B@belonline vol. 18/19 Gli intellettuali e la guerra

B@belonline vol. 18/19 Gli intellettuali e la guerra
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2015
Pagine: 297
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Abstract

Rivista online di Filosofia

Contributi

Introduzione

Francesca Brezzi 

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/1

Presentazione. L’abicì della guerra

Gabriele Guerra  Micaela Latini 

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/2

“Solo molti tramonti senza onore”: Stefan George e il “Kreis” nella Grande Guerra, tra entusiasmo e condanna

Gabriele Guerra 

Scopo di questo lavoro è quello di discutere le posizioni patriottiche del poeta tedesco Stefan George e del suo Kreis di fronte alla prima guerra mondiale. Mentre George però conserva un atteggiamento ironico e riservato nei confronti del conflitto, i suoi discepoli mostrano l'entusiasmo bellico al tempo dominante in Germania. Il vertice di questa posizione ambivalente è raggiunto nella poesia di George dal titolo Der Krieg, in cui il poeta ha scritto: «Non ci sarà il trionfo, solo molti tramonti senza onore».

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/3

Morire come mosche. Robert Musil e la Prima Guerra mondiale

Micaela Latini 

Obiettivo del contributo è quello di analizzare l’interesse volto al tema dell’animalità nei saggi di Robert Musil scritti nel periodo della Prima Guerra mondiale. Si sottolinea il motivo della compassione nei confronti degli animali, visti come schiacciati dalla violenza dell’uomo. In questo contempo un ruolo importante è rappresentato dalla figura della mosca descritta in diversi topoi dell’opera musiliana nella sua (quasi umana) sofferenza mentre cerca di strapparsi via della carta moschicida.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/4

„Wer Partei ist, kann nicht Richter sein“. Martin Buber, Gustav Landauer und Fritz Mauthner in Antwort auf den Ersten Weltkrieg

Carolin Kosuch 

Fritz Mauthner, Gustav Landauer e Martin Buber sono autori nati tutti nella seconda metà del XIX secolo da famiglie ebraico-tedesche assimilate. Mentre questo retroterra ha determinato gli anni giovanili di Landauer e di Mauthner, Buber trascorse invece l’infanzia a casa del nonno, molto legato alla tradizione ebraica, che in tal modo influenzò il nipote. Tutti e tre si dedicarono molto presto ad attività letterarie: Landauer per fuggire dalle ristrettezze borghesi, Buber per interesse alla religione, Fritz Mauthner grazie alla città di Praga, con la sua caratteristica presenza di molte lingue e culture. Tutti e tre modificarono col tempo questa impostazione originaria: Mauthner pose fine alla sua carriera di scrittore per diventare filosofo del linguaggio; Landauer interruppe la carriera accademica per dedicarsi allo studio delle teorie anarchiche, Buber prese le distanze da Theodor Herzl, per volgersi alle radici mistico-religiose dell’ebraismo. I tre si influenzarono a vicenda con i loro scritti, restando legati per tutta la vita da vincoli professionali ed amicali.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/5

“Totenklagen” e “Klangfiguren”. L’esperienza della guerra nelle poesie sonore di Hugo Ball e nel dadaismo zurighese

Daniela Padularosa 

L’articolo intende indagare le performaces artistiche e letterarie del gruppo Dada zurighese (1916) considerando il suo approccio sovversivo come una risposta alla Prima Guerra mondiale. In sintonia con la teoria di Nietzsche sulla crisi e sulla decadenza della società moderna, e con l’idea di Kandinskij di un’opera d’arte totale, il tratto interattivo di Dada, il suo uso simultaneo di linguaggi e generi diversi (poesia, pittura e musica) viene inteso come una rottura del vecchio sistema di valori, allo scopo di tornare a uno stato archetipico dell’essere umano. Il contributo si rivolge principalmente all’opera di Hugo Ball e al suo tentativo si trovare una unione tra parole e immagini.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/6

La lirica dello “Sturm-Kreis” nella Grande Guerra tra ambigue reticenze “in politicis”, “futurologia bellica”, fantasie escapiste e pacifismo

Andrea Benedetti 

L’articolo prende le mosse da una serie di osservazioni preliminari riguardanti il carattere essenzialmente apolitico della rivista di avanguardia Der Sturm, considerando anche le tecniche argomentative del fondatore e principale editore della rivista Herwarth Walden. Il saggio ricostruisce il dibattito culturale e socio-politico della Prima Guerra mondiale, e in particolare le connessioni tra gli sviluppi tecnologici applicati alla guerra e gli approcci conseguenti di un numero di intellettuali di intraprendere una sorta di escapismo letterario. Il saggio indaga infine il rapporto tra parole e immagini nelle poesie pacifiste di due emulatori del poeta tedesco August Stramm (1874-1915), ovvero il giornalista F.R. Behrens e W. Runge.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/7

Nemico reale e nemico in figura. Carl Schmitt e la Grande Guerra

Massimo Palma 

L’articolo analizza in una doppia prospettiva le determinazioni del concetto di nemico nell’opera di Carl Schmitt. Da un parte intende trovare le radici della sua definizione di guerra indagando la sua relazione con il poeta Theodor Däumler. D’altro lato s’immerge nelle pagine private del diario redatto da Schmitt negli anni della Prima Guerra mondiale. Queste note rivelano un uomo spaventato, in preda all’ansia, che odia la guerra e le sue conseguenze. Queste sensazioni sembrano essere state dimenticate da Schmitt solo alcuni anni dopo, quando, ormai divenuto un affermato giurista, identifica il politico con la distinzione "amico-nemico".

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/8

Oltre il dramma della gioventù. La filosofia della storia del giovane Lukács

Ulisse Dogà 

Lukács scrive sia la Teoria del romanzo sia il suo libro incompiuto su Dostoevskij durante la Prima Guerra mondiale, ed entrambi questi testi possono essere considerati come il precipitato del vissuto di quegli anni, ma soprattutto come la manifestazione del rifiuto della guerra e come netta opposizione all’insano entusiasmo per la guerra che aveva contagiato la società guglielmina. Il contributo vuole dimostrare come la prospettiva storico-filosofica evidenziata in questi scritti possa essere interpretata come una critica alla cultura borghese decadente.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/9

Gli intellettuali tedeschi e la guerra

György Lukács 

In questo famoso testo Lukács s’interroga in toni critici sull’euforia per il primo conflitto bellico che ha contagiato le menti migliori tra i suoi compagni di strada, e rappresenta in questo senso un atto di rottura nei confronti di quelli che erano stati finora i suoi amici. La guerra produce un tipo di (anti)eroe che non ha nulla a che spartire con il coraggio individuale e con l’obbedienza, e anzi evidenza una totale perdita di personalità. Il soldato moderno, ben lungi dal darsi come eroe nel senso classico del termine, si riduce a un totale stato di anonimato.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/10

Dal 1914 a Thomas Kling. Considerazioni sulla poesia di guerra

Giulia A. Disanto 

Al fine di offrire un nuovo approccio di comprensione della lirica di guerra, la prima parte di questo saggio di concentra sulle ragioni che hanno portato la poesia, rispetto alle altre arti, a coprire un ruolo di primissimo piano nella produzione culturale e letteraria della Prima Guerra mondiale. Nella seconda parte viene mostrata la correlazione estetica tra poesia e guerra attraverso esempi della poesia europea del ventesimo secolo. Nello scandagliare le varie interpretazioni della "poesia di guerra" il contributo intende indagare la correlazione tra cultura, conflitto e memoria, in particolare nelle opere del poeta tedesco Thomas Kling.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/11

“Pensieri di guerra”: Thomas Mann e la mobilitazione intellettuale

Elena Alessiato 

Lo scoppio della Prima Guerra mondiale venne salutato con entusiasmo da molti intellettuali europei e tra questi da molti autori tedeschi. Thomas Mann può essere annoverato tra gli scrittori tedeschi più impegnati a spiegare l’importanza del conflitto bellico e le ragioni spirituali che lo sostengono. Il contributo intende presentare le posizioni di Thomas Mann all’inizio della Prima Guerra mondiale, prendendo in particolare spunto da due testi: Pensieri in guerra e Considerazioni di un impolitico. Soprattutto il saggio analizza all’interno di queste opere l’opposizione tra cultura tedesca e civilizzazione occidentale.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/12

I nemici dei calzolai, alla periferia dell’Impero. Su “Sobborghi” di Boris Barnet

Alessio Scarlato 

Nel suo capolavoro Outskirts (1933) il regista Boris Barnet focalizza l’attenzione sullo stereotipo del nemico tedesco e rivela le interconnessioni tra guerra, impresa capitalistica e sentimento nazionalista. Nella sua commedia sovietica Barnet usa gli escamotages stilistici del film sonoro per demistificare la mobilitazione totale durante la Grande Guerra.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/13

Privo di espressione. Walter Benjamin e la Grande Guerra

Dario Gentili 

ll saggio si propone di spiegare e comprendere il silenzio sulla prima guerra mondiale che Benjamin tiene nei suoi scritti e anche nelle sue lettere dalla scoppio della guerra fino all'inizio del 1930. Due eventi accaduti all'inizio della guerra potrebbero spiegare questo comportamento, diverso rispetto a quello della sua generazione: l'approvazione della guerra da parte di Gustav Wyneken, il leader della Jugendbewegung, il movimento studentesco di cui Benjamin era attivista; e il suicidio del suo amico poeta Fritz Heinle, come gesto di rifiuto della guerra. In questi anni cioè l'"espressione" sulla Grande Guerra nella vita privata di Benjamin trova una corrispondenza nel suo pensiero: "espressione" diventa così un modo di pensare e articolare il rapporto tra la vita e l'opera d'arte.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/14

Ernst Bloch: un pacifista in esilio in Svizzera

Arno Münster 

Facente parte del gruppo di intellettuali ebraico-tedeschi che produsse critiche spesso opposte alla monarchia del Kaiser tedesco Guglielmo II e alla guerra, Ernst Bloch, sfuggendo all'arruolamento, lasciò la Germania nel mese di aprile 1917, per vivere e continuare la sua resistenza politica in esilio in Svizzera, dove fu assunto come giornalista dalla redazione della rivista «Die Freie Zeitung», il principale giornale in Europa di opposizione anti-Kaiser, pubblicato con il sostegno finanziario dell'Intesa. In una serie di articoli politici pubblicati tra il 1917 e il 1918, Bloch denuncia quella che ai suoi occhi appaiono come minacce all'umanità contemporanea: militarismo, nazionalismo e imperialismo dell'Impero tedesco, giudicato responsabile dello scoppio della guerra. Bloch però è anche molto critico con la rivoluzione bolscevica in Russia, con Lenin e le sue misure di governo autoritarie ed antidemocratiche. Sperando in una vittoria militare degli alleati occidentali, il filosofo tedesco è convinto che il futuro politico della Germania, dopo l'inevitabile crollo della monarchia di Guglielmo II e dopo una sconfitta militare, sarà quello di una repubblica democratica sul modello di quella francese.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/15

La guerra e la letteratura di guerra

Ernst Nolte 

Il breve testo dello storico tedesco è tratto da una sua ampia raccolta dedicata al pensiero storico nel XX secolo (Geschichtsdenken im XX. Jahrhundert). Questa sezione riguarda in particolare le interpretazioni contemporanee della Prima Guerra mondiale, e della colpa da addossare alla Germania, considerata in contrapposizione all'Occidente democratico-illuminista.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/16

Sionismo, anarchismo e pacifismo alla luce del messianismo. Gershom Scholem e la Prima Guerra mondiale

Tamara Tagliacozzo 

L'atteggiamento di Gershom Scholem nei confronti della Prima Guerra mondiale è di rifiuto, diversamente dagli altri gruppi sionisti. Questo rifiuto è collegato con le sue concezioni del sionismo, improntate all'anarchismo, al pacifismo e al messianismo. La sua visione del sionismo è culturale e spirituale, Sion è vista come una guida etica e profetica alla santità, per un ebraismo rinnovato che non sarà più in esilio, diventando nei tempi messianici una guida per tutte le nazioni. L'anarchismo di Scholem è collegato ad una visione ebraica di giustizia umana e divina, e il suo pacifismo alla visione della pace quale si avrà nei tempi messianici.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/17

Apollinaire e Marinetti. Avanguardismo, nazionalismo e transnazionalismo alle soglie della Grande Guerra

Tatiana Cescutti 

In questo saggio si intende esaminare la relazione tra il movimento d'avanguardia e la Grande Guerra, prendendo in considerazione due intellettuali come Guillaume Apollinaire e Filippo Tommaso Marinetti, importanti per due paradigmi condivisi dal movimento d'avanguardia nel contesto della guerra. Si tratta, da un lato, della vocazione internazionale dei seguaci dell'avanguardia letteraria e artistica; e dall'altro lato, del tema nazionale, durante la guerra destinato a diventare ancora più centrale, e che ha provocato un suo sviluppo in senso del nazionalismo (come nel caso di Apollinaire in Francia) o di una rigidità nazionalista (come con Marinetti in Italia). Cercheremo di dimostrare come sia stata elaborata, mediante il valore estetico della guerra, una sola distinzione poetica e ideologica da parte dei due "scrittori nazionali", impegnati in una guerra considerata poetica, per legittimare in Francia – con Apollinaire – o altrimenti contro la Francia e le altre nazioni, come nel caso di Marinetti, la propria identità di uomini e scrittori in rapporto a una dinamica universale (il transnazionalismo latino di Apollinaire o l'imperialismo futurista di Marinetti) definiti secondo i paradigmi del "nazionale".

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/18

Universalismo ed egemonia. Jünger, Moeller e il bilancio della mobilitazione ideologica nella Prima Guerra mondiale

Stefano G. Azzarà 

Dopo la Prima Guerra mondiale, Ernst Jünger sviluppa una diagnosi impietosa della sconfitta tedesca: è stata la mancanza di idee e di valori universali – inevitabile in un paese che secondo Plenge aveva il dovere di porre fine all'era inaugurata dalla Rivoluzione Francese – a rendere impossibile la mobilitazione totale della nazione nell'epoca della società di massa. Prima di Jünger, però, anche Arthur Moeller van den Bruck, il padre della rivoluzione conservatrice, aveva individuato in un deficit di ideologia le vere ragioni della sconfitta nazionale. A differenza di quanto accadrà con Thomas Mann, in entrambi questi autori il processo di elaborazione del lutto comporterà l'articolazione di un contro-mito di mobilitazione, con l'obiettivo di preparare una rapida vendetta.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/19

La vita di trincea come teatro perverso. Da De Roberto a Gadda

Giorgio Patrizi 

La vita in trincea, in un conflitto che è stato fortemente segnato da questo tipo di guerra di posizione, srotola in uno spazio inusuale i nuovi metodi di attacco e difesa. L'umanità che vi si trova e vi agisce sembra essere caratterizzata da una teatralità che ha sottolineato e ritualizzato voci e comportamenti. Gli scrittori italiani che, in vari modi, hanno sottolineato il carattere di epico funerale di quella vita, o hanno parlato di sé stessi in quell'universo perverso, testimoniano tutte queste caratteristiche. Un grande narratore del realismo come De Roberto e un espressionista geniale come Gadda ritrovano in forme diverse sé stessi nella narrazione di una umanità che è stata fatta a pezzi.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/20

Fantasia

Walter Benjamin 

Il frammento di Walter Benjamin intitolato Phantasie, che si presenta qui in traduzione, risale agli anni 1920-1921 ed è riconducibile al progetto Fantasia e colore, a cui Benjamin accenna per la prima volta in una lettera del gennaio 1915 a Ernst Schoen. Il progetto non si è poi concretizzato in nessuna forma, ma di esso ci rimangono una serie di appunti e frammenti scritti nella seconda metà degli anni Dieci. La traduzione del presente frammento è a cura di Dario Gentili.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/21

Dialog in Philosophischer Praxis

Thomas Gutknecht 

Andere Länder – andere Sitten. Andere Lebensformen, andere Kulturen, andere Begriffe. Das klingt trivial. Doch wir vergessen es so leicht. Zum Beispiel beim vielbeschworenen „Dialog der Kulturen“. Doch bevor ein Dialog der Kulturen sinnvoll geführt werden kann, ist es sich lohnend, zuerst einmal über „Kulturen des Dialogs“ nachzudenken. Wie steht es um das Dialogverständnis der Beteiligten? Was bedeutet Dialog jeweils innerhalb einer bestimmten Kultur oder Lebensform? Wie ist ein bestimmtes Dialogverständnis eingebettet? Eine Situierung und Kontextualisierung des Dialogs müsste allen interkulturrellen Dialogen vorausgehen! Was kann oder soll der Dialog erbringen? Ist er geeignet, Einmütigkeit und Frieden zu stiften? Soll er Mittel der Wahrheitsfindung sein? Eröffnet er einen Beziehungsraum unter Ebenbürtigen? Erscheint in ihm – die Hauptsache! – das Dialogische?

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/22

L’urlo muto di Silvana. L’emergere della soggettività femminile e i suoi esiti

Caterina Botti 

Il contributo prende spunto dall'esperienza umana e femminile raccontata dal romanzo La smemorata, di Anna Amici (pubblicato postumo), per illustrare alcune considerazioni salienti circa la questione centrale del pensiero femminista: l'emergere, alcune direbbero, il faticoso emergere, altre l'irrompere, della soggettività femminile e gli esiti che comporta.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/23

L’apprendista stregone: sistema mediale e compito morale in Günther Anders

Ludovica Malknecht 

La vicenda, narrata da Goethe, dell'apprendista stregone che non è in grado di controllare le potenze magiche da lui evocate, giunge, attraverso il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels, fino a Günther Anders. L'articolo illustra come Anders, nel secondo volume de L'uomo è antiquato, consideri il regime tecnocratico della società capitalista consolidato a tal punto da rendere impercettibili i meccanismi dinamici che lo mantengono in vita.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/24

L’azione economica tra etica e sfide delle neuroscienze

Antonella Murino 

Negli ultimi trent'anni la ricerca ha permesso di dimostrare in modo robusto che la rappresentazione dell'agire dell'Homo œconomicus non è in grado di dar conto delle complesse e dialettiche interazioni dell'agire economico, poiché il carattere specifico del comportamento umano consiste nel fatto che la sua ontologia non è definibile quale pura razionalità. Per definire ciò che l'agire umano rappresenta, nella sua specifica identità, è necessario indagare le complesse connessioni che nell'individuo articolano i rapporti tra la sfera psichica interna e le vitali relazioni esterne. Le neuroscienze ci forniscono gli strumenti concettuali idonei per siffatta ricerca.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/25

Progetto di consulenza filosofica. Le pratiche filosofiche dall’Università alle scuole laziali

Margherita Conteduca 

Nell'articolo è riportato il testo del progetto di Pratiche filosofiche indetto nel mese di novembre 2013 dall'Università degli Studi Roma Tre.

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/26

La rete infinita. In margine a un atlante letterario

Giovanni Sampaolo 

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/27

L. Caffo, F. Cimatti (a cura di), “A come animale: voci per un bestiario dei sentimenti”, Bompiani, Milano 2015

Alice Bendinelli 

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/28

M.F. Pacitto, “L’affare Althusser. Dramma di un filosofo francese”, Aracne, Roma 2014

Maria Teresa Pansera 

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/29

M. Fortunato, “L’offesa, la colpa, il fantasma. Muovendo da ‘Caducità’ di Freud”, il melangolo, Genova 2013

Luigi Vero Tarca 

DOI: 10.13134/2531-8624/18-19-2015/30

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