Democrazia e Sicurezza – 2020 n. 2

Democrazia e Sicurezza – 2020 n. 2
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: ottobre 2020
Pagine: 310
ISBN: 2239‐804X
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Abstract

«Democrazia e Sicurezza – Democracy and Security Review», ideata dal prof. Salvatore Bonfiglio, è nata come periodico scientifico dell’Università degli Studi Roma Tre all’interno del PRIN 2008 «Costituzioni e Sicurezza dello Stato: scenari attuali e linee di tendenza» e proseguito con il PRIN 2010-2011 «Istituzioni democratiche e amministrazioni d’Europa: coesione e innovazione al tempo della crisi economica». La rivista intende approfondire il rapporto tra democrazia e sicurezza: esso, se pur a volte conflittuale, non deve mai negare, a maggior ragione in un ordinamento democratico, i diritti fondamentali della persona.

Contributi

Il Covid-19 fra sicurezza sanitaria e sicurezza ambientale

Domenico Amirante 

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/1

I diritti sociali alla prova della crisi, fra Costituzione e governance economica europea. Verso la fine della storia?

Luca Dell’Atti 

L’emergenza successive all’ampia diffusione del CoVid-19 ha evidenziato i problemi connessi alla garanzia dei diritti sociali (non solo il diritto alla salute) in molti Paesi europei. Allo stesso tempo, ha riaperto il dibattito sul ruolo dell’Unione europea nell’economia. L’articolo analizza l’importanza dei diritti sociali nella relazione tra la Costituzione italiana e il diritto europeo, concentrandosi sui diversi livelli di protezione e sui differenti retroterra ideologici. In seguito, il paper si occupa dell’impatto della governance economica europea e dei vincoli di bilancio sulla garanzia dei diritti sociali da parte degli Stati, rimarcando la mancanza di sovranità politica dell’Europa. Infine, attraverso l’analisi di alcuni strumenti europei messi in campo per rispondere alla crisi della pandemia, si analizzano le prospettive dell’UE tra un ruolo regolatorio e un ruolo di intervento.

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/2

Ordine pubblico e sicurezza nell’ordinamento italiano

Gabriele Trombetta 

Il saggio analizza il concetto di ordine e sicurezza pubblica nel farsi del diritto amministrativo. Si tenta di sottolineare l’inevitabile storicità di ogni ricostruzione di detta nozione, condizionata dal clima culturale e politico del momento. Si può dunque seguire l’evoluzione dell’interesse pubblico e delle funzioni che sovrintendono in termini di diritto sostanziale, tenendo in conto il recente emergere della sicurezza urbana e di quella integrata.

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/3

Dal “giusto procedimento” alla democrazia di tipo partecipativo

Paola Silvestri 

La storia del diritto amministrativo si può descrivere come storia dell’autorità e dei modi di esercitarla, come storia delle forme e delle trasformazioni del potere. In effetti, il senso del procedimento amministrativo è l’incontro tra autorità e libertà, tra governanti e governati. Il procedimento amministrativo è il maggiore strumento di convivenza sociale e politica: da qui i costituzionalisti traggono il loro interesse a studiare il “giusto procedimento” e la sua formale connessione alla Costituzione. Peraltro, in questa continua tensione tra governanti e governati, dai primi anni Novanta si assiste alla progressiva affermazione di una visione sempre più democratica e trasparente della funzione amministrativa: ciò è stato voluto tanto dalla dottrina quanto dalla giurisprudenza ed è stato possibile spingendo sulla leva dell’autonomia e codificando i principi di partecipazione nella fase decisoria e in quella preliminare. Queste sono forme di “democrazia partecipativa”, diverse da quella rappresentativa cui siamo abituati: ci si converte soprattutto a esse, tuttavia, per soddisfare il bisogno di partecipazione e trasparenza, dovuto anche alla crisi della politica e dei partiti.

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/4

Las devoluciones de extranjeros en frontera y el Tribunal Europeo de Derechos Humanos

Pablo Meix Cereceda 

La Grande Camera della Corte europea dei diritti umani a febbraio del 2020 ha emesso una sentenza nel primo caso di espulsioni sommarie di migranti alla frontiera. A differenza della Camera, la Grande Camera ha respinto tutte le asserite violazioni, ma ha anche respinto il concetto di “confine operativo” sostenuto dal governo spagnolo, rigettando anche l’argomento dell’autodifesa e della giustificazione alla base delle espulsioni. La Grande Camera ha innanzitutto affrontato il divieto di espulsioni collettive: pur ritenendo che vi fosse stata un’espulsione, i giudici hanno deciso che la mancanza di un esame individuale era giustificata dal fatto che i migranti si erano posti in una condizione di illegittimità; la Grande Camera ha così confuso le garanzie procedurali e il diritto di rimanere nello Stato, legittimando le espulsioni alla frontiera anche in mancanza di un giusto processo. In secondo luogo, I giudici hanno discusso e respinto il diritto a un rimedio effettivo con argomenti simili; i giudici, infine, non hanno valutato che uno dei ricorrenti era minorenne al tempo dell’espulsione. 

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/5

Anaciclosis en Venezuela y la crisis del orden westfaliano

Edgar E. Blanco Carrero 

Il Venezuela vive storicamente e ciclicamente l'esaurimento di un ordine politico in un contesto di riorganizzazione della comunità internazionale. Ma questo riordino, che ha le sue radici nel Trattato di pace di Westfalia, sta avvenendo non solo nella struttura, ma anche nella natura, e questo spiega lo spirito e l'impatto internazionale della crisi venezuelana. Per questo motivo ci si è proposti di valutare il rapporto tra la crisi venezuelana e il riordino dell'ordine globale in atto. A tal fine, si effettuerà un’analisi del concetto di anaciclosi, successivamente si esaminerà la natura dinamica dell'ordine westfaliano e il suo impatto sul futuro venezuelano, quindi si analizzeranno le dinamiche di tale impatto come processo ed evento; si proporranno infine alcune considerazioni su cosa potrebbe fare da una nuova prospettiva repubblicana. 

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/6

Covid-19, rischio e complessità sociale. Scenari in metamorfosi

Anna Maria Paola Toti 

Il saggio analizza scenari, conseguenze ed effetti collaterali della pandemia globale Covid-19. Il Coronavirus si presenta come “fatto sociale totale”, un fenomeno strettamente connesso a tutti gli aspetti della vita, coinvolgendo livelli diversi di società e consentendo la comprensione di frammenti diversi e apparentemente distanti della stessa società. L’emergenza della pandemia ha messo in luce la complessità del mondo umano, l’interdipendenza tra aspetti economici, sanitari e sociali e i gap nel processo di secolarizzazione del nostro modello di civilizzazione che sembrava a prima vista inarrestabile. Questo evento ci mette di fronte a una “metamorfosi del mondo”, una grande rottura socio-antropologica che esige di ripensare paradigmi, categorie, richiede di “pensare altrimenti”, per comprendere un mondo radicalmente trasformato.

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/7

C’era una volta un virus. Metafore e narrazioni della pandemia

Francesca Farruggia 

L’attuale narrazione circa la pandemia da Coronavirus usa la guerra come una metafora per facilitare la sua comprensione. Purtroppo mettere insieme questi due fenomeni – la guerra e l’epidemia – che hanno essenze intrinsecamente diverso è sbagliato e dimostra la necessità di mettere in chiaro la confusione terminologica e logica tra “pericoli”, “rischi” e “minacce”. Ricostruendo la narrazione storica dei virus, l’articolo mira a dimostrare come un’emergenza come quella legata al Coronavirus non è una “minaccia” (contrariamente a ciò che la metafora della guerra suggerisce), dal momento che manca un agente umano che intende causare un anno. La pandemia è piuttosto un “pericolo” e lo si dovrebbe trattare concentrandosi sulla fase cruciale della prevenzione. 

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/8

La soggettività femminile in Alain Touraine tra ostacoli e cambiamenti

Michela Luzi 

Le scienze sociali sostengono che la discriminazione nei confronti delle donne non è un universale culturale, ma che rappresenti il bisogno di assegnare valori e norme che regolino i comportamenti tra i sessi. Per la società è necessario regolare, controllare e riprodurre modelli di relazione basati sul genere e non fondare regole che penalizzino un solo polo della relazione. Perché, allora, la discriminazione è così diffusa e tenace? Per rispondere a questa domanda difficile occorre considerare le relazioni di forza e potere esistenti tra uomini e donne. Il potere è l’elemento che permette a un polo della relazione di raggiungere i propri obiettivi obbligando l’altro polo a obbedire e a sottomettersi. Il concetto di potere è strettamente legato all’imposizione del dominio di un essere umano su un altro.   

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/9

La rappresentazione sociale della criminalità organizzata nelle scuole dell’hinterland milanese. Un’analisi sulla percezione e sulla conoscenza del fenomeno mafioso tra gli studenti delle superiori

Eleonora Clerici 

L’articolo mostra i risultati di una ricerca sulla percezione, sulla rappresentazione sociale e sulla conoscenza della mafia e dell’antimafia tra i giovani nell’hinterland nord-ovest di Milano. Gli obiettivi che hanno orientato la ricerca sono: capire la rappresentazione, la percezione e la conoscenza della mafia e dell’antimafia tra gli studenti in quest’area; indagare il ruolo della scuola nella costruzione di queste immagini e della conoscenza; capire se l’educazione alla legalità promossa dall’antimafia sia ancora efficace oppure no.  I dati sono stati raccolti mediante un questionario, costruito sulla base di precedenti ricerche e sottoposto online a un campione di 1877 studenti dell’area nord-ovest di Milano; i dati sono stati poi analizzati con SPSS. La ricerca indica che persiste la mancanza di conoscenza di mafia e antimafia: l’analisi rivela che gli studenti non sono ben informati e coinvolti in questo tema e hanno una percezione limitata e non realistica di questi fenomeni. Lo iato non è colmato dall’educazione alla legalità promossa dalle scuole, che dovrebbe cambiare e migliorare i propri metodi, poiché quelli attuali sembrano inefficaci. In più, i dati indicano che gli studenti non sono consapevoli dell’espansione della mafia nel loro territorio e che stanno assumendo un atteggiamento per cui la soluzione del problema-mafia è delegata ad altri soggetti. 

DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/10

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