Cibo e Società. Una relazione da esplorare

Cibo e Società. Una relazione da esplorare
A cura di:  Marusca De Castris
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: Marzo 2018
Pagine: 276
ISBN: 978-88-94885-90-3

Abstract

Il volume offre una lettura multidisciplinare della complessa relazione che intercorre tra cibo e società, in un sistema caratterizzato da regole, vincoli economici e sociali, politica. I saggi presentati discutono con approcci diversi il concetto di cibo, i simboli e il valore identitario ad esso associato in vari momenti storici e in vari contesti culturali. Si affronta la questione del diritto al cibo, guardando alle esperienze internazionali che diffondono modelli i cui effetti variano il modo di produrre e consumare beni alimentari. È la distanza tra luoghi di produzione e luoghi di consumo del cibo, che rende fondamentale il ruolo del diritto nella funzione di regolazione e informazione esercitata per tutelare il consumatore. L’economia sociale propone l’uso di strumenti negoziali per tutelare le condizioni di svantaggio e sviluppare un mercato orientato alla sostenibilità ambientale. Viene pertanto esaminato il sistema agroalimentare italiano, evidenziandone le nuove sfide e le eccellenze che lo distinguono. I saggi di natura storica mostrano i riflessi dello sviluppo economico sui consumi, sui processi di distribuzione e sulle forme di rappresentazione cinematografica del cibo. Viene inoltre discusso il ruolo delle condizioni politiche ed economiche sulla riduzione del disagio sociale, anche in termini di mancanza di cibo. L’eterogeneità nell’uso degli strumenti di analisi delle scienze sociali presente nei saggi è un’ulteriore ricchezza del contenuto del volume.

Contributi

Introduzione

Marusca De Castris

Il contenuto immateriale del cibo. Nuove sfide per l’innovazione del settore agroalimentare

Francesca Giarè 

I cambiamenti socio-culturali incidono significativamente sulla produzione e sul consumo di cibo e sollecitano l’individuazione e introduzione di innovazioni non solo di tipo tecnologico, ma anche organizzative e sociali. L’evoluzione della struttura delle famiglie, l’aumento di scelte di consumo differenziate legate a patologie vere o presunte, mode, scelte etiche, ma anche scelte critiche, il crescente carattere multiculturale ed etnico della nostra società determinano un cambiamento nelle caratteristiche intrinseche del cibo, ma anche nella quantità e qualità di servizi ad esso connessi. Il cibo, inoltre, tende sempre più a fare riferimento a valori ed orizzonti di senso, che ne condizionano la produzione, la trasformazione e commercializzazione, oltre, ovviamente, il consumo sia per quanto riguarda i luoghi in cui avviene la consumazione del pasto sia per quanto riguarda le modalità stesse del consumo. Il contributo presenta alcuni elementi del dibattito in corso sul tema, con un approfondimento specifico sulla dimensione sociale dell’innovazione nel settore agroalimentare e su quegli elementi di innovazione “immateriale” che avvicinano il cibo alle comunità.

Produzione e performance economiche delle aziende agricole biologiche in Italia

Sabrina Giuca

L’Italia è tra i dieci maggiori paesi produttori di prodotti biologici del Mondo ed è seconda dietro alla Spagna, tra i paesi UE, per superficie investita ad agricoltura biologica. Il nostro Paese è il secondo esportatore di alimenti e bevande biologici dopo gli USA e si colloca tra i primi posti, a livello globale, per la produzione di vino biologico. Nella produzione agricola nazionale, il settore dei prodotti biologici sta dunque assumendo un’importanza crescente, trainato dai consumi e dal dualismo che connota il settore produttivo, con piccoli produttori, da un lato, e grandi produttori e un forte ruolo della GDO, dall’altro. A fronte di un trend favorevole che interessa il settore biologico, anche a livello globale, diversi studi hanno posto a confronto il sistema di produzione biologico e quello convenzionale con riguardo agli elementi in grado di influire sulle performance economiche delle aziende con risultati non sempre concordanti anche per diversità delle metodologie adottate e dei gruppi di confronto. In questo contributo, l’esame delle performance economiche delle aziende biologiche attraverso i dati 2014 dell’indagine CREA-RICA, mette a confronto un campione significativo di aziende agricole italiane biologiche e convenzionali e rivela come il metodo biologico possa rappresentare un’alternativa economicamente valida al sistema convenzionale, soprattutto con riferimento alla remunerazione del lavoro. Nelle aziende biologiche risultano mediamente superiori sia il valore della produzione, sia il reddito netto, con una maggiore propensione verso le attività connesse a quelle agricole, come agriturismo e fattorie didattiche, possibile elemento di stabilizzazione dei redditi. Tuttavia, le performance economiche dipendono dalle colture, dalle varietà, dalle tecniche di coltivazione e dalle condizioni agro-ecologiche; inoltre, in uno scenario in continua evoluzione giocano il loro ruolo elementi esterni, quali il sostegno al settore e la promozione del bio ‘Made in Italy’.

I comuni italiani delle eccellenze alimentari

Walter Tortorella
Giorgia Marinuzzi

A novembre 2015 l’Italia, con il 22% di prodotti a Denominazione di Origine Protetta (DOP), Indicazione Geografica Protetta (IGP) e Specialità tradizionale garantita (STG), è prima in Europa per numero di eccellenze alimentari.

Le produzioni certificate insieme a quelle biologiche, oltre ad essere ampiamente diffuse sul territorio (6 comuni italiani su 10 ospitano coltivazioni DOP, IGP e/o biologiche) rappresentano un’importante occasione per l’agroalimentare nazionale, sia nell’ambito dei consumi domestici, che sui mercati mondiali, perché consentono di diversificare le produzioni agricole e di soddisfare specifiche esigenze di qualità, sicurezza alimentare e sana alimentazione.

Per promuovere politiche e azioni di tutela e valorizzazione legate alle specificità territoriali, il 24% dei comuni italiani partecipa ad una rete nazionale di associazioni di identità (Res Tipica) attraverso la quale specialmente i piccoli comuni definiscono verso l’esterno il motivo della loro unicità ed attrattività: dal prodotto (il vino, l’olio, la nocciola, le ciliegie, ecc.) alla filosofia di produzione o consumo alimentare (slow, bio).

Il diritto fondamentale “a togliersi la fame”. Banco di prova per il costituzionalismo contemporaneo

Francesco Alicino

Il presente lavoro analizza la giustiziabilità diretta e indiretta del diritto al cibo, rilevando in esso il terreno ideale su cui misurare l’impatto concreto, la valenza reale e le capacità effettive delle odierne democrazie costituzionali nel rispondere ai bisogni primari e concreti delle persone, a cominciare dai più poveri e indifesi.

Conoscere il cibo. Informazione e tutela del consumatore nella prospettiva del diritto europeo

Raffaele Torino

Nella moderna società dei consumi, in cui i luoghi di produzione del cibo si sono allontanati dai luoghi in cui il cibo viene mangiato, è di fondamentale importanza il ruolo di regolazione, controllo e informazione svolto dal diritto. Da questo punto di vista, i consumatori italiani beneficiano del sistema giuridico multilivello generato dal processo di integrazione europea, in cui il cibo viene considerato sia come una commodity, sia come un prodotto “culturale”.

Cibo e diritto privato: quale regime giuridico per i “gruppi di acquisto solidale”?

Benedetta Agostinelli

L’origine e la qualità del cibo sono al centro di un nuovo e particolare modo di negoziare: il “gruppo di acquisto solidale”, un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso da fornitori selezionati prodotti alimentari da ridistribuire tra loro. Il fenomeno si inscrive nel più ampio ambito della c.d. “economia solidale”, o “sociale”, volta a promuovere una diversa visione della produzione e del consumo e a favorire lo sviluppo di un mercato più attento alla tutela delle situazioni di svantaggio, alla relazionalità dei rapporti ed alla sostenibilità ambientale. In esso, dove sono coinvolti ed animati dalle stesse idealità sia i produttori che gli acquirenti-consumatori, si intrecciano in maniera evidente profili associativi, legati al modello organizzativo prescelto dal gruppo per operare, e profili squisitamente negoziali relativi alle modalità di acquisto collettivo da soggetti predeterminati per la successiva distribuzione da parte del socio incaricato agli altri. Le modalità di produzione (ad esempio da agricoltura biologica), infatti, incidono sulla natura del rapporto negoziale che su quelle modalità si regge e che sono atte a generare una “relazione” promossa da entrambe le parti quale “capitale sociale”, nella prospettiva di un consumo “critico”, che arricchisce di valore quello che è pur sempre uno scambio economico.

Il diritto al cibo tra accesso e giustiziabilità: il contributo dell’Italia sul tema nei principali sistemi multilaterali

Stefania Rosini

Il contributo mira ad approfondire la definizione giuridica del diritto al cibo e della sua giustiziabilità, promossa dall’Italia nei principali sistemi istituzionali multi-bilaterali, quali le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, come anche in occasione dell’EXPO Milano 2015, in linea con la formula “Nutrire il pianeta, energia per la vita” che apre la Carta di Milano, con il fine ultimo di lanciare il processo a sostegno dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che in essa sono enunciati, ed in linea con le attività del Centre for Food and the Law di Milano, per promuovere una nuova visione sostenibile dell’alimentazione e dello sviluppo economico e sociale.

Dalla fame all’abbondanza. Cibo e società in Italia tra ricostruzione e ‘miracolo economico’. Una riflessione per immagini

Maurizio Zinni

Gli anni che separano la fine della Seconda guerra mondiale dalla stagione del ‘miracolo economico’ sanciscono per la società italiana l’affermazione di una realtà ‘affluente’ che trova nel cibo uno dei suoi indicatori più attendibili e rivelatori. La rilevanza di questo tema trova riflesso nell’ampio spazio che il cinema italiano riserva all’alimentazione come termometro dei cambiamenti politici, sociali ed economici in atto. Attraverso film di generi ed epoche diverse è possibile tracciare una mappa mentale di come l’immaginario non solo cinematografico ma collettivo si ponesse di fronte al cibo, ai suoi molteplici significati simbolici e al ruolo che essi avevano nella definizione di un’identità nuova, intimamente democratica e repubblicana, in grado di rispondere alle sfide che la modernità consumistica delineava all’orizzonte.

Luoghi di consumo e identità nel boom economico italiano

Simone Colafranceschi

La società italiana vive negli anni del boom economico un’intensa trasformazione. Un aspetto meno indagato di tali dinamiche concerne il ruolo svolto dai luoghi di consumo e, in particolare, dai supermercati e dagli autogrill. Questi luoghi, infatti, oltre ad essere uno specchio delle trasformazioni in atto sono anche un fattore che contribuisce a orientarle, influenzando attivamente pratiche di consumo e meccanismi di socializzazione anticipatoria. Autogrill e supermercati, inoltre, tendono già in quegli anni ad assumere una forte valenza simbolica divenendo emblemi della nascente società dei consumi e, per questa via, delle contrapposizioni che si creano nel Paese attorno alle opposte letture dei processi in atto: conquista del benessere e della libertà o, all’opposto, inesorabile avanzamento di un’americanizzazione e di una modernità distruttrice e omologante?

Gli alimenti industriali in Italia tra anni Cinquanta e Ottanta. Produzione, consumo e rappresentazione mediatica

Paolo Raspadori

Dalla fine degli anni Cinquanta alla metà degli anni Sessanta del Novecento l’Italia ha conosciuto un’intensa fase di crescita economica nota come ‘boom’, durante la quale il reddito pro capite e i consumi sono aumentati considerevolmente. In particolare, il consumo alimentare ha sperimentato una trasformazione notevole. Prodotti quali pasta, biscotti, caffè, cioccolato, brodo di carne e altri, elaborati tramite procedimenti industriali messi in atto da grandi e medie imprese, hanno cessato di essere beni di lusso e sono diventati accessibili a quote sempre più ampie di popolazione, incluse le classi popolari. Tutto ciò ha indotto le aziende a modificare radicalmente il modo in cui presentare le loro merci, ricorrendo alla televisione e soprattutto a un medium pubblicitario peculiare (Carosello, che andò in onda sui canali della Rai dal 1957 al 1976), allo scopo di diffondere un’immagine affascinante e divertente dei prodotti messi in vendita. L’articolo si propone di fornire, da un lato, una sintetica illustrazione delle condizioni dell’industria alimentare italiana e dell’evoluzione dei consumi di cibo tra il 1950 e il 1980; dall’altro, di spiegare quale fosse la rappresentazione degli alimenti, preparati e confezionati secondo modalità industriali, in Italia nel corso del cosiddetto ‘miracolo economico’. Le fonti adoperate sono i dati statistici attinenti al consumo alimentare e allo stato delle imprese, alcune scenette trasmesse da Carosello e alcune immagini pubblicitarie riportate dalle riviste patinate di larga diffusione, che possono aiutare a comprendere come la rappresentazione del cibo, negli anni in questione, cambiò profondamente la percezione che gli italiani avevano avuto fino ad allora riguardo gli alimenti e il loro consumo.

Amata na Fanta/Latte e bibite Simbologie della socialità nel Rwanda del post genocidio

Michela Fusaschi

In Rwanda the expression Amata na Fanta indicates the bar; amata is the milk and Fanta, all soft drinks, not only the orange juice. The Rwandan society is patrilineal and patriarchal and liquids such as milk/amata; water/amazi; banana beer/urugwagwa and honey/ubuki are the main symbols of sociality. They allow production and, at the same time, a reproduction of the social relations between the world of nature and the socio-cultural world. These liquids are employed symbolically to maintain relationships with friends and visitors, in private and public occasions as, for example, marriage. Based on ethnographic research in the post-genocide, in this article, the author examines how the symbolism of the fluids is also a symbolic "politics", highlighting some differences between before and after genocide.

Il Paese di Cuccagna tra mito, utopia e politica

Diana Thermes

Il Paese di Cuccagna è il paese dell’abbondanza, ma è anche il paese del gaudio e del piacere, è il paese dove “chi più dorme più guadagna”. Etimologicamente, il Paese di Cuccagna è il Paese delle Torte (dal gotico-tedesco koka-Kuche), ma come luogo della dovizia di cibo e del lieto vivere nasce nella notte dei tempi e affonda le sue radici nel mito di opposto segno: quello religioso del giardino dell’Eden e quello laico dell’Età dell’Oro. Dopo essere diventato un mito del folklore popolare nel Medioevo, agli inizi dell’età moderna diventa un topos dell’utopia, a partire dalla prima utopia moderna, quella di Tommaso Moro, dove il lavoro di tutti vince la fame e il collettivismo garantisce una vita armoniosa e felice. Ma contemporaneamente, con l’ondata di pauperismo che investe l’Inghilterra a seguito delle enclosures, il problema della fame diventa uno degli obiettivi centrali della politica di governo, per divenire presto l’oggetto delle politiche pubbliche degli Stati moderni e quindi uno dei goals del Millennium Develpment Goals. Il mito si allontana nel passato, l’utopia si trasfonde nelle politiche pubbliche e il Paese di Cuccagna si trasforma nel Paese che di volta in volta offre cibo, dignità, speranza. Se prima erano gli Stati Uniti con il loro American Dream, oggi è l’Europa, meta ambita dei migranti del terzo millennio.

Cibo e politica: sulla relazione tra fame e movimenti di protesta

Giovanni Belardelli

La fame non genera da sola la protesta sociale. Attraverso riferimenti alla storia sociale e alla storia delle idee politiche degli ultimi tre secoli, l’autore mostra come sia sempre indispensabile che la mancanza di cibo e in generale le condizioni di vita di estremo disagio siano percepite come un prodotto dell’ingiustizia. Nella conclusione viene anche esaminato il ruolo che la crescita economica ha avuto nel determinare la solidità dei regimi democratici dopo il 1945, e i rischi di quella che alcuni ritengono l’attuale «stagnazione secolare».

Cibo e capitalismo nell’Inghilterra del Diciannovesimo secolo

Roberta Adelaide Modugno

Durante gli anni cinquanta del Ventesimo secolo Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises e altri economisti vicini alla Scuola austriaca sfidarono l’interpretazione comunemente accettata della Rivoluzione industriale. L’immagine diffusa della Rivoluzione industriale è quella legata allo sfruttamento dei lavoratori, uomini, donne e bambini. Costoro sarebbero stati sfruttati all’interno delle fabbriche, vivendo ammassati negli slums sovraffollati delle città industriali. Friedrich A. von Hayek, Ludwig von Mises, T. S. Ashton, V. H. Hutt, R. M. Hartwell e Bertrand de Jouvenel non condividono questa opinione diffusa e forniscono una diversa interpretazione del capitalismo. Secondo costoro grazie alla Rivoluzione industriale fasce sempre più ampie della popolazione poterono sfuggire alla fame e migliorarono le loro condizioni di vita.

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