Abstract

Avvocato e politico «prestato» alla diplomazia, Manlio Brosio fu segretario generale dell’Alleanza atlantica nella seconda metà degli anni Sessanta, un’epoca di profonda trasformazione della NATO e dei rapporti fra i blocchi. Avvalendosi di numerose fonti, di cui molte inedite, il volume ricostruisce l’azione svolta dal Segretario italiano nei suoi sette anni a capo dell’Alleanza mettendo in evidenza come, malgrado i limiti del suo incarico e la resistenza delle potenze maggiori, egli assunse un atteggiamento propositivo, cercando di incidere sulle dinamiche euroatlantiche tanto da guadagnarsi al termine del suo mandato l’appellativo di sedicesima potenza della NATO.

Lawyer, politician and «acting» diplomat, Manlio Brosio was NATO secretary general in the second half of the 1960s, a period of deep transformation of the Atlantic Alliance and inter-bloc relations. Based on extensive research in Brosio’s and NATO archives, and on several unpublished archival material, this volume analyzes his seven-year mandate as the Alliance’s leader, and highlights how, despite the limits of his role and the major powers’ reservations, Brosio took a proactive stance as NATO secretary general, and tried to influence Euro-Atlantic dynamics to the point that, at the end of his term, the allies referred to him as NATO sixteenth power.