I Guardasigilli del fascismo (1922-1945)

A cura di:  Giovanni Chiodi, Italo Birocchi, Saverio Gentile
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: maggio 2026
Pagine: 447
ISBN: 979-12-5977-621-1
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Abstract

Il volume intende offrire al lettore, e auspicabilmente anche non specialista, uno studio condotto privilegiando un approccio di natura archivistica dedicato ai Ministri della Giustizia che si sono susseguiti durante l’esperienza storica costituita dal fascismo, dalla marcia su Roma (ottobre 1922) sino al tragico epilogo della Repubblica di Salò (aprile 1945).  Di ciascuno di questi – Aldo Oviglio, Alfredo Rocco, Pietro de Francisci, Arrigo Solmi, Dino Grandi, Alfredo de Marsico, Antonio Tringali Casanuova, Piero Pisenti – le pagine ricostruiscono il ruolo recitato all’interno del Regime e gli sforzi posti in essere al fine di consentirne prima l’affermazione, poi l’assestarsi e infine il dominio. L’opera è completata da uno studio dedicato ai sottosegretari e da un altro relativo al funzionamento del ministero.

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Il volume intende offrire al lettore, e auspicabilmente anche non specialista, uno studio condotto privilegiando un approccio di natura archivistica dedicato ai Ministri della Giustizia che si sono susseguiti durante l’esperienza storica costituita dal fascismo, dalla marcia su Roma (ottobre 1922) sino al tragico epilogo della Repubblica di Salò (aprile 1945).  Di ciascuno di questi – Aldo Oviglio, Alfredo Rocco, Pietro de Francisci, Arrigo Solmi, Dino Grandi, Alfredo de Marsico, Antonio Tringali Casanuova, Piero Pisenti – le pagine ricostruiscono il ruolo recitato all’interno del Regime e gli sforzi posti in essere al fine di consentirne prima l’affermazione, poi l’assestarsi e infine il dominio. L’opera è completata da uno studio dedicato ai sottosegretari e da un altro relativo al funzionamento del ministero.

The volume intends to offer the reader, and hopefully also the non-specialist, a study conducted by favoring an archival approach devoted to the Ministers of Justice who succeeded each other during the historical experience constituted by fascism, from the March on Rome (October 1922) to the tragic end of the Republic of Salò (April 1945). For each of these – Aldo Oviglio, Alfredo Rocco, Pietro de Francisci, Arrigo Solmi, Dino Grandi, Alfredo de Marsico, Antonio Tringali Casanuova, Piero Pisenti – the pages reconstruct the role played within the Regime and the efforts made in order to first allow its affirmation, then its establishment, and finally its domination. The work is completed by a study dedicated to the undersecretaries and another relating to the functioning of the ministry.

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The volume intends to offer the reader, and hopefully also the non-specialist, a study conducted by favoring an archival approach devoted to the Ministers of Justice who succeeded each other during the historical experience constituted by fascism, from the March on Rome (October 1922) to the tragic end of the Republic of Salò (April 1945). For each of these – Aldo Oviglio, Alfredo Rocco, Pietro de Francisci, Arrigo Solmi, Dino Grandi, Alfredo de Marsico, Antonio Tringali Casanuova, Piero Pisenti – the pages reconstruct the role played within the Regime and the efforts made in order to first allow its affirmation, then its establishment, and finally its domination. The work is completed by a study dedicated to the undersecretaries and another relating to the functioning of the ministry.

Contributi

Presentazione

Giovanni Chiodi  Italo Birocchi  Saverio Gentile 

Un fratello fascista inquieto? Aldo Oviglio primo ministro della giustizia del Regime

Stefano Solimano 

L’analisi del percorso di Aldo Oviglio delinea un giurista pienamente inserito nella rivoluzione fascista. Sostenne antiparlamentarismo e autoritarismo come strumenti di rigenerazione dello Stato. Centrale fu l’amnistia e indulto del 1922, presentata come “necessità logica” della rivoluzione. Il provvedimento contribuì a legittimare la violenza squadrista. Oviglio promosse profonde riforme dell’ordinamento giudiziario, riforme modernizzatrici ma coerenti con un assetto gerarchico e accentrato.Il contrasto con Benito Mussolini non ne attenuò l’adesione al regime.

The career of Aldo Oviglio shows a jurist fully aligned with Fascism’s revolution. He supported anti-parliamentarianism and authoritarianism as tools of renewal. The 1922 amnesty and pardon was central to his action, framed as a “logical necessity” of the revolution. It legitimized squadrist violence during consolidation.He promoted major judicial reforms. Technically modernizing, they reflected a centralizing framework. His clash with Benito Mussolini did not weaken his commitment.

 

Per realizzare la svolta del 3 gennaio: Alfredo Rocco ideologo e edificatore del regime

Italo Birocchi 

Il saggio analizza il settennato ministeriale di Rocco (1925-1932) ponendosi tre domande: 1) perché fu scelto da Mussolini per l’incarico ministeriale dopo la svolta del 3 gennaio; 2) ‘come’ lavorò; 3) perché infine fu esautorato. Intellettuale e però uomo d’azione, Rocco riuniva in sé la figura complessa del  politico, dell’ideologo, del giurista ed edificò il regime secondo una visione sistematica imperniata sulla potenza dello Stato e sulla subordinazione del cittadino allo Stato. Accompagnata da un impianto ideologico storicista e nazionalista che faceva leva sulla continuità della civiltà di Roma e da una avveduta scelta delle priorità (eliminazione dei nemici interni, convergenza dei poteri nell’esecutivo al comando del duce, legge sindacale, Carta del Lavoro, Patti lateranensi, codici penali) l’azione di Rocco aprì il cantiere della trasformazione dell’ordinamento parlamentare in regime totalitario. Il suo accantonamento da ministro coincise col decennale della ‘marcia’ e segnò una nuova fase della fascistizzazione del Paese.

The essay analyses Rocco's seven-year term as minister (1925-1932), asking three questions: 1) why was he chosen by Mussolini for the ministerial post after the turning point of 3 January; 2) “how” did he work; 3) why was he ultimately removed from office. An intellectual but also a man of action, Rocco combined the complex roles of politician, ideologue and jurist, and built the regime according to a systematic vision centred on the power of the state and the subordination of citizens to the state. Accompanied by a historicist and nationalist ideological framework that leveraged the continuity of Roman civilisation and a prudent choice of priorities (elimination of internal enemies, convergence of powers in the executive under the command of the Duce, trade union law, Labour Charter, Lateran Pacts, penal codes), Rocco's actions paved the way for the transformation of the parliamentary system into a totalitarian regime. His removal as minister coincided with the tenth anniversary of the “march” and marked a new phase in the fascistisation of the contry.

Pietro de Francisci: storia del diritto e impegno politico

Massimo Brutti 

Pietro de Francisci è un autorevole storico del diritto romano, che Mussolini nomina nel 1932 ministro della giustizia, subito dopo Alfredo Rocco. I suoi scritti su Giulio Cesare ed Augusto mostrano, nel lavoro storiografico, il rilievo che per lui assumono le immagini ideologiche legate ad una visione autoritaria e riferite all’ordinamento romano: in particolare all’ordinamento dell’impero. Nello svolgimento della funzione di guardasigilli, sceglie un atteggiamento di cautela a proposito della elaborazione e scrittura del codice civile. Accentua il controllo politico sulla magistratura. Elabora una proposta di riforma istituzionale che sviluppa il modello corporativo, come base e compimento del fascismo. Mussolini non darà seguito alla proposta, che implica un superamento del. Senato regio.

Pietro de Francisci was an authoritative historian of Roman law, whom Mussolini appointed Minister of Justice in 1932, immediately after Alfredo Rocco. His writings on Julius Caesar and Augustus show, in his historiographical work, the importance he attached to ideological images linked to an authoritarian vision and referring to the Roman legal system: in particular, the legal system of the empire. In carrying out his duties as keeper of the seals, he chose to take a cautious approach to the drafting and writing of the civil code. He emphasised political control over the judiciary. He drew up a proposal for institutional reform that developed the corporative model as the basis and fulfilment of fascism. Mussolini did not follow up on the proposal, which implied the abolition of the Royal Senate.

Uno storico del diritto prestato alla Giustizia: Arrigo Solmi

Eloisa Mura 

Quando, nel gennaio del 1935, venne chiamato come ministro della Giustizia, Arrigo Solmi vantava una consolidata reputazione di storico del diritto. Sulla scorta di una conoscenza di lunga data, Mussolini riponeva in lui una profonda fiducia. Durante il suo ministero venne accantonato il progetto italo-francese delle obbligazioni e si diede nuovo impulso alla redazione del codice civile, il cui primo libro entrò in vigore nel luglio 1939. Promosse il progetto, non andato in porto, di un nuovo codice di procedura civile teso ad accentuare il carattere pubblico del processo e attuò alcuni interventi di riforma dell’ordinamento giudiziario. Prese il suo nome la Commissione che disegnò la Camera dei fasci e delle corporazioni, che pure non approvò alcune sue proposte. Da ministro firmò il decreto del 17 novembre 1938 con il quale fu varata la legislazione di difesa della razza: un’adesione che non si esaurì nell’atto formale giacché anche dopo la rimozione dall’incarico, avvenuta l’11 giugno 1939, Solmi continuò a spendersi per dimostrare la validità di quella scelta.

When, in January 1935, he was appointed Minister of Justice, Arrigo Solmi already enjoyed an established reputation as a legal historian. On the basis of a long-standing acquaintance, Mussolini placed deep trust in him. During his tenure, the Italo-French project on the law of obligations was set aside, and renewed momentum was given to the drafting of the Civil Code, the first book of which entered into force in July 1939. He also promoted – albeit unsuccessfully – the project for a new Code of Civil Procedure aimed at strengthening the public character of judicial proceedings, as well as he implemented several reforms of the judicial system. The Commission that designed the Chamber of Fasces and Corporations bore his name, although that body did not endorse some of his proposals. As Minister, he signed the decree of 17 November 1938 enacting the racial laws. His adherence to that policy was not limited to the formal act of signature; even after his removal from office on 11 June 1939, Solmi continued to defend and advocate the soundness of that choice.

IL FASCISTA LIBERALE. ALFREDO DE MARSICO, ULTIMO GUARDASIGILLI DI MUSSOLINI

Marco Nicola Miletti 

Il saggio s’interroga sulle ragioni che spinsero Benito Mussolini, nel rimpasto governativo del 6 febbraio 1943, a scegliere Alfredo de Marsico come ultimo ministro della Giustizia del regime. Fascista ‘liberale’, come veniva apostrofato dallo stesso duce, de Marsico apparteneva al notabilato meridionale di estrazione giuridica, da sempre dedito all’avvocatura, all’insegnamento universitario e alla politica: l’analisi di questi tre versanti fa emergere la sua inequivoca e attiva adesione al fascismo sin dai primi mesi di governo. Nella notte del 25 luglio 1943 de Marsico, che collaborò alla stesura dell’o.d.g. Grandi, contribuí al crollo della dittatura. Sottoposto a epurazione amministrativa, e dispensato in due gradi di giudizio dall’insegnamento accademico, alla fine del 1949 fu reintegrato nei ranghi dei professori universitari. Durante la Repubblica continuò con successo la professione forense e nel 1953 fu eletto al Senato nelle file del Partito monarchico. La biografia di de Marsico, da lui raccontata con fiera auto-indulgenza, attraversa da protagonista stagioni convulse della storia italiana, e mostra indubbie continuità nella selezione delle classi dirigenti.

This essay aims to understand why Benito Mussolini, on February 6, 1943, chose Alfredo de Marsico as the regime’s last Minister of Justice. Nicknamed «liberal fascist» by Mussolini, de Marsico belonged to the southern Italian class of notables, often devoted to lawyer profession, to university teaching, and to active politics. An analysis of these three areas reveals his unequivocal support for fascism since the first months of  Mussolini’s government. De Marsico collaborated in drafting Grandi’s agenda and thus contributed to the collapse of the dictatorship. Subjected to administrative purges and dismissed from academic teaching, he was reinstated among university professors at the end of 1949. During the Republican era, he successfully continued his lawyer profession and in 1953 was elected to the Senate on the Monarchist Party ticket. De Marsico’s biography, which he himself told with self-indulgence, spanned convulsive periods in Italian history and demonstrates an undeniable continuity in the government classes.

‹‹Esiste, irresistibile e infrenabile, una bufera che tutti quanti conduce nella sua rapina››. Antonio Tringali Casanuova e Piero Pisenti, Guardasigilli a Salò.

Saverio Gentile 

Il saggio ricostruisce l’operato dei Ministri della Giustizia della Repubblica Sociale Italiana (RSI) Antonio Tringali Casanuova e Piero Pisenti. I due giuristi tentarono, in un complesso di drammatica e violenta complessità, di conferire una forma – ed un ordine  ̶  all’ultimo fascismo italiano. In particolare, Pisenti – subentrato a Casanuova, morto dopo brevissimo tempo – ha speso ogni energia al fine di assicurare – senza fanatismi, che pure non mancarono – una parvenza di legalità al regime, in un contesto violento in cui a dominare era – ormai – il nazismo più feroce.   

The essay reconstructs the work of the Ministers of Justice of the Italian Social Republic (Repubblica Sociale Italiana, RSI), Antonio Tringali Casanuova and Piero Pisenti. The two jurists attempted, within a context of dramatic and violent complexity, to confer a form — and an order — upon the final phase of Italian Fascism. In particular, Pisenti – who succeeded Casanuova, the latter having died after a very brief tenure – devoted all his energies to ensuring, without fanaticism (though fanatic elements were not absent), a semblance of legality for the regime, in a violent context increasingly dominated by the most ruthless form of Nazism.

I sottosegretari alla Giustizia del Regime. Itinerario storico verso la fascistizzazione delle istituzioni

Paola Mastrolia 

Il contributo analizza il ruolo dei sottosegretari alla Giustizia durante il regime fascista, ricostruendone il profilo politico-istituzionale e il contributo al processo di fascistizzazione dello Stato. Attraverso un’indagine archivistica e storiografica, si mette in discussione quella interpretazione riduttiva che li vorrebbe meri esecutori di deleghe ministeriali, evidenziandone invece la partecipazione – differenziata per intensità e orientamento – alla costruzione dell’ordine giuridico fascista. Lo studio si concentra sulle figure di Fulvio Milani, Paolo Mattei Gentili, Giuseppe Morelli, Antonio Albertini, Cesare Tumedei e Antonio Putzolu, mettendo in luce le intersezioni tra cultura giuridica, appartenenza politica e funzione di governo. Se nei primi anni emerge il nodo dei rapporti tra fascismo, Partito popolare e Santa Sede, nella fase matura del regime si osserva una progressiva integrazione tra diritto e politica, culminante nell’opera di Putzolu, interprete della prammatizzazione degli ideali fascisti nella codificazione civile e nell’amministrazione della giustizia.

This paper examines the role of the undersecretaries of Justice during the Fascist regime, reconstructing their political and institutional profiles and assessing their contribution to the process of fascistization of the State. Drawing on archival and historiographical research, the study challenges the reductive interpretation that portrays them as mere executors of ministerial delegations, instead highlighting their differentiated — yet significant—participation in the construction of the Fascist legal order. The analysis focuses on the figures of Fulvio Milani, Paolo Mattei Gentili, Giuseppe Morelli, Antonio Albertini, Cesare Tumedei, and Antonio Putzolu, emphasizing the intersections between legal culture, political affiliation, and governmental responsibility. While in the early years the focus was on the relationships between Fascism, the Popular Party, and the Holy See, in the mature phase of the regime there was a gradual integration between law and politics, culminating in Putzolu’s work, who interpreted the pragmatization of fascist ideals in civil codification and in the administration of justice.

I guardasigilli e il susseguirsi delle generazioni. Considerazioni extra moenia

Raffaele Romanelli 

Esaminare i profili dei quadri dirigenti consente di riflettere sul ruolo svolto dal ricambio generazionale nel caratterizzare un regime politico. Il regime fascista, pur dichiarando una volontà rivoluzionaria di rottura col passato, espresse una evidente continuità nel caso degli apparati dello stato. È un regime relativamente di breve durata, cosicché gli apparati di governo e le file dei magistrati si sono formati nel regime precedente e i loro profili testimoniano dei legami col passato. Qui l’autore riflette su come si coniugano i profili disciplinari dei singoli con l’impostazione politico-ideologica del regime, ovvero il rapporto tra militanza politica e cultura giuridica. Come uomini di diritto appartengono al passato, ma un passato in cui la militanza politica tende a prevalere sulla formazione giuridico-accademica. Nati tra 1873 e 1893, i guardasigilli sono espressione dell’inquietudine del loro tempo, in cui il liberalismo conservatore avverte un senso di crisi, ha sentimenti patriottici e esprime una richiesta di ordine e di disciplina di matrice nazionalista. L’autore esamina inoltre l’apporto che l’appartenenza disciplinare dà all’ideologia e al progetto costituzionale, soffermandosi in particolare sul riferimento alla romanità imperiale di  de Francisci e al pluralismo medievale di Solmi, due volti del progetto corporativo che avranno esito diverso nell’età successiva.

Examining the profiles of government officials allows us to reflect on the role played by generational change in the character a political regime. The fascist regime, while declaring a revolutionary will to break with the past, expressed an evident continuity in the case of the state apparatus. Fascism was a relatively short-lived regime. Therefore, the government apparatus and the ranks of the judiciary were formed in the previous regime, and their profiles testify to these ties with the past. Here the author reflects on how the background, training, and experience of individuals were combined with the political-ideological approach of the regime, i.e. the relationship between legal culture and political militancy. As men of law, they belonged to the past, but their past was one in which political militancy tended to prevail over legal-academic training. Born between 1873 and 1893, the Justice Ministers were an expression of the restlessness of their time: conservative liberalism was feeling the signs of a sense of crisis and a burgening patriotic fervour, and demanding order and discipline with a nationalistic flair. The author also examines the role and influence of that legal training on ideology and the constitutional project, with a particular focus on references to the Roman Empire and Medieval pluralism in the case of de Francisci and Solmi

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