The Regional Center for Conservation and Restoration of Jerash, Jordan

A cura di:  Mario Micheli, Bilal Fawwaz Mohammad Alboreeni
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: luglio 2026
Pagine: 448
ISBN: 979-12-5977-654-9
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Abstract

Il volume documenta la nascita e l’avviamento del Regional Center for Conservation and Restoration (RCCR) di Jerash, istituzione creata dal Department of Antiquities of Jordan con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e attraverso il programma di formazione specialistica affidato all’Università degli Studi Roma Tre). Concepito sin dall’origine con una vocazione non soltanto nazionale ma regionale, a beneficio dell’intera area MENA, il Centro ha sede nell’edificio storico Beit Ali Basha Alkayed, ex stazione di polizia affacciata sul sito archeologico di Gerasa, oggetto di un esemplare intervento di riuso adattivo. L’opera restituisce l’articolazione di un percorso biennale che ha coinvolto quindici funzionari del DoA — archeologi, architetti, conservatori, chimici — e trenta esperti formatori italiani. Il modello adottato, fondato sul Training of Trainers e sulla prevalenza della didattica di laboratorio condotta su reperti originali, si iscrive nella lunga tradizione del «sistema Italia» del restauro: dalla teoria di Cesare Brandi e dall’azione internazionale dell’Istituto Centrale del Restauro fino alle esperienze di cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese di Xi’an e Pechino, delle quali il caso giordano costituisce l’ultima e più matura declinazione. I contributi — firmati congiuntamente da docenti italiani e partecipanti giordani, a testimonianza concreta del trasferimento di competenze — illustrano i moduli didattici (ceramica, metalli, vetro, materiali organici, materiali lapidei, superfici decorate, mosaici, laser, documentazione digitale), i due cantieri didattici condotti sul tetrakionion meridionale e sul mosaico della Diaconia della chiesa dei Propilei, e l’attivazione dei laboratori scientifici di chimica, geologia e biologia applicate. Ne emerge la dimostrazione di una tesi metodologica: il trasferimento di competenze non si riduce a esportazione di tecniche, ma richiede un dialogo profondo tra tradizioni culturali e una solida consapevolezza teorica. Il restauro inteso come atto storico-critico e come pratica eticamente responsabile si conferma strumento di rafforzamento istituzionale e presupposto di una tutela sostenibile, offrendo indicazioni replicabili in altri contesti caratterizzati da un patrimonio ricco e vulnerabile.

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Il volume documenta la nascita e l’avviamento del Regional Center for Conservation and Restoration (RCCR) di Jerash, istituzione creata dal Department of Antiquities of Jordan con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e attraverso il programma di formazione specialistica affidato all’Università degli Studi Roma Tre). Concepito sin dall’origine con una vocazione non soltanto nazionale ma regionale, a beneficio dell’intera area MENA, il Centro ha sede nell’edificio storico Beit Ali Basha Alkayed, ex stazione di polizia affacciata sul sito archeologico di Gerasa, oggetto di un esemplare intervento di riuso adattivo. L’opera restituisce l’articolazione di un percorso biennale che ha coinvolto quindici funzionari del DoA — archeologi, architetti, conservatori, chimici — e trenta esperti formatori italiani. Il modello adottato, fondato sul Training of Trainers e sulla prevalenza della didattica di laboratorio condotta su reperti originali, si iscrive nella lunga tradizione del «sistema Italia» del restauro: dalla teoria di Cesare Brandi e dall’azione internazionale dell’Istituto Centrale del Restauro fino alle esperienze di cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese di Xi’an e Pechino, delle quali il caso giordano costituisce l’ultima e più matura declinazione. I contributi — firmati congiuntamente da docenti italiani e partecipanti giordani, a testimonianza concreta del trasferimento di competenze — illustrano i moduli didattici (ceramica, metalli, vetro, materiali organici, materiali lapidei, superfici decorate, mosaici, laser, documentazione digitale), i due cantieri didattici condotti sul tetrakionion meridionale e sul mosaico della Diaconia della chiesa dei Propilei, e l’attivazione dei laboratori scientifici di chimica, geologia e biologia applicate. Ne emerge la dimostrazione di una tesi metodologica: il trasferimento di competenze non si riduce a esportazione di tecniche, ma richiede un dialogo profondo tra tradizioni culturali e una solida consapevolezza teorica. Il restauro inteso come atto storico-critico e come pratica eticamente responsabile si conferma strumento di rafforzamento istituzionale e presupposto di una tutela sostenibile, offrendo indicazioni replicabili in altri contesti caratterizzati da un patrimonio ricco e vulnerabile.

Il volume documenta la nascita e l’avviamento del Regional Center for Conservation and Restoration (RCCR) di Jerash, istituzione creata dal Department of Antiquities of Jordan con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e attraverso il programma di formazione specialistica affidato all’Università degli Studi Roma Tre). Concepito sin dall’origine con una vocazione non soltanto nazionale ma regionale, a beneficio dell’intera area MENA, il Centro ha sede nell’edificio storico Beit Ali Basha Alkayed, ex stazione di polizia affacciata sul sito archeologico di Gerasa, oggetto di un esemplare intervento di riuso adattivo. L’opera restituisce l’articolazione di un percorso biennale che ha coinvolto quindici funzionari del DoA — archeologi, architetti, conservatori, chimici — e trenta esperti formatori italiani. Il modello adottato, fondato sul Training of Trainers e sulla prevalenza della didattica di laboratorio condotta su reperti originali, si iscrive nella lunga tradizione del «sistema Italia» del restauro: dalla teoria di Cesare Brandi e dall’azione internazionale dell’Istituto Centrale del Restauro fino alle esperienze di cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese di Xi’an e Pechino, delle quali il caso giordano costituisce l’ultima e più matura declinazione. I contributi — firmati congiuntamente da docenti italiani e partecipanti giordani, a testimonianza concreta del trasferimento di competenze — illustrano i moduli didattici (ceramica, metalli, vetro, materiali organici, materiali lapidei, superfici decorate, mosaici, laser, documentazione digitale), i due cantieri didattici condotti sul tetrakionion meridionale e sul mosaico della Diaconia della chiesa dei Propilei, e l’attivazione dei laboratori scientifici di chimica, geologia e biologia applicate. Ne emerge la dimostrazione di una tesi metodologica: il trasferimento di competenze non si riduce a esportazione di tecniche, ma richiede un dialogo profondo tra tradizioni culturali e una solida consapevolezza teorica. Il restauro inteso come atto storico-critico e come pratica eticamente responsabile si conferma strumento di rafforzamento istituzionale e presupposto di una tutela sostenibile, offrendo indicazioni replicabili in altri contesti caratterizzati da un patrimonio ricco e vulnerabile.

This volume documents the establishment and early operation of the Regional Center for Conservation and Restoration (RCCR) in Jerash, an institution created by the Department of Antiquities of Jordan with the support of the Italian Agency for Development Cooperation and through the specialist training programme entrusted to Roma Tre University. Conceived from the outset with a regional rather than merely national vocation, serving the whole MENA area, the Centre occupies the historic Beit Ali Basha Alkayed building, a former police station overlooking the archaeological site of Gerasa and the subject of an exemplary adaptive reuse scheme. The book reconstructs a two-year programme involving fifteen DoA officers — archaeologists, architects, conservators and chemists — together with thirty Italian experts. The model adopted, grounded in Training of Trainers and in the predominance of laboratory teaching carried out on original artefacts, belongs to the long tradition of the Italian ‘system’ of restoration: from Cesare Brandi’s theory and the international activity of the Istituto Centrale del Restauro to the cooperation ventures with the People’s Republic of China in Xi’an and Beijing, of which the Jordanian case represents the latest and most mature expression. The contributions — co-signed by Italian teaching staff and  Jordanian participants, tangible evidence of the transfer of skills — present the teaching modules (ceramics, metals, glass, organic materials, stone, decorated architectural surfaces, mosaics, laser technology, digital documentation), the two field schools conducted on the southern tetrakionion and on the Diaconia mosaic of the Propylaea Church, and the commissioning of the scientific laboratories for applied chemistry, geology and biology. What emerges is the demonstration of a methodological argument: the transfer of skills cannot be reduced to the export of techniques, but requires a genuine dialogue between cultural traditions and a firm theoretical awareness. Restoration understood as a historical and critical act, and as an ethically responsible practice, is confirmed as an instrument of institutional strengthening and a precondition for sustainable protection, offering guidance that may be replicated in other contexts marked by a rich and vulnerable heritage.

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Il volume documenta la nascita e l’avviamento del Regional Center for Conservation and Restoration (RCCR) di Jerash, istituzione creata dal Department of Antiquities of Jordan con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e attraverso il programma di formazione specialistica affidato all’Università degli Studi Roma Tre). Concepito sin dall’origine con una vocazione non soltanto nazionale ma regionale, a beneficio dell’intera area MENA, il Centro ha sede nell’edificio storico Beit Ali Basha Alkayed, ex stazione di polizia affacciata sul sito archeologico di Gerasa, oggetto di un esemplare intervento di riuso adattivo. L’opera restituisce l’articolazione di un percorso biennale che ha coinvolto quindici funzionari del DoA — archeologi, architetti, conservatori, chimici — e trenta esperti formatori italiani. Il modello adottato, fondato sul Training of Trainers e sulla prevalenza della didattica di laboratorio condotta su reperti originali, si iscrive nella lunga tradizione del «sistema Italia» del restauro: dalla teoria di Cesare Brandi e dall’azione internazionale dell’Istituto Centrale del Restauro fino alle esperienze di cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese di Xi’an e Pechino, delle quali il caso giordano costituisce l’ultima e più matura declinazione. I contributi — firmati congiuntamente da docenti italiani e partecipanti giordani, a testimonianza concreta del trasferimento di competenze — illustrano i moduli didattici (ceramica, metalli, vetro, materiali organici, materiali lapidei, superfici decorate, mosaici, laser, documentazione digitale), i due cantieri didattici condotti sul tetrakionion meridionale e sul mosaico della Diaconia della chiesa dei Propilei, e l’attivazione dei laboratori scientifici di chimica, geologia e biologia applicate. Ne emerge la dimostrazione di una tesi metodologica: il trasferimento di competenze non si riduce a esportazione di tecniche, ma richiede un dialogo profondo tra tradizioni culturali e una solida consapevolezza teorica. Il restauro inteso come atto storico-critico e come pratica eticamente responsabile si conferma strumento di rafforzamento istituzionale e presupposto di una tutela sostenibile, offrendo indicazioni replicabili in altri contesti caratterizzati da un patrimonio ricco e vulnerabile.

This volume documents the establishment and early operation of the Regional Center for Conservation and Restoration (RCCR) in Jerash, an institution created by the Department of Antiquities of Jordan with the support of the Italian Agency for Development Cooperation and through the specialist training programme entrusted to Roma Tre University. Conceived from the outset with a regional rather than merely national vocation, serving the whole MENA area, the Centre occupies the historic Beit Ali Basha Alkayed building, a former police station overlooking the archaeological site of Gerasa and the subject of an exemplary adaptive reuse scheme. The book reconstructs a two-year programme involving fifteen DoA officers — archaeologists, architects, conservators and chemists — together with thirty Italian experts. The model adopted, grounded in Training of Trainers and in the predominance of laboratory teaching carried out on original artefacts, belongs to the long tradition of the Italian ‘system’ of restoration: from Cesare Brandi’s theory and the international activity of the Istituto Centrale del Restauro to the cooperation ventures with the People’s Republic of China in Xi’an and Beijing, of which the Jordanian case represents the latest and most mature expression. The contributions — co-signed by Italian teaching staff and  Jordanian participants, tangible evidence of the transfer of skills — present the teaching modules (ceramics, metals, glass, organic materials, stone, decorated architectural surfaces, mosaics, laser technology, digital documentation), the two field schools conducted on the southern tetrakionion and on the Diaconia mosaic of the Propylaea Church, and the commissioning of the scientific laboratories for applied chemistry, geology and biology. What emerges is the demonstration of a methodological argument: the transfer of skills cannot be reduced to the export of techniques, but requires a genuine dialogue between cultural traditions and a firm theoretical awareness. Restoration understood as a historical and critical act, and as an ethically responsible practice, is confirmed as an instrument of institutional strengthening and a precondition for sustainable protection, offering guidance that may be replicated in other contexts marked by a rich and vulnerable heritage.

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CRUL – Comitato Regionale di Coordinamento delle Università del Lazio