Abstract

Classico del costituzionalismo italiano, Individuo e autorità nella disciplina della libertà personale (1967) segna una svolta decisiva nel modo di pensare i rapporti tra libertà e potere nello Stato repubblicano. Attraverso una sua rigorosa genealogia storica e una innovativa lettura sistematica della Costituzione, Giuliano Amato mostra come la libertà personale non sia solo garanzia contro l’arbitrio, ma principio ordinatore dell’intero diritto punitivo. La centralità dell’art. 13 Cost., infatti, viene ricostruita nel suo legame con i principi di dignità, legalità, responsabilità personale, presunzione di innocenza e finalità rieducativa della pena. Ne emerge una critica lucida delle torsioni autoritarie del diritto punitivo, anticipando temi che avrebbero segnato il successivo dibattito penal-costituzionale: tra essi, il divieto di presunzioni legislative erosive ed elusive della riserva di giurisdizione; le finalità e i limiti temporali della custodia cautelare; i vincoli costituzionali alle scelte legislative di criminalizzazione; la radicale illegittimità delle “pene del sospetto” basate sulla sola pericolosità sociale. A quasi sessant’anni dalla pubblicazione, il volume conserva intatta la sua capacità di interrogare criticamente le persistenti tensioni tra autorità pubblica, sicurezza collettiva e tutela dei diritti fondamentali.

A classic of Italian constitutionalism, Individuo e autorità nella disciplina della libertà personale (1967) marks a decisive turning point in the way of thinking about the relationship between freedom and power in a democratic state. Through a rigorous historical genealogy and an innovative systematic reading of the Italian Constitution, Giuliano Amato demonstrates how personal freedom is not only a guarantee against arbitrariness, but also the organizing principle of all punitive law. The centrality of Article 13 of the Italian Constitution is reconstructed in its connection with the principles of dignity, legality, personal responsibility, presumption of innocence, and the rehabilitative purpose of punishment. What emerges is a lucid critique of the authoritarian distortions of punitive law, anticipating themes that would shape the subsequent penal-constitutional debate: among them, the prohibition of legislative presumptions that erode and elude the reservation of jurisdiction; the purposes and temporal limits of pre-trial detention; the constitutional constraints on legislative choices of criminalization; The radical illegitimacy of "punishments of suspicion" based solely on social dangerousness. Almost sixty years after its publication, the volume retains its ability to critically interrogate the persistent tensions between public authority, collective security, and the protection of fundamental rights.
