Studi Sartriani – XVI/2022 – Sartre e le psicobiografie. La scrittura dell’esistenza

Editore: RomaTrE-Press
Data di pubblicazione: dicembre 2022
Pagine: 216
ISBN: 1970-7983
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Abstract

La scrittura dell’esistenza è un luogo tematico molto caro a Sartre e percorre come un filo rosso tutto l’arco della sua vita, come si può vedere nella celebre autobiografia Les Mots fino alla splendida e monumentale opera dedicata a Gustave Flaubert, L’idiot de la famille. Al centro vi è l’idea d’infanzia concepita non tanto come tappa evolutiva o residuo archeologico, quanto piuttosto come presenza inassimilabile che l’esistenza ha il compito di riprendere incessantemente. Una dialettica sempre aperta tra passato e futuro, tra libertà e destino, tra invenzione e ripetizione, segna il metodo individuato da Sartre per comprendere un soggetto che, a partire da una situazione alienante, cerca sempre nuove possibilità per esercitare liberamente la sua praxis.

The writing of existence is a thematic place very dear to Sartre and runs like a red thread throughout his life, as can be seen in his famous autobiography Les Mots up to the splendid and monumental work dedicated to Gustave Flaubert, L'idiot de la famille. At the centre is the idea of childhood conceived not so much as an evolutionary stage or an archaeological remnant, but rather as an unassimilable presence that existence has the task of ceaselessly reclaiming. An ever-open dialectic between past and future, between freedom and destiny, between invention and repetition, marks the method identified by Sartre to understand a subject who, starting from an alienating situation, always seeks new possibilities to freely exercise his praxis.

Contributi

Tornare a Sartre. In dialogo con Massimo Recalcati

Ciro Adinolfi  Gabriella Farina  Maria Russo  Massimo Recalcati  Pier Aldo Rovatti 

Il contributo qui pubblicato si basa sulla trascrizione di un seminario con Massimo Recalcati (IRPA - Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) organizzato dal Gruppo di Ricerca su Sartre (Università degli Studi "Roma Tre") nell'aprile 2021 in occasione della pubblicazione del volume "Ritorno a Sartre. Esistenza, infanzia e desiderio" (Einaudi). La discussione si concentra sui rapporti, reali e possibili, tra libertà e destino nel pensiero di Sartre. Un passaggio cruciale di questo percorso è una nozione inedita di infanzia, concepita non come una fase transitoria e archeologica, ma come un plesso "inassimilabile" con cui l'esistenza deve costantemente fare i conti. Attraverso il confronto con la psicoanalisi, emerge il tema di come l'Altro possa "costituire" la vita del soggetto. Allo stesso tempo, si mostra come questa stessa vita - sebbene "agita" dall'Altro - possa soggettivarsi in una singolarità imprevista attraverso la libertà creativa che Sartre definisce "petit décalage".

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/1

L’obsession de l’échec chez Sartre

Nao Sawada 

In questo articolo mi propongo di analizzare il significato del fallimento nell'opera di Sartre, e in particolare nel suo ultimo libro: L'idiota della famiglia, Gustave Flaubert, 1821-1857 (1971, 1972). Sartre insiste sulla fatalità, persino sulla necessità del fallimento nel Bello: il fallimento è il segno dello scrittore, perché lo scrittore è un uomo che sceglie l'immaginario a scapito del reale. Dopo aver esaminato lo status del fallimento nei suoi saggi biografici in generale, guardiamo più da vicino il III volume de L'idiota della famiglia in cui Sartre spiega che l'artista concepisce l'Arte per l'Arte diventando uomo immaginario. Egli mostra tre fallimenti consecutivi come condizioni dell'Arte per l'Arte e dell'Assoluto: il fallimento dell'artista, il fallimento dell'uomo e il fallimento dell'opera. Secondo lui, questo triplice fallimento può realizzarsi solo in una situazione nevrotica. Nel mio articolo, mi propongo di evidenziare l’importanza del fallimento, mostrando in che misura l'analisi di Sartre gravita intensamente intorno al tema del fallimento e che quest'ultimo è strettamente collegato ad altri temi come l'immaginario, il Non-Essere, il "Perdente vince” (Qui perd gagne). Nelle mie osservazioni conclusive, dimostro che il leitmotiv del "fallimento" può essere rintracciato in una delle sue prime opere: Idee per una teoria delle emozioni (1938).

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/2

La lucidité et la sainteté. Échos mallarméens dans Saint Genet

Giorgia Testa 

L'obiettivo di questo articolo è quello di mettere in evidenza l'influenza di Mallarmé - la sua poetica e la lettura di Sartre dell'autore, La Lucidité et sa face d'ombre - su Genet. Attraverso l'analisi dei passaggi in cui Genet è accostato a Mallarmé, si noterà la profonda vicinanza dei due autori, in termini di uso del linguaggio e di costanti personali. Il risultato sarà evidenziare la rilevanza di Mallarmé per la scrittura di Saint Genet, rinnovando l'importanza che il testo sull'autore simbolista riveste nel lavoro psicobiografico di Sartre.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/3

Fede, grafomania o auto-bio-grafia? La (ri-)scrittura dell’esistenza

Ciro Adinolfi 

Il presente lavoro vuole proporre un'interpretazione originale della scrittura autobiografica nell'esperienza sartriana. In primo luogo, si discute l'importanza della scrittura nell'esistenzialismo di Sartre, in modo da poterne scoprire la reale dimensione esistenziale. In secondo luogo, analizziamo alcuni aspetti della sua autobiografia, Le parole, descrivendo la sua intenzione fondamentale, cioè la volontà di dare a qualcun altro la possibilità di non ripetere i suoi stessi errori. Sosteniamo che la sua autobiografia è l'evoluzione del suo impegno letterario, in senso etico. La comprensione di Sartre della sua volontà di scrivere mostra i rischi derivanti da una concettualizzazione della letteratura basata sulla fede o sulla nevrosi. Sosteniamo che questi modi di intendere la letteratura sono assunti da Sartre come strumenti necessari per dimostrare l'alienazione che essi possono trasmettere agli uomini. Alla fine, cerchiamo di ripensare la sua autobiografia alla luce di questa lettura, sostenendo che questa forma di scrittura, nell'esistenzialismo di Sartre, non poteva che essere intesa come una riscrittura di ciò che altri avevano già scritto su di noi, per dare ad altri gli strumenti per liberarsi da questa originaria alienazione.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/4

Sartre lecteur de Freud: le sens d’une vie

Stéphane Vinolo 

A differenza di altri critici della psicoanalisi, Sartre costruì una nuova disciplina: la psicoanalisi esistenziale, che non solo è stata teorizzata e concettualizzata nel 1943, ne L’Essere e il nulla, ma è anche stata messa in pratica attraverso la stesura di diverse biografie. Tuttavia, la psicoanalisi esistenziale, lungi dall'essere una semplice critica di Freud, riprende molti dei suoi temi e dei suoi metodi invertendoli. L'autore analizza questo rapporto teorico per mostrare che la divergenza fondamentale tra Sartre e Freud riguarda il "senso" della vita: per questo le biografie di Sartre sono orientate verso il futuro, mentre Freud cerca il segreto dei suoi pazienti nel loro passato. È quindi necessario portare alla luce che l'opposizione tra la scrittura delle storie di vita in Sartre e in Freud è cristallizzata nel concetto di senso, se accettiamo di prestare attenzione alla sua polifonia francese: sia il senso sia la direzione.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/5

Sartre biografo di Tintoretto. Lo studio dell’esistenza del pittore attraverso l’interpretazione della sua arte

Dario De Maggio 

Con questo contributo vogliamo analizzare attentamente alcuni dei testi che Jean-Paul Sartre ha dedicato al pittore veneziano Tintoretto, tra quelli meno noti e studiati, al fine di metterne in luce il contenuto e l'originalità, facendoli uscire dall'immeritato oblio in cui versano fino a oggi. I testi analizzati saranno i seguenti: Saint Marc et son double e Saint Georges e il drago. In questi saggi Sartre analizza la personalità di Tintoretto a partire dalle opere di quest'ultimo. Per il filosofo francese, infatti, è possibile ritrovare in esse l'individualità stessa del pittore. Seguiremo con attenzione l'interpretazione sartriana delle opere di Tintoretto, mostreremo come Sarte, attraverso i suoi studi, cerchi di catturare nei dipinti del pittore le ossessioni e i drammi interiori di quest'ultimo, per trovare l'uomo dietro la tela. In ultima analisi, questo contributo metterà in risalto l'importanza dei testi analizzati, che ci danno la possibilità di conoscere quello che è stato probabilmente il pittore più di talento e allo stesso tempo l’anima più oscura che Venezia abbia partorito.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/6

Spectacles du «sacré» chez Claudel, Sartre, Pasolini, Fo. Révélations, incarnations, subversion?

Ariane Loraschi 

La tesi si propone di esaminare ciò che è stato definito "sacro" dagli autori studiati, esaminando il modo in cui è stato espresso nel teatro da Claudel con Le Soulier de satin (1929), da Sartre con Bariona, ou le jeu de la douleur et de l'espoir (1940) e con Les Mouches (1943), di Fo con Mistero buffo (1969), e nel cinema da Pasolini, con La ricotta (1963), Il Vangelo secondo Matteo (1964) e Teorema (1968). L'esitazione semantica che circonda la parola "sacro", così come l'apparente dissonanza del corpus, inducono una zona di fertile indeterminatezza concettuale e concentrano la riflessione su tre linee principali: lo studio della ricchezza del linguaggio simbolico del sacro, la sua modalità di incarnazione negli spettacoli e il loro ancoraggio nella Storia. La polifonia delle voci degli autori, e i punti focali che comunque emergono, riveleranno la fragilità di un pensiero articolato intorno a un'opposizione paradigmatica. Da qui la sfida di questo lavoro: ricordare l'importanza delle sfumature e del simbolo.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/7

Sguardo, orgoglio e malafede nel mondo digitale: Sartre nel capitalismo della sorveglianza

Giuseppe De Ruvo 

Questo articolo si propone di analizzare lo "sguardo digitale" in una prospettiva sartriana. Nei primi due paragrafi, l'articolo richiama il pensiero di Sartre sulla malafede e l'orgoglio - come reazioni allo sguardo dell'Altro - così come sono presentati ne L' Essere e il Nulla. L'articolo sostiene che la malafede può essere considerata come un atteggiamento che il soggetto assume per ridurre la complessità della vita ordinaria, poiché il mondo della vita è sempre pieno di significati dati da altri. Se la malafede e l'orgoglio sono amplificati dallo sguardo dell'altro, sosteniamo che la realtà digitale rende lo sguardo dell'altro più pervasivo che mai. Analizzeremo quindi questo "sguardo digitale” in una doppia prospettiva. In primo luogo, tematizzeremo lo sguardo che avviene nei social media tra gli utenti. Mostreremo come, attraverso gli strumenti tecnici (like, condivisioni, visualizzazioni, ecc.) - sia più facile, per i soggetti, adattarsi alla fatticità in cui si trovano, cercando l'orgoglio in malafede, invece di cercare di trascendere la situazione. In seguito, tematizzeremo l'aspetto asimmetrico del capitalismo della sorveglianza. Poiché questo sguardo non può essere reciproco, l'articolo sostiene che il potere del capitalismo della sorveglianza non deriva dalle sue caratteristiche economiche. Il potere del capitalismo della sorveglianza deriva dalla sua capacità di far dimenticare al soggetto la sua forza originaria e ontologica di annullamento. I soggetti, sotto lo sguardo del capitalismo della sorveglianza, si considerano come flussi di informazioni e dati algoritmicamente determinabili. In conclusione, l'articolo l'articolo sostiene che le riflessioni di Sartre sulla libertà e sulla struttura originaria del soggetto dovrebbero essere utilizzate al fine di concepire una "filosofia umana della prassi" per il mondo digitale.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/8

La Sicilia degli intellettuali impegnati. Jean-Paul Sartre e Carlo Levi: La Reine Albemarle e Le parole sono pietre

Donato Sperduto 

Nel 1951, Jean-Paul Sartre iniziò a scrivere un libro sull'Italia. In esso, egli racconta di un incontro con l'amico Carlo Levi, uno scrittore appena tornato da un viaggio in Sicilia. Entrambi gli scrittori, impegnati e antifascisti, parlarono di questo viaggio nelle loro rispettive opere: per Sartre, La regina Albemarle (La Reine Albemarle), e per Levi, Le parole sono pietre. Questi due libri si completano e si chiariscono a vicenda. Raccontano il viaggio del sindaco di New York a Isnello, la miniera sulfurea di Lercara Friddi, il cimitero dei Cappuccini di Palermo, dell'antifascismo, i tempi che stavano vivendo.

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/9

G. Cormann, Sartre. Une anthropologie politique. 1920-1980

Chiara Collamati 

DOI: 10.13134/1970-7983/2022/10

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