B@belonline vol. 3 L’eredità di Hannah Arendt

B@belonline vol. 3 L’eredità di Hannah Arendt
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: novembre 2007
Pagine: 267
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Abstract

Rivista online di Filosofia

Contributi

Introduzione

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/1

Premessa. Hannah Arendt. “Una donna che viene da lontano”

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/2

Presentazione. L’eredità di Hannah Arendt a cento anni dalla nascita

Maria Teresa Pansera 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/3

Hannah Arendt a contrappelo. Ripensare la condizione umana

Laura Boella 

Alcuni dei debiti che sentiamo di avere nei confronti di Hannah Arendt la troverebbero probabilmente non estranea, ma ironicamente sorpresa, perché legati a qualcosa che giace molto nell'ombra del suo pensiero. Per esempio, il debito che il pensiero femminista dichiara di avere verso una pensatrice antifemminista oppure gli spunti di biopolitica che alcuni studiosi hanno riscontrato nella lettura arendtiana del progetto totalitarista. In linea generale, il suo lavoro appare come un work in progress, che non ha compiutezza né sistematicità.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/4

Les deux visages de la violence

Françoise Collin 

La violenza si presenta in duplice forma: una eclatante, visibile, imposta con la forza, che lo stato ha il compito di contenere, ed una silenziosa e invisibile che deriva dalla legge stessa dello stato di dirittto. Nessun sistema politico mette l'umanità al riparo dal male e, anche se distinguiamo la violenza bruta dal potere, questo non è mai del tutto privo di costrizione. Se il totalitarismo aveva fatto della sopraffazione il suo principio fondante, anche la democrazia, che gli si oppone, non è certamente immune da quell'aspetto della violenza che è comunque costitutivo di ogni organizzazione politica. Di fronte all'ambiguità di ogni democrazia, Hannah Arendt auspica non un teorico e astratto rispetto dei diritti umani, ma una cittadinanza che vada oltre gli stati e le frontiere e sia insita, al di là delle sue possibili migrazioni, in ogni persona, attestando il suo inalienabile diritto di avere dei diritti.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/5

Les deux visages de la violence

Margarete Durst 

Al centro del presente contributo c'è il testo che Hannah Arendt scrive su Rahel Varnhagen (Rahel Varnhagen: The Life of a Jewess) che ha goduto negli anni più recenti di rinnovata attenzione. Il testo si presta a vari tipi di lettura, e può essere affrontato da diverse angolature. In primo luogo, i problemi connessi all'assimilazione e all'emancipazione ebraica nel periodo cruciale in cui Rahel visse, nel quale la Germania, ancora illuminista, veniva attraversata da forti istanze nazionalistiche.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/6

Le antinomie di Hannah Arendt

Roberto Esposito 

Questo breve intervento tocca tre punti dell'opera complessiva di Hannah Arendt: il totalitarismo, la relazione tra politica e vita e i diritti umani.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/7

Cittadinanza e non lavoro per la democrazia del terzo millennio

Marisa Forcina 

Nel presente contributo si delinea il concetto di lavoro di Hannah Arendt, e il suo significato rispetto alla vita activa, passando per numerosi altri autori, quali Weber, Polanyi, Marx.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/8

Il sociale e la politica

Federica Giardini 

Il presente scritto parte da alcune domande fondamentali: che cosa nell'opera di Hannah Arendt offre elementi per ricreare l'esperienza della realtà presente, in quella commistione di spazi ancora impensati e di elementi di senso che l'autrice ci offre? Quali prendere, quali lasciare e, soprattutto, in quali sequenze il contemporaneo ci chiede di ricombinare tali elementi? Il tema di queste considerazioni è la coppia, ostile, che l'autrice istituisce tra il sociale e la politica. Due elementi spesso contrapposti, in alcuni casi in modo drammatico.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/9

Arendt lettrice di Duns Scoto

Aldo Meccariello 

La ricerca degli elementi della filosofia scotista all'interno del pensiero di Hannah Arendt appare proficua, poiché tali elementi risultano decisivi non solo per comprendere la nozione arendtiana di volontà, ma anche per comprendere le nozioni di singolarità e di contingenza.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/10

Il significato etico del pensare

Maria Teresa Pansera 

Per Hannah Arendt pensare rappresenta un vero e proprio imperativo etico, a fronte di un non-pensiero che appare quindi come male radicale. Pensare è la capacità di darsi ragione dell'evento attraverso il giudizio, facoltà mentale autonoma, che ha in se stessa i propri principi, attraverso i quali è in grado di distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, etc.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/11

Sul nesso pensiero-scrittura in Hannah Arendt

Paola Ricci Sindoni 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/12

Hannah Arendt e il valore educativo della condivisione

Maria Camilla Briganti 

L'attualità di Hannah Arendt per il nostro vivere quotidiano e per il senso che attribuiamo o cerchiamo di attribuire ad esso, va ricercata nel grande valore che questa pensatrice dà alla comunità, alla condivisione, alla partecipazione di ogni singolo individuo allo spazio pubblico come luogo comunitario.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/13

L’attualità di Hannah Arendt nelle politiche di “genere”

Laura Moschini 

L'intervento intende evidenziare l'attualità del pensiero di Hannah Arendt nella definizione delle politiche di "genere" con particolare attenzione alle sue osservazioni in merito a una componente della politica tradizionale tanto diffusa quanto sottovalutata come la menzogna.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/14

Hannah Arendt e “il grande gioco del mondo”

Lucrezia Piraino 

L'articolo mette in luce come per Hannah Arendt l'esigenza del pensiero, di un pensiero sobrio e tagliato su un realismo metodico, cominci dalla capacità di stupirsi e dalla meraviglia per il mondo.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/15

Crisi della facoltà di giudizio e modello democratico

Lucrezia Piraino 

L'articolo delinea gli effetti antropologici del totalitarismo di cui Hannah Arendt ha saputo proporre la dinamica complessa: "l'uccisione del soggetto di diritto che è nell'uomo", "l'uccisione della persona morale", "l'uccisione della individualità".

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/16

Ernst Bloch’s Enlightened View of the Fairy Tale and Utopian Longing

Jack Zipes 

Questo saggio tratta delle differenti prospettive sulle istanze utopiche sostenute da Bloch e Adorno. Mentre Adorno afferma che l'istanza utopica è banalizzata e può essere trovata solo in negativo, Bloch sostiene che non dovremmo abbandonare la speranza di genuine utopie, perché le immagini dell'istanza utopica cambiano e sono rigenerate con nuovi contenuti. Al fine di spiegare più chiaramente le differenze, in questo saggio ci si concentra su due saggi di Bloch sulla fiaba, Das Märchen geht selber in der Zeit e Bessere Luftschloösser in Jahrmarkt und Zirkus, in Märchen und Kolportage per dimostrare che, per Bloch, l'utopia non può giocare solo un ruolo nella negazione determinata, ma anche nell'illuminazione anticipatoria (Vor-Schein).

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/17

Ernst Bloch und die Moderne. Ästhetik ohne Vorschein

Christina Ujma 

Punto di riferimento di molti saggi blochiani è l'incontro con l'arte moderna, che – come afferma lo stesso Bloch – ha cambiato il suo pensiero e la sua filosofia. Se Lukács tenta di consolidare filosoficamente la dottrina del realismo socialista tramite il concetto neo-hegeliano di totalità, per Bloch invece la superficie liscia e levigata della Neue Sachlichkeit indica una fuga dalla realtà. Il mondo del XX secolo non si lascia più pensare nelle categorie idealistiche – compreso il concetto di totalità – neanche in quelle della versione lukácsiana. L'arte non può ignorare il crollo dell'immagine chiusa del mondo, quello è anzi il suo materiale e contemporaneamente la sua inesaudita possibilità.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/18

María Zambrano e l’“Idea di Europa”

Ester Monteleone 

Da qualche anno, anche a motivo di recenti dibattiti sulla costituzione europea, si discute animatamente del ruolo dell'Europa nel mondo e del valore della cultura cosiddetta "occidentale". Ma dobbiamo chiederci se la politica abbia mai rivolto lo sguardo verso quei pensatori che hanno riflettuto sull'"Idea dell'Europa", molti dei quali, soprattutto nel Novecento, sono donne. Sicuramente una delle analisi più approfondite ci viene da María Zambrano, filosofa che non solo ha osservato l'Europa, ma ha vissuto in prima persona gli eventi europei più drammatici di questo secolo. Ella, servendosi di un pensiero appassionato, sintesi di realismo e prospettiva, oltre ad aver diagnosticato le malattie che hanno colpito l'Europa nella prima metà del Novecento trascinandola in un'agonia senza precedenti, propone una nuova cittadinanza europea, una nuova "Idea di Europa" che, pur negli evidenti limiti della distanza storica, risulta significativa anche per l'uomo del Duemila, che abita il mondo globale.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/19

Il male di Gadda. Riflessioni morali sulla “Meditazione milanese”

Oreste Tolone 

La Meditazione milanese di Gadda, di cui la prima stesura risale al 1928, appare qualcosa di più di un semplice gioco filosofico. Si trattano in modo complesso temi della gnoseologia, dell'ontologia, dell'etica, oltre che della natura umana in relazione al cosmo.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/20

Il “cinema buono” di Andrej Tarkovskij

Massimo Nardin 

L'articolo mette in luce le peculiarità del cinema tarkovskijano, prendendo principalmente in esame una sua pellicola del 1979, Stalker.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/21

Chaïm Perelman tra Pascal e Kant. Note su “convinzione” e “persuasione”

Daniela Murgia 

Gli studi sulla retorica di Chaïm Perelman hanno portato a una rottura nei riguardi del pensiero tradizionale, che emerge soprattutto nella polemica contro la distinzione di "mezzi della convinzione" e "mezzi della persuasione", così come emerge nelle riflessioni filosofiche di Pascal e di Kant.

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/22

Politica estera e vita quotidiana

Paola Angelini 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/23

Il linguaggio muto dell’immagine

Silvia Manca 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/24

Il ritmo del mosaico e lo stupore

Silvia Manca 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/25

C. Larmore, “Pratiche dell’io”, Meltemi Editore, Roma 2006

Daniela Murgia 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/26

H. Plessner, “I gradi dell’organico e l’uomo. Introduzione all’antropologia filosofica”, Bollati Boringhieri, Torino 2006

Giacomo Scarpelli 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/27

M. Signore, “Lo sguardo della responsabilità. Politica, economia e tecnica per un antropocentrismo relazionale”, Studium, Roma 2006

Elena Maria Fabrizio 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/28

L. Tundo Ferente, “Moralità e storia. La costruzione della coscienza etica moderna”, Mondadori, Milano 2005

Elena Maria Fabrizio 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/29

Psicoanalisi ed ermeneutica (Roma, 13 gennaio 2007)

Daniella Iannotta 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/30

Quale etica per il terzo millennio? (Roma, 12 marzo 2007)

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/31

La vita buona. L’etica come lavoro di cura

Chiara Di Marco 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/32

Sulla fondabilità dell’etica

Elio Matassi 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/33

Le risposte dell’etica alla contemporaneità

Maria Teresa Pansera 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/34

Tempo storica e conflitto di valori. Incontro con Giacomo Marramao (Roma, 2 maggio 2007)

Dario Gentili 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/35

L’etica impossibile di Georges Bataille (Palazzo Marigliano, Napoli 14-15 giugno 2007)

Rosanna Cuomo 

DOI: 10.13134/2531-8624/3-2007/36

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