Studi Sartriani – Anno XII/2018 – Il fascino dell’inerte

Studi sartriani
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2018
Pagine: 192
ISBN: 1970-7983
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Abstract

Questo numero è dedicato ad una riflessione sul “pratico-inerte” che Sartre ha analizzato nella Critica della Ragione dialettica e nell’Idiota della famiglia. Il prevalere della materia e di aspetti antiumanistici, il ruolo giocato dall’inerzia, dalla passività e da condizionamenti oggettivi, acquistano oggi grande significato nell’epoca della industrializzazione e dell’informatizzazione che hanno trasformato la nostra vita sociale. Il pensiero di Sartre apre uno spazio critico ed un punto di riferimento per poterla leggere ed interpretare.

Contributi

Una libertà non situata: la scelta originale nell’Essere e il Nulla e il Baudelaire

Vincent de Coorebyter 

L’articolo indaga l’ambizione di Sartre di rendere intelligibile la singolarità individuale, cioè di cogliere il progetto originale che caratterizza ogni esistenza e che deve poi confrontarsi con la realtà delle condizioni personali, sociali e storiche. Si tratta di una delle principali costanti della ricerca filosofica sartriana. A partire dai Taccuini della strana guerra, “romanzo filosofico” di un uomo che scopre il suo inserimento nella Storia, l’autore continua ad analizzare e a ripensare il rapporto tra libertà e situazione: è la libertà che dà senso alla situazione o è la situazione che pesa sulla libertà individuale tanto da condizionarla irrimediabilmente?  Sartre sembra restare fedele al programma ermeneutico tracciato nell’Essere e il nulla. Dal Kaiser Guglielmo II a Baudelaire, da Genet a Flaubert le biografie sartriane rappresentano un progressivo e sempre più efficace tentativo di scoprire lo spessore dell’essere-per-altri, un complesso sistema di relazioni e condizionamenti reciproci in cui le finalità individuali si intersecano e si trasformano.

Necessità e libertà in Sartre – Tra il progetto incompiuto di un’etica esistenzialista e il materialismo di Critica della ragione dialettica

Maria Russo 

In questo contributo s’intende indagare il cambiamento nella concezione di libertà di Jean-Paul Sartre da L’essere e il nulla a Critica della ragione dialettica, transitando per il tentativo di formulare un’etica esistenzialista nei Quaderni per una morale. All’interno dell’opera di Sartre, si passa da una libertà radicale e assoluta a una condizionata dal contesto storico e dal residuo ineliminabile del pratico-inerte. Dalla possibilità sempre aperta della libertà si approda all’ingresso della Necessità nella storia e nelle dinamiche di contro-violenza che si sviluppano a partire dalla lotta di classe, in una visione più conciliatoria con il marxismo e con la psicanalisi. Nonostante questa incarnazione della libertà impegnata degli anni Sessanta, al termine della sua vita, nell’ultima controversa intervista, Sartre rimpiangerà il suo tentativo mancato di elaborare una morale esistenzialista e, ancora una volta, rimetterà in discussione le sue categorie per recuperare un aspetto normativo del suo esistenzialismo.

La libertà del militante. Sartre e la rivoluzione tra progetto, libertà e situazione

Federica Castelli

L'articolo indaga le varie fasi del pensiero sartriano e del suo impegno politico, interrogando il filosofo circa il nodo del rapporto tra soggettività e processo rivoluzionario, tra ideologia, determinismo, burocratizzazione e derive violente e totalitarie. È possibile una teoria dell'agire rivoluzionario che salvi i soggetti dalla cancellazione all'interno di teorie a priori, dogmi politici, futuri lontani in nome dei quali sacrificare il presente? È possibile immaginare una rivoluzione che tenga al centro i soggetti in relazione tra loro, senza prescindere dalla loro libertà e progettualità? È possibile riformulare la teoria marxiana, rideclinandola in un'ottica esistenzialista? Il testo prova a rispondere a tali interrogativi, interloquendo con i testi, le opere, l'impegno e il vissuto di Jean-Paul Sartre.

Organismo, prassi, strumento: il farsi umano del vivente

Florinda Cambria

L’articolo parte da un esame delle tesi sostenute da Sartre, nell’ultima parte de L’intelligibilité de l’Histoire (Critique de la Raison dialectique, tomo II), riguardo al rapporto tra la vita organica, la prassi e l’inorganico. Su questi temi vengono poi individuati alcuni punti che nell’incompiuto testo sartriano restano aporetici. Si propone infine una possibile via d’uscita dalle aporie, mediante una particolare interpretazione della kinesis vivente, del lavoro come prassi segnico-strumentale e del divenire umano come progetto transistorico.

Processo e processualità nella Critica della Ragion Dialettica di Sartre

Alix Bouffard

L’articolo verte sul complesso rapporto di Sartre con il concetto di processo storico, indispensabile categoria del marxismo. Nei Quaderni per una morale Sartre inizia ad affrontare il tema, che poi acquisterà maggiore importanza nella sua riflessione fino a diventare centrale nella Critica della ragione dialettica. Grazie all’analisi della processualità, Sartre approfondisce la sua concezione della praxis e giunge a dar conto tanto del suo carattere intimamente trasformatore quanto della sua storicità e dei suoi condizionamenti. L’articolo approfondisce quindi il valore semantico dei termini praxis, processo, processualità e analizza i passaggi più significativi in cui questi termini vengono impiegati nella Critica della ragione dialettica per dimostrare una tesi: più che essere solo un modello di intelligibilità della storia, la processualità può funzionare come lo schema per eccellenza della sintesi dialettica.

Sull’isteresi come dimensione temporale dell’inerte

Chiara Collamati

Questo contributo si concentra sulle differenti modalità con cui Sartre utilizza la nozione di isteresi all’interno della sua riflessione sulla temporalità e sul tempo storico. L’analisi di precisi luoghi testuali farà emergere l’importanza che tale nozione riveste nel tentativo sartriano di concepire uno «spazio-tempo a dimensioni multiple». L’ipotesi della lettura qui proposta è la seguente: l’isteresi, nozione per lo più associata da Sartre all’inerzia (all’effetto di freinage e di ritardo che le sedimentazioni del passato producono sulla spinta progettuale della praxis) costituisce, in modo solo apparentemente paradossale, il punto archimedeo per una teoria del tempo storico orientata ad un agire trasformativo.

Serialità. Discutendo di identità e differenza

Christine Blatter

Le riflessioni poggiano sul concetto di Young di "genere e serialità" partendo dalla calzante distinzione di Sartre fra serie e gruppi come collettivi sociali (in Critica della ragione dialettica). È un tentativo di andare oltre la concezione pragmatica di Young per delineare un concetto di serie su un livello epistemologico.

Dopo aver esaminato il concetto di serie di Young, che la induce a proporre la serialità come un fatto, l'autrice concettualizza la serialità come un principio specifico, in una prospettiva sessuata, prendendo in considerazione il sistema multiplo di serie di Gilles Deleuze (in "Differenza e ripetizione" e "Logica del senso"), dove si rintraccia la serialità come atto. La nozione di serialità rende possibile pensare un ordine pur evitando la normalizzazione e l'esclusione.

Inconscio collettivo e pratico-inerte. Per un confronto tra Benjamin e Sartre

Danilo Manca

Nell’articolo si tenta un inedito confronto tra Benjamin e Sartre focalizzandosi sulle comuni critiche immanenti alla prospettiva marxista. In primo luogo, si interpreta la diagnosi del processo di industrializzazione proposta da Benjamin nel suo incompiuto capolavoro, I «passages» di Parigi, come una scoperta del potenziale pratico dell’inerte. In secondo luogo, si confrontano le concezioni del collettivo di Sartre e Benjamin, cercando di dimostrare come entrambi condividano l’idea di un’origine inconscia della prassi rivoluzionaria; infine, si mettono in luce punti di convergenza e di divergenza delle loro interpretazioni della struttura dialettica della storia.

Raccontare e figurarsi: l’inizio di un’avventura e il problema dell’esperienza. Hegel e Sartre a confronto

Lucrezia Rosano

L’obiettivo del mio intervento è di mettere in relazione il concetto di Erfahrung nella Phänomenologie des Geistes con quello di aventure ne La nausée, per mostrare come Hegel e Sartre, con un’operazione fenomenologica simile, facciano emergere un concetto di inerte decisamente controverso, attraverso un’indagine che si insinui nell’intimo della soggettività e nella struttura stessa della temporalità, a partire dall’attività della scrittura. Ho seguito un metodo che facesse dialogare le due prospettive, ed intersecare alcuni punti focali del romanzo della coscienza da un lato, e del romanzo di Antoine Roquentin dall’altro; ho voluto far emergere, geneticamente, il concetto di vita raccontata nella scrittura filosofica e letteraria. Nel capitolo iniziale ho mostrato come si passi dal primissimo rapporto di presenza al mondo, dove l’esperire coincide con l’essere assorbiti dal flusso vivente, all’emergere dell’ «interesse» verso il mondo, che innesca una rivoluzione interna al soggetto. L’esperienza inerte, passiva, passa in altro, dal movimento verso un fine che l’interesse determina, capovolgendo il significato di «tempo». Nel secondo capitolo evidenzio come emergano i concetti di avventura ed esperienza in sé, e come siano profondamente legati alla natura dell’Io, che io definisco – secondo una lettura congiunta degli autori – un «inerte attivo». Nel terzo capitolo, infine, espongo la tesi sartriana sulla letteratura e la ripenso guardando ad Hegel e al modo in cui esiste quale universale oggettivo  e, quindi, cultura.

Pasolini e il Sessantotto: il tedoforo del Desiderio?

Luciano De Fiore

Il desiderio non s’insegna: si testimonia. Nell’attitudine pedagogica di Pasolini rientra il tentativo di trasmettere ai giovani la capacità di desiderare. Ma è possibile trasmettere il desiderio? In che misura è ereditabile la capacità di desiderare? Testimoniare questa capacità, frutto di un impasto di tempi e di affetti, diviene l’ultimo compito che Pasolini scelse di assumersi, attraverso opere “indialettiche”, spalancate sulla contraddizione del vivere: la sceneggiatura del film mai realizzato su San Paolo, e poi Teorema, La nuova gioventù, Salò e Petrolio. Oltre le ragioni condivisibili della protesta studentesca, leggeva nel movimento le agitazioni insensate e velleitarie. Da un lato, vi coglieva la reazione legittima contro la mortificazione del desiderio voluta dal capitalismo consumista, e si sentì quindi compagno di strada degli studenti. Comprese però che non avevano riconosciuto l’altro obiettivo del Palazzo, il sostanziale rifiuto di quell’eccesso che è il godimento, ingestibile dal capitalismo perché fuori da ogni sua logica. Nella «misteriosa volontà a non essere figli» dei ragazzi del Sessantotto, Pasolini legge la rinuncia a farsi carico, sia pur criticamente, di qualsiasi eredità. La loro “colpa” di figli consisteva nell’acritica accettazione della vettorialità del tempo borghese, senza concepire la possibilità che si desse una storia alternativa, che si dovesse tornare indietro e ricominciare daccapo.

Sartre e Pasolini: un incontro

Enrico Menduni

L’articolo si concentra sulla figura di pasolini che riflette sull’Africa, considerata un serbatoio di contraddizioni insanabili: il rapporto tra la cultura “bianca” e la cultura “di colore” con tutte le drammatiche ambiguità e i nodi insolubili che ne derivano. Tutto ciò è il sostrato emozionale dell’incontro che si realizzerà a Parigi tra Sartre e Pasolini. A sartre Pasolini ha dedicato Profezia che sui temi di quel colloquio ne ha tratto il suo testo poetico più visionario.

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