Maria Vittoria Brugnoli. Storica dell’arte, funzionaria dell’amministrazione dei beni culturali e docente universitaria

Maria Vittoria Brugnoli. Storica dell’arte, funzionaria dell’amministrazione dei beni culturali e docente universitaria
A cura di:  Enzo Borsellino, Federica Papi
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: giugno 2017
Pagine: 184
ISBN: 978-88-94885-21-7
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Abstract

Il volume raccoglie gli interventi fatti alla Giornata di studio organizzata dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre, dedicata a Maria Vittoria Brugnoli e alla sua figura di studiosa, di funzionaria dei Beni Culturali e di docente universitaria. A ricordare i vari aspetti della sua lunga e articolata attività sono stati invitati i suoi ex colleghi, ex studenti e anche gli studiosi che l’hanno conosciuta al di fuori dell’ambito universitario e ministeriale. Sono intervenuti inoltre altri che non l’hanno mai incontrata, ma che hanno potuto apprezzare le sue qualità di storica dell’arte dai suoi scritti.

Contributi

Premessa

Enzo Borsellino
Federica Papi

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/1

Architettura e Museografia: spunti di riflessione dalla biografia di Maria Vittoria Brugnoli

Mario Panizza

Pur non avendo mai conosciuto personalmente Maria Vittoria Brugnoli dalla biografia emergono i suoi interessi per la Museografia. Per un architetto la Museografia è molto importante, perché il suo studio riguarda l'organizzazione di spazi, il modo in cui gli oggetti da porre sono disposti e le caratteristiche dei materiali di visualizzazione; quindi aiuta nella comprensione del funzionamento e della distribuzione di qualsiasi opera architettonica. I primi musei raccoglievano collezioni d’arte con l’intento di conservarle e tramandarle. Il luogo era generalmente un palazzo nobiliare costituito da ambienti idonei a mettere in mostra sculture e pitture. Con l’architettura moderna il progetto dell’edificio si specializza: il museo diventa un luogo dove le opere non sono solo esposte, ma narrate attraverso il ritmo del percorso che tiene conto del materiale espositivo. Si pensi al museo a crescita illimitata di Le Corbusier, un edificio a forma di spirale quadrata che lascia al visitatore la possibilità di ‘attraversare’ le sale, per costruirsi un percorso personalizzato, in evoluzione costante. L’ottenimento di nuove spazialità, che integrino quelle tradizionali, è possibile solo attraverso un costante dialogo con il museografo e con le varie professionalità, perché il dialogo e il confronto sono indispensabili per raggiungere la soluzione più incisiva, nell’immaginare un edificio che sappia essere un’opera architettonica di pregio e che sappia valorizzare al massimo le opere in esposizione.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/2

Un patrimonio di esperienza, di memoria e di ricordi

Mario de Nonno

Come direttore del Dipartimento di Studi Umanistici – nel quale è confluito quello di Studi storico-artistici, archeologici e sulla conservazione, l’autore rileva come in esso sia tuttora radicato un patrimonio di metodo e di esperienza, che caratterizzava già l’antico Istituto di Storia dell’Arte da cui quel dipartimento aveva avuto origine, e che adesso nutre una delle anime dell’attuale dipartimento. Come filologo trova molto interessante come lo studio della storia dell’arte – o meglio, della storia delle arti – si proietti sulla ricerca sul campo e richieda la capacità concreta di dialogare con il singolo oggetto prima di tracciare le grandi sintesi storiografiche. Volentieri viene quindi introdotta questa Giornata dedicata a Maria Vittoria Brugnoli della quale sottolinea la straordinaria carriera di docente e di funzionaria dell’Amministrazione. Richiama inoltre l’attenzione sulla sua solida esperienza di ricercatrice, condotta secondo il metodo affermato da Pietro Toesca: «prima conoscitori, poi storici», e ricorda i suoi tanti studi sul collezionismo, sulla museologia e di critica d’arte, oggi in parte confluiti in un volume estremamente utile per gli studenti di Storia dell’arte, già esaurito e di cui si auspica presto una ristampa. Ripercorrere sul filo della memoria e del vaglio critico l’itinerario di chi ci ha preceduto in questi ambiti consente infatti di tener vivo quel carico di esperienza, di memoria e di ricordi che rappresenta un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/3

Le ragioni di un ricordo

Enzo Borsellino

Nell’intervento si indicano le ragioni per le quali si è voluta dedicare una giornata di studio a Maria Vittoria Brugnoli e alla sua figura di studiosa, di funzionaria pubblica e di docente universitaria. Prima di tutto perché sono confluiti nel patrimonio della biblioteca «Luigi Grassi» del dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre per sua volontà testamentaria i suoi numerosi e preziosi libri e il suo archivio personale di studio. Inoltre perché Maria Vittoria Brugnoli è stata dal 1973 al 1985 docente sulla prima cattedra in Italia di un corso di laurea ufficiale di Museografia istituita presso la Facoltà di Magistero dell’Università la Sapienza di Roma poi divenuta Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi Roma Tre. E ancora per ricordare i suoi numerosi studi sull’arte del XVI e XVII secolo che hanno portato a significative scoperte e nuove attribuzioni di opere di importanti artisti tra cui Caravaggio e Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio. A ricordare i vari aspetti della sua lunga e articolata attività sono stati invitati suoi ex colleghi, ex allievi, ma anche studiosi che l’hanno conosciuta al di fuori dell’ambito universitario e ministeriale. Sono intervenuti inoltre altri che non l’hanno mai incontrata ma che hanno potuto apprezzare le sue qualità di storica dell’arte dai suoi scritti, compreso un nostro attuale allievo che ha studiato sull’ultimo testo della Brugnoli sulla storia del collezionismo edito alla veneranda età di 95 anni.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/4

Da Giovanni e Cherubino Alberti a Perino del Vaga. Appunti sugli studi cinquecenteschi di Maria Vittoria Brugnoli

Giovanna Sapori

Il testo mette in risalto la precocità degli interessi di Maria Vittoria Brugnoli per il «Manierismo» o meglio per la pittura romana del Cinquecento, in linea con una tendenza degli studi che in Italia si affermò fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento con Federico Zeri e Giuliano Briganti e negli Stati Uniti soprattutto con Shearman e Smyth. Non c’è dubbio infatti che in quegli anni per un funzionario storico dell’arte della Soprintendenza alle Belle Arti non era affatto scontato occuparsi del soggiorno romano del genovese Bernardo Castello o di Giovanni e Cherubino Alberti, pittori prospettici, e di proporre nuove indagini e riflessioni. Gli articoli sugli Alberti (1960) e su Perino del Vaga (1962) sono qui presi in esame come esempi del metodo di lavoro della Brugnoli che mette a confronto i dati dell’analisi stilistica con quelli storici e archivistici e soprattutto con i risultati di restauro. La sua inclinazione alla concretezza nell’accostamento alle opere d’arte si esprime in primo luogo nella direzione dei restauri e delle campagne fotografiche. Una importante fase dei suoi studi si svolge infatti proprio sui ponteggi dei cantieri. 

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/5

Maria Vittoria Brugnoli e i suoi studi sul Seicento

Liliana Barroero

Il contributo sottolinea la rilevanza delle ricerche condotte da Maria Vittoria Brugnoli su alcuni maestri del Seicento recuperati agli studi a seguito di campagne di restauro da lei promosse sia a Roma che sul territorio laziale durante la sua attività di Ispettore prima e Soprintendente poi. Esemplari i casi del ciclo pittorico eseguito per Vincenzo Giustiniani nel suo palazzo di Bassano di Sutri da Domenichino, Francesco Albani, Paolo Guidotti e Bernardo Castello, quest’ultimo una vera e propria riscoperta della Brugnoli; del rinvenimento di bozzetti di Bernini, di Ercole Ferrata e di Pierre-Étienne Monnot (attribuzione quest’ultima ora spostata su Pierre Legros il giovane); dei nuovi pioneristici studi su Giovan Battista Gaulli, da lei affrancato da quel generico incasellamento della critica che l’aveva relegato sotto la riduttiva voce «berninismo»;  della scoperta di una seconda redazione del S. Francesco in meditazione di Caravaggio nella chiesa di S. Pietro a Carpineto Romano; ciò ha fatto scaturire un noto  dibattito sull’autografia tra questa versione e quella della chiesa dei Cappuccini, tutt’oggi ancora aperto. 

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/6

Maria Vittoria Brugnoli e Baciccio

Francesco Petrucci

Maria Vittoria Brugnoli ha pubblicato alcuni fondamentali studi su Giovan Battista Gaulli, detto Baciccio (Genova 1639-Roma 1709), elaborando la prima vera ricostruzione critica della sua personalità e avviando una sistemazione cronologica della sua produzione, con una brillante lettura di quel linguaggio rimasta sotto molti aspetti fondamentalmente insuperata. Già nel suo primo articolo, risalente al 1945, forniva un’inedita investigazione sulla produzione grafica del pittore genovese, rimasta sino ad allora un settore trascurato della sua multiforme attività artistica. Nel 1949 hapubblicato sul «Bollettino d’Arte» il suo principale contributo sul pittore, ancora oggi testo imprescindibile nonostante il riduttivo titolo Contributi a Giovan Battista Gaulli, approdando ad un superamento della voce generica di ‘berninismo’ sotto la quale l’artista era stato sino ad allora etichettato e collocandolo nel giusto ruolo protagonistico nell’ambito della grande pittura del Seicento. La studiosa ha riaffermato la cultura genovese del pittore ma ha attribuito anche particolare importanza all’insegnamento di Rubens, sfiorando con il solito acume un argomento di notevole interesse, il peso del maestro fiammingo nello sviluppo del Barocco romano, solo recentemente sviluppato nella mostra di Milano a cura di Anna Lo Bianco Rubens e la nascita del Barocco.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/7

La biblioteca e l’archivio di Maria Vittoria Brugnoli

Monica Minati

La conoscenza nel 2008 della Brugnoli, in occasione della collaborazione alla sua ultima pubblicazione, ha costituito molto più che un semplice rapporto di lavoro. Gli incontri con lei si erano ben presto trasformati in piacevoli pomeriggi trascorsi a conversare sui reciproci studi. Furono momenti significativi, di crescita professionale e personale coronati dalla donazione da parte della famiglia di molti dei libri e delle riviste che costituivano la nutrita biblioteca della Brugnoli, riflesso dei suoi molti interessi scientifici, tra i quali quello per Leonardo da Vinci. A testimoniarlo, oltre alle sue pubblicazioni del 1974 e del 1982, è stato il rinvenimento, nel corso della catalogazione del suo archivio, di una vecchia cartellina contenente tutto il materiale relativo alla Mostra didattica leonardesca che si era tenuta nel 1952 nei saloni monumentali di Palazzo Venezia. La partecipazione della Brugnoli a quella esposizione, curata da Giorgio Castelfranco, segna il primo approccio della professoressa con Leonardo e con i temi della didattica. Il coinvolgimento nell’organizzazione scientifica dell’esposizione fu, infatti, per lei, autrice di otto pannelli, un’esperienza significativa e avanguardistica trattandosi di un esperimento che, nelle intenzioni di Castelfranco, aveva lo scopo di far conoscere al vasto pubblico tutte le attività del celebre artista.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/8

L’archivio di Maria Vittoria Brugnoli. Materiali biografici, bibliografici e un singolare ritrovamento: le immagini fotografiche della collezione Contini Bonacossi

Federica Papi

Il contributo fornisce un quadro generale della documentazione contenuta nell’archivio di Maria Vittoria Brugnoli, donato dalla famiglia al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo Roma Tre dopo la scomparsa della professoressa (9 luglio 2013). Tale materiale, che ha ricevuto dalla scrivente e dalla collega Monica Minati una prima schematica catalogazione, ha restituito preziose testimonianze sul percorso formativo della Brugnoli (tesi di laurea, taccuini di appunti, tesi di Specializzazione), sulla sua attività di studiosa (manoscritti, dattiloscritti, pubblicazioni), sui materiali bibliografici da lei più consultati e gelosamente conservati (riviste e volumi legati ai temi della «Museologia» e della «Museografia») e sulla sua carriera presso la Direzione Antichità e Belle Arti, un’esperienza quest’ultima che la mise in contatto con Giorgio Castelfranco, uno dei grandi difensori del nostro patrimonio artistico nei tragici anni della Seconda Guerra Mondiale. È proprio a questo rapporto che l’autrice collega la presenza nell’Archivio Brugnoli di una scatola contenente circa 400 fotografie relative a dipinti, sculture, mobili e vari oggetti d’arte appartenuti alla collezione Contini Bonacossi, una singolare e inaspettata scoperta che rivela l’indiretta partecipazione della Brugnoli alla nota e travagliata vicenda della donazione Contini Bonacossi allo Stato.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/9

Una generazione di pionieri dei beni culturali

Maria Letizia Casanova

L’autrice traccia una cornice del contesto storico-ambientale ancora tardo ottocentesco in cui nacque, crebbe e si formò Maria Vittoria Brugnoli. Ricorda come ella fu testimone di sconvolgenti cambiamenti epocali: dall’avvento delle prime automobili a quello delle prime macchine da scrivere, concludendo la sua parabola esistenziale nell’era di internet. Anche il suo esordio nel campo della cultura coincise con anni traumatici: quelli della Seconda Guerra Mondiale e quelli immediatamente successivi in cui lei divenne prima giovane insegnante e poi collaboratrice a vario titolo presso le soprintendenze, alle prese con esigenze nuove da ordinare in categorie mentali e lavorative che dovevano tenere conto di una realtà in rapida evoluzione. In tale contesto decisiva per la sua formazione come storica dell’arte fu l’influenza di due personalità di grande spessore: Pietro Toesca e Giorgio Castelfranco. Muovendosi entro queste due ‘direttrici di marcia’, Maria Vittoria sviluppò il suo talento organizzativo, il rigore delle scelte, la duttilità nell’adeguamento a realtà ambientali e culturali diverse che hanno fatto di lei una figura di rara onestà intellettuale.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/10

Maria Vittoria Brugnoli e il Museo Artistico Industriale di Roma

Maria Giulia Barberini

L’intervento riepiloga le vicende storiche del M.A.I. dalla sua fondazione, nei locali dell’ex convento di San Lorenzo in Lucina (1874), al suo scioglimento e smembramento delle raccolte. Spettò alla Brugnoli, funzionario della Direzione Antichità e Belle Arti, redigere i nuovi inventari dei materiali allorché, nel 1955, si decise di istituire un Museo delle Arti decorative al secondo piano di Palazzo Barberini. Tale incarico la impegnò dal 1956 al 1961 e comportò la ricognizione di oltre 2370 opere eterogenee a cui si erano aggiunte quelle provenienti dai lasciti Dusmet e Gorga (1948-50). Il progetto del Museo delle Arti Decorative non decollò mai, segnato solo da infinite soluzioni provvisorie, mentre il lavoro di ricognizione procedette fino alla metà degli anni ’70. Con l’uscita di Maria Vittoria Brugnoli dalla direzione della Soprintendenza, l’organizzazione del Museo delle Arti decorative si interruppe definitivamente e molti degli oggetti del M.A.I. furono nuovamente spostati in deposito.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/11

Soltanto in vista di un ritratto ‘tipologico’

Massimo Ferretti

L’autore di questo intervento non ha conosciuto personalmente Maria Vittoria Brugnoli. La sua testimonianza è quindi basata su un ritratto ‘tipologico’, sulla figura pubblica di funzionaria del Ministero dei Beni culturali e sui suoi scritti su riviste come «Paragone» e «Bollettino d’Arte», quest’ultimo organo ufficiale dell’amministrazione della tutela, oggi molto cambiato rispetto alla linea di redazione di quando vi lavorava la stessa Brugnoli. Viene evidenziata una continuità comune alla Brugnoli e ad altri suoi colleghi fra insegnamento liceale, universitario, lavoro nei musei o nelle Soprintendenze; e come alcuni di essi siano passati poi dalle Soprintendenze alle Università, ma anche come altri vi rinunciarono pur avendo superato i concorsi. Oggi una tale rinuncia verrebbe considerata assolutamente incomprensibile, vista la situazione dell’amministrazione della tutela che vive attualmente uno sconvolgimento e crisi per la distruzione delle strutture amministrative in cui la generazione della Brugnoli aveva operato e per i mutati obiettivi e visioni gestionali. Oggi la speranza di riuscire a fare qualcosa di un po’ diverso, maggiormente diffuso nei luoghi e presente nella vita sociale, sembra essersi dissolta. È per questo che il lavoro svolto da funzionari come la Brugnoli merita ancora più rispetto.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/12

Le tesi di museologia e di storia del collezionismo

Fiorenza Rangoni

Il saggio analizza gli argomenti di laurea assegnati da M.V. Brugnoli durante l’attività di docente universitario. Le tesi discusse durante il suo magistero furono una decina, tutte di alto profilo scientifico, alcune delle quali originarono saggi a stampa ancor oggi citati e che talvolta hanno aperto nuove vie di studi. Le tesi si possono suddividere per quattro classi di argomento: Museologia e Museografia; Storia del collezionismo; Didattica museale; Storia del restauro. Gli argomenti assegnati rispondevano a temi di ricerca di estrema attualità nel dibattito sulla funzione sociale e didattica dell’arte e sul ruolo del museo. In particolare furono intraprese l’analisi sistematica di realtà museali «locali» ovvero quelle (civiche o diocesane) che insistevano in realtà lontane dalla grande città (Orte, Velletri, Viterbo), e di soggetti museali «storici» (Museo Kircheriano). La storia del collezionismo vede un primato nello studio delle «esposizioni di quadri» che si tenevano a Roma nel XVII e XVIII secolo, così come nell’affrontare collezioni e collezionisti di grande impegno (Silvio Valenti Gonzaga, Joseph Fesch). Le tesi sulla didattica museale sono strettamente legate alle riflessioni che elaborava l’ambiente intellettuale storico artistico internazionale e nazionale; in particolare sono state prese in considerazione le esperienze europee e statunitensi.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/13

Dal privato al pubblico. Note sul collezionismo d’arte e di antichità dall’antico al secolo XVIII. Riflessioni di uno studente sul testo di Maria Vittoria Brugnoli

Simone Selvaggi

L’autore espone come la conoscenza di Maria Vittoria Brugnoli sia avvenuta tramite la lettura del suo ultimo libro «Dal privato al pubblico. Note sul collezionismo d’arte e di antichità dall’antico al secolo XVIII», essendo egli un giovane studente del corso di Storia e conservazione del patrimonio artistico-archeologico. L’iniziale timore reverenziale nei confronti del testo è andato via via dissolvendosi nel corso della lettura che gli ha consentito di scoprire ed apprezzare le complesse dinamiche della storia del collezionismo dalle prime forme di raccolte private alla nascita dei primi musei pubblici. Egli menziona i temi trattati nei vari capitoli del volume, temi che si ritrovano nelle dispense redatte dalla professoressa Brugnoli negli anni ’70 e ’80 del Novecento per i suoi studenti e ancora conservate nella biblioteca del nostro dipartimento. Si tratta quindi di «note» sul collezionismo d’arte e di antichità, come l’autrice sottolinea nell’introduzione, che non pretendono di tracciare una totale storia del collezionismo e dei musei, obiettivo questo assai arduo come quello di tentare di comporre una pinacoteca universale perché, usando le parole dell’Algarotti, «è opera quasi che infinita avere quadri di ogni pittore».

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/14

Spirava un buon vento per la conservazione

Bruno Toscano

L’intervento si pone l’obiettivo di storicizzare la generazione a cui apparteneva Maria Vittoria Brugnoli, in una fase della tutela definita ‘etica’ in contrapposizione ad una fase ‘edonistica’. Alla prima appartengono figure dedite alla ricerca territoriale ramificata fra centri e periferie propri del ricco tessuto storico della Penisola come Lavagnino, Castelfranco e Serra. Questa attenzione, quasi una missione, è continuata con la generazione successiva di cui faceva parte la Brugnoli, la cui attività abituale era quella di fare ricerca e salvaguardia del patrimonio artistico anche rischiando la vita in prima persona. E non dobbiamo dimenticare la generazione ancora successiva composta da funzionari che dalle Puglie alla Calabria, dall’Appennino emiliano al Pistoiese, dalla Basilicata al Piemonte hanno fatto vivere una stagione virtuosa all’attività di tutela. La fase ‘edonistica’ si può identificare col processo di attenzione alle grandi mostre legate ad aspettative di risonanza e di successo e con funzionari sempre meno ‘operatori della tutela’ e più ‘uomini d’immagine’, in alcuni casi anche in rapporto con il mondo del mercato dell’arte, a volte con situazioni di incompatibilità e conflittualità. Si cita ad esempio un episodio molto antico, agli albori della storia della tutela, di cui fu protagonista Adolfo Venturi con la dispersione dello Studiolo di Gubbio. Ma anche tra le ultime generazioni di giovani funzionari si possono riporre speranze e fiducia per l’impegno che mostrano nella direzione di importanti uffici periferici o poli museali del Ministero. Soprattutto storici dell’arte che, però, vengono additati da una certa stampa come «poco pratici e concreti, arroccati in torri eburnee di certezze e di seducenti disquisizioni sul bello». 

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/15

A nostra zia Maria Vittoria

Emanuele Ojetti

L’autore, nipote di Maria Vittoria Brugnoli, ricorda con passione alcuni tratti biografici e caratteriali della zia soffermandosi in particolare sull’ambiente ‘risorgimentale’ in cui ella è cresciuta e vissuta: l’origine milanese della sua famiglia, il nonno Siro Corti, autore di importanti libri sull’inizio della storia nazionale, il prozio, Carlo Pietro Borgomaineri, uno dei ‘Mille’, il marito pittore conte Renato Pace, pronipote del Segretario di Stato di Papa Pio IX, il Cardinale Giacomo Antonelli. La zia viene definita come una signora con la ‘s’ maiuscola, sempre molto sicura delle sue scelte, attentissima ed appassionata lettrice della situazione politica italiana, amante della montagna; una signora che si è creata da sola perché il suo percorso culturale, sfociato nella storia dell’arte, se l’è costruito unicamente con le sue mani, con tutte le difficoltà che ci potevano essere, per una donna a cavallo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Un bellissimo esempio, dunque, di come le donne forti come lei, che ha raggiunto la considerevole età di oltre Novanta anni, possano conquistare quello che vogliono con grande passione, grande dedizione al lavoro e grande volontà.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/16

La politica delle arti prima di Maria Vittoria Brugnoli. Dibattiti parlamentari tra gli anni ’20 e ’40 del Novecento

Andrea Emiliani

La relazione mette in luce, attraverso i resoconti dei dibattiti degli anni ‘20 e ‘40 del Novecento, quale fu la politica delle arti prima dell’arrivo di Maria Vittoria Brugnoli alla Direzione delle Antichità e Belle Arti. Si menziona il discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 19 dicembre 1924 da Biagio Pace, in cui per la prima volta venne affermata la necessità di portare avanti un progetto comune sul problema della tutela del patrimonio artistico e dei relativi investimenti; l’autore commenta poi il discorso tenuto da Corrado Ricci a Palazzo Madama il 15 maggio 1925 e le relazioni presentate tra il 1937 e il 1938 nelle due Camere, tra cui l’annuncio di Bottai della revisione della legge «sulla tutela artistica monumentale ed un riordinamento della istruzione artistica». Vengono infine ricordati gli interventi più significativi del convegno dei Soprintendenti del 1938 nel corso del quale furono affrontati il problema dell'esportazione, quello del restauro, la catalogazione, la tutela delle bellezze naturali, il coordinamento dei criteri museografici, annunciando peraltro la nascita dell'Istituto Centrale per il Restauro delle opere d'arte. Chiuse il convegno Mussolini invocando l’assoluta e improcrastinabile necessità della catalogazione. Con quell’appello il Duce si guadagna il primo posto per ardore e intelligenza riguardo a questo problema della conoscenza e, di conseguenza, al più ampio concetto di tutela; ma ciò che oggi rimane ancora sul tappeto, rileva l’autore, è la difficoltà a rendere realmente utilizzabile e accessibile il lavoro di catalogazione fatto finora.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/17

Maria Vittoria Brugnoli per il «Bollettino d’Arte»

Elisabetta Diana Valente

Maria Vittoria Brugnoli ha lavorato nell’équipe di redazione della rivista «Bollettino d’Arte», organo di informazione scientifica dell’attuale Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di cui l’autore traccia le tappe salienti della sua missione finalizzata ad aggiornare e informare sull’attività di tutela, conservazione e studio del patrimonio artistico nazionale. L’attività di servizio e di collaborazione della Brugnoli con la rivista è stata molto lunga e senza interruzioni per più di trent’anni. Iniziò nel 1949, quando fu chiamata dall’allora direttore responsabile della rivista, Guglielmo de Angelis d’Ossat, ad affiancare l’équipe dei Redattori composta da Doro Levi, Giorgio Castelfranco e Giorgio Rosi, con i quali condivise un lungo percorso professionale e di ricerca. La Brugnoli ricoprì diversi ruoli: Segretaria di redazione, Redattore specialista per l’arte medievale e moderna, poi membro del Comitato di Redazione, sino a diventare Consulente per le scelte di politica editoriale, incarico che tenne dal 1979 al 1980 anno dell’uscita dal ruolo del Ministero dei Beni Culturali. Oltre al contributo di redazione la Brugnoli ha firmato una serie di saggi, articoli, schede di restauro, recensioni a libri e mostre che vengono elencati in Appendice.

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/18

Gli scritti di Maria Vittoria Brugnoli

Enzo Borsellino

DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/19

Gli scritti di Maria Vittoria Brugnoli nella rivista «Bollettino d’Arte»

Elisabetta Diana Valente

 DOI: 10.13134/978-88-94885-21-7/20

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