Rimediare, performare, intermediare. Il corpo sonoro della scrittura

A cura di:  Laura Santone
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2023
Pagine: 255
ISBN: 979-12-5977-290-9
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Abstract

Partendo dalla nozione di testo quale medium visivo-sonoro in cui l’azione del verbo converge con  l’energia della lingua, i contributi raccolti in questo volume ripensano la scrittura come processo polifonico che coinvolge il corpo allo spettro di una dinamica intermediale e interestetica che ri-scrive, in-scrive e tra-scrive la “lettera” quale atto, gesto, materia di una mimesis generativa, di una performance in continua evoluzione che gioca su passaggi, ibridazioni, rotture, punti di  giunzione o disgiunzione tra significante e significato, tra voce e parola, tra spazio e tempo.

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Partendo dalla nozione di testo quale medium visivo-sonoro in cui l’azione del verbo converge con  l’energia della lingua, i contributi raccolti in questo volume ripensano la scrittura come processo polifonico che coinvolge il corpo allo spettro di una dinamica intermediale e interestetica che ri-scrive, in-scrive e tra-scrive la “lettera” quale atto, gesto, materia di una mimesis generativa, di una performance in continua evoluzione che gioca su passaggi, ibridazioni, rotture, punti di  giunzione o disgiunzione tra significante e significato, tra voce e parola, tra spazio e tempo.

Starting from the notion of text as a visual-sound medium in which the action of the verb converges with the energy of language, the contributions collected in this volume rethink writing as a polyphonic process involving the body on the spectrum of an intermedial and aesthetic dynamic that re-writes, in-scribes and tra-scribes the "letter" as an act, gesture, matter of a generative mimesis, of a performance in continuous evolution that plays on passages, hybridisations, ruptures, points of junction or disjunction between signifier and signified, between voice and word, between space and time.

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Starting from the notion of text as a visual-sound medium in which the action of the verb converges with the energy of language, the contributions collected in this volume rethink writing as a polyphonic process involving the body on the spectrum of an intermedial and aesthetic dynamic that re-writes, in-scribes and tra-scribes the "letter" as an act, gesture, matter of a generative mimesis, of a performance in continuous evolution that plays on passages, hybridisations, ruptures, points of junction or disjunction between signifier and signified, between voice and word, between space and time.

Contributi

Introduzione

Elisa Bricco 

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/1

Les frontières de la voix. Articulation et désarticulation dans le poème

Martin Rueff 

On essaie de distinguer deux paradigmes de la voix et de ses frontières : l’articulation d’une part et la désarticulation d’autre part. On s’interroge sur leur source (la question de la lettre) pour considérer les deux destins que ces deux paradigmes promettent au texte poétique : la lecture / diction et la performance. Ces deux destins permettent d’écrire deux histoires et deux politiques du poème.

We try to distinguish two paradigms of the voice and its boundaries: articulation on the one hand and disarticulation on the other. We look at their source (the question of the letter) in order to consider the two destinies that these two paradigms promise the poetic text: reading/diction and performance. These two fates make it possible to write two histories and two politics of the poem.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/2

Intermedialità e performatività. Mobilità epigenetica nella poesia di ricerca

Giovanni Fontana 

Nel 1966, Dick Higgins introdusse il concetto di "intermedium" per delineare opere in cui l'integrazione linguistica è totale, distinguendolo dal "mixed-medium" che permette la discernibilità dei linguaggi. Nell'intermedium, i vari elementi convergono in un'unica entità che conserva l'autonomia dei segni. Questo concetto guida la poesia di ricerca internazionale, favorendo la performatività e rivalutando il concetto di "opera plurale" e "totalità" di Adriano Spatola. Le nuove tecnologie giocano un ruolo chiave in questa complessa dimensione, ma il corpo e la voce mantengono una centralità nel processo creativo. Il testo poetico diventa una partitura per riscritture spaziotemporali, sottolineando la natura epigenetica della poesia, plasmata dal gesto del poeta attraverso iterazioni multidirezionali nel tempo e nello spazio.

In 1966, Dick Higgins introduced the concept of the 'intermedium' to delineate works in which linguistic integration is total, distinguishing it from the 'mixed-medium' that allows the discernibility of languages. In the intermedium, the various elements converge into a single entity that preserves the autonomy of signs. This concept guides international research poetry, favouring performativity and reassessing Adriano Spatola's concept of 'plural work' and 'totality'. New technologies play a key role in this complex dimension, but the body and voice retain a centrality in the creative process. The poetic text becomes a score for spatiotemporal rewriting, emphasising the epigenetic nature of poetry, shaped by the poet's gesture through multidirectional iterations in time and space.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/3

Il testo fuori dalla pagina: da Artaud a Heidsieck

Laura Santone 

Dal lettrismo al teatro dell’oralità di Artaud, fino ad arrivare alla poésie-action di Heidsieck, questo articolo interroga “il testo fuori dalla pagina”, ovvero il testo che reinventa il rapporto con il linguaggio, con il corpo e con il corpo del linguaggio facendo della voce e del gesto il viatico di una scrittura che si apre al mondo e che ha bisogno di essere agita, vissuta, performata, perché possa realizzarsi. Il poema, allora, non è solo udibile, ma è nel contempo visibile, attivo, teso a raggiungere “fisicamente” l’uditore, a “saltare” a suoi occhi, oltre che alle sue orecchie.

From Lettrism to Artaud’s theatre of orality, up to Heidsieck’s poésie-action, this article questions “the text off the page”, i. e. the text that recreates the relationship with language, with the body and with the body of language, by making voice and gesture the viaticum of a writing that opens to the world and that needs to be acted, experienced, performed, in order to be realized. Hence, not only the poem is audible but it is at the same time visible, active, tending to reach the hearer “physically”, to “jump” to his eyes, as well as to his ears.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/4

«D’une trépidation de gestes à une tonalité plane de sons» Una messa in scena di Pour en finir avec le jugement de dieu

Roberto Doati 

L'ultimo testo di Antonin Artaud, "Pour en finir avec le jugement de dieu," anticipa la musique concrète, essendo caratterizzato non solo dalla sua natura "bruitistica," ma anche dalla sua trasmissione radiofonica, elemento chiave nelle rivoluzioni musicali del secondo dopoguerra. Questo articolo esplora il percorso che ha condotto verso "Un avatar del diavolo," un'opera commissionata dalla Biennale di Venezia nel 2005, evidenziando il significato di "avatar" in Artaud, alludendo anche al suo significato informatico di duplicazione virtuale. L'analisi si estende alla rappresentazione scenica, dove le voci degli attori si intrecciano con quelle elettroniche, bilanciando logocentrismo e melocentrismo e integrando il gesto degli attori con video e sistemi interattivi.

Antonin Artaud's last text, "Pour en finir avec le jugement de dieu," anticipates musique concrète, being characterised not only by its "bruitistic" nature, but also by its radio broadcast, a key element in the musical revolutions after World War II. This article explores the path that led to "An Avatar of the Devil," a work commissioned by the Venice Biennale in 2005, highlighting the meaning of "avatar" in Artaud, while also alluding to its computer meaning of virtual duplication. The analysis extends to the stage performance, where the actors' voices are intertwined with electronic ones, balancing logocentrism and melocentrism and integrating the actors' gestures with videos and interactive systems.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/5

«Doveva essere più che un libro un nastro di magnetofono». Se questo è un uomo e la rimediazione radiofonica

Giuseppe Episcopo 

Il saggio affronta l’adattamento radiofonico di Se questo è un uomo e attraverso di esso esamina la profonda relazione presente nell’opera di Primo Levi tra la voce del testimone,  la natura della lingua nata nel Lager e l'oralità. L'adattamento radiofonico riorganizza il testo attraverso una tecnica di montaggio che lo trasforma in un elemento orale e ne amplifica lo spazio uditivo, incorporando nella performance una sequenza non lineare di voci e suoni come documenti catturati dal vivo, in una sorta di registrazione sul campo, nel senso vero del field recording.

The essay deals with the radio adaptation of If This is a Man and through it examines the profound relationship present in Primo Levi's work between the voice of the witness, the nature of the language born in the Lager and orality. The radio adaptation reorganises the text through a montage technique that transforms it into an oral element and amplifies its auditory space, incorporating in the performance a non-linear sequence of voices and sounds as documents captured live, in a sort of field recording, in the true sense of field recording.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/6

Philippe Sollers: la voce, il corpo e la scrittura

Bruna Donatelli 

Philippe Sollers, pseudonimo di Philippe Joyaux, emerse alla fine degli anni Cinquanta come scrittore rivoluzionario, acclamato come uno dei più grandi della sua generazione. La sua scrittura, priva di punteggiatura e basata sulla "ponctonation", si distinse fin dall'inizio per il ritmo e la velocità, meglio apprezzati attraverso la lettura ad alta voce. Corpo, voce e linguaggio caratterizzano i suoi testi degli anni '70 e '80, in particolare la trilogia paradisiaca ispirata a Joyce, Dante e alla scrittura cinese. Negli anni '80, Sollers sperimentò con video e nel 2010 realizzò il film "Vers le Paradis", unendo musica sacra, immagini pittoriche e l'iconografia di Dante alla sua recitazione tratta da opere come "Portrait du joueur" e il "Gloria" del "Journal de Paradis".

Philippe Sollers, pseudonym of Philippe Joyaux, emerged in the late 1950s as a revolutionary writer, acclaimed as one of the greatest of his generation. His writing, devoid of punctuation and based on 'ponctonation', was distinguished from the start by its rhythm and speed, best appreciated through reading aloud. Body, voice and language characterise his texts of the 1970s and 1980s, in particular the Paradise Trilogy inspired by Joyce, Dante and Chinese writing. In the 1980s, Sollers experimented with video and in 2010 made the film 'Vers le Paradis', combining sacred music, pictorial images and Dante's iconography with his recitation from works such as 'Portrait du joueur' and the 'Gloria' from the 'Journal de Paradis'.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/7

La poesia va où? La parola musicale e scenica di Valérie Rouzeau

Simona Pollicino 

L’opera della poetessa francese Valérie Rouzeau può essere considerata un esempio di scrittura hors du livre, che “protende” verso l’altro. Allo stesso tempo individuale e collettiva, la poesia di Rouzeau affonda nell’esperienza esistenziale e sconfina dai sentieri battuti. L’intento di questo contributo è di riflettere, alla luce di alcune considerazioni sulla “voce”, sulla transitività della parola poetica e sulla sua funzione performativa, come pure su quella consistenza sonora che non separa il linguaggio dal corpo ed è capace di interagire con il destinatario prescindendo dal mezzo di cui si serve.

The work of French poet Valérie Rouzeau can be regarded as an example of writing hors du livre, which 'leans' towards the other. At once individual and collective, Rouzeau's poetry sinks into existential experience and strays from the beaten track. The aim of this contribution is to reflect, in the light of some considerations on the "voice", on the transitivity of the poetic word and its performative function, as well as on that sound consistency that does not separate language from the body and is capable of interacting with the recipient regardless of the medium it uses.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/8

“Cantare il gesto vocale”: Cathy Berberian tra onomatopea e fonosimbolismo

Silvia Masi 

Cathy Berberian rivoluziona il concetto di voce nel maggio 1966 con Stripsody, un affascinante collage di onomatopee tratte dai fumetti americani. Quest'opera, risultato di una riflessione profonda sulla parola avviata dalle avanguardie musicali degli anni Sessanta, propone una nuova vocalità che supera la comunicazione convenzionale. Attraverso un'esplorazione della partitura grafica, audio-visiva e scenico-gestuale di Stripsody, Berberian sfida i limiti del linguaggio, privilegiando la componente espressivo-gestuale e pre-significante. Il lavoro innovativo di Berberian si distingue nel restituire alla dimensione acustica della parola un nuovo orizzonte di senso.

Cathy Berberian revolutionised the concept of voice in May 1966 with Stripsody, a fascinating collage of onomatopoeias taken from American comic strips. This work, the result of a profound reflection on the word initiated by the musical avant-garde of the 1960s, proposes a new vocality that goes beyond conventional communication. Through an exploration of Stripsody's graphic, audio-visual and scenic-gestural score, Berberian challenges the limits of language, privileging the expressive-gestural and pre-significant component. Berberian's innovative work stands out in giving the acoustic dimension of the word a new horizon of meaning.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/9

La voce dell’immaginazione. Il gioco intermediale di immagine e suono in Strappare lungo i bordi di Zerocalcare

Dario Cecchi 

L'articolo esamina il corpo sonoro della scrittura attraverso la prospettiva delle scritture intermediali, fusioni creative di diversi formati mediali. A differenza delle produzioni multimediali, le scritture intermediali definiscono l'esperienza estetica attraverso l'intreccio dei media. La scrittura stessa, in un approccio intermediale avanzato, si plasma attraverso questa interazione. Per comprendere questo processo, l'articolo attraversa la storia dell'estetica, da Herder e Lessing, con un'attenzione alla performance corporea, all'estetica sinestesica, fino alla riflessione estetica di Kant. Esaminando l'intermedialità attraverso il caso esemplare di Zerocalcare, contestualizzato nelle reinterpretazioni contemporanee dell'estetica kantiana di Garroni e Montani, essa emerge come punto d'incontro tra queste prospettive storiche dell'estetica.

The article examines the sound body of writing through the perspective of intermedial writings, creative fusions of different media formats. Unlike multimedia productions, intermedial writings define aesthetic experience through the interweaving of media. Writing itself, in an advanced intermedial approach, is shaped through this interaction. To understand this process, the article traverses the history of aesthetics, from Herder and Lessing, with a focus on bodily performance and synaesthetic aesthetics, to Kant's aesthetic reflection. By examining intermediality through the exemplary case of Zerocalcare, contextualised in the contemporary reinterpretations of Kantian aesthetics by Garroni and Montani, it emerges as a meeting point between these historical perspectives on aesthetics.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/10

Raptures: nuove esperienze di scrittura nel rap

Francesca Aiuti 

Questo saggio esplora il ruolo centrale della scrittura e della lingua nel rap come forma musicale autoriale. Attraverso un'analisi di brani di artisti francesi, si indaga su come il rap trasformi la scrittura in un'esperienza multimediale. Gli artisti stabiliscono connessioni con il pubblico mediante strategie verbali, manipolando la lingua per creare giochi sonori e legittimare il vernacolare. La seconda parte esamina come l'interazione linguistica con il pubblico si potenzi attraverso la tecnologia, utilizzando musica e videoclip per creare telepresenza, consolidare i messaggi e stimolare l'emulazione negli spettatori.

This essay explores the central role of writing and language in rap as an authorial musical form. Through an analysis of tracks by French artists, it investigates how rap transforms writing into a multimedia experience. The artists establish connections with the audience through verbal strategies, manipulating language to create sound games and legitimise the vernacular. The second part examines how linguistic interaction with the audience is enhanced through technology, using music and video clips to create telepresence, consolidate messages and stimulate emulation in viewers.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/11

La poesia visuale e sonora a Taiwan: immagine e suono nella poesia di Chen Li

Rosa Lombardi 

Il saggio presenta alcuni esempi di poesia visuale-sonora del poeta contemporaneo taiwanese Chen Li, ripercorrendo brevemente l’evoluzione della poesia sperimentale a Taiwan negli anni Cinquanta in concomitanza con quanto avveniva nel resto del mondo.

The essay presents some examples of visual sound poetry by contemporary Taiwanese poet Chen Li, outlining the evolution of experimental poetry in Taiwan in the 1950s, in conjunction with what was happening in the rest of the world.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/12

The Form of Music: Polyphony and Contra-dictions in Ouyang Jianghe’s Poetry

Cosima Bruno 

Il saggio esamina il contesto cinese dell’uso globale di musica in poesia, indagando le opere del poeta contemporaneo Ouyang Jianghe 欧阳江河 (1956-). Quale intertesto musicale ha selezionato il poeta per una data poesia e perché? In che modo il poeta percepisce e trasmette elementi musicali, quali struttura, ritmo, timbro o voce? Un’opera musicale è spesso associata a un luogo e a una cultura, e l’uso di un tale tropo estetico può innescare immagini e offrire informazioni sulle modalità di ricezione e critica delle culture coinvolte. Cosa si evince dalle poesie di Ouyang Jianghe sul capitale culturale della musica nelle sfere intellettuali contemporanee cinesi?

The essay examines the Chinese context of the global use of music in poetry, investigating the works of contemporary poet Ouyang Jianghe 欧阳江河 (1956-). Which musical intertext did the poet select for a given poem and why? How does the poet perceive and convey musical elements, such as structure, rhythm, timbre or voice? A musical work is often associated with a place and a culture, and the use of such an aesthetic trope can trigger images and offer information on how the cultures involved are received and criticised. What can be deduced from Ouyang Jianghe's poems about the cultural capital of music in contemporary Chinese intellectual spheres?

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/13

Performance, ritmo e ripetizione: il suono nella società poetica taiwanese Lan xing 藍星 (Stella blu)

Silvia Schiavi 

La società poetica Lan xing (Stella blu), fondata nel 1954, rivoluzionò la poesia taiwanese del dopoguerra contrastando l'occidentalizzazione voluta dalla Xiandai pai (Scuola modernista). Concentrandosi sul recupero moderno della poesia classica, Stella blu valorizzò suono e oralità, considerando il legame tra poesia e suono come essenziale per la cinesità. Abbandonando schemi rimici, adottò allitterazioni e ripetizioni per creare musicalità nella Nuova poesia in verso libero, promuovendo la performance orale come veicolo per trasmettere la sonorità moderna. L'analisi si focalizza su Yu Guangzhong e Rong Zi, evidenziando l'importanza del suono e dell'iterazione nelle loro liriche, con riferimenti al Dibattito poetico del 1957 con la Scuola modernista.

The Lan xing Poetry Society (Blue Star), founded in 1954, revolutionised post-war Taiwanese poetry by counteracting the westernisation desired by the Xiandai pai (Modernist School). Focusing on the modern recovery of classical poetry, Blue Star emphasised sound and orality, considering the link between poetry and sound as essential to Chineseness. Abandoning rhyme schemes, he adopted alliteration and repetition to create musicality in New Free Verse Poetry, promoting oral performance as a vehicle to convey modern sonority. The analysis focuses on Yu Guangzhong and Rong Zi, highlighting the importance of sound and iteration in their lyrics, with references to the 1957 Poetic Debate with the Modernist School.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/14

Doppiare i silenzi, moltiplicare le voci

Irene Ranzato 

La vocazione manipolatoria e censoria del doppiaggio italiano, sin dalle sue origini in epoca fascista, è discussa in questo saggio attraverso una selezione di esempi tratti da film di vari periodi e nazionalità. Il filo conduttore tra questi testi audiovisivi molto diversi tra loro è quello di essere stati adattati con piglio autoriale da professionisti del doppiaggio che hanno scelto la strada della riscrittura, totale o parziale. La voce stentorea dei nuovi autori si è sostituita anche ai silenzi, anche quando questi facevano parte dello stile e della poetica dell’autore originale. L’adattamento di questi testi offre un ricco campo di indagine del paziente lavoro di ricreazione di una rete di riferimenti e allusioni operato dai traduttori, dai dialoghisti e dai direttori del doppiaggio.

The tendency of Italian dubbing to manipulation and censorship, since its origins at the time of fascism, is discussed in this essay through a selection of examples taken from films of various periods and nationalities. The common thread between these very different audiovisual texts is that they have been adapted with authorial flair by dubbing professionals who have chosen the path of total or partial rewriting of the texts. The voice of the new authors has also replaced, loud and clear, the moments of silence, even when silence was part of the style and poetics of the original author. The adaptation of these texts offers a rich field of investigation of the patient work of recreation of a network of references and allusions carried out by translators, dialogue writers and dubbing directors.

DOI: 10.13134/979-12-5977-290-9/15

Scrittura, voce e performance nel doppiaggio: dialogo con Elettra Caporello e Marco Mete

Serenella Zanotti 

Si riportano qui di seguito i momenti salienti di una tavola rotonda tesa ad esplorare il rapporto tra scrittura, voce e performance attoriale nel doppiaggio insieme a due professionisti di primo piano: Elettra Caporello, dialoghista, e Marco Mete, direttore di doppiaggio.

This text reports the highlights of a round table discussion aimed at exploring the relationship between writing, voice and acting performance in dubbing with two leading professionals: Elettra Caporello, dialogist, and Marco Mete, dubbing director.

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