Abstract

Gadamer riconosce in quella che i tedeschi chiamano die Kunst des Richters (l’arte del giudice) una speciale forma di sapienza, la phronesis aristotelica, che è conoscenza applicativa. La phronesis, il ragionamento su ciò che è giusto, secondo l’ammonimento dell’Antigone di Sofocle, non si apprende soltanto dai testi ma soprattutto dall’esperienza della vita. Trasferito così dallo studio dei testi all’esercizio applicativo, il fulcro del sapere giuridico, questo saper ragionare su ciò che è giusto, tradotto in lingua latina, diviene prudentia, la componente della parola iurisprudentia con cui i Romani indicavano la conoscenza del diritto. Si profila allora nello scavo etimologico della nostra “giurisprudenza” la possibilità di attribuire al sapere giuridico, nel momento giudiziale dell’applicazione della norma, la dignità cognitiva della phronesis e quindi di riconoscere, nelle sue radici, la straordinaria energia formativa della paideia greca.

Gadamer recognizes in what the Germans call die Kunst des Richters (the art of the judge) a special form of wisdom, Aristotelian phronesis, which is applied knowledge. Phronesis, reasoning about what is right, according to the admonition of Sophocles' Antigone, is learned not only from texts but above all from life experience. Transferred in this way from the study of texts to the applied exercise, the core of legal knowledge, this ability to reason about what is right, translated into Latin, becomes prudentia, the component of the word iurisprudentia with which the Romans indicated knowledge of law. The etymological excavation of the word “giurisprudenza” then reveals the possibility of attributing to legal knowledge, at the judicial moment of its application, the cognitive dignity of phronesis and therefore of recognizing, in its roots, the extraordinary formative energy of Greek paideia.