Il pensiero letterario come fondamento di una testa ben fatta

Il pensiero letterario come fondamento di una testa ben fatta
A cura di:  Marina Geat
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: febbraio 2017
Pagine: 258
ISBN: 978-88-94885-05-7
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Abstract

La pubblicazione degli Atti del convegno internazionale Il pensiero letterario come fondamento di una testa ben fatta si propone di dare ampia disseminazione a riflessioni di studiosi che, a partire da approcci disciplinari diversi, si interrogano tutti circa l’importanza del testo letterario quale fattore strutturante di un modo complesso e ricco di guardare il mondo; di comprendere meglio se stessi e gli altri; di concepire la rete di relazioni, nel tempo e nello spazio, che compone il nostro ambiente di vita, fisico e mentale; di elaborare nuove prospettive di visione o forme di accesso alla realtà e al linguaggio più intime e dirette, come fa, ad esempio, la poesia.

Sul solco del concetto di “testa ben fatta”, da Montaigne a Edgar Morin, la letteratura appare come una fondamentale modalità di connessione e di comprensione dei molteplici aspetti che realizzano la nostra umanità, per noi che siamo, innanzi tutto, degli «esseri di parola e di testi». Le Scienze dell’educazione traggono certamente vantaggio da questa consapevolezza, anche, o soprattutto, nel mondo attuale.

Contributi

Introduzione

Marina Geat

Lingua francese e identità nazionale: un percorso di consapevolezza

Veronic Algeri

L’analisi di alcuni momenti chiave della storia della lingua francese, dal XVI secolo ad oggi, rivela una pluralità di intenti e vocazioni di cui si fa depositario, nel tempo della Storia e nello spazio di un territorio eterogeneo, l’idioma di Francia: elemento di costruzione nazionale, fonte di potenziamento politico e diplomatico, ma anche e soprattutto luogo di affermazione e contestazione di valori legati all’individuo e alla sua comunità di appartenenza, la lingua francese è un acceleratore di consapevolezza identitaria.

Mens sana in corpore sano: la littérature de jeunesse au coeur du savoir en constellation

Anne Schneider

À partir de l’adage latin mens sana in corpore sano, l’article se propose de poser la question de la pensée littéraire comme fondement d’une tête bien faite. Reprenant les compétences développées par la lecture littéraire, la proposition vise à montrer comment, à partir d’exemples variés: affiche de cirque, émission télévisuelle, émission radiophonique, albums de littérature de jeunesse, littérature de jeunesse migrante, la culture se dispense dans les interstices du langage, de l’image, des codes verbaux et non-verbaux, de la métaphore, obligeant à une reliance permanente fondée sur un savoir culturel en constellation. Cette dimension analogique nécessaire à la compréhension et à l’appropriation d’une culture permet de fonder l’identité du sujet dans un lien assumé entre le corps et l’esprit.

Lo spazio mitico come fondamento dell’identità nazionale. I Kresy nella letteratura polacca

Dario Prola

Nell’articolo si analizzano alcuni aspetti del mito letterario dei Kresy nella prosa polacca a partire dal secondo dopoguerra. Gli antichi territori orientali della Confederazione polacco-lituana, entrati a far parte della mitologia nazionale fin dal romanticismo, attirano l’interesse degli scrittori contemporanei per le complesse problematiche identitarie che suscitano. Ponendo i territori e i ‘luoghi di confine’ al centro delle proprie narrazioni e dello spazio mitico polacco, gli scrittori ridefiniscono i paradigmi della polonità riallacciandosi a un ideale di stato multietnico e interculturale che, avendo il suo modello nella Polonia storica, costituisce oggi una valida alternativa alla retorica del monologo nazionalista. Attraverso l’analisi dello spazio mitico dei Kresy, si evidenzia come il testo letterario costituisca un fattore fondamentale per la definizione e la comprensione dell’identità nazionale, nonché per l’attuazione di un dialogo interculturale oggi più che mai necessario per le sfide lanciate al mondo civile.

De l’utilisation des stéréotypes pour une tête bien faite ou Les stéréotypes comme forme de pensée

Viviane Devriésère 

De l’utilité des stéréotypes pour une formation humaniste de l’élève. Le stéréotype joue un rôle capital dans la formation de l’être humain et de son identité. Longtemps décrié, car donnant de l’Autre une image très négative et réduite, le stéréotype doit cependant être identifié et pris en compte par le lecteur pour pouvoir être ensuite dépassé et permettre ainsi l’accès à une lecture critique. La littérature de jeunesse se prête particulièrement à ce travail, en nous offrant des images de peuples au-delà des mers sur lesquels les jeunes lecteurs ont des stéréotypes. Nous présenterons une démarche didactique montrant quelle utilité éducative et humaniste peut avoir cette étude.

La narrazione, la rete, la testa ben fatta

Vincenzo A. Piccione

Molte sono le ragioni pedagogiche e didattiche per le quali la narrazione può essere strumento strategico, metodologico e tecnico innovativo, con potenzialità profonde. Per il punto di vista pedagogico e didattico, le sue reti tematiche, le sue trame esplicite ed implicite, le sue connessioni reali e simboliche, i nuclei dei suoi nodi discorsivi e argomentativi sono solo alcune delle sue strutture più significative. Inoltre, per il punto di vista pedagogico e didattico è effettivamente interessante che gli obiettivi di una narrazione innovativa e profonda mostrino una grande compatibilità con gli obiettivi educativi di un pensiero sistemico e critico, di un pensiero processuale e progettuale, di una lettura capace di elaborare interpretazioni e definire intersezioni reticolari. In altre parole, gli orizzonti di senso di una narrazione sono una risorsa particolarmente significativa perché permettono di riconoscere l’interazione possibile di multiculturale e interculturale con l’iper-culturale, ovvero, in termini dekerckhoviani, con tutti i contenuti che hanno un rapporto fra loro e ai quali è possibile accedere con rapidità.

Quella verità che rende umani: il canto edificante di Luigi Pirandello

Gilberto Scaramuzzo

Questo studio intende riaffermare la valenza educativa dell’opera pirandelliana e contribuire a superare il misconoscimento che ancora grava su di essa. Analizza alcune pagine in cui è possibile riconoscere l’intento edificante dell’autore e il suo impegno a ‘cantarci’ di una verità che rende umani. Il saggio di Pirandello Non parlo di me sembra fare luce su quel possesso umano che garantisce la possibilità radicale di poter guadagnare una verità per sé: ‘il punto vivo’. Alcuni personaggi pirandelliani sembrano incarnare questa ricerca e mostrarne caratteristiche e criticità: Il Principe de La favola del figlio cambiato, che afferma di averla trovata la sua verità; Moscarda, il protagonista di Uno, nessuno e centomila, che ne ha una improvvisa rivelazione; la Signora Frola e il Signor Ponza che testimoniano come la propria verità possa convivere con la verità dell’altro anche quando tra le due sia presente una contrapposizione radicale.

Mare nostrum, mare textum: la letteratura del mare come forma della mente. Esempi in area francofona

Marina Geat

Il Mediterraneo è «mare nostrum» anche perché è «mare textum», ossia uno spazio reale e metaforico in cui si sono da secoli intrecciate una pluralità di intersezioni culturali, dando luogo a narrazioni e immagini importanti anche per esprimere il nostro presente. Attraverso la rilettura di brani di tre autori francofoni – Amin Maalouf, Éric-Emmanuel  Schmitt, Malika Mokeddem – l’articolo presenta alcuni esempi di testi  in cui il Mediterraneo  è al centro di una letteratura della relazione che può utilmente contribuire alla formazione di una ‘testa ben fatta’.

Science et opacité: de la complexité de l’acte d’enseignement

Anne Douaire-Banny

L’enseignant a la responsabilité de transmettre le savoir, donc de se soumettre et de soumettre ses étudiants à la science dans ce qu’elle a de transparent et d’universel, indépendamment des cultures de chacun, et des contextes de réception de la science. Cependant, l’enseignement ne s’opère que dans des sociétés incarnées et complexes, et chacun des acteurs de l’enseignement est lui-même incarné et complexe: de l’étudiant à l’enseignant en passant par tous les individus présents dans la communauté universitaire et dans la société qu’elle entend servir. L’«unitas multiplex» dont parle Morin est un cadre fécond pour penser l’acte d’enseignement; l’opacité revendiquée par Edouard Glissant un outil précieux, garant du respect des cultures et des complexités du monde, au cœur même de l’enseignement.

La littérature européenne du XXè siècle: des stèles levées à la mémoire de la Shoah?

Émilie Zunzunegui 

Le terme de mémoire est souvent lié au souvenir. De tous temps, l’homme a eu besoin de la mémoire. Qu’en est-il aujourd’hui? La littérature est un outil privilégié dans la réalisation d’une tête bien faite tant elle permet à l’homme de ne pas oublier ce qui participe à son développement. Dans une société au cœur d’une Europe grandie, bien que marquée par la Shoah, qui met en exergue le «devoir de mémoire», la littérature y participe. Chaque année, cette période suscite l’intérêt d’écrivains, du cinéma. La volonté de porter la mémoire s’ancre dans un élan de transmission, qui s’apparente à un besoin commun, valorisé par les commémorations et les cérémonies qui appellent à un intérêt commun. Bien que la mémoire appelle à «tous les aspects de notre passé», la Shoah occupe une place particulière tant les découvertes d’après-guerre furent inconcevables. Alors quelle est la contribution des lieux et de la littérature au «devoir de mémoire»?

Il posto della poesia nella costruzione di una testa ben fatta

Michele Tortorici

Nella pratica didattica il testo poetico viene per lo più affrontato con modalità di lettura e criteri di analisi non diversi da quelli usati per altri testi letterari. Ma quello poetico non è un testo come tutti gli altri, non può essere letto solo con gli occhi, irrompe nella nostra coscienza, per sconvolgerla, con il suono della parola. Come la musica, ma senza nessun altro strumento a parte la voce che lo legge, il testo poetico spinge il nostro corpo a muoversi. Ha a che fare con i nostri piedi. Il posto della poesia in una testa ben fatta è quello dal quale essa, attraverso tutto il corpo, sia in grado di scomporre e ricomporre l’universo conoscitivo e quello emotivo dell’individuo. Chi, nella propria testa, avrà la poesia collocata al posto giusto sarà allenato alla fatica, intrinseca a ogni lettura di un testo poetico, di dover percepire ogni volta il mondo come nuovo, non mediante gli occhi che leggono, ma mediante il corpo che sente. Una grande fatica. E una grande bellezza.

Dimensioni filosofiche di una letteratura edificante

Najm Bou Fadel

La ragione comunicativa, in quanto è ragione linguistica, sta alla base della formazione del cervello, che si tratti di quello manifestato nell’opera letteraria oppure di quello che si forma nella testa del lettore. Questa formazione, che non è altro che un atto di comprensione, si svolge in un circolo analogo a quello ermeneutico. E dal momento in cui l’opera letteraria è una manifestazione della verità, la sua comprensione diventa un vero atto di riproduzione, che mette il lettore nei panni dello scrittore, traendo l’opera dalla sua situazione temporale e culturale, per inserirsi nella storia istituendo tradizione. Questo perché la nascita dell’opera letteraria non è a senso unico. Non si forma per mano dello scrittore una volta per sempre, ma si forma formando il suo scrittore, per poi passare nelle mani del lettore formandolo ‘alla sua immagine’. Questa doppia formazione è un’azione continua, un lavoro senza sosta, un percorso aperto all’infinito. L’opera letteraria, in questo modo, mette in atto il gioco del dialogo e dell’ascolto. Il dialogo con l’essere e l’ascolto del suo messaggio, del suo ancora non detto, da cui scaturisce ogni forma storica nella tradizione attiva. E così la formazione dell’opera letteraria non si limita ad essere un’auto-formazione, ma diventa edificante di una testa ben fatta.

Finalità educative ed esperienze multisensoriali scaturite dal testo letterario attraverso l’esperienza teatrale: il contributo della pratica scenica nel percorso di formazione del pensiero letterario

Ornella Canestraro
Ivano Capocciama

Il Laboratorio di alfabetizzazione attoriale dell’Istituto Comprensivo Sora 1 nasce come percorso transdisciplinare all’interno della Fiera del libro e della logica, progetto di Istituto finalizzato al rafforzamento delle abilità di lettura e alla sperimentazione delle potenzialità del testo letterario. Il bambino lettore si predispone ad accogliere le possibilità, a concepire una diversità nel recepire ed elaborare gli eventi, a rafforzare il pensiero plurale, la capacità di accettare la realtà descritta come pure ipotizzare altre possibili soluzioni rispetto a un testo finito e immodificabile. Nel contesto laboratoriale il bambino si riconcilia con se stesso attraverso il modello letterario che si fa corpo, voce, suono, parole, sguardi ed energia vitale. L’attività teatrale a scuola moltiplica le possibilità di entrare nelle storie, agire al posto dei protagonisti delle vicende, vivere e sentire emozioni di una drammaturgia. La lettura si trasferisce a un livello pluridimensionale e la letteratura diviene materia viva e palpitante.

Appunti per una riflessione su un approccio educativo globale che rispetti e valorizzi l’integrità della persona

Emilia Ciampanella

Il termine ‘complessità’ è protagonista nei linguaggi pedagogici attuali: situazione complessa, organizzazione complessa, teoria complessa, personalità complessa. Partendo dalla scintilla che crea il celebre principio di Montaigne «Mieux vaut une tête bien faite qu’une tête bien pleine», si ipotizza una via per avviare una rinnovata dinamica docente/discente. Si mette a fuoco lo sguardo sulla persona: persona creata e persona creatrice, persona pensata e persona pensante, persona in relazione a sé stessa e all'altro. In un momento di cambiamento epocale come quello che stiamo vivendo, il docente, per mantenere il suo ruolo in tale relazione, può e deve potenziare la sua capacità creativa e di accoglienza, cioè il lato femminile che appartiene a tutti gli esseri umani. Quindi l'Educazione come viatico e comunione. Occorre andare al di là sia della testa ben piena che della testa ben fatta, per il recupero di una piena umanità entusiasta e contagiosa dell’educazione.

«Radicata a Roma»: la svolta transculturale nella scrittura italofona nomade di Jhumpa Lahiri

Dagmar Reichardt

Il romanzo autobiografico In altre parole (2015) della scrittrice anglo-italofona Jhumpa Lahiri segna una svolta nella Letteratura della Migrazione italofona: per la prima volta l’autrice statunitense pubblica un testo in italiano, che per lei è una «terza lingua», «una lingua […] di affetto e di riflessione». In questo suo «dialogo con l’ignoto», durante il suo esilio volontario, scopre non solo la lingua come «metafora principale» e come terzo spazio d’evasione, ma l’italiano si trasforma in lei da una «lingua del desiderio» in una «lingua della libertà», finché realizza paradossalmente che si sente «radicata a Roma». Rivalutando e sovvertendo il proprio passato, sviluppa una scrittura ibrida, potenzialmente plurilingue e trasparentemente transculturale, costruendo un’eccezionale autenticità circolare tramite la tecnica innovativa di un transcultural switch (svolta transculturale). Identificando la migrazione come una condizione esistenziale e convertendo la sua vocazione per l’altro in un’utopia transculturale, Lahiri intende risvegliare nel lettore una sensibilità per tutto quello che potrebbe percepire come altro, diverso o straniero. In altre parole offre un moderno concetto di Letteratura italofona transculturale nell’era globale, creando le basi per futuri Studi Transculturali indo-italiani o asiatici-americani o anche italo-europei.

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