the Italian language. Two important ex­ceptions stand out: the monolingual DISC-Dizionario italiano Sabatini Coletti and the WIV-Wörterbuch der italienischen Verben, dedicated to Italian verbs, and provided with a section for their translation into German. The objectives and the approaches to the valency theory adopted in the two dictionaries are illus­trated through the analysis of two very frequent verba dicendi, dire e parlare.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/2

Anteposizioni a sinistra in italiano e tedesco. Riflessioni in chiave funzionale

Anna-Maria De Cesare 

Questo contributo propone una descrizione funzionale delle co­struzioni sintattiche marcate note in italiano come anteposizione a sinistra e in tedesco come Vorfeldbesetzung. Sulla base di un campione di occorrenze tratte giornali, ne descriveremo le proprietà informative e testuali, evidenziando im­portanti differenze tipologiche e stilistiche tra le due lingue.

This contribution provides a functional description of the marked syntactic constructions known in Italian as anteposizione a sinistra and in Ger­man as Vorfeldbesetzung. Based on a sample of these constructions in daily newspapers, we describe their information structural and textual properties, highlighting important typological and stylistic cross-linguistic differences.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/3

Interferenza lessicale tra greco antico ed albanese: un bilancio

Paolo Di Giovine 

Nell’articolo viene delineato lo stato delle ricerche relative ai pre­stiti dal greco antico in albanese. Il loro numero, con ogni evidenza sovrasti­mato, va ridimensionato, dal momento che evidenze fonologiche e cronologiche ci portano a concludere che almeno 15 dei 34 esempi general­mente addotti non possono esser più considerati nel novero dei prestiti greci antichi in albanese.

This article assesses the situation of the research about Ancient Greek loanwords in Albanian. Their number, which is clearly overestimated, should be lowered, as both phonological and chronological issues lead us to conclude that at least 15 Albanian nouns out of 34 no longer can be regarded as loanwords from Ancient Greek.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/4

La struttura argomentale della costruzione latina ludos facere

Francesca Di Salvo 

Nel corso degli ultimi anni, molti studiosi si sono dedicati allo studio delle collocazioni. In modo particolare, l’attenzione è stata focalizzata sulle costruzioni a verbo supporto (CVS), fenomeno lessicale al quale sono stati dedicati numerosi studi al fine di individuare le diverse tipologie e delinearne le principali caratteristiche. Per quanto riguarda il latino, le CVS più frequenti presentano il pattern [V+NACC], in cui il verbo supporto cooccorre con un nome in posizione di oggetto, come, ad esempio, opem ferre, morem gerere (Marini, 2000), verba facere, verba habere (Roesch, 2001), ludos facere, bellum gerere (Baños, 2012), spem ponere (Jiménez Martínez, 2011, 2016), dare/facere saltum (Pompei, 2018). In questa sede, viene analizzata la struttura argomentale di ludos facere, il cui schema è sempre [V+NACC], che a seconda dei contesti d’uso può esprimere due valori semantici differenti.

Over the past few years, many scholars have investigated collocations, mainly focusing on Light Verb Constructions (LVCs), carrying out numerous studies to this lexical phenomenon and attempting to identify their different types and characteristics. As regards Latin, the most frequent LVCs present the [V+NACC] pattern, in which the Light Verb cooccurs with a noun in object position. For instance, it is possible to observe this pattern in opem ferre, morem gerere, verba facere, verba habere, ludos facere, bellum gerere, spem ponere, dare/facere saltum. This paper analyses the argument structure of a particular Latin LVC characterised by the [V+NACC] pattern, ludos facere, which has two different semantic values.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/5

La Grammatica di Categorie e Costruzioni e i sistemi di allineamento

Vittorio Ganfi 

In questo lavoro viene proposta un’applicazione del modello della Grammatica delle Categorie e Costruzioni (GCC, Simone 2006, 2007) allo studio della realizzazione dei sistemi di allineamento nelle lingue del mondo (Dixon 1979; Comrie 1978; Mereu 2004). I tre livelli di rappresentazione individuati nella GCC (livelli cognitivo-concettuale, rappresentazionale e linguistico) vengono impiegati per descrivere le alternanze strutturali a partire da un’unica matrice cognitivo-semantica (il formato verbale). Viene, inoltre, mostrato come i costrutti teorici di Discorso e Sistema possono essere impiegati per illustrare la relazione tra i fenomeni di uso e la caratterizzazione strutturale dei sistemi di allineamento.

In this paper, an application of the Categories and Constructions Grammar model (GCC, Simone 2006, 2007) is applied to study the realisation of alignment systems in world languages (Dixon 1979; Comrie 1978; Mereu 2004). The three levels of representation identified in the GCC (i.e. cognitive-conceptual, representational and linguistic levels) are used to describe structural alternations from a single cognitive-semantic format (the verbal format). It is also shown how the theoretical constructs of Discourse and System can be employed to illustrate the relationship between usage phenomena and the structural characterisation of alignment systems.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/6

Semantic Roles Between Verb and Context: The case of the Agent

Elisabetta Ježek 

In questo articolo esaminiamo l’interazione tra fattori lessicali e contestuali nel determinare se il soggetto di un predicato sarà interpretato come un Agente. Proponiamo una tassonomia dei verbi basata sulla nozione di Agen­tività, composta da tre classi principali: i. verbi con agenti lessicali ii. verbi senza agenti lessicali e iii. verbi che sono lessicalmente sottospecificati per quanto riguarda l'Agentività. Analizziamo le proprietà semantiche e sintattiche di ciascuna classe utilizzando dati tratti da corpora e mostriamo che l’asseg­nazione del ruolo di Agente dipende spesso da fattori contestuali.

In this paper, we examine the interplay between lexical and con­textual factors in determining whether the Subject of a predicate will be inter­preted as an Agent. We propose a taxonomy of verbs consisting of three main classes – i. verbs with lexical agents, ii. verbs with lexical non-agents, and iii. verbs that are lexically unmarked concerning Agency –, and examine the se­mantic and syntactic properties of each class utilising corpus evidence. Results show that Agency is better interpreted as a derivative notion and that the as­signment of the Agent role is often dependent on contextual clues.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/7

La linguistica computazionale nell’era di ChatGPT

Alessandro Lenci 

La nuova generazione di sistemi di Intelligenza Artificiale come ChatGPT ha cambiato radicalmente il ruolo della linguistica, computazionale e non, nella ricerca sullo sviluppo di macchine digitali in grado di usare il lin­guaggio in maniera analoga agli esseri umani. Questo cambiamento non si­gnifica però una funzione meno importante delle scienze del linguaggio e della teoria linguistica. Essa ha infatti un ruolo essenziale nella creazione di sistemi artificiali intelligenti.

The new generation of Artificial Intelligence systems, such as Chat­GPT, has radically changed the role of linguistics in research on the develop­ment of digital machines capable of using language in a manner similar to humans. However, this change does not imply a less important role for the language sciences and linguistic theory. In fact, they play a crucial role in the creation of intelligent artificial systems.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/8

Un approccio cognitivo alla presupposizione persuasiva

Edoardo Lombardi Vallauri 

Per ragioni evolutive, gli individui sono dotati della tendenza a valutare criticamente il contenuto dei messaggi ricevuti. Le presupposizioni distolgono l'attenzione critica perché presentano il loro contenuto come qual­cosa di già noto, e quindi probabilmente già verificato per la sua veridicità. Gli esperimenti comportamentali confermano un minore sforzo di elaborazione per le presupposizioni rispetto alle asserzioni; un risultato che ancora attende conferme con procedimenti neurofisiologici.

For evolutionary reasons, individuals are endowed with the ten­dency to critically evaluate the content of incoming messages. Presuppositions divert critical attention because they present their content as something already known, i.e. possibly already checked for truthfulness. Behavioural experiments confirm lesser processing effort for presuppositions as compared to assertions, while neurophysiological evidence is still lacking.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/9

Una nuova etimologia del venetico śainati-*

Marco Mancini 

L’articolo si occupa dell’etimologia di una parola che ricorre in diverse iscrizioni del corpus epigrafico venetico, śainati-; di questa voce non si è mi riusciti a chiarire la reale etimologia per diverse difficoltà sul piano sia fonologico sia semantico. Le ricerche di Marinetti e Prosdocimi sono giunte alla conclusione che il termine śainati- deve essere ritenuto un epiteto dei tre teonimi Reitia (a Este), Trumusiati (a Làgole) e Altinum (ad Altino). I due studiosi hanno provato a ricondurre la voce all’i.e. *tkē(i̯)- ‘abitare’. Tuttavia, visti i contesti e le funzioni della parola śainati- questa proposta non è soddisfacente. Viene allora proposta una nuova etimologia che riporta la voce appartenente al tecnoletto religioso alla radice i.e. *tkē(i̯)- ‘possedere, governare’. Dopo una disamina della questione propriamente etimologica sul piano comparativo, è identificato il valore semantico di ciò che si rivela un epiteto della divinità ovvero ven. śainati- ‘signore, signora’, cf. lat. dominus/domina, gr. δέσποινα / δεσπότης con analoghe funzioni in sintagmi teonimici.

The article deals with the etymology of a word occurring in several Venetic inscriptions, śainati-, which has never been conclusively clarified so far, both phonologically and semantically. Marinetti’s and Prosdocimi’s investigations pointed out that śainati- must be considered an epithet of three theonyms, Reitia (Este), Trumusiati (Làgole) and Altinum (Altino). The two scholars made an attempt to explain the entry, by tracing it back to I.E. *tkē(i̯)- ‘to settle, to inhabit, to dwell’. Yet, given the contexts and functions of the term, the proposal is not fully adequate. Thus, a new etymology is proposed, by leading the religious term back to I.E. *tkē(i̯)- ‘to possess, to rule’. After a description of the etymological issues which raise from a comparative perspective, the correct meaning of the term is reconstructed as respect epithet of the deity: Ven. śainati- ‘lord, lady’, cf. Lat. dominus/domina, Gr. δέσποινα/ δεσπότης as divine epiclesis.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/10

Enhancing our Understanding with Context and Prosody

Marianne Mithun 

La comprensione approfondita del linguaggio può comportare sia l’individuazione dei pattern esistenti sia la domanda sul perché della loro esistenza. Come nascono i pattern? Esistono principi generali? Quanto sono dettagliati e variabili tali principi? Queste considerazioni, in particolare per quanto riguarda le strutture sintattiche complesse, sono state a lungo al centro del lavoro di Lunella Mereu.

Understanding language in depth can entail both seeing exactly what patterns exist and asking why. How do patterns come into being? Are there general principles? How detailed and variable are such principles? Such considerations, particularly as they involve complex syntactic structure, have long been central to the work of Lunella Mereu.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/11

Oltre la polarità negativa. Il rapporto tra negazione e lessicalizzazione

Valentina Piunno 

Questo articolo affronta il tanto dibattuto tema della negazione a partire da una prospettiva non tradizionale, legata alle funzioni non prototipiche che i marcatori di negazione possono assumere in alcuni contesti. Il testo include una rassegna degli studi principali dedicati al tema secondo diverse prospettive teoriche e metodologiche, per chiarire meglio il ruolo che i marcatori di nega­zione assumono al di là dell’espressione della polarità negativa. Si analizza per­tanto la stretta relazione tra la negazione e la lessicalizzazione, con particolare riferimento ai casi di falsa negazione e ai tratti di obbligatorietà in italiano, e lo stretto rapporto che intercorre tra la negazione e l’intensificazione. Infine, la funzione della negazione viene analizzata lungo un continuum di lessicalizza­zione, fossilizzazione, idiomatizzazione e convenzionalizzazione.

This paper addresses the highly debated topic of negation from a non-traditional perspective, which is related to the non-prototypical functions that negation markers can fulfil in some contexts. The article includes a review of the main studies devoted to the topic from different theoretical and methodological perspectives, in order to better clarify the role that negation markers assume beyond the expression of negative polarity. The close relationship between negation and lexicalisation, with particular reference to false negation and its obligatory traits in Italian, is taken into account, as well as the close relationship between negation and intensification. Finally, the function of the negation is analysed along a continuum of lexicalisation, fossilisation, idiomatisation and conventionalisation.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/12

Formati sintagmatici predicativi tra sintassi, semantica e tipologia

Anna Pompei 

Il contributo verte su due formati sintagmatici predicativi, costituiti dai pattern [Prep + Vinf] o [Prep + Ndevb], che possono unirsi sia a un aggettivo sia a un nome (ess. facile a dirsi / difficile a farsi; libro da leggere / pizza da asporto). Partendo dai formati [facile a + Vinf] e [facile da + Vinf], se ne esamina la natura di Tough constructions e se ne propone una considerazione come predicati complessi che permette un trattamento unitario del pattern [da + Vinf] e della sua semantica modale. La modalità viene, infine, considerata come tratto distintivo dell’infinito rispetto ai nomi deverbali, tenendo presenti anche le forme non finite del verbo latino che sono confluite nell’infinito italiano.

This paper focuses on two predicative multiword having the patterns [Prep + Vinf] or [Prep + Ndevb], which can co-occur with both adjectives and a nouns (e.g. facile a dirsi ‘easy to say’/ difficile a farsi ‘tough to do’; libro da leggere ‘book to read’ / pizza da asporto ‘takeaway pizza’). Starting with the patterns [facile a + Vinf] and [facile da + Vinf] (‘[easy to + Vinf]’), their nature as Tough constructions is analysed first. They are then considered as complex predicates, which allows for a unified treatment of the pattern [da + Vinf] and its modal semantics. Finally, modality is considered as a distinctive feature of the infinitive compared to deverbal nouns, also taking into account the non-finite forms of the Latin verb that have merged into the Italian infinitive.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/13

Considerazioni sulle realizzazioni argomentali del predicato hamiçiya- bav- in persiano antico

Flavia Pompeo 

Scopo del presente contributo è l’analisi delle tre realizzazioni argomentali del predicato del persiano antico hamiçiya- bav- ‘diventare ribelle, ribellarsi’. Più specificamente, questo lavoro è dedicato a una rassegna degli usi dell’aggettivo hamiçiya- e a una prima analisi dei dati del persiano antico riguardanti le tre costruzioni. Inoltre, anche se molto sinteticamente, si considereranno le espressioni corrispondenti nei testi delle altre lingue dell’iscrizione.

The aim of this paper is to examine the three argument realizations of the Old Persian predicate hamiçiya- bav- ‘to become rebellious, to rebel’. In particular, the study will be devoted to a survey of the uses of the adjective hamiçiya- and a preliminary analysis of the Old Persian data concerning the constructions of hamiçiya- bav-. Albeit to a limited extent, evidence will also be considered from the other languages of the inscription.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/14

Frasi con verbo predicativo e frasi con verbo supporto: criteri di differenziazione

Michele Prandi 

Il saggio si propone di individuare criteri affidabili per distinguere i verbi predicativi dai verbi con funzione di supporto di nomi di processo al­l’interno della struttura della frase. I criteri esaminati si basano sulle proprietà sia dei verbi, sia dei nomi. In primo luogo, i verbi che ammettono entrambe le funzioni saranno associati sia a nomi classificatori, sia a nomi di processo. In presenza di nomi classificatori, la funzione del verbo è fornire la struttura argo­mentale del processo. Quando lo schema di argomenti è fornito da un nome di processo, la funzione del verbo è fornire un supporto che converte il nome in predicato. La premessa comporta alcune conseguenze osservabili che possono essere controllate sia a livello intralinguistico, sia a livello interlinguistico. In secondo luogo, analizzeremo il diverso comportamento dei sintagmi nominali che contengono un nome di processo quando sono associati a un verbo transitivo. Quando il verbo è predicativo, il sintagma nominale contiene tutti gli argomenti richiesti dal nome testa e ha la funzione di saturare la relazione grammaticale di complemento oggetto. La frase contiene due processi indipendenti: il processo ideato dal nome in posizione di oggetto diretto è incluso come uno dei suoi argomenti nel processo ideato dal verbo predicativo. In presenza di un verbo supporto, il primo argomento del nome di processo è affidato al soggetto, e quindi specificato a livello della frase, mentre gli argomenti diversi dal primo sono specificati all’interno del predicato. La frase contiene un solo processo, la cui struttura è ideata dal nome in posizione di predicato.

The aim of this paper is to provide reliable criteria to support the distinction between predicative verbs and support verbs at the service of pred­icative nouns within the structure of the sentence. The examined criteria are based on the behaviour of both verbs and nouns. First, verbs open to both functions will be associated with both classificatory nouns and nouns of process. In the presence of a classificatory noun, the function of the verb is to provide the argument structure of the process. When the function to provide an argument structure is taken over by a noun of process, the function of the verb is to provide a support that turns the noun into a predicate. This premise entails some observable consequences that can be checked at both intra-lin­guistic and interlinguistic level. Moreover, we shall analyse the different be­haviour of noun phrases containing a noun of process when associated with a transitive verb. When the verb is predicative, the noun phrase contains all the arguments required by the head noun and its function is to saturate the verb with the direct object. The sentence contains two independent processes: the process framed by the noun in direct object position is embedded within the process framed by the predicative verb. In the presence of a support verb, the specification of the first argument of the noun of process is entrusted to the subject and therefore located at sentence level, so that the predicative noun phrase only contains the remaining arguments. The sentence contains one process, whose structure is framed by the noun in predicate position.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/15

On Light Words

Raffaele Simone 

Contributo alla ricerca attuale in lessicologia e sulle classi di parole, l'articolo propone una classe generale di Parole Leggere, ponendo così un tipico problema di linguistica generale e tipologica. Le Parole Leggere contengono varie sottoclassi, alcune delle quali (come i Verbi Leggeri e i Nomi Leggeri) già note e ampiamente studiate. Dopo aver definito le caratteristiche generali della classe, l'articolo prende in considerazione la sottoclasse degli Aggettivi Leggeri, che svolgono varie funzioni, come quella di intensificatore, e altre costruzioni tipiche. Per esempio, quella in cui un nome designativo, semanticamente "alleggerito", è usato come aggettivo (come in Ho uno schifo di lavoro) con un tipico meccanismo di inversione funzionale. I fenomeni considerati sono illustrati con dati da più lingue tipologicamente diverse. In conclusione si propone una spiegazione teorica del fenomeno delle Parole Leggere in termini della proprietà semiotica della Flessibilità di Referenza e di Struttura.

As a contribution to current research in lexicology and on word classes, the paper proposes a general class of Light Words, thus posing a typical issue of general and typological linguistics. It contains various subclasses, some of which (like Light Verbs and Light Nouns) are already known and extensively studied. After defining the general features of Light Words, the paper takes into consideration also the subclass of Light Adjectives, which perform various functions, such as that of intensifier, and other phrase constructions where a designative noun is semantically “lightened” and used as an adjective (like in “I have a crap job”) with a typical reverse mechanism. The phenomena con­sidered are illustrated with data from several typologically different languages. As a conclusion, a theoretical explanation of the phenomenon of Light Words is proposed in terms of the semiotic property of Flexibility of Reference and Structure.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/16

L’intonazione delle domande wh- nella dinamica dialogico-interazionale

Patrizia Sorianello 

Lo studio ha preso in esame il ruolo svolto da due specifiche dimensioni dialogiche sull'intonazione delle domande wh- estratte da un corpus di parlato spontaneo di italiano barese. Le domande sono state classificate rispetto al cambio di argomento e al turno dialogico e poi analizzate intonativamente al fine di identificare possibili condizionamenti. I risultati indicano che le due dimensioni dialogiche hanno avuto uno scarso effetto sulla selezione del contorno intonativo finale. Tuttavia, le domande caratterizzate da un cambio di argomento hanno presentato un pitch range maggiore e un innalzamento del contorno iniziale.

This study examined the role performed by two specific dialogical dimensions on the intonation of wh-questions extracted from a spontaneous speech corpus of Bari Italian. Questions were classified with respect to topic transition and dialogic turn and then analyzed for intonation contours in order to identify any conditioning effects. The results indicate that the two dialogical dimensions had little effect on the selection of the final intonation contour; nevertheless questions showing a change of topic presented a greater pitch range and a raising of the initial contour.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/17

Prima o poi: la grammaticalizzazione di elementi temporali

Nigel Vincent 

Parole che significano ‘prima’ e ‘dopo’ stanno ai confini tra avverbi, preposizioni e complementatori. In questo capitolo cominciamo con una breve indagine dei profili storici di alcuni elementi che appartengono a questa classe nelle lingue (italo-)romanze e germaniche, notando in particolare la loro ten­denza ad avere etimi con valore o comparativo o superlativo. Passiamo poi a considerare le conseguenze di questi sviluppi diacronici per lo statuto catego­riale di tali elementi e le relazioni tra semantica, sintassi, morfologia e lessico.

Words meaning ‘before’ and ‘after’ straddle the borders between adverbs, prepositions and complementizers. This paper begins by exploring the diachronic development of some such items in (Italo-)Romance and Ger­manic, noting in particular how they often derive from comparative or su­perlative formations. We consider the implications of these patterns for the synchronic relation between syntactic categories and lexical content.

DOI: 10.13134/979-12-5977-529-0/18

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