B@belonline vol. 5 Ernst Bloch e il principio utopico ieri e oggi

B@belonline vol. 5
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2019
Pagine: 580
ISBN: 2531-8624

Abstract

«Il tema» del numero 5 del 2019 di B@belonline, curato da Attilio Bruzzone, Guelfo Carbone e Elisabetta Colagrossi, raccoglie gran parte degli interventi di un convegno internazionale tenutosi tra Roma e Genova nel 2018 per celebrare il centenario della pubblicazione della prima edizione del Geist der Utopie. Abbiamo qui voluto restituire il dialogo a distanza tra queste due occasioni, generate dal comune intento di tornare a confrontarsi, sempre di nuovo, con quest’opera “esplosiva” del giovane Bloch, uno dei capolavori del pensiero politico utopico del secolo scorso.

Dedichiamo questo numero a Remo Bodei, eccellente studioso  del pensiero di Ernst Bloch (tra tanti altri temi),  che ci ha lasciati in questo mese di novembre

Contributi

Introduzione

Francesca Brezzi 

Introduzione. Per il centenario di Geist der Utopie

Attilio Bruzzone  Guelfo Carbone 

L'Introduzione fornisce alcune brevi osservazioni sulla storia editoriale del Geist der Utopie di Bloch, un paragrafo sulla sua contestualizzazione rispetto ai nostri giorni e una panoramica della parte tematica del volume.

“L’inizio che accade sempre di nuovo”

Laura Boella 

Spirito dell’utopia di Bloch fu certamente un inizio, un manifesto di nuovo pensiero, la risposta partecipe di un giovane intellettuale a un’epoca di nuovo inizio. Tale inizio blochiano continua a iniziare molto dopo l’opera inaugurale e profetica pubblicata cento anni fa. Tuttavia non è stato il Geist il primo volume della Gesamtausgabe, che invece iniziò con Tracce. Il libro del 1930 non ha sostituito il libro del 1918/1923, ma l’opera blochiana ha un doppio inizio, necessario per mettere in movimento l’inizio e non imprigionarlo nella logica del successo o del fallimento di un momento storico e esistenziale specifico. Seguendo l’intreccio tra lo Spirito dell’utopia e Il Principio Speranza, il presente contributo si rivolge a quel doppio inizio dell’opera blochiana, che permette di osservare come i due momenti del suo pensiero, che Adorno riteneva incompatibili – di umiltà e al tempo stesso di fragore – facciano invece parte della personalità di Bloch, il quale portò la difficoltà dell’inizio e la sua ostinata permanenza e sollecitazione fin nel cuore del suo pensiero.

Spirito utopico come forza per il futuro e senso per l’oggi

Gerardo Cunico 

Il saggio analizza la concezione blochiana dello “spirito” nelle due opere principali (Spirito dell’utopia e Il principio speranza) in riferimento al problema della forza utopica nell’uomo e nella natura e alla luce della possibile prospettiva di un agire e di un essere dotato di senso.

Attesa dell’immenso. Attimo e postulato in Geist der Utopie

Hans-Ernst Schiller 

«Il tema» del numero 5 del 2019 di B@belonline, curato da Attilio Bruzzone, Guelfo Carbone e Elisabetta Colagrossi, raccoglie gran parte degli interventi di un convegno internazionale tenutosi tra Roma e Genova nel 2018 per celebrare il centenario della pubblicazione della prima edizione del Geist der Utopie. Abbiamo qui voluto restituire il dialogo a distanza tra queste due occasioni, generate dal comune intento di tornare a confrontarsi, sempre di nuovo, con quest’opera “esplosiva” del giovane Bloch, uno dei capolavori del pensiero politico utopico del secolo scorso.

L’umanità come utopia. Una rilettura di Geist der Utopie

Fabiola Falappa 

Bloch, in Spirito dell’utopia, mostra come l’impegno per l’umanizzazione possa resistere nella storia, anche quando deve misurarsi con l’esperienza del tragico epocale. L’umanizzazione è la chiave per la trasfigurazione concreta della realtà e, affinché questa si dia, occorre che la vita maturi e riceva una forma adeguata. Per quanto sia arduo, si tratta di incontrare il proprio sé attraverso un atteggiamento ermeneutico di partecipazione alla condizione comune degli individui e di distacco critico-riflessivo orientato dall’utopia (cioè dal senso del futuro). Si delinea così, per un verso, un orizzonte corale che sa mantenere la doppia eccedenza tra singolo e umanità e, per altro verso, sarà necessario elevarsi a pensare filosoficamente la salvezza, intendendola non come evento magico-escatologico, bensì come affermazione del volto umano e del volto della natura nella storia rispetto a tutto ciò che è degradante e distruttivo. Un merito indubbio di Bloch è quello di essersi tenuto lontano dal trionfalismo del progresso storico e di aver avuto il coraggio, lui filosofo materialista e marxista, di pensare l’eterno.

«Nur dieser denkende Wunschtraum schafft Wirkliches»: solo questo pensante sogno del desiderio crea qualcosa di reale. Alla ricerca del futuro di Spirito dell’utopia

Il tema centrale per pensare al futuro di Spirito dell’utopia è il desiderio, espresso sia dalla parola tedesca Sehnsucht sia dalla capacità di inseguire un sogno di stampo utopico (Wunschtraum). L’autrice mostra in che senso la Sehnsucht, in virtù della sua strutturale oscurità, diventi anelito dell’incontro con il sé nell’ornamento, nell’arte figurativa, nella musica, nella filosofia e nella mistica, ovvero nelle esperienze in cui si manifesta il «problema incostruibile del noi». Il desiderio guida la ricerca di incontro con il sé nella parola intima della filosofia e della mistica o nel suono della musica verso un’identità non solo individuale, ma comune a tutti gli esseri umani, che tuttavia rimane sempre in parte oscura, rinviando al mistero che oltrepassa l’umano. Così l’esperienza creativa, che in Spirito dell’utopia è espressa con la metafora del costruire nel blu, è intesa da Bloch come la via che consente all’uomo di creare realtà attraversando angoscia e speranza, incontrando Lucifero con Cristo e giungendo alla “verità come preghiera” grazie al sogno di desiderio (Wunschtraum) che guida verso il sé, inteso però come un noi sempre in divenire e mai realizzato. Una strada il cui senso e la cui attualità sono illustrate nel presente contributo.

Kierkegaard-Bloch. Razionalità esistenziale e razionalità pratica

Vincenzo Scaloni 

L’influsso di Søren Kierkegaard sulla filosofia di Ernst Bloch è stato oggetto di scarsa analisi critica, ma le opere giovanili di Bloch, in particolare Spirito dell’utopia, sono piene di positivi riferimenti a Kierkegaard come critico del sistema hegeliano. Ciò che Bloch apprezzava di Kierkegaard era il fatto di essere il pensatore della soggettività e dell’esistenza, che aveva dato grande importanza all’interiorità contro l’astratta oggettività hegeliana. Tuttavia, negli anni ‘30 Bloch divenne via via più critico verso il pensiero di Kierkegaard, a causa della sua svolta marxista-materialista. I suoi manoscritti inediti, ora raccolti in Logos der Materie, testimoniano molto bene questa svolta e l'influsso di Adorno (tramite la sua famosa opera Kierkegaard: la costruzione dell'estetico) sul cambiamento nell'opinione di Bloch. Nel tentativo di basare la sua utopia concreta su fondamenta solide, Bloch elaborò una ontologia del Non-ancora essere, che aveva il suo perno fondamentale nella categoria di possibilità oggettiva. In questo quadro teoretico emerge molto chiaramente la distanza tra la razionalità esistenziale di Kierkegaard e la razionalità pratica di Bloch.

Utopia e costruzione di una società di giustizia, e più oltre di una società fraterna

Arrigo Colombo 

Questo intervento non è dedicato a Bloch e al suo Geist der Utopie, dove l'utopia si presenta prevalentemente come una forma di conoscenza o un Wachtraum che sublima la conoscenza stessa; né al più maturo e voluminoso, ma anche pletorico,  Prinzip Hoffnung in cui Bloch sviluppa l'utopia come processo storico-materialistico o di uomo-natura, e dove Marx è il grande maestro; di Bloch tuttavia si parla a proposito dell'utopia storica (dopo quella letteraria) e della sua genesi. È invece dedicato in toto all'utopia e anzitutto alla precisazione del suo senso, di contro alla sua degradazione nel progetto puramente immaginario e irreale. È dedicato Soprattutto all'utopia storica, cioè al progetto dell'umanità, e al processo in corso: la costruzione di una società di giustizia in cui l'umanità è impegnata dall'età delle rivoluzioni; e di una società fraterna, il cui principio è già affermato nella Dichiarazione universale dei diritti del 1948: ogni uomo deve comportarsi con gli altri uomini come con dei fratelli. Da notare il deve; è già inteso come un dovere.

Bloch e l’utopia della Menschenwürde

Giuseppe Cacciatore 

Quale futuro per un’idea politica e etica di dignità umana? Il saggio prende spunto da questa domanda, rifacendosi alle analisi di Bloch in proposito. Nell’opera di Bloch il futuro non è solo il superamento di uno stadio precedente per arrivare ad un’analisi evolutiva ed escatologica che annunci un regno dei fini tanto religioso quanto politico-ideologico. In Bloch, il futuro è ciò che sta per accadere. Grazie alla straordinaria intuizione della Ungleichzeitigkeit (della non-contemporaneità dei tempi storici), infatti, il futuro può anche essere ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, come il futuro di un passato che non ha manifestato la sua positività e che può ancora essere rinvenuto. Uno dei leitmotiv del pensiero di Bloch è l’idea di un’età di transizione che non è stata e non sarà mai compiutamente e definitivamente superata. Questo dispositivo teorico generale è fondamentalmente caratterizzato dal tentativo di mantenere una connessione equilibrata tra la calda corrente della speranza e il freddo flusso della analisi storica. Entro questo quadro, credo, le idee blochiane di democrazia e di diritti umani, intesi come eredità da conservare e proteggere, possono oggi ricevere rinnovata attenzione.

Walter Benjamins Rezeption vom Geist der Utopie und das jüdische Problem

Gérard Raulet 

Il Geist der Utopie di Bloch ha dato adito a prese di posizione controverse, non soltanto per il suo stile, ma anche perché la prima versione si inscriveva nell’ampio contesto dei movimenti per il rinnovamento ebraico dopo il primo conflitto mondiale. Nonostante le contraddizioni interne, parzialmente riconducibili a questo sfondo, la ricezione da parte di Walter Benjamin è tra le reazioni più istruttive. Tale ricezione viene qui utilizzata per fare in qualche modo chiarezza sul problematico rapporto di Bloch con l’ebraismo. Ad essere esposte saranno le concordanze tra le posizioni dei due pensatori: la critica che entrambi rivolgono agli elementi etnici (“völkisch”) presenti nei riformatori ebrei; la loro avversione per il sionismo; il loro rigetto di ogni teocrazia, e la loro comune interpretazione universalistica dell’ebraismo come coscienza messianica del mondo. In qual misura Benjamin si sia battuto al fianco della critica di Scholem rivolta al “messianismo teoretico” di Bloch, inteso come “stato di indifferenziazione” storico-filosofico, e si sia pronunciato per un messianismo più rigoroso, rimane per la presente esposizione il decisivo punto di fuga, dall’esito non scontato.

Il principe di questo mondo. Gnosi e attualità dello Spirito dell’utopia

Gabriele Guerra 

Partendo dal rapporto che due pensatori antitetici come Carl Schmitt ed Ernst Bloch avevano con le donne – specchio del rapporto tormentato e complesso dell’identità tedesca tra fine del XIX e prima metà del XX sec. con il femminile – il saggio intende esplorare le concezioni teologiche e filosofiche che articolano in particolare la prima edizione del Geist der Utopie; concezioni in parte attraversate da suggestioni genericamente gnostiche (come molta parte del pensiero tedesco del periodo), in parte percorse da pulsioni cristologiche (che suscitarono la diffidenza di Scholem), ma sempre sorrette da una concezione teofilosofica decisamente innovativa, tra filosofia pneumatica della storia e concezione ecclesiologica radicale, che collocano l’opera giovanile di Ernst Bloch ad un tempo profondamente dentro e profondamente fuori dal dibattito politico-filosofico del suo tempo.

“Romanticismo rivoluzionario” mistica religione e spirito utopico. Il pensiero del giovane Ernst Bloch

Arno Münster 

L’obiettivo di questo saggio è di mettere in evidenza che questo libro ‘ermetico’ sia animato da un duplice moto di rivolta e di speranza: dalla rivolta contro un mondo inumano che ha sacrificato lo spirito e la grandezza dell’anima ai vili interessi egoistici, allo sciovinismo e al nazionalismo; e, simultaneamente, dalla speranza messianica della redenzione del male, identificata con la venuta del Messia e del regno della giustizia, dell’uguaglianza e della fraternità. Nel pensiero del giovane Bloch questa soggettività utopica creatrice è dovuta soprattutto al forte influsso della mistica ebraica, della Cabbala, del romanticismo rivoluzionario e di un pensiero mistico-religioso dell’esistenza, segnato da una certa recezione (limitata) della filosofia di Kierkegaard. Si vedrà come questa metafisica dell’interiorità, si volgerà, progressivamente, verso un’ontologia del non-essere-ancora ed una filosofia utopica della prassi per il tramite della convergenza di questa visione mistica-religiosa dell’Io con la visione sociale emancipatoria di Marx, che promette la fine dell’alienazione e dello sfruttamento.

Ungleichzeitigkeit e Vor-Schein nella filosofia politica del primo Bloch (1918-1924)

Mauro Farnesi Camellone 

Nella filosofia politica di Ernst Bloch, la categoria di anticipazione, la quale determina la struttura temporale propria alla possibilità della trasformazione politica, è il risultato dello sviluppo della filosofia del pre-apparire (Vor-Schein), esposta nel Geist der Utopie. Il presente contributo intende mostrare come la possibilità di esperienza indicata dall’anticipazione sia precisamente quella che trova la propria articolazione nella dialettica della contemporaneità del non-contemporaneo (Gleichzeitigkeit des Ungleichzeitigen), come esposto da Bloch nei primi anni Venti.

Incanto e disincanto. Ragione e sincretismo religioso in Spirito dell’utopia di Ernst Bloch

Patrizia Cipolletta 

Le immagini disseminate nell’opera giovanile di Ernst Bloch non sono solo anticipazioni estetiche dell’immaginario umano, ma risuonano dell’elemento simbolico dell’approdo. Se solo in seguito Ernst Bloch tratterà della differenza tra analogia e simbolo, possiamo però affermare che Geist der Utopie, la sua prima opera è densa di simboli che incantano, che sembrano seguire vie diverse rispetto a quelle della ragione lucida. Solo i simboli oscuri entrano in contatto con il sentire del popolo, e Bloch nella sua prima opera, cerca di accogliere e portare a parola il suono oscuro dell’anima, conservando l’incanto che hanno sempre creato. Il simbolo, come Uno delle differenze, ha echi diversi nella cultura passata che Bloch cerca di ereditare, in questo saggio si ascolta il particolare legame con il pensiero della redenzione di Origene.

Kracauer contra Bloch. Utopia, religione, rivoluzione

Attilio Bruzzone 

Il rapporto cruciale tra religione e rivoluzione sul solco dell’utopia è al centro della riflessione filosofica di molti importanti pensatori, soprattutto tedeschi, del primo Novecento. Su questo snodo delicato si incontrano e si scontrano Siegfried Kracauer e Ernst Bloch, due significativi protagonisti della breve ma ricca stagione culturale della Germania di Weimar. Il presente contributo intende fare luce sulla violenta polemica infuriata tra i due filosofi all’indomani della dura recensione di Kracauer al Thomas Münzer di Bloch. Analizzando attentamente i presupposti, le cause e gli esiti di questa controversia nota ma non conosciuta (come direbbe Hegel), mi propongo un duplice obiettivo. Da un lato, intendo vedere e comprendere da una prospettiva meno abusata le figure di Bloch e Kracauer, mostrandone le aporie e i punti di forza. Dall’altro lato, studiando entrambe le istanze in conflitto, provo a mostrare come esse, così vicine e così lontane, perseguano alla fine il medesimo scopo fondamentale: il riscatto dell’uomo e l’apertura dell’orizzonte di un possibile futuro diverso. Questa, in definitiva, è l’eredità – ancora più evidente nella loro furiosa polemica – di Bloch e Kracauer al mondo attuale, che sembra avere smarrito il senso del futuro.

L’ombra di Giordano Bruno nel pensiero del giovane Bloch

Nicola Alessandrini 

Questo lavoro è dedicato a un confronto tra il pensiero di Ernst Bloch e quello di Giordano Bruno. Lontani nel tempo e nello spazio, i due filosofi mostrano profonde compenetrazioni che vanno ben oltre la nota fascinazione che il filosofo di Ludwigshafen nutre nei confronti del Nolano. Lo specchio di tale confronto è offerto dal mito di Diana e Atteone, utilizzato dallo stesso Bruno ne Gli eroici furori come compendio della propria filosofia. Attraverso il racconto mitologico verranno enucleati alcuni temi (con particolare riferimento alle pagine del Geist der Utopie) in cui i due filosofi sembrano non solo incontrarsi ma trovare anche un fertile terreno dialettico.

Mit Ernst Bloch den philosophischen Diskurs führen

Klaus Kufeld 

Lo Spirito dell’utopia di Bloch, pubblicato per la prima volta nel 1918, quarant’anni prima de Il principio speranza, dunque, è una risposta filosofica alla Grande Guerra. Nel suo primo capolavoro sistematico, Bloch concepisce l’utopia come un’alternativa in cui la “teoria della musica” fornisce all’indicibile un linguaggio: la “guerra indiscutibile”. Come il presente contributo mette in luce, Bloch contrastò con veemenza l’euforia degli interventisti (anche degli intellettuali), e la disperata propaganda a cui diede luogo. L’importanza assunta da Bloch non può non essere spiegata dalla sua risonanza nei movimenti collettivi di protesta. Nello Spirito dell’utopia il giovane Bloch già mostra i primi segni di una risonanza indiretta che dischiude il contenuto senza tempo della sua filosofia: una rinnovata interpretazione di Marx, e l’umanismo come suo obiettivo utopico; il “Wärmestrom” e l’introduzione del pensiero metafisico nel marxismo; un serio confronto con le religioni, specialmente con il cristianesimo (ma anche con l’ateismo) e con il loro nocciolo di speranza; il camminare eretti e l’atteggiamento etico del soggetto critico rivoluzionario. In questo senso, come il presente contributo intende mostrare, nel 1997 è stato fondato lo Ernst-Bloch-Zentrum, che vuole proporsi come “spazio per il discorso dell’utopia” con l’intento di mantenere aperto il pensiero utopico. Ciò significa inoltre rendere Ernst Bloch filosoficamente vivo per i posteri, portando avanti il discorso sociale con lui e su di lui.

Die utopischen Orte der Musik

Hans-Dieter Bahr 

Al cuore del Geist der Utopie Bloch pone una Filosofia della musica, contrapponendola all’interpretazione schopenaueriana, secondo la quale la musica esprime l’essenza estetica di un meccanismo universale privo di senso. Per Bloch, la musica sospinge oltre se stessa e oltre lo stato attuale di cose, dove ancora non si dà il suo luogo proprio. Grazie ad essa, l’uomo può porsi in puro e profondo ascolto di sé. Tornando alle radici del termine “u-topia”, il presente contributo sostiene che, in sintonia con l’antico progetto europeo sulla musica e sul suo potere formativo per l’anima, Bloch legga nelle grandi opere della musica una domanda ancora piena di mistero, rivolta al suo significato profondo, e che dall’abbondanza inesauribile di queste manifestazioni dello spirito, egli tragga l’anelito verso uno “spirito utopico” della musica, dove un posto speciale è riservato alle emozioni e ai sentimenti.

L’occhio e lo spirito dell’utopia. Ernst Bloch, Carl Einstein e l’anacronismo delle immagini

Micaela Latini 

Questo articolo intende indagare la questione dell’ornamento in Spirito dell’utopia di Ernst Bloch, e in particolare le osservazioni contenute in riferimento al testo di Carl Einstein, Negerplastik. Al centro di queste riflessioni estetologiche blochiane si colloca il tema dell’anacronismo delle immagini, così come appare nell’ambito della Negerkunst, e come si profila nell’arte delle avanguardie di inizio Novecento. Il motivo dell’anacronismo è un tratto fondamentale nella lettura dell’arte africana da parte di Bloch e di Einstein, ma costituisce anche un argomento ricorrente e fondante dell’intera opera blochiana, e questo a partire dal concetto di utopia.

Adorno, Bloch e il campo d’azione dell’utopia. Un dialogo radiofonico

Elena Tavani 

Il saggio intende mettere a fuoco le rispettive proposte di Bloch e Adorno relative a un rinnovato pensiero dell’utopia, rinvenendo in entrambe una, sia pur differente, struttura ‘agonale’. Una breve citazione tratta da un’opera di Brecht, «manca qualcosa» (Mahagonny), è il punto di avvio della discussione radiofonica avvenuta nel 1964 tra Bloch e Adorno sulle contraddizioni e gli anacronismi dell’utopico. Secondo Bloch la frase rivela la presenza dell’utopia nel processo dell’essere, il che rende la speranza una strategia di lotta. Bloch fonda il suo argomento sulla base della tesi della ‘prossimità’ dell’utopia e attraverso una fenomenologia della coscienza utopica che si confronta con vari processi della realtà e con simboli e ‘topoi’ utopici incontrati lungo il cammino. Contro l’emergere di tali immagini del desiderio Adorno suggerisce che è possibile parlare di utopia solo negativamente e che il ‘campo d’azione’ dell’utopia consiste piuttosto nel mutamento di tutte le categorie – e non solo di quelle sociali ­– attraverso il procedimento della negazione determinata. Sostengo infine che entrambi i filosofi non traspongono l’utopia in un tempo futuro per il fatto che essa assume un valore agonale e operativo, che vede l’utopico agire criticamente come una trascendenza ‘immanente’ dell’esperienza concreta.

Eingedenken. Ricordo del futuro e metafisica dell’interiorità nello Spirito dell’utopia di Ernst Bloch

Stefano Marchesoni 

Il presente contributo tenta di tracciare i contorni della teoria di Bloch dell’Eingedenken, così come la possiamo trovare nella prima edizione dello Spirito dell’utopia. Dopo qualche annotazione preliminare sulla particolare origine di questa parola non comune – al punto che potremmo considerarla un neologismo – il contributo si dedica ad esaminare attentamente alcuni brani tratti dal capitolo intitolato «Über die Gedankenatmosphäre dieser Zeit», con l’intento di mostrare come funzioni l’Eingedenken. Questo, infatti, non è, semplicemente, una forma di memoria o di rimembranza, dal momento che non si riferisce al passato, ma a qualcosa che non è realmente accaduto, e cioè alle potenzialità tenute in serbo dal passato. In seguito sono discussi alcuni paradossi che provengono da questa idea, e, infine, il contributo si rivolge alla lettura critica che dello Spirito dell’utopia diede Walter Benjamin, in particolare nel cosiddetto Frammento teologico-politico (1921). Lettura, a partire dalla quale Benjamin, in seguito, con l’inizio del lavoro sui passages parigini, svilupperà la propria teoria dell’Eingedenken.

L’arcano delle cose. Verso una fenomenologia della cosa tecnica e dell’uso del mondo.

Guelfo Carbone 

La questione della cosa, e la connessa meditazione sulla tecnica moderna, sono certamente tra gli argomenti che più accomunano Bloch e Heidegger. Partendo da alcune suggestioni blochiane, il presente contributo si rivolge alla conferenza heideggeriana del 1949, intitolata Das Ding, per mettere in luce gli aspetti salienti che legano la fenomenologia della cosa alla questione della tecnica, caratterizzando il rapporto tra cosa e mondo nei termini dell’uso. Il contributo mostra infine come l’intreccio di uso, abbandono, e abitare, che emerge dalla tarda fenomenologia heideggeriana, dedicata all’inappariscente scorto nelle cose che tengono unito il mondo, delinei una problematica etica che fa cenno oltre l’ambito dell’autonomia del soggetto sovrano, e che lega insieme libertà e dipendenza, dimorare e usare.

Bloch attraverso Deleuze e Guattari. Su alcune tracce condivise

Ubaldo Fadini 

Il presente contributo mette in luce la presenza dell’opera di Bloch nella riflessione filosofica di Deleuze-Guattari, prestando particolare attenzione al motivo dell’utopia, che viene ripreso, soprattutto da Deleuze, nelle sue tarde riflessioni sull’immanenza, la vita, l’attuale e il virtuale.

Il pensiero estetico-musicale in Geist der Utopie

Anna Czajka 

Il saggio delinea la concezione blochiana della musica che costituisce il cuore e il tronco principale del libro del 1918. La musica infatti è per Bloch il medium essenziale del processo di autocomprensione e autorealizzazione umana che egli chiama «incontro con se stessi». La caratteristica della musica è quella di auscultare ed esprimere in anticipazioni sperimentali la «cosa», l’essenza umana e cosmica in perenne movimento verso il proprio compimento. Bloch espone in questa ampia sezione una sintetica storia della musica, il nucleo di un’estetica «spontanea-speculativa» e i lineamenti di una teoria della musica di ispirazione utopica. Il saggio tratteggia questi momenti collocandoli sia nel contesto di origine sia nell’arco di una recezione non ancora adeguata al livello e all’attualità di questo pensiero.

Per un nuovo Rinascimento. Leonardo da Vinci come sintesi di cultura umanistica e cultura tecnico-scientifico

Giacomo Marramao 

Traduzione italiana della Lectio Magistralis “For a New Rainassance. Leonardo da Vinci as a synthesis of humanistic and technical-scientific culture”, tenuta in occasione della cerimonia inaugurale della XXVII International Philosophy Olympiads, che si è svolta a Roma, il 16 maggio 2019 presso la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno. La lectio propone una chiave di lettura filosofica di Leonardo da Vinci, nel tentativo di fare emergere come il complesso della sua opera artistica, scientifica e tecnica fornisca un’immagine della natura e della dimensione umana capace di gettare luce sui problemi del nostro tempo. Intende dimostrare che Leonardo è non solo un uomo della sua epoca, l’epoca del Rinascimento italiano ed europeo, ma una figura che – con le sue opere, le sue ricerche e con le riflessioni consegnate nelle migliaia di fogli, disegni e progetti che ci sono pervenuti – ha tratteggiato i profili di una New Renaissance, i cui orizzonti vanno aldilà dell’Italia e della stessa Europa, investendo problemi e prospettive transculturali, in grado di attraversare e coinvolgere tutte le culture in un mondo ormai globalizzato.

L’eresia originaria e le sue alterazioni. II – Definizione giovannea e dispositivo dialettico di un’idea cristiana

Gaetano Lettieri 

Il saggio è dedicato a difendere la centralità storico-interpretativa della categoria di eresia, restituita come caratterizzata da un dispositivo apocalittico e considerata irrinunciabile per una rigorosa indagine critica e non confessionale delle origini cristiane, seppure il termine sia raramente attestato nel I secolo. Accanto alla nozione tradizionale, dogmatico-confessionale (e giovannea) di eresia si propone un’altra definizione di eresia, dinamica e relativa, assunta in senso storico-critico come pretesa kerygmatica, che viene allontanandosi, in misura più o meno radicale, dalla scaturigine ebraica, che indelebilmente segna l’identità del riferimento irrinunciabile di qualsiasi pretesa cristiana: l’ebreo eretico Gesù di Nazareth. Nascendo come polimorfa eresia ebraica, il cristianesimo si afferma pertanto come nuovo sistema religioso attraverso l’equilibrio protocattolico tra fedeltà alla propria origine di scarto eretico e condanna di interpretazioni cristiane troppo remote dalla matrice ebraica.

Jean-Luc Nancy e L’imperativo categorico

Mariannina Failla 

Il saggio si sofferma sulla proposta interpretativa dell’imperativo categorico avanzata da J-L. Nancy. Il filosofo francese non si limita ad interpretare la coppia categorico/ipotetico attraverso la logica aristotelico, ma s’interessa alla potenza pratica dell’ordine categoriale della logica trascendentale, alla prescrittività di tale ordine o, per meglio dire, alla sua auto¬prescrittività.  Esso è “ordine della relazione fra esistenti”; la sua imperatività implica che il “mondo debba essere”, debba essere messo “assolutamente in opera”. Coerente con la centralità del kategorèin in ambito pratico, Nancy ritiene essenziale l’espressione kantiana “legge universale della natura” per individuare il significato della formulazione dell’imperativo categorico. Tale significato sarà illustrato con un duplice movimento argomentativo: il confronto con le opere etiche kantiane (Fondazione della metafisica dei costumi e Critica della ragione pratica, in particolare Prefazione  e Tipica del giudizio pratico puro), da un lato e l’analisi della critica che Nancy avanza nei confronti di interpretazioni soggettiviste o “egoiste” dell’universalizzazione della massima categorica, dall’altro.  A ciò si connetteranno riflessioni sul complesso rapporto fra imperiosità coercitiva del comando e libertà. Nell’interpretazione di Nancy emerge, a questo proposito, una richiesta inedita e molto interessante: egli ci invita a non pensare che sia l’imperatività assoluta della massima categorica a determinare la nostra libertà, bensì al contrario che sia la libertà ad autodeterminarsi come imperativa. Il saggio terrà conto, nella fase finale, del tema del male e della radicale interpretazione di sapore paolino che sembra trasparire dalle parole di Nancy.

An Unsolved Question. Husserl’s Path toward Genetic Intersubjectivity

Alice Pugliese 

Il problema dell'intersoggettività ha un destino ambiguo all'interno della fenomenologia, poiché risponde ad un atteggiamento contraddittorio. Da un lato, la questione dell'intersoggettività sembra essere solo l'applicazione delle teorie e dei metodi fenomenologici ad una particolare questione di fatti. Dall'altro, le questioni relative all'intersoggettività hanno un grande peso proprio per il loro manifesto significato pratico, esistenziale e personale. Proprio quest’ultimo elemento ha indotto la tradizione francese (J. P. Sartre, M. Merleau-Ponty, E. Levinas e oggi J. L. Marion e J. L. Nancy) a trarre conseguenze esistenziali dall'analisi epistemologica husserliana. In questo saggio, l’autrice cerca di ricostruire il percorso di Husserl verso una teoria dell'intersoggettività che possa essere opportunamente definita come "genetica". A tal fine, prenderà in considerazione due momenti testuali cruciali all'interno del vasto corpus di Husserl: un primissimo manoscritto sull'intersoggettività del 1905 e le conferenze di Husserl a Parigi: le Meditazioni cartesiane (1929).

Vers Jacqueline Risset – Introduzione

Marina Galletti 

Vers Jacqueline Risset

Valeria Pompejano 

Per Jacqueline

Roberto Esposito 

Jacqueline Risset lettrice

Valerio Magrelli 

Premier Moment

Michel Canteloup 

“… eminentemente filosofica”

Umberto Todini 

Dal grido animale al silenzio dolente: una vergogna senza colpe

Rossella Bonito Oliva 

L’Autrice ripercorre il tema della violenza sulle donne e del diverso modo di vivere e metabolizzare la vergogna da parte delle figure maschili attraverso le vicende emblematicamente uguali e diverse di Sufiya e Lucie narrate da J. M. Coetzee e da S. Rushdie. Benchè ambientate in due realtà molto differenti, il Pakistan e il Sudafrica, la condizione delle due donne è molto simile, assimilate dalla violenza subita e dallo stigma della vergogna, intesa hegelianamente come pathos della separatezza, come emergere della paura originaria del finito, che l’uomo vuole superare attraverso la procreazione.

Irène Némirovsky: la parola come destino e come catarsi

Giovanna Costanzo 

La vicenda biografica della scrittrice Irène Némirovsky è segnata da due importanti eventi storici: la rivoluzione russa e la Shoah. Appartenente alla ricca borghesia ebraica; scappa con la famiglia nel 1918 da San Pietroburgo; trasferitasi poi a Parigi; ottiene un grande successo come scrittrice. Nonostante la fama e la conversione al cattolicesimo; nel 1942 viene deportata e muore ad Auschwitz. Vissuta fra città diverse; obbligata a un cosmopolitismo che la renderà un’apolide; segnata da un perfetto bilinguismo; si sentirà estranea alla lingua materna; il russo; e a suo agio nella lingua di adozione; il francese; una radice ebraica che le farà ritrarre vizi e difetti della sua gente; ma che rigetta come una parte inacettabile di sé; critica acuta di una civiltà avida ma al collasso; ma capace di ritrarre passioni primordiali e difendere una femminilità non più relegata al ruolo di madre e moglie. Contraddizioni che emergono nella scrittura e con cui difende la sua marginalità ed estraneità dal mondo che la circonda. 

Agnes Heller: sul valore del caso e sull’amore per la libertà

Giovanna Costanzo 

Ricordo della filosofa ungherese Ágnes Heller, allieva di Luckacs, attenta e vigile interprete degli eventi più significativi del Novecento. Una donna che ha dato testimonianza fino all’ultimo giorno della sua vita della cura per la filosofia come luogo privilegiato entro cui fronteggiare le derive nichilistiche e ideologiche. Una filosofia interpretata come esperienza e non come contemplazione, come patrimonio di idee da traghettare dal passato verso il futuro, come interpretazione dei risvolti più oscuri e bui della storia, e di quello spazio di libertà di agire dell’uomo chiamato caso.

Elvio Fachinelli: convergenze estatiche

Alessandro Strabioli 

L’esperienza estatica è stata storicamente e culturalmente percepita come un tentativo da parte dell’essere umano di estraniarsi dalla realtà. Confinata a una condizione emotiva ed esperienziale inconsueta, se non del tutto insignificante, in essa sono state colte le più disparate patologie, e a essa ricondotte tutta una serie di disfunzioni ritenute pericolose per la solidità dell’Io.

Eppure, il lavoro di Elvio Fachinelli, psichiatra e psicanalista, ci suggerisce che proprio in tale zona di frontiera è possibile rintracciare una potenzialità antropologica comune, una disponibilità psichica, corporea e desiderante che forse è tempo di riscoprire e valorizzare.

L’estatico, per sua natura, si pone al di là d’ogni volontà d’emarginazione e d’isolamento. A questa risorsa nient’affatto esclusiva è possibile accedere solo rifiutando alcuni pregiudizi della nostra società, che tende sempre più a intravedere nelle forme d’espressione non immediatamente riconoscibili un rischio per la tenuta identitaria.

Fra l’occhio e l’orecchio: la questione della forma in Luciano Berio e Paul Klee

Stefano Oliva 

Secondo Luciano Berio, nell'ascolto musicale è possibile trovare due elementi: l'intermediazione tra suono e immagine e la manifestazione di uno spazio altrimenti inaccessibile e sacro. Ma come giustificare tale intermediazione e come articolare tale manifestazione? La nozione che può aiutare ad elaborare un tentativo di risposta a queste domande è quella di forma, alla quale Berio ha dedicato alcuni saggi teorici tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, per poi tornare sull'argomento nel corso di successive rielaborazioni. Partendo da una ricostruzione del significato di questo termine negli scritti di Berio, risalirò alle fonti che hanno ispirato la riflessione del compositore (in particolare gli scritti teorici di Paul Klee) e metterò in evidenza il rapporto tra suono e immagine nell'esperienza di uno spazio misterioso aperto dalla musica.

Il tempo come indice estetico in Deleuze

Valentina Gravili 

Il problema del tempo risulta particolarmente implicato nella vasta produzione deleuziana di concetti come quello di differenza e ripetizione, creazione, evento, senso, divenire, virtuale, immagine-movimento e immagine-tempo. Per questo motivo risulterebbe fuorviante trattarlo come una questione isolata, senza considerare come esso scaturisca dall’assemblaggio di continui rimandi verso altri concetti e autori. In questo articolo si vuole proporre una breve ricostruzione dell’idea di tempo in Deleuze, nello specifico quella di un tempo non-cronologico e impersonale, attraverso l’analisi di alcuni concetti noti dell’autore. Principalmente si vuole leggere tale concezione di tempo non cronologico come inseparabile da un discorso sul cinema, tanto da poterlo considerare come un indice estetico attraverso cui pensare ad una vita impersonale.

Bloch e il criticismo

Federico Rampinini 

Questo studio pone l’attenzione sul rapporto che Bloch instaura con gli scritti kantiani del periodo critico. Gli studiosi hanno più volte messo in luce l’apprezzamento di Bloch per la filosofia pratica e il Sollen kantiano, considerato come un impulso alla trasformazione utopica, da contrapporsi all’immobilismo che può scaturire dal panlogismo hegeliano. Tuttavia, grazie all’analisi delle lezioni tenute a Leipzig, è possibile precisare questo rapporto, e rilevare come il giudizio di Bloch sull’etica kantiana si faccia, dopo l’adesione al marxismo, più analitico e al contempo più severo. L’unica componente del pensiero kantiano che, nel corso degli anni, continuerà a godere della stima di Bloch è la riflessione sulla storia.

Il circolo e l’origineLa questione del significato e delle categorie nella Habilitationsschriftdi Martin Heidegger

Matteo Valdarchi 

Partendo dalla domanda centrale del giovane Heidegger (“come elaborare un sistema di categorie rilevanti per la vita storica?”), l’articolo intende gettare luce su uno scritto ben noto ma poco studiato, in cui questa domanda trova una elaborazione e sviluppo originale: la tesi di abilitazione di Heidegger Die Kategorien- und Bedeutungslehre des Duns Scotus (La dottrina delle categorie e del significato di Duns Scoto). Essa contiene la prima proposta autonoma di sviluppo concettuale del giovane filosofo tedesco, e pone le basi per il progetto che, a partire dal Kriegsnotsemester del 1919, prenderà il nome di “scienza originaria” della vita. Vale quindi la pena di indagare questo testo giovanile, che non si limita a ripetere i risultati dei maestri (come, ad esempio, La dottrina del giudizio nello psicologismo), ma apre nuovi scenari di riflessione, non ultimo l'appropriazione originale della fenomenologia husserliana da parte del giovane Heidegger.

Georges Bataille. L’istante e il segreto. Di due libri batailleani

Fausto De Petra 

Jacqueline Risset – L’à côté proustiano

Sara Svolacchia 

Christopher Hauke e Ian Alister (a cura di) – Jung & Film: Post-Jungian Takes on the Moving Image

Rolando Longobardi 

Karl Marx – Manoscritti economico-filosofici del 1844

Luca Mandara 

Carlo Crosato – Critica della sovranità. Foucault e Agamben. Tra il superamento della teoria moderna della sovranità e il suo ripensamento in chiave ontologica

Giuseppe Goisis 

Letizia Tomassone e Adriana Valerio (a cura di) – Bibbia, donne, profezia. A partire dalla Riforma

Francesca Brezzi 

Valeria Bizzari – Sento quindi sono. Fenomenologia e Leib nel dibattito contemporaneo

Nicolò Bugiardini 

Chiara Di Marco (a cura di) – Georges Bataille. De mots pour l’impossible

Sabrina Cardone 

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