ESQUILINO, ESQUILINI. Un luogo plurale

ESQUILINO, ESQUILINI. Un luogo plurale
A cura di:  Mirco Di Sandro, Vincenzo Carbone
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2020
Pagine: 442
ISBN: 979-12-80060-77-8
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Abstract

Il testo dà conto delle trasformazioni sociali in senso “multiculturale” del rione Esquilino, concentrandosi su diversi ambiti di interesse di ricerca sociale in chiave transdisciplinare.

L’opera si articola in due sezioni:

  • nella prima (4 capitoli di Vincenzo Carbone) vengono delineate le prospettive analitiche adottate, discusse e problematizzate le nozioni di luogo e di pratica spaziale e, attraverso il mapping sociale dell’area, sono proposte chiavi di lettura su territorio, sui processi che lo connotano e sui significati assegnati ai luoghi;
  • nella seconda parte, diversi contributi (9 capitoli di più autori) approfondiscono temi specifici, secondo ambiti disciplinari e prospettive di analisi diversificate.

 

Contributi

Prefazione

Massimiliano Fiorucci 

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/1

Premessa dei curatori

Mirco Di Sandro  Vincenzo Carbone 

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/2

Prima sezione: Territorializzazioni esquiline

Vincenzo Carbone 

Esposto, dapprima, ai processi di crisi e di abbandono che hanno segnato le città degli anni ‘80, prodotto ed etichettato come luogo emblematico dell’insicurezza e del degrado della inner city, l’Esquilino diviene “laboratorio multiculturale” e rappresentato come luogo privilegiato in cui le diversità, le differenze e le alterità - nozioni declinate tutte in chiave prevalentemente culturalista - danno luogo a forme di vita sociale caratterizzate dall’ibridazione e dal meticciamento. In questi termini l’Esquilino rappresenta una sfida, divenuta paradigmatica, su scala cittadina e nazionale, tutta inscritta nell’ordine politico dominante in questi decenni, in Italia, in Europa e, più in generale, nei paesi a capitalismo avanzato. Una contrapposizione tra chiusura identitaria e reindigenizzazione dei luoghi e prefigurazione di modelli di inclusione delle diversità. Una sfida che, ovviamente, non concerne solo il tema della composizione umana dei panorami sociali delle città globali, ma che allude alla configurazione delle relazioni sociali e del sistema di accesso alle risorse materiali e simboliche delle società che continuano a rappresentarsi come aperte, inclusive e democratiche.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/3

Seconda sezione: Esquilino laboratorio di pratiche urbane

Mirco Di Sandro  Vincenzo Carbone 

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/4

Un rione diviso. Disuguaglianze sociali nello spazio dell’Esquilino.

Mirco Di Sandro 

Il saggio analizza i processi di divisione dello spazio-sociale del rione Esquilino, rilevando l’apporto dei fattori materiali e simbolici della distinzione tra i gruppi sociali “abitanti”. In particolare, combinando una prospettiva di studio di tipo ecologico ad una di tipo etnografico, il lavoro mette in luce una nuova mappatura del territorio in cui insistono, e si riproducono, molteplici confinamenti di senso che orientano e condizionano l’agire sociale.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/5

Lingue immigrate tra senso dei luoghi, pratiche discorsive e regimi di alterità

Maurizia Russo Spena 

Nell'ultimo decennio si sono moltiplicate ricerche, realizzate sul campo, che hanno indagato il nesso tra urbe e repertori linguistici complessi, all’interno del filone di studi del linguistic landscape. Grazie ad esse si è potuto ricostruire un quadro di conoscenza puntuale della fisionomia del plurilinguismo che caratterizza la città contemporanea multiculturale, segnalando le linee di frizione del complesso spazio linguistico nazionale, e ricostruire le differenti visioni di città e pratiche di territorializzazione che vi sono contenute, a partire dai vissuti e dalle esperienze localmente situate dei suoi abitanti. Nell'urbe plurilingue e globalizzata, l'insediamento di "nuovi" abitanti, e delle loro lingue, enfatizza da un lato i fattori e le tendenze alla standardizzazione e alla presunta (e richiesta) omogeneità linguistica e culturale della comunità autoctona, dall'altro, la molteplicità, la mescolanza, il meticciato, come elementi esogeni, relegati nella sfera essenzializzata dell'esotico ovvero dell'incomunicabilità e del disordine, solo apparentemente linguistico, ma che attiene a ben altre dimensioni (sociali, culturali, valoriali). La città contiene sistemi semiologici che hanno una funzione di comunicazione, orientamento, informazione, ma che sono, allo stesso tempo, appropriazione di spazio simbolico, che mette in mostra rappresentazioni, strategie ed esperienze sociali e culturali dei singoli soggetti e delle comunità che vi abitano e che la attraversano.  

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/6

Esquilino come spazio del politico: dalla lotta al degrado alla piazza di Roma Meticcia

Margherita Grazioli 

Il capitolo affronta la polarizzazione tra la narrazione di Esquilino e piazza Vittorio come laboratori ‘meticci’ di inclusione e politiche sociali dal basso, e quella di aree degradate e bisognose di continui dispositivi di disciplinamento e decoro urbano che limitino la presenza, e l’agire, di soggettività urbane ritenute indesiderabili. Qui, il termine meticcio si riferisce alla costruzione di una identità urbana che non sia una sommatoria di demarcazioni identitarie, ma come un processo di amalgama quotidiana di stili di vita, comportamenti, linguaggi, usi e costumi provenienti da background diversi. Nel Rione Esquilino, tale ‘meticciato’ si dà in particolare attraverso la convivenza tra gli abitanti ‘autoctoni’, e la nutrita composizione migrante che lo vive in una triplice veste: residenziale, commerciale e come ‘utenza’ delle infrastrutture nevralgiche del Rione, e in particolare dell’area del mercato e delle istituzioni facilitatrici che innervano il quartiere a partire dalla limitrofa zona della stazione Termini. Questa stessa presenza, negli anni, ha determinato la concentrazione su Esquilino di regimi discorsivi, e prassi, di stampo securitario e imperniate sulla diade decoro/degrado. Facendo riferimento a una ricostruzione genealogica delle vicende urbanistiche del Rione, a materiali etnografici e letteratura sociologica che in questi anni ha discusso e analizzato le dinamiche spaziali e urbanistiche articolate attorno ad Esquilino, il capitolo analizza le direttrici di conflitto attraverso cui l'identità polarizzata del Rione si è consolidata dentro il riconoscimento come spazio politico simbolico della ‘Roma Meticcia’ connotata da valori antirazzisti, antifascisti e femministi.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/7

Cinesi all’Esquilino. Pratiche di luogo, relazioni situate e tendenze evolutive

Carmelo Russo  Tiziana Banini 

Quali vissuti migratori connotano abitanti ed operatori economici cinesi dell’Esquilino, quartiere multietnico di Roma? Attraverso quali reti di relazione sono arrivati nel rione? Ritengono davvero di essere una comunità chiusa, poco incline al confronto interetnico, come emerge dagli studi pregressi? Ed eventualmente, quali ostacoli impediscono di interagire con gli italiani e/o con persone di altre nazionalità? Quali dinamiche si registrano tra le giovani generazioni cinesi? Questo contributo si propone l’obiettivo di dare risposta a tali interrogativi, dapprima realizzando una rassegna critica degli studi focalizzati sulla collettività cinese dell’Esquilino, quindi esponendo i risultati di una ricerca sul campo condotta per l’occasione, attraverso l’impiego di interviste in profondità a persone di provenienza cinese che vivono e operano nel rione.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/8

Per una scuola in Comune. Esperienze di collaborazione tra scuola dell’infanzia, famiglie e territorio nel Rione Esquilino.

Alessandra Casalbore  Veronica Riccardi 

La scuola rappresenta un “osservatorio” privilegiato per indagare i percorsi di inclusione sperimentati dai giovani di origine migratoria. Questi percorsi iniziano, in molti casi, dalla scuola dell’infanzia che costituisce il luogo in cui avviene il primo “incontro significativo” tra i bambini stranieri, le loro famiglie e gli autoctoni. Proprio in questo segmento scolastico, il bambino inizia a strutturare la propria identità, l’immagine dell’altro e si creano le basi per un’educazione alla cittadinanza attiva, aperta al mondo, sensibile alle differenze, dialogante, inclusiva. Questo lavoro vuole descrivere delle esperienze di “buone prassi” realizzate da due scuole dell’infanzia comunale, nel quartiere Esquilino di Roma: l’Istituto Baccarini e l’Istituto Di Donato. Queste due scuole sono riuscite a trasformare la loro “dimensione multietnica” in un punto di forza, grazie alla costruzione di un curricolo scolastico interculturale allettante non solo per le famiglie straniere, ma anche per quelle autoctone. Il continuo dialogo che la scuola ha saputo intrattenere con le associazioni presenti nel rione e l’apertura che ha saputo dimostrare verso i bisogni e le peculiarità del territorio in cui è inserita hanno svolto un ruolo importante in questo processo di valorizzazione dell’esperienza scolastica. Queste realtà scolastiche sono state indagate attraverso due interviste a testimoni privilegiati: Giovanni Figà-Talamanca, assessore alle Politiche educative e scolastiche, edilizia e verde scolastico, patrimonio, bilancio e personale del Municipio Roma I Centro e Alessandra Cupellini, coordinatrice delle scuole comunali “Alfredo Baccarini”, “Federico Di Donato”, “Luigi Settembrini” e nido “La porta magica”. Da queste interviste trapela l’immagine di una scuola dell’infanzia come laboratorio “attivo” di educazione interculturale, spazio educativo in cui, quotidianamente, il confronto e il rispetto per l’altro viene creato e coltivato, valorizzando il background culturale di ogni membro della comunità scolastica. Queste realtà possono costituire degli ottimi esempi per altre zone della città o del paese a forte caratterizzazione migratoria.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/9

Con-dividere un cortile tra razza, classe e genere. Per un’etnografia situata in una scuola del centro di Roma

Giovanni Castagno 

Gli spazi delle scuole sono sempre più spesso, fortunatamente, messi a disposizione della popolazione del quartiere nel quale si trovano, che li utilizza oltre l’orario scolastico per realizzare attività molto diverse. A un uso strutturato e, quindi, governato dalla gestione associativa, si affianca però un uso informale degli spazi esterni che vengono lasciati a disposizione dei ragazzi e delle ragazze perché ne facciano un uso autonomo. Così per lo meno è nel cortile della Scuola primaria Di Donato nel rione Esquilino, a Roma. Senza voler a tutti i costi trovare modelli esportabili e replicabili altrove, generalizzando esperienze che non possono esserlo, ma provando anche a uscire dall’unicità del particolare che non può essere messo a confronto con il contesto dal quale prende forma, abbiamo cercato di capire cosa permette a questo luogo di funzionare e di essere spesso citato, usato come un esempio da seguire, permettendo all’Associazione genitori Di Donato di farsi conoscere ben oltre i confini del quartiere di Piazza Vittorio, ma anche di evidenziare i limiti che pure ci sono in esperienze così virtuose.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/10

Contrastare il gioco d’azzardo nel rione Esquilino. Quando a intervenire è la comunità.

Gianguido Santucci  Giovanna Domenici  Giovanni Maria Vecchio  Isabella Giacchi 

Il gioco d’azzardo è un fenomeno pervasivo e in crescente espansione che trae il suo potenziale di rischio da pratiche che nel senso comune sono considerate “socialmente accettabili”, per poi insinuarsi nelle persone più vulnerabili della popolazione, come adolescenti e anziani. Il presente contributo enfatizza il ruolo della prevenzione del fenomeno attraverso modelli partecipativi e di comunità, descrivendo l’esperienza realizzata nel rione Esquilino di Roma. Nella prima parte, propone una breve analisi del gioco d’azzardo dal punto di vista clinico, epidemiologico e psicosociale, sottolineando la necessità di interventi preventivi universali e selettivi basati sul paradigma della riduzione del danno, che includano i principali contesti di vita, come quello familiare, scolastico, sociale e politico. La seconda parte, è dedicata alla realtà territoriale e sociale del rione Esquilino, con il contributo di Emma Amiconi, presidente di FONDACA, che traccia un breve excursus sull’attivismo e lo spirito partecipativo del rione nell’affrontare le problematiche sociali. Viene inoltre presentata l’esperienza della Rete Esquilino Sociale (RES), con particolare riguardo al progetto “Focus sul gioco d’Azzardo nel rione Esquilino”, che vede la collaborazione di scuole, università, associazioni e I Municipio. Nell’ultima parte, sono riportate le testimonianze di alcuni attori sociali impegnati attivamente nel contrasto al gioco d’azzardo: Emiliano Monteverde, Assessore alle Politiche Sociali del I Municipio, e tre esponenti dell’Associazione “Libera”, coinvolti direttamente nei processi di intervento territoriale, sul piano istituzionale, educativo e volontaristico. 

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/11

L’esquilino ai tempi del covid-19: le forme dell’esclusione e della solidarietà. Note di campo

Vincenzo Carbone 

Il saggio intende dare conto delle forme solidaristiche praticate durante il lockdown concentrandosi, da un lato, sugli effetti diversificati che la crisi sociale ed economica ha determinato nel territorio sociale dell’Esquilino; dall’altro, a partire dalla descrizione dei modelli di azione avvicendatisi nel tempo, basati sull’intervento di rete messi in campo da soggetti e organizzazioni diversificate, porre una riflessione sulle pratiche solidali e sulla configurazione degli esiti possibili. Un percorso, questo, che può abilitare le risorse territoriali attraverso la costruzione di un processo partecipativo di definizione delle domande di città, dei bisogni sociali e di negoziazione di risorse per il welfare comunitario, in mancanza dei quali si corre il rischio che l’attivazione altruistica appiattisca la natura dei propri interventi alle sole risposte emergenziali e caritatevoli che, significativamente, si sono date intorno alla solidarietà alimentare.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/12

Studenti alla conquista dell’Esquilino

Mirco Di Sandro 

Il saggio intende valorizzare l’uso didattico del territorio Esquilino a partire dai contributi delle studentesse e degli studenti del Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre nei processi di partecipazione e significazione dello spazio rionale. In particolare, analizza la programmazione didattica e i percorsi di ricerca sociale situata sviluppati nel corso degli ultimi tre anni accademici dentro e fuori le cattedre di Laboratorio di Inclusione Sociale e Sociologia dei Processi Educativi e Formativi. Assume e valorizza i punti di vista (individuali e collettivi) della componente studentesca nella comprensione e nel contrasto dei processi di esclusione sociale che agiscono nel territorio.

DOI: 10.13134/979-12-80060-77-8/13

Gli Autori

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