Studi Sartriani – Anno XIII – L’umana disumanità

Studi sartriani
Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2019
Pagine: 188
ISBN: 1970-7983
n° downloads ad oggi: 158

Abstract

Il numero XIII/2019 è dedicato al tema: “L’Umana disumanità” e analizza l’intreccio di umano e disumano. Sono molti i processi di disumanizzazione che Sartre descrive nelle loro varie forme; ad essi contrappone una nuova forma di fraternità, libera dal terrore; si sperimentano di conseguenza varie vie per comprendere una libertà creatrice di nuovi orizzonti sociali, politici e anche morali, sia individuali che pubblici. Analizzando questo tema si rende visibile il paradosso della soggettività e il sottofondo aporetico che emerge dalla palese inconciliabilità dei convincimenti metafisici di Sartre, i quali mostrano elementi di disumanizzazione nella sua concezione dell’umano. Si analizzano inoltre con l’aiuto di un fitto dialogo con la filosofia nietzscheana aspetti nichilistici nel concetto di “libertà” presenti ne L’Essere e il nulla.

Contributi

Editoriale

Gabriella Farina 

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/1

Sartre e la dissoluzione onto-fenomenologica della realtà umana

Filippo Nobili 

Sartre si avvicina alla fenomenologia da pensatore maturo, con credenze estetiche e metafisiche già formate. Queste convinzioni pregresse orientano la sua lettura di Husserl e Heidegger, preludendo a un uso strumentale delle loro filosofie. In
particolare, l’originale definizione offerta da Sartre della nozione d’intenzionalità in termini di néantisation influenzerà non poco il suo modo di pensare la realtà umana nel corso del decennio 1933-1943. Ricostruendo come un simile pensiero evolva di
pari passo all’adesione critica al canone onto-fenomenologico risulta quindi possibile evidenziarne il sottofondo aporetico, rappresentato dalla manifesta inconciliabilità dei pretesi convincimenti metafisici di fondo e in grado di distorcere – ai limiti della sua disumanizzazione – la concezione sartriana dell’umano.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/2

Dalla penuria al Terrore. Relazioni e pratiche disumane nella Teoria degli insiemi pratici

Maria Russo 

In questo contributo si intende analizzare la molteplicità dei processi di disumanizzazione che Sartre descrive nel primo volume della Critica della Ragione Dialettica (la Teoria degli Insiemi Pratici). Anzitutto, il filosofo francese si interroga intorno a quale tipo di sapere sia davvero in grado di considerare l’uomo nella sua dimensione più propriamente umana. Per Sartre, esso corrisponde a una rivisitazione esistenzialista del marxismo, che recupera analisi fenomenologiche e psicanalitiche dell’individuo. In secondo luogo, egli analizza i luoghi in cui concretamente emerge la disumanizzazione: la condizione contingente ma ineludibile della penuria, il rapporto che si instaura tra proprietario borghese e operaio nella contro-violenza dell’oppressione e dello sfruttamento e infine nella perversione del gruppo-in-fusione che, attraverso la Fraternità-Terrore, ricade in una nuova forma di serialità. Una possibile alternativa a queste dinamiche infernali, descritte nella Critica e in parte già accennate nelle opere precedenti, viene indicata nell’ultima discussa intervista, La speranza oggi, in una nuova forma di fraternità finalmente sganciata dal Terrore, una fraternità che è insieme relazione originaria e compito normativo per una compiuta realizzazione dell’umano.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/3

Spontaneità e realtà umana in Sartre

Danilo Manca 

L’articolo si occupa del modo in cui Sartre tenta di risolvere il paradosso della soggettività che appare parte del mondo, oggetto agito e al contempo sua fonte costituente e donatrice di senso. Si adotta come filo conduttore l’identificazione di spontaneità e coscienza proposta da Sartre ne La trascendenza. Nel primo paragrafo si discute il tentativo di Sartre di mostrare l’origine spontanea della fuoriuscita fenomenologica dall’atteggiamento naturale. Nel secondo paragrafo ci si sofferma sull’identificazione della coscienza trascendentale con una spontaneità impersonale e pre-umana. Infine, nel terzo si mostra come Sartre lasci prima cadere la distinzione fra soggettività trascendentale e realtà umana ne L’essere e il nulla per poi recuperarla in una chiave diversa in Critica della ragione dialettica attraverso le nozioni di spontaneità pratica ed esperienza critica.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/4

L’uomo e il cavolfiore. Da Sartre a Deleuze, dall’umano al postumano

Felice Cimatti 

A quali condizioni l’umanesimo può trasformarsi in post-umanesimo? In questo saggio cerchiamo di argomentare a favore di un’ontologia in cui la dif-ferenza tra un essere umano e un cavolfiore, cioè quella del dualismo soggetto-oggetto, collassa su se stessa. Per Sartre il cavolfiore rappresenta l’opposto dell’essere umano. Cercheremo pertanto di sostenere che in realtà anche nell’esistenzialismo di Sartre si può trovare un possibile movimento verso il post-umano. Un movimento che di fatto Sartre non intraprende, ma che tuttavia è potenzialmente implicito nell’Esistenzialismo è un umanesimo.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/5

Il soggetto e la storia. Forme di trascendenza soggettiva nel pensiero sartriano

Chiara De Cosmo 

Scopo di questo intervento è di mettere in risalto l’originalità del marxismo sartriano e della sua analisi teorica della storia e della società quale peculiare intreccio di soggettività continuamente oggettivantesi. Si propone un percorso fra alcune posizioni de L’Essere e il nulla in merito alla costituzione del per sé, analizzando le sue forme di relazioni primarie con il mondo, con l’oggetto o l’in sé nel complesso dei suoi significati materiali e simbolici, e la prospettiva di stampo dialettico della Critique, in cui l’astrazione prodotta nel quadro dell’opera del 1943 si concretizza nella storia. Si mostra, infine, come sussistano delle omologie fra il per sé descritto ne L’Essere e il nulla quale dinamica di nullificazione, quindi di continua trascendenza e le strutture di soggettivazione collettive della Critica della ragion dialettica, che si presentano come totalizzazioni in corso, sempre aperte e implicate in una continua dinamica di trascendimento.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/6

Disumano, inumano e postumano. Alcune riflessioni tra J.-P. Sartre e H. Arendt

Mara Meletti Bertolini 

Il tema della disumanità si presta a mettere a fuoco le diverse vie intraprese da Sartre e Arendt per declinare l’idea di libertà in quanto creatrice di nuovi inizi nelle sue conseguenze morali, sociali e politiche. Comuni radici nella Fenomenologia lasciano intravedere, pur nella differenza, il persistere di preoccupazioni convergenti: come articolare libertà individuale e pluralismo? Impegno morale personale e vita pubblica? Per rispondere a questi interrogativi vengono prese in considerazione tre aree tematiche comuni ai due autori: la relazione tra libertà e violenza; autopresentazione e sguardo; il ruolo di pensiero e scelta nell’impegno morale e politico.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/7

Libertà e nichilismo. Uno spunto per leggere Sartre attraverso Nietzsche e forse Nietzsche attraverso Sartre

Francesco Pasquini 

In questo articolo intendo mostrare come sia possibile impiegare categorie nietzschiane per chiarire e approfondire alcuni motivi centrali nel pensiero del primo Sartre, e in particolare per mettere in luce il volto nichilistico del concetto di libertà presente ne L’essere e il nulla. Innanzitutto, spiego come per Sartre l’uomo non sia altro che pura e assoluta libertà. Intrecciando questo tema con il concetto nietzschiano di nichilismo, dimostro allora come l’esistenzialismo si sveli un pensiero profondamente nichilistico, poiché non offre un fondamento trascendente ai valori di cui la libertà dell’uomo è in realtà unico luogo d’origine. Su questa base, mostro come i concetti di volontà di potenza e di oltre-uomo ci aiutino ad approfondire la concezione sartriana dell’uomo come pura e assoluta libertà. In conclusione propongo una riflessione attorno alla domanda: il nichilismo è un umanismo?

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/8

Il dibattito teorico sull’ “impegno” in letteratura. Sartre e Blanchot

Marco G. Ciaurro 

In questo articolo si ricostruisce il dibattito teorico sull’impegno dell’esistenzialismo tra Jean-Paul Sartre e Maurice Blanchot dal dopoguerra fino agli anni Ottanta. L’originalità del testo riguarda la composizione, in uno stesso orizzonte critico, delle due diverse visioni filosofiche. Per mostrare che la responsabilità degli scrittori è nel confronto e nel dialogo infratestuale. Tale problema è argomentato attraverso i riferimenti principali da Hegel, Kierkegaard, Jean Wahl a Georges Bataille e René Char come una questione sempre aperta, sempre presente nella cultura contemporanea e odierna.

DOI: 10.13134/1970-7983/2019/9

Recensioni

Nella stessa collana