Le Scienze Politiche oggi

A cura di:  Emilia Fiandra, Francesco Guida, Laura Lamberti, Sara Tonolo
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: novembre 2025
Pagine: 156
ISBN: 979-12-5977-536-8
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Abstract

Il volume intende aprire uno spazio di riflessione comune sulla storia e i nodi strutturali, disciplinari e istituzionali che hanno accompagnato l’evoluzione delle Scienze Politiche in Italia, la configurazione attuale e le prospettive future di un settore che continua a interrogarsi sul proprio ruolo. Esso rinnova una tradizionale linea di attività della Conferenza di Scienze Politiche (convegni di studio e pubblicazioni). Vi trovano spazio diversi saggi dedicati alle aree di studio che contribuiscono a delineare i corsi di studio presenti nei dipartimenti inclusi nella vasta area delle Scienze Politiche, a prescindere dalla loro diversa denominazione. Come è naturale, dominano le idee della multidisciplinarità e della interdisciplinarità. Si parla, però, anche di metodo, innovazione, nuova strumentazione, rapporto con il mondo del lavoro. Né si tralascia l’importanza della qualità della ricerca e della didattica in funzione di un particolare pubblico di studenti, come della normativa universitaria.

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Il volume intende aprire uno spazio di riflessione comune sulla storia e i nodi strutturali, disciplinari e istituzionali che hanno accompagnato l’evoluzione delle Scienze Politiche in Italia, la configurazione attuale e le prospettive future di un settore che continua a interrogarsi sul proprio ruolo. Esso rinnova una tradizionale linea di attività della Conferenza di Scienze Politiche (convegni di studio e pubblicazioni). Vi trovano spazio diversi saggi dedicati alle aree di studio che contribuiscono a delineare i corsi di studio presenti nei dipartimenti inclusi nella vasta area delle Scienze Politiche, a prescindere dalla loro diversa denominazione. Come è naturale, dominano le idee della multidisciplinarità e della interdisciplinarità. Si parla, però, anche di metodo, innovazione, nuova strumentazione, rapporto con il mondo del lavoro. Né si tralascia l’importanza della qualità della ricerca e della didattica in funzione di un particolare pubblico di studenti, come della normativa universitaria.

This volume aims to open up a space for a discussion on the history and structural, disciplinary and institutional issues that have accompanied the evolution of Political Science degrees in Italy, the current configuration and prospects of a sector that continues to question its own role. The book renews a traditional line of activity of the Political Science Committee (conferences and publications). It includes several essays dedicated to areas of study that contribute to outline the degrees offered in departments included in the broad field of Political Science, regardless of their different labels. Indeed, the ideas of multidisciplinarity and interdisciplinarity dominate. However, there is also discussion of methodology, innovation, new tools and the relationship with the world of work. Furthermore, the importance of the quality of research and teaching for a particular student audience, as well as university national policy, is also stressed.

Contributi

Prefazione

Emilia Fiandra  Francesco Guida  Laura Lamberti  Sara Tonolo 

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/1

Il ruolo del CUN nel sistema universitario italiano

Paolo Vincenzo Pedone 

L’intervento del Presidente del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) illustra il ruolo e le funzioni di questo organo di rappresentanza del sistema universitario italiano. Vengono ricordate le principali riforme che hanno interessato il CUN e, in particolare, i recenti lavori sulla revisione delle Classi di laurea e sulla riorganizzazione dei Settori scientifico-disciplinari nei nuovi Gruppi scientifico-disciplinari. Tali innovazioni, in linea con gli obiettivi del PNRR, mirano a rendere l’offerta formativa più flessibile, attuale e attenta alle esigenze del mondo del lavoro, con specifico riferimento anche all’area delle Scienze politiche.

In his introductory remarks as President of the Italian National University Council (Consiglio Universitario Nazionale - CUN), Paolo Vincenzo Pedone outlines the role and functions of this representative body within the Italian university system. It highlights the main reforms recently undertaken, particularly the revision of Degree Classes and the reorganisation of Scientific-Disciplinary Sectors (SSD) into new Scientific-Disciplinary Groups (GSD). These reforms, aligned with the objectives of the National Recovery and Resilience Plan (PNRR), aim to enhance flexibility, innovation, and labour-market relevance in higher education, with special attention to the field of Political Science as well.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/2

Il ruolo delle scienze sociali nella nascita delle Facoltà di Scienze Politiche al contesto attuale

Maria Cristina Marchetti 

Il saggio ricostruisce la nascita e lo sviluppo delle Facoltà di Scienze Politiche in Italia, con particolare attenzione al ruolo delle scienze sociali. A partire dal progetto di Angelo Messedaglia e dai dibattiti europei di fine Ottocento, l’istituzione della Facoltà romana nel 1925 segna l’avvio di un percorso che intreccia esigenze formative, istanze politiche e influenze ideologiche. L’articolo mette in luce come le scienze sociali, e in particolare la sociologia, abbiano progressivamente acquisito spazio accanto alle discipline giuridiche, contribuendo a ridefinire la formazione della classe dirigente. Vengono inoltre esaminati i cambiamenti più recenti, dalle trasformazioni istituzionali (da Facoltà a dipartimenti) alla ridefinizione dei percorsi didattici, fino al rapporto con il mercato del lavoro. Ne emerge un quadro complesso, che invita a riflettere sul ruolo attuale e futuro di Scienze Politiche nella società contemporanea.

The chapter traces the origins and development of Political Science Faculties in Italy, focusing on the contribution of the social sciences. Starting from Angelo Messedaglia’s proposals and European debates of the late nineteenth century, the foundation of the Roman faculty in 1925 marked the beginning of a process that combined educational aims, political agendas, and ideological influences. The article highlights how social sciences, especially sociology, gradually gained recognition alongside law, reshaping the training of the political elite. It also examines recent transformations, from the institutional shift from Faculties to Departments to the reorganization of curricula and their connection to the job market. The analysis provides a comprehensive framework for reassessing the current and future role of Political Science in contemporary society.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/3

L’espansione delle discipline politologiche: tra vecchi squilibri e nuove sfide

Diego Giannone  Francesco Amoretti 

Nel contributo affrontiamo tre questioni critiche nell’offerta formativa politologica delle classi di laurea triennale e magistrale di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali (L-36), Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione (L-16), Scienze della politica (LM-62), Relazioni Internazionali (LM-52) e Scienze delle Pubbliche Amministrazioni (LM-63). Dopo aver fornito un quadro descrittivo della attuale situazione dell’offerta formativa delle discipline politologiche nei vari atenei italiani, sulla base dei dati forniti dall’ANVUR e di alcuni studi precedenti, affrontiamo tre squilibri strutturali: quello territoriale, quello di genere e quello della mancata stabilizzazione accademica. Il primo squilibrio evidenzia una forte disomogeneità territoriale dell’offerta formativa, con importanti ripercussioni sulla disponibilità dell’offerta formativa soprattutto in alcune aree del paese. In secondo luogo, i dati confermano l’esistenza di una questione di genere, con gli insegnamenti politologici che riflettono lo squilibrio esistente all’interno del sistema accademico italiano. Il terzo squilibrio è quello della (mancata) stabilizzazione accademica, con figure precarie o non strutturate che, pur facendosi carico di rilevanti funzioni didattiche e di ricerca, faticano a raggiungere una necessaria stabilizzazione, compromettendo tra l’altro l’erogazione della didattica delle discipline politologiche nel lungo termine. Messi assieme, questi squilibri costituiscono un mix potenzialmente esplosivo, che coloro che ricoprono posizioni di responsabilità e di governo a tutti i livelli (accademico, politico e istituzionale) sono chiamati a disinnescare, pena la tenuta del sistema universitario.

This paper addresses three critical issues in the curricula of bachelor's and master’s degree programmes in Political Science and International Relations (L-36), Administration and Organisation Sciences (L-16), Political Science (LM-62), International Relations (LM-52), and Public Administration Sciences (LM-63). After providing a descriptive overview of the current situation of political science programmes at various Italian universities based on ANVUR and previous study data, we highlight three structural imbalances: geographical, gender-based and academic instability. The first imbalance reveals significant territorial disparities in the educational provision, which has a notable impact on the availability of educational opportunities, particularly in certain regions of the country. Secondly, the data confirm the existence of a gender issue, with political science courses reflecting the imbalance within the Italian academic system as a whole. The third imbalance concerns academic instability, with precarious or unstructured figures who, despite taking on important teaching and research functions, struggle to achieve the necessary stability. This compromises the long-term provision of political science teaching, among other things. Taken together, these imbalances constitute a potentially explosive mix that those in positions of responsibility and government at all levels (academic, political and institutional) must defuse to prevent the collapse of the university system.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/4

L’insegnamento delle materie giuridiche nei corsi di laurea in Scienze Politiche

Sergio Gerotto 

L’articolo prende in esame il ruolo delle discipline giuridiche nei corsi di laurea in Scienze Politiche, a cento anni dalla nascita delle prime Scuole poi divenute Facoltà. Dopo aver ricordato le origini, legate ai corsi di Giurisprudenza e al progetto di Angelo Messedaglia, si sottolinea come il diritto abbia rappresentato il nucleo fondativo degli studi politologici, pur aprendo progressivamente lo spazio ad altre scienze sociali. L’autore riflette sulla misura di conoscenze giuridiche necessarie per i percorsi politologici, distinguendo tra la formazione del giurista e quella di chi si prepara a operare in ambiti politici e amministrativi. Ne deriva l’esigenza di un insegnamento giuridico orientato al metodo, alla comparazione e al ragionamento critico, più che alla semplice trasmissione di nozioni, così da fornire agli studenti strumenti adeguati per interpretare la complessità contemporanea.

This essay explores the role of legal disciplines in Political Science degree programs in Italy, one hundred years after the creation of the first Schools of Political Science, later transformed into Faculties. It recalls their origins within law faculties and the intellectual framework shaped by Angelo Messedaglia, highlighting how legal studies initially constituted the foundation of political education while gradually opening to other social sciences. The author questions the appropriate level of legal knowledge required for students of Political Science, distinguishing between the training of legal professionals and that of future political and administrative actors. The discussion emphasizes the importance of a didactic approach centered on reasoning, comparison, and critical reflection, aimed at providing students with essential legal concepts and flexible analytical tools to understand today's complex realities.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/5

Le discipline economiche nei corsi di Scienze Politiche ieri e oggi

Guido Merzoni 

In questo breve saggio si esamina dapprima l’evoluzione della presenza delle discipline economiche negli impianti normativi dei corsi in Scienze Politiche dalla riforma del 1968 a quella del cosiddetto 3+2. Nel farlo si propongono anche alcune riflessioni sugli effetti che il succedersi dei mutamenti normativi ha potuto determinare sull’identità complessiva dei corsi di laurea dell’area di Scienze Politiche. Ci si concentra poi sulla distribuzione della presenza delle diverse discipline economiche nei regolamenti didattici dei corsi di studio della classe L-36 in tutte le sedi italiane in cui siano stati attivati per l’anno accademico 2024-2025. A fronte di un’evoluzione normativa che non ha sostenuto e non sostiene la caratterizzazione dei diversi corsi di studio a livello nazionale, la tradizione dei corsi in Scienze Politiche ha dato e dà segni di forte resilienza. La componente economica mantiene una posizione di notevole riguardo, come contributo imprescindibile al valore aggiunto della L-36, riconosciuto nella sua spiccata multidisciplinarità.

This short essay first examines the evolution of the presence of economic disciplines in the regulatory framework of Political Science programs from the 1968 reform to the so-called 3+2 reform. It also offers some reflections on the effects that regulatory changes may have had on the overall identity of Political Science degree programs. It then focuses on the distribution of the presence of economic disciplines in the curricula of the L-36 degree programs in all Italian universities where they were activated for the 2024-2025 academic year. In the face of regulatory developments that have not supported and do not support the characterization of the degree programs at the national level, the tradition of Political Science programs has shown and continues to show signs of strong resilience. The economic component maintains a prominent position, as an essential contribution to the added value of the L-36 degree program, recognized for its marked multidisciplinarity.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/6

Le discipline storiche e la marginalizzazione della Storia moderna a Scienze Politiche

Salvatore Bottari 

Le note che seguono si concentrano sulla perdita complessiva di peso delle discipline storiche e, in particolare, dell’insegnamento di Storia moderna nei corsi di incardinati nei dipartimenti (ex Facoltà) di Scienze Politiche. L’analisi partirà dai dati esaminando lo squilibrio tra i saperi costitutivi delle classi di laurea, ma affronterà anche quelle tendenze di fondo che marginalizzano la prospettiva storica nell’analisi dei fenomeni politici e socioeconomici appiattendo tutto in un regime di storicità centrato sul presente. Obiettivo di questo breve lavoro è proporre una riflessione per un nuovo equilibrio tra formazione culturale e professionalizzazione, che passa attraverso l’interpretazione dei fenomeni politici e sociali in una prospettiva di longue durée, la più utile per ampliare l’orizzonte legando passato, presente e futuro.

The following notes focus on the overall decline of the historical disciplines and, in particular, on the teaching of Early Modern History within the degree programs housed in the Departments (formerly Faculties) of Political Science. The analysis will begin with data, examining the imbalance among the core fields of the degree classes, but it will also address the underlying trends that marginalize the historical perspective in the study of political and socioeconomic phenomena, reducing everything to a regime of historicity centered on the present. The aim of this brief work is to propose a reflection toward a new between cultural education and professional training, which passes through the interpretation of political and social phenomena in a longue durée perspective—the most effective way to broaden horizons by connecting past, present, and future.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/7

Le discipline linguistiche nei corsi di studio in Scienze Politiche: specificità e sinergie interdisciplinari

Chiara Cigliano  Cristina Pennarola 

Questo articolo, corredato di una dettagliata analisi degli insegnamenti delle lingue straniere nei corsi di laurea (CdL) in Scienze Politiche, offre una riflessione sui loro aspetti problematici e punti di forza. Gli aspetti problematici sono riconducibili al fatto che la materia insegnata, la lingua, ha un nome diverso rispetto alla disciplina che la informa e le dà i suoi fondamenti teorici e metodologici, la linguistica. Questo può spiegare la genericità della loro denominazione e la loro collocazione variabile nei piani di studio come esami obbligatori o a scelta, con voto e idoneativi. I punti di forza sono rappresentati dall’intersezione tra didattica e ricerca e si traducono nei seguenti aspetti formativi: a) acquisizione di competenze metalinguistiche; b) sviluppo delle abilità comunicative in contesti disciplinari e professionali specifici; c) consapevolezza interculturale; d) forme di collaborazione sinergica con le altre discipline. Inoltre, di fronte alla massiccia prominenza dell’inglese (obbligatorio in 52 CdL su 60) si ribadisce l’importanza di una formazione plurilingue e multiculturale, che attrezzi i futuri laureati in Scienze Politiche ad affrontare le sfide di una società complessa usando le abilità trasversali e interpersonali accanto alle competenze specialistiche.

This article, accompanied by a detailed analysis of foreign language teaching in Political Science degree programs, offers a reflection on its problematic aspects and strengths. The problematic aspects can be traced back to the discrepancy between the names of the subjects taught, languages, and the discipline that informs them and provides their theoretical and methodological foundations, linguistics. This may explain the generic nature of their names and their variable placement in curricula as compulsory or elective exams, with regular grades or pass or fail assessments. The strengths lie in the intersection between teaching and research, which translates into the following educational aspects: a) acquisition of metalinguistic skills; b) development of communication skills in specific disciplinary and professional contexts; c) intercultural awareness. In addition, synergistic collaboration with other disciplines often translates into wide-ranging research projects with positive repercussions on student education. Given the prominence of English (compulsory in 52 out of 60 degree programs), the importance of multilingual and multicultural education is emphasised, with the aim of preparing future Political Science graduates to face the challenges of a complex society by using transversal and interpersonal skills alongside specialist expertise.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/8

L’innovazione didattica nei dipartimenti e nei corsi di Scienze Politiche. Considerazioni minime per avviare la riflessione

Raffaele Torino 

Il contributo offre alcune riflessioni concernenti il tema dell’innovazione didattica nei dipartimenti e nei corsi di Scienze Politiche, mettendo in evidenza i nodi strutturali e culturali che ne condizionano l’attuazione. Dopo aver richiamato i fattori generali e individuali che incidono sulla capacità dei docenti universitari di aggiornare contenuti e metodi, il saggio analizza tre direttrici principali: (i) l’innovazione dei contenuti, affidata alla libertà di insegnamento, ma poco sostenuta da verifiche o incentivi istituzionali; (ii) l’innovazione metodologica, ostacolata dall’assenza di formazione pedagogica e di valutazioni sulla competenza didattica, che porta a una forte eterogeneità fra lezioni tradizionali e sperimentazioni individuali; (iii) l’uso di strumenti tecnologici, dalle piattaforme digitali fino alle applicazioni di intelligenza artificiale generativa, che aprono prospettive di apprendimento interattivo e personalizzato (esemplificate dall’esperienza del c.d. ‘AIbook’). Viene dedicata attenzione anche al fenomeno dei MOOC, con i loro potenziali di inclusione e i limiti legati alla scarsa interazione. In conclusione, il lavoro sostiene la necessità di un ripensamento profondo della formazione e del ruolo del docente universitario – da trasmettitore di conoscenze a designer dell’apprendimento – per evitare lo scollamento con la didattica pre-universitaria e fronteggiare la concorrenza di attori esterni (corporate academy, piattaforme private, percorsi personalizzati).

The contribution offers some reflections on the theme of teaching innovation within Departments and degree programs in Political Science, highlighting the structural and cultural factors that affect its implementation. After recalling the general and individual elements influencing university professors’ ability to update both content and methods, the essay examines three main directions: (i) innovation of content, entrusted to academic freedom but only weakly supported by institutional reviews or incentives; (ii) methodological innovation, hindered by the lack of pedagogical training and assessment of teaching competence, which results in strong heterogeneity between traditional lectures and individual experiments; (iii) the use of technological tools, ranging from digital platforms to generative artificial intelligence applications, which open up prospects for interactive and personalized learning (as exemplified by the experience of the so-called ‘AIbook’). Attention is also given to the phenomenon of MOOCs, with their potential for inclusion but also their limitations due to scarce interaction. In conclusion, the paper argues for a profound rethinking of university teaching and the role of the professor – shifting from transmitter of knowledge to learning designer – in order to avoid a disconnect with pre-university education and to address the competition posed by external actors (corporate academies, private platforms, personalized learning paths).

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/9

L’evoluzione dei percorsi formativi per il lavoro nelle pubbliche amministrazioni

Laura Lamberti 

Il saggio approfondisce l’evoluzione dei percorsi formativi per il lavoro nelle pubbliche amministrazioni fondamentale per garantire che i dipendenti pubblici incarnino i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità. La profonda trasformazione della Pubblica Amministrazione, dovuta alla rivoluzione digitale, ha reso indispensabile l'aggiornamento delle competenze. L'obiettivo è formare nuovi assunti e provvedere all’ upskilling e reskilling del personale già impiegato, dotandoli di competenze tecniche e multidisciplinari. La gestione efficace dei dati nell'infosfera e l'uso di algoritmi richiedono una consapevolezza matura dei cambiamenti qualitativi nei processi decisionali. È cruciale un approccio interdisciplinare e transdisciplinare, che integri la cultura giuridica con saperi ingegneristico-informatici e umanistici. Questo garantisce il ruolo dell’“human in the loop” nel controllo dei processi digitali e promuove la trasparenza amministrativa e la corretta relazione con i cittadini.

The essay delves into the evolution of training paths for work in public administrations, which is essential to ensure that public employees embody the constitutional principles of good performance and impartiality. The profound transformation of Public Administration, brought about by the digital revolution, has made skill updates indispensable. The objective is to train new recruits and provide upskilling and reskilling for existing personnel, equipping them with technical and multidisciplinary competencies. Effective data management in the infosphere and the use of algorithms require a mature awareness of the qualitative changes in decision-making processes. An interdisciplinary and transdisciplinary approach is crucial, integrating legal culture with engineering-informatics and humanistic knowledge. This ensures the role of the “human in the loop” in controlling digital processes and promotes administrative transparency and a proper relationship with citizens.

DOI: 10.13134/979-12-5977-536-8/10

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